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IL CASO: Cesare Battisti farsa in salsa brasiliana

Post n°254 pubblicato il 23 Novembre 2009 da Fratus

Secondo la Corte Suprema del Brasile, l’assassino Cesare Battisti, rifugiatosi in Brasile, deve essere estradato in Italia. La decisione è definitiva, ma può essere annullata da un intervento diretto del Presidente Lula. Ad aprire il dibattito politico ci ha pensato il ministro della Giustizia del Brasile, Tarso Genro.

Il ministro ha affermato che Battisti sì un assassino e andrebbe sì, estradato, ma bisogna pensarci bene prima di farlo, perché non è buono il Paese dove andrebbe a finire, giacché l’Italia è un po’ fascista. Tralasciamo il fatto che fascista o no, in Italia Battisti è già stato condannato, e verrebbe non per essere processato, ma per scontare la pena e basta, in proporzione del reato commesso ed in piena conformità ai codici penali dei paesi che credono di averci qualcosa da insegnare. O è scemo il ministro, o crede che scemi siamo noi.

Noi italiani ci siamo già passati per esperienza analoga, e a differenza dei russi, turchi, francesi e brasiliani ci tocca l’onore di viverla per la seconda volta. Infatti il viaggio Parigi – Rio de Janeiro di Cesare Battisti ha una somiglianza straordinaria con quello Mosca – Roma di Očalan.

Quando pochi anni fa i funzionari di un Partito comunista italiano portarono da Mosca a Roma Očalan, la situazione era identica. Anche Očalan era stato condannato come (pluri)assassino in Turchia. Nessuno contestava che lo fosse, naturalmente per qualcuno non era assassino, ma eroe della lotta per la libertà in un Paese fascista come la Turchia. Però il problema dell’estradizione era più semplice: in Turchia lo aspettava la condanna a morte. Il governo turco immediatamente abolì la pena di morte garantendo che, qualora Očalan fosse stato estradato, essa non sarebbe stata eseguita nemmeno a chi, come Očalan, era già stato condannato in precedenza.

Quali garanzie vorrebbe dal nostro governo il ministro della giustizia del Brasile, Tarso Genro?

Postilla:

1)    Durante la sessione di giugno 1991 il Senato e la Camera dei deputati del Brasile erano stati chiamati a votare un emendamento alla costituzione che prevede il ripristino della pena di morte per vari reati di diritto comune.

2)    Il 23 ottobre 2005 si è tenuto in Brasile il primo referendum della storia brasiliana, che aveva il seguente quesito:  Il commercio di armi da fuoco e munizioni deve essere proibito in Brasile?  Nelle urne elettroniche (beati loro, N.d.R) hanno schiacciato il tasto corrispondente al «no» 59.109.105 elettori (pari al 63,9). Il «sì» ha ottenuto solo 33.333.036 voti (36,1 per cento).

Il Principe Faina

 
 
 
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