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Area personale
Oh, Look Out...
- Una con degli occhi stupendi, e molto di più...
- Una tutto pepe, da ogni punto di vista...:)
- UnA on the road...con links stupendi.
- Una che mi sembra un pò Dorothy; un pò Alice..
- Uno che ha capito molto...
- Una che ama i LedZep...
- Uno, anzi: Più di uno, completamente sballati..
- Una che ha tanto da dire..
- Una a cui piace la psichedelia..
- Una a cui piacciono i Queen...
- Una che - ho letto- si definisce "Stronza"...
- Uno che viene da domani e ascolta la musica di ieri..
- Una che fa la groupie, oggi, nel 2005!
- Una per la quale non ho parole, ma mi piace.
- Una che suona, canta, e vivaddio è anche figa!...:)
- Una conterranea bona..:)
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| « That's how it did go th... | Messaggio #61 » |
That's how it did go then, Pt. 2
Bene, continuerò a raccontarvi questa storia...se non vi interessa sò che non continuerete nella lettura, quindi non me ne faccio un problema.
Si era arrivati a una prima rinuncia ai grandi sogni di un diciottenne che si credeva troppo importante per permettersi di rischiare qualche anno, o mese, per provare a fare qualcosa che comunque fosse andato lo avrebbe segnato per sempre.
Diciamo che a bloccarlo fu la paura, e la paura lo indusse a non recarsi all'agenzia di viaggi per prenotare quel maledetto biglietto che gli avrebbe fatto raggiungere l'altra parte del mondo.
Settembre 1996. Eravamo arrivati al punto in cui mi accingevo così ad entrare nel mondo del lavoro, nell'azienda di famiglia, mentre la relazione sentimentale che avevo imbastito durante l'estate, che io ritenevo importantissima, si sgretolava, sgattaiolando via nel buio, inseguita dalla vergogna di quella donna che era stata così falsa, così cattiva. Di lei ero innamorato.
Era il momento di rimboccarsi le maniche, e così feci. Di giorno lavoravo diligentemente, cercando di imparare più cose possibili al fianco di mio padre, mentre di sera il dolore riaffiorava. Ad andarci bene, lo affogavo nelle risate dei miei cari vecchi amici, gli stessi di oggi, o qualche ragazza facile. Se andava male, a tenermi compagnia era una bottiglia di vino, ma devo dire che questo capitava di rado. Il periodo, comunque, era parecchio sballato.
La musica venne relegata per mesi. Quando ricominciai a suonare con un gruppo, qualche mese dopo, l'altra botta: Un forte dolore al polso destro, di sopra, quando plettravo velocemente. Qualcosa che non mi era mai capitato, sebbene ai tempi degli Aes il genere mi imponesse di suonare molto veloce. Controllo medico 1: Niente; Controllo medico 2: Niente; Controllo medico 165, da un luminare di Legnano: Frattura dello scafoide, osso cartilagineo situato tra il polso e il dorso della mano, che proprio per la sua natura cartilaginea non si sarebbe mai più ricomposto. Cazzo, comunque, fisioterapie di tutti i generi non fecero altro che aumentare il dolore inizialmente, per poi sedarlo, non prima di 4 mesi.
Fu il mio secondo addio (o così credevo) al mondo del rock.
Ma ci fu un disco, che in quel periodo rubai ad un mio caro amico, che mi aprì la mente: Il disco, appena uscito, si chiamava semplicemente "Blues", ed era una compilazione d i vecchie registrazioni rimaste per gran parte inedite. L'artista, che già allora era uno dei miei preferiti, era Jimi Hendrix.
Quel disco cambiò radicalmente il mio modo di suonare, che divenne più rilassato, meno avvezzo ai tecnicismi, insomma, più blues. La tensione, nei miei assoli, non era più suggerita da una scala iper veloce, ma da un bending pieno di pathos, o da una sola nota vibrata col cuore. Eh si, ero diventato un chitarrista Rock Blues, e la cosa mi convinceva.
