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da aprile del 2006 a marzo 2007 ho avuto la possibilità di lavorare con un'associazione dominicana, Oné Respe, che opera nelle baraccopoli di Santiago e di Haina in Repubblica Dominicana. Durante questo periodo ho scritto su questo blog ciò che vedevo e osservavo, qui trovi i post più rilevanti in ordine cronologico.
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116 blog contro il decreto anti-ambiente

116 blog si sono incatenati qui ed hanno vinto: l'articolo 29 del decreto anti-crisi è stato stravolto e sono tornate le detrazioni del 55% per chi realizza lavori di ristrutturazione a favore dell'efficienza energetica! Grazie a tutti.
 

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finestra aperta sulla crisi haitiana

Post n°977 pubblicato il 01 Ottobre 2008 da kudablog
 

ne abbiamo letto per forse due giorni sui giornali, di haiti, dei 560 morti (secondo le prime stime, ora si passa da1000 a 2000) e poi nulla. Ecco la situazione ad Haiti oggi:
“Oltre il 65% degli haitiani vive nelle aree rurali e, di questi, l’82% vive in condizioni di povertà. Anche prima che gli ultimi quattro uragani distruggessero centinaia di ettari di coltivazioni pronte per il raccolto, i contadini di Haiti sopravvivevano con molto poco”. Sarah Wilson, dell’organizzazione non governativa ‘Christian Aid’, impegnata sul campo nell’assistenza alle vittime dei recenti uragani – 600 morti e un milione di sfollati – mette in luce un aspetto poco discusso dell’emergenza in corso ad Haiti, mentre l’Onu continua a lanciare appelli agli aiuti finora in larga parte disattesi dalla comunità internazionale.

“Ci sono molte ragioni per questa povertà - ha detto Wilson - ma una delle più significative è la politica commerciale imposta dalle istituzioni finanziarie internazionali: nel 1994 la tariffa sulle importazioni di riso è stata abbassata dal 36 al 3% e questo ha aumentato le forniture di riso provenienti dai contadini statunitensi sovvenzionati per piazzare le loro eccedenze. Haiti è diventata dipendente dalle importazioni di riso perché i contadini locali non possono competere con quello acquistato dall’estero; la produzione interna è crollata e l’aumento globale dei prezzi dei generi alimentari ha colpito la popolazione molto duramente”. Modificare questo scenario, secondo l’esponente di ‘Christian Aid’, non sarebbe così difficile e comunque risulterebbe meno costoso che far arrivare per via aerea tonnellate di aiuti di emergenza per i prossimi mesi: “Investimenti per riparare ed estendere i sistemi di irrigazione si rivelerebbero essenziali per i contadini; anche le sementi e i fertilizzanti sono molto importanti: un piccolo aiuto esterno potrebbe consentire agli haitiani di far ricrescere il riso fino a quando non potranno ottenere un prezzo migliore”.


Ieri Josette Sheeran, direttrice del Programma alimentare mondiale (Pam/Wfp) ha rivolto un “appello urgente a tutte le nazioni affinché siano solidali con Haiti e in particolare con gli abitanti di Gonaives (150 chilometri a nord di Port-au-Prince, la città più colpita dagli ultimi uragani), dove le case e la speranza sono state sepolte dal fango”. Secondo l’Onu, i finanziamenti finora ricevuti equivalgono a meno del 2% della somma richiesta dal governo locale (108 milioni di dollari, 54 destinati all’acquisto di cibo).

 
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