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Il '68!!!

Post n°84 pubblicato il 06 Aprile 2008 da Fratus

QUEL TREMENDO SBAGLIO, IL ‘68!



Sono passati ’40 anni dalla rivoluzione culturale che investì l’Italia, era il ’68. Era il tempo degli studenti che avevano un sogno. Avevano un’ideologia. Credevano in utopie. Volevano la rivoluzione. Era il ’68. Dall’America arrivò, prima in Francia e poi in tutta l’Europa, la voglia degli studenti di cambiare. All’inizio non vi era una vera e propria connotazione ideologica, era per lo più una scelta generazionale… quella di rivolta al capitalismo e alle ingiustizie.

Una rivolta, dicevamo, che nacque nelle Università e che si proponeva come vero cambiamento e rottura verso il modello dominante, il modello borghese. Una rivolta nei costumi. Giovani di tutte le estrazioni sociali e con diverse visioni ideologiche si riversarono nelle piazze e occuparono le Università. Vi era una forte volontà da parte dei giovani di avere una modernizzazione di tutte le istituzioni.

Tutto procedeva verso una vera rivolta generazionale… sino a Valle Giulia… li, in quel momento storico, la Destra mancò e si lasciò trasportare dal suo istinto reazionario e borghese che la incatenava dalla caduta del fascismo a stampella del sistema. Solo oggi ci si può rendere conto di quanto drammatico ed errato fu la decisione di contrastare le “effervescenze” giovanili invece di coinvolgerle in un progetto di cambiamento globale delle società. Un grave errore che fece finire masse di giovani verso il comunismo cinese e le ideologie materialiste. Un errore che fece un gran piacere a dirigenti del partito comunista, ai movimenti extraparlamentari guidati da uomini come Capanna. Un errore che ancora oggi paghiamo. Lo paga tutta la società.

Oggi viviamo i risultati di una rivolta generazionale che ha portato a delegare tutto, alla deresponsabilizzazione, del tutto è un diritto, del politically correte, del perdonismo… etc etc, di tutta quella cultura che oggi rovina la società; la imbavaglia nel tutto è relativo, tutto è opinabile, tutto giusto e sbagliato. Si è andata a costituire la società del “vietato vietare”, tutto è lecito senza limiti. Una cultura così lontana dalla nostra visione di società, visione che si rifà ad una visione tradizionale in cui vi è sostanziale differenza tra giusto e sbagliato. Una società in cui la responsabilità soggettiva è prevalente (perché alla fine è sempre l’uomo che sceglie). Una società che non sia impregnata di sterile e umiliante egualitarismo ma che guardi e premi il merito. Una società che dia senso al sacrificio e all’impegno per migliorare la propria esistenza e quella della comunità di appartenenza. Noi vogliamo uno Stato che sia in grado di intervenire, di prendere decisioni, si scegliere per il bene dei suoi cittadini. Noi siamo per la vita e per la salvaguardia della dignità umana.

Il ’69 ha introdotto un virus nella società che piano piano l’ha sconvolta, la modificata alterando la normalità con una visione artificiale della vita, quella visione che vuole rendere eguali le coppie omosessuali a quelle che noi reputiamo “normali” cioè composte da una donna e un uomo . Oggi, quindi, si vuole addirittura alterare ciò che compone e crea la società, la famiglia. Vi è in atto un tentativo di svilire il ruolo del genitore.

Partendo dal divorzio per arrivare all’aborto si è introdotto in Italia un modello di delegittimazione della responsabilità che produce un male inguaribile: l’esaltazione della libertà dell’individuo.

L’individuo viene collocato come essere a se, come figlio del mondo a cui non deve rendere conto se non a se stesso, come soggetto a se stante a cui è permesso “quasi” tutto per diritto.


Molti credono, al contrario di noi, che il ’68 non fu un’occasione perduta in quanto lo vedono come ciò che oggi si è rivelato, cioè la negazione di tutto ciò in cui crediamo. A queste persone rispondiamo che sono loro a non avere colto che ciò che oggi si è verificato è a causa della nostra sconfitta di allora. Non abbiamo avuto il coraggio di dare una prospettiva positiva alla rivolta generazionale. Si è preferito la via di comodo. Si è preferito stare giù dalle barricate a difendere i privilegi di coloro che ieri come oggi mantengono il potere. La rivolta era possibile anche per noi e proprio in quanto noi pensavamo di essere la parte sana della società dovevamo tentare. Osare. Ma la nostra volontà, troppo umana, per citare un filosofo a noi caro, ci ha fatto scegliere di stare con i rappresentanti del potere. Oggi, a causa di quelle scelte, dobbiamo lottare contro una società che nega da una parte tutti i nostri valori e dall’altra è ancora in mano ai soliti potenti; al sistema dei furbetti, dei tangentisti, dei mafiosi e degli speculatori.

Troppe volte il nostro mondo confonde la rivolta del ’68 come un tentativo comunista di prendere il potere in Italia. No, fu a causa delle scelte di uomini poco lungimiranti e molto borghesi che il movimento degli studenti si andò ad unire alle forze che si rifacevano a Mao e al comunismo. Fu l’errore dei dirigenti del maggiore partito di destra, l’MSI, che portò migliaia di studenti ad abbracciare il comunismo.

Si confonde ciò che era con ciò che si vuole credere che fosse.

La nostra colpa è stata quella di avere paura della forza del cambiamento, paura di non credere in ciò che sempre noi abbiamo decantato: la giovinezza.

 
 
 
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