Riuscivo persino a suonare ignorando il dolore, forse perchè quello che veniva fuori dal cuore era più forte.
A quel disco ne seguirono miriadi, che divoravo avidamente ovunque, in macchina, a casa, persino al lavoro. Mi piaceva. Mi trovavo in sintonia con quel drogato meticcio dalle lunghe dita che faceva della sua chitarra un'estensione del proprio corpo.
Logicamente, scoprii anche una passione violenta per tutti i dischi dei Cream di Eric Clapton. Ormai quello era il mio pane quotidiano. Psichedelia e Blues.
Stavo meglio.
Riuscii persino a sopportare la trasferta di cinque mesi presso l'ospedale di Sciacca, dall'altra parte, per espletare il mio servizio civile, anzi, fu una festa. Partivo la domenica sera, tornavo a casa il Venerdì pomeriggio, e anzichè tornarmene a casa mia, andavo dai miei. Era una gioia vederli.
Lì a Sciacca trovai subito dei buoni amici nei miei colleghi, e un ben di Dio per quel che riguardava le donne: Non so, saranno le acque termali, ma non ho mai visto una percentuale così alta di bellezze in tutta la Sicilia.
Mi divertii un mondo, anche se ogni tanto pensavo ancora a Lei, che stupido.
A Sciacca c'era anche un gruppo metal abbastanza blasonato che mi voleva, ma io declinai gentilmente, in quanto le loro canzoni mi lasciavano indifferente.
La buona occasione, però, non tardò, ed io feci davvero di tutto per non farmela sfuggire: Tornato a casa come tutti i Venerdì, mi chiama il Monnezza, mio amico da quando avevamo 3 o 4 anni, e mi dice che danno un musical, quella sera: Jesus Christ Superstar. Ci andiamo, con tutta la ciurma, ed è un bello spettacolo. Musicisti e cantanti/attori sono tutti molto preparati e coinvolti, e non riesco a notare nessuna sbavatura, così decido che tramite un amico mi intrufolerò nel backstage a fare i complimenti a chi capita. Oh, non mi va a capitare davanti il tipo che faceva la parte di Gesù, e che- caso volle, era anche il direttore artistico dello spettacolo? Intavolata una discussione, nasce una gran simpatia, e mi fa: "Senti, in programma c'è la preparazione di Tommy (lo stupendo musical degli Who), perchè non prepari le parti di chitarra e vieni a fare un provino, il mese prossimo?". Visto quanto mi piacciono gli Who, non potevo rifiutare, e poi era una bella occasione (Sua Maestà Pete Townshend sarebbe stato presente alla prima al teatro Smeraldo di Milano!).
L'indomani cominciai a tirare giù tutte le parti, e lì si parla di 4/5 chitarre a brano. Ci lavoravo per un minimo di 5 ore al giorno, fino ad arrivare ad 8. Chitarre acustiche, elettriche, slide, ritmiche, soli, tutto tirai giù da quel fottuto musical, e mi divertivo anche!
Dopo un mese, durante il quale io e Gesù ci eravamo sentiti qualche volta, ero perfettamente in grado di eseguire qualsiasi parte eseguisse uno strumento a corda su quell'opera.
Tornato a casa, sempre di Venerdì, quella sera ricevo una Sua telefonata (di Gesù). La sua voce è diversa dalle altre volte, è giù. Gli chiedo qual'è il problema, e lui mi risponde che non è più il direttore artistico della compagnia, che se ne separa, e che posso provare a rivolgermi al regista, ma che probabilmente terrà lo stesso gruppo di lavoro di Jesus Christ Superstar, tranne lui.
Mi sentii morire. Non erano i mesi di lavoro che avevo gettato al vento che mi bruciavano, era la delusione di non poterci provare di nuovo, l'amarezza del sapere che me la sarei giocata di certo, e che questa volta avrei vinto.
Ma la partita non si sarebbe mai disputata. Era un pò come perdere a tavolino
Ero distrutto...
(To be continued...)
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