Creato da Fratus il 08/08/2006
Commentiamo la società
 

 

« Da Libero di oggi, sempr...LA SFIDA SCIENTIFICA ALL... »

La baronessa socialista Catherine Ashton...

Post n°266 pubblicato il 02 Dicembre 2009 da Fratus

 

La baronessa socialista Catherine Ashton e i Cacciatori di Streghe della Non Europa01/12/2009 · Lascia un Commento · Modifica

Due eventi di rilievo, la morte a Roma di Victor Zaslavsky e la nomina  della baronessa socialista inglese Catherine Ashton a “Ministro degli Esteri d’Europa” sono oggetto di due brevi ma interessanti commenti del Corriere della Sera di venerdì 27 novembre 2007, a firma rispettivamente di Antonio Carioti  e Paolo Lepri.

Sotto il titolo “Addio a Zaslavski: svelò l’asse PCI-PCUS” che si riferisce a due saggi di Zaslavsky [Togliatti e Stalin, Il Mulino, 1997 e Lo stalinismo e la sinistra italiana, Mondadori, 2004], Carioti spiega perché un certo “provincialismo progressista nostrano trovasse disdicevole” le tesi di Zaslavsky, cioè che Togliatti e la dirigenza PCI erano stalinisti. Ineccepibili le tesi di Zaslavski e Carioti, ma pur sempre circoscritti nell’ambito dello stesso “provincialismo progressista nostrano disdicevole” che entrambi denunciano. Togliatti & i dirigenti PCI non erano affatto provinciali, e Zaslavski non ha svelato nessun asse. Per “svelare” come la pensava il PCI nel 1956 non servono né i suoi ricordi né l’accesso agli archivi ex segreti: bastava leggere i due quotidiani organo di partito, l’Unità e la Verità, cioè la Правда. E i brigatisti rossi venivano addestrati a Praga.

Già il termine “stalinismo” è assurdo. Stalin non ha inventato nulla, non un’idea, non una teoria, non una dottrina, non una strategia. La strategia – fino al 1935 – l’ha inventata Lenin, ecco perché si può parlare di leninismo. A Stalin è toccato solo il compito di consolidare il potere già conquistato, proteggere il fragile e disastrato Impero sovietico, e poi combattere contro la Germania nazista. Non mi sembra poco. Ed è per questo che è stato un feroce e brutale assassino, esperto di carri armati T34, e nello stesso tempo grande amante dell’arte, la musica classica, il teatro, il cinema, la buona lettura. Senza Stalin l’Unione Sovietica probabilmente avrebbe fatto la fine della Repubbliche comuniste di Baviera, Ungheria e Finlandia, nate e morte tra il 1918 e il 1919.

Il termine “stalinismo” è una colossale truffa e mistificazione, serve solo per proteggere il termine “comunismo” e coprire e nobilitare i veri protagonisti della trasformazione del marxismo in ideologia, strategia e prassi politica. Lo stalinismo  come dottrina non esiste, esiste il “leninismo”. Così come esiste “hitlerismo” ