Nel saggio del 1913 Il motivo della scelta degli scrigni, Sigmund Freud scrive che il mutismo nel sogno è modo consueto di rappresentare la morte (cfr. S. Freud, Opere, trad. it., Torino, 1975, 19855, VII, 207 - 218). L’immaginario principe della favola narrata da Freud deve compiere una scelta nella quale non prevalgono la bellezza e la giovinezza, ma soprattutto la silenziosità. Agli esempi portati dal padre della psicanalisi (Shakespeare, Apuleio, alcune fiabe tedesche rielaborate dai Grimm, etc.), potrebbero essere accostate, in questa particolare accezione, anche alcune riflessioni emerse dal suo scritto. Lei sostiene che – cito male a memoria, ma il senso dovrebbe essere quello – “l’interrogazione è lotta contro la morte”, facendo risalire questa affermazione al pensiero di Rosenzweig. Io preferisco ricordare un altro pensiero del filosofo di Kassel, e cioè questo: “[…] rigettare la paura che attanaglia ciò ch’è terrestre, strappare alla morte il suo aculeo velenoso, togliere all’Ade il suo miasma pestilente, di questo si pretende capace la filosofia”. Trascrissi nei miei appunti questo periodare, reso solenne da una limpida concatenazione d’infiniti, dopo aver letto distrattamente La Stella della redenzione (io non sono un filosofo, ma solo un misero insegnante di letteratura in un istituto magistrale), perché ritenevo che ben si accompagnasse all’assunto freudiano cui facevo cenno in precedenza....
Inviato da: dolceamore.maria
il 24/12/2012 alle 11:00
Inviato da: The_Blue_Pearl
il 17/12/2012 alle 16:29
Inviato da: hastalavista1965
il 13/12/2012 alle 20:32
Inviato da: Balcan1
il 13/12/2012 alle 20:29