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IL CONFIDENTE INFINITO
Ieri sera, tornato a casa presto, ho fatto qualcosa, finalmente, che non mi capitava di fare da tanto tanto tempo:
Arrivo, ore 19,30 circa - Dovevo passare la serata con Lei, e mi avrebbe fatto piacere, ma un'incomprensione mi ha fatto passare la voglia, così subito dopo il lavoro subito al mio rifugio. Metto su il live dei Traffic- John Barleycorn, che canzone magnifica. Mi cucino una bistecca, condisco un'insalata di quella delle buste giunta ormai ai limiti della decenza (leggi: un giorno oltre la scadenza), verso un bicchiere del Chianti che avevo aperto qualche giorno prima con Lei.
Ceno da solo, il cd è saltato, quindi me ne sto in silenzio. Sento il bisogno di due fette di pan carrè (non avevo del pane fresco), quindi le tosto per un paio di minuti e le mangio così, come viene.
Finito di cenare, prendo la chitarra acustica, quella baldracca Taiwanese che comprai, ironia della sorte, proprio in compagnia del mio ex cantante ed ex amico. Da non confondere con quella cinese che comprai a Shanghai. Vabbè comunque....
Mi accorgo prima ancora di aver finito il vino che non stò combinando nulla di buono, poi penso che finalmente c'era un clima accettabile per fare una bella passeggiata. Così mi copro per bene la gola- ormai sono un cantante, la Taiwanese sulle mie spalle e mi avvio, so già per dove.
E' buio da ore, e mi piace vedere la luce dei lampioni gialli interrotta dal movimento dei pini. In effetti un pò di vento c'è. Percorro il viale con calma, fino ad arrivare al muretto che lo separa dal lungomare, attraverso quest'ultimo e mi avvio sulla sabbia verso il MOLO...
Ora, questo molo, tutto fracassato, esposto al vento e completamente deserto è, da quando cominciarono i miei primi tormenti sentimentali, tanti anni fa, il mio confidente infinito.
Questo è il luogo in cui, ogni volta che in tutti questi anni sono stato tormentato, in dubbio, o semplicemente pensieroso, venivo a parlare ad alta voce, fumare una sigaretta, suonare la chitarra, guardare i gabbiani o semplicemente a rilassarmi. Sebbene le volte in cui ho trovato delle risposte non siano state poi tante, ho grande fiducia in questo molo e questo mare. Da piccolo i miei mi portavano qui, e da grande ho continuato ad andarci da solo. Qui ho portato gli amori che contavano, e qui a volte ho consumato, col favore delle tenebre, evanescenti passioni di una notte d'estate. Qui ho scolato le mie prime birre in serie con Gabriele e Riccardo, che trio.
Ma è d'inverno che il posto, per la sua intrinseca malinconia, mi dà di più. D'inverno mi piace venire qui, quando nessuno è nei paraggi e nessuno può vedermi o sentirmi. Ieri nessuno poteva vedermi o sentirmi. Ieri sono stato bene qui, mi sono sfogato, ho cantato, pianto e pensato davvero tanto.
Solo dopo tre quarti d'ora circa ho capito che stava facendo davvero un freddo fottuto e che mi faceva male la nuca.
Ma come ho detto, in quel lasso di tempo, ho pensato. E mi è piaciuto farlo come ai vecchi tempi, sentendo di nuovo quel rumore, quel profumo e vedendo quelle luci in lontananza, navi di passaggio.
Tornando a casa, molto più in fretta di quando sono uscito, ho realizzato cos'ho: E' semplice, sto facendo bene nella mia vita, molto bene, si. Ma mi manca qualcosa. Come se potessi fare di più. E ciò mi provoca una malinconia infinita, una malinconia che spesso non riesco a giustificare. Sottile.
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