Creato da Gladys_Eysenach il 12/07/2012

Gladys_Eysenach

A giuramenti, suplliche, lacrime era assuefatta come l'alcolizzato lo è al vino

 

 

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C'è più soddisfazione nel parlare degli altri piuttosto che di sé

Post n°4 pubblicato il 18 Luglio 2012 da Gladys_Eysenach

 

Volevi [ ovviamente ho compreso il senso del tuo volere ( per me ) ]  che parlassi con parole mie, senza prenderne a prestito.
Lo farò.
Aprendo ed immediatamente chiudendo un periodo, come si fa con le paretesi.
Sai che c' é ?
C'é che io detesto nell'ordine o in ordine sparso più cose.
1. Quelli che fanno i froci col culo degli altri. ( ne ho scoperti tanti )
2. Le "suorine" dalla mano tesa che in realtà di teso hanno solo l'orecchio e spesso dalla parte sbagliata.
3. Chi sentenzia ma non chiede : " perchè " ? sarebbe così facile farlo e troverebbe soddisfazione.
4. I "sordomuti", sarà perchè al contrario ho l'abitudine di ascoltare, fatti miei se poi decida di parlare. Di fatto mi predispongo all'ascolto e poi al limite, valuto.
5. Le donne tutte d'un pezzo, che in realtà non si mettono MAI in gioco, che commentano la vita degli altri e non hanno una vita propria, se non condita di aneddoti talmente banali da ammorbare pure gli acari, con tutto quanto comporti l'essere acaro.

Ora comprenderai perché sia più facile ed indolore prendere a prestito frasi, citazioni.
Perché parlare di sé non paga, mai.
E quando decidi di farlo, vieni vivisezionato, manco fossi una cavia da laboratorio.
Quindi ?
Quindi meglio riportare frasi, confutandole, magari.
C'è più soddisfazione nel parlare degli altri piuttosto che di sé.




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Commenti al Post:
lidermax.mv
lidermax.mv il 18/07/12 alle 23:37 via WEB
Non entro nel merito della lista, non appartenendo a nessuna dlele cinque "categorie". Nè ritengo necessario a tutti costi parlare di sè: mi capita di farlo direttamente assai raramente e lascio che siano le mie piccole provocazioni a farlo. L'ideale di chi scrive dovrebbe essere quello di usare parole originali per descrivere cose che fino a pochi secondi prima non esistevano. In mancanza, ahimè condivisa, di tanta genialità, non resta che usare parole altrui. Quello che contesto, bonariamente, è il distacco tra le parole usate e la persona che le ha scelte. Ma sono quasi certo che non sarà il tuo caso. Proprio perchè quello che siamo lo scriviamo noi, giorno per giorno e nessun autore, per quanto illuminato, mi risulta avere il potere di scriver ciò che noi saremo.
 
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