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Come si vede la Bolivia dall'Italia?
Post n°1567 pubblicato il 08 Maggio 2010 da kudablog
Tag: america
Questa è la domanda che Daniele mi ha fatto qualche giorno fa. Mi scrive che, essendo arrivato a gennaio a Cochabamba, senza un approfondmento preventivo della politica locale, si è trovato in una situazione inaspettata, con il MAS di Evo Morales molto diverso da come lo pensava e in evidente crisi di consenso.
I primi tre hanno fatto qualcosa di molto rischioso, hanno nazionalizzato le industrie che ritenevano strategiche per il paese, nella maggior parte dei casi si trattava di aziende che sfruttavano le risorse del sottosuolo con contratti criminali esportando i profitti e lasciando in patria i problemi ambientali. Morales come primo atto ha riportato, legittimamente, il controllo dell'industria del gas in mano boliviana e con i proventi di questa finanziato il programma contro l'analfabetismo. Un nucleo fondamentale per il consenso di Morales è la componente indios della Bolivia che ha dei livelli di analfabetismo altissimi. Però Evo non si è fermato, ha nazionalizzato le compagnie telefoniche (e per questo Telecom Italia ha chiesto ed ottenuto il blocco di fondi da parte della Banca Mondiale, approfondimenti qui). E avanti di questo passo: la Bolivia ha la più grande riserva non sfruttata di litio, elemento fondamentale per le batterie (anche in vista della diffusione di auto elettriche). Morales si è sempre rifiutato di concedere a multinazionali estere di accedervi (approfondimento qui). Ora ha nazionalizzato al 50% anche le compagnie elettriche. Insomma, sta rivoltando come un calzino l'economia boliviana andando a pestare tanti piedi e facendo arrabbiare tanta gente. Nell'agosto del 2008 in Bolivia c'è stato un vero e proprio golpe contro Evo. Morales convinto della necessità di procedere con una revisione della Costituzione decise di fare una cosa che nessun governante europeo si sognerebbe di fare, chiedere al popolo se pensava fosse giusto che lui portasse a termine il mandato o meno, insomma, un referendum revocativo. Morales è stato confermato con il 64 percento dei voti ma la vittoria èresa più debole dalla conferma in carica, nello stesso referendum, di quattro governatori delle province "ribelli" della cosiddetta Mezza Luna orientale - le province più benestanti di Santa Cruz, Beni, Pando e Tarija - che rifiutavano le nazionalizzazioni e puntavano alla secessione dalla Bolivia. Sono seguiti giorni duri di scontri, uffici governativi occupati, blocchi strada, scioperi ad oltranza e si sono rivissuti, paro paro, i mesi che hanno portato al golpe contro Allende, in Cile. A capo dei gruppi paramilitari, giusto per dare un'idea, c'era un mercenario italiano conosciuto per aver lavorato con Franco in Spagna e con Pinochet (approfondimento qui) Insomma, Morales, da solo, non sarebbe durato molto, ha dovuto/voluto appoggiarsi sempre di più a Chavez, sia per un motivo economico (i prestiti internazionali sono praticamente spariti), sia politico per formare un fronte comune di appoggio contro le regioni secessioniste. Ciò non ha giovato al livello di democrazia boliviana. La situazione continua ad essere molto incerta, fatte le dovute tare, le notizie che circolano sono di questo tenore: "Il giudice boliviano Marcelo Soza ha rivelato che il militare ungherese Istvan Belovai, coinvolto nel finanziamento di una cellula terrorista recentemente neutralizzata dai servizi segreti del paese andino, era un agente della CIA conosciuto con lo pseudonimo Escorpión-B. Il gruppo terrorista aveva intenzione di destabilizzare il paese attraverso la violenza armata e puntava all'assassinio del presidente, Evo Morales, e del vicepresidente, Álvaro García Linera." Anche il fronte politico che appoggia Morales incomincia ad incrinarsi, il Msm, Movimiento sin Miedo, ha lasciato la coalizione di governo e ha vinto le elezioni nelle città di La Paz e Oruro. Ciononostante il partito del presidente resiste e si conferma fortissimo nelle aree rurali ma ha grandi difficoltà nell'ottenere i voti della borghesia e della classe media che vive nelle grandi aree urbane. Alle ultime elezioni sette grandi centri urbani sono andati all'opposizione, fra loro Sucre, da sempre città più vicina ai movimenti di destra che a quelli sinistroidi. Riassumendo, Morales sta perdendo la sfida sulla democratizzazione del paese, assediato da più lati per le sue riforme (tra cui l'abolizione del latifondo) che lo mettono del mirino delle multinazionali, ma sta risollevando la situazione economica della Bolivia, una volta stato ricco di risorse ma senza il controllo su queste. Tutto ciò va letto alla luce della recente storia politica boliviana. Tra il 97 e il 2001 il presidente fu un ex-dittatore Banzer, sostenuto da un'incontrollabile e corrotta mega coalizione di partiti di varia tendenza populista che capitalizzò tutto il possibile. Sotto di lui iniziarono le lotte di Cochabamba per l'acqua. A lui successe Sanchez de Lozada che fu responsabile di un eccidio di oltre 60 persone che stavano manifestando a El Alto. Scappò negli USA nel 2003. Sono seguiti momenti di scontri fino alla vittoria di Evo. Detto tutto ciò, Reste, tienimi aggiornato.
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Vedi, Reste, il rischio che si corre quando ci si approccia alla politica sudamericana è quella di giudicarla con gli occhi europei, ma la situazione è molto diversa. Nella maggior parte dei paesi il "voto informato" non esiste, non si eleggono politici sulla base di proposte ma solo del ritorno personale. Uno dei fenomeni più diffusi è quello della "bottella" cioè di lavoratori assolutamente inutili che vengono assunti, dopo le elezioni, nelle varie amministratori pubblici. Si, è vero, qualcosa di simile succede anche da noi, ma lì il livello è altissimo, ho personalmente conosciuto diverse persone che fanno le "hostess sugli autobus urbano di linea"... Detto ciò è evidente che ogni movimento che riesca in minima parte a portare la discussione politica sul tema dei contenuti è una grande novità. In questo, negli ultimi anni, si sono viste due linee principali, quella di Chavez, Morales e Correa e quella di Lula e Lugo.




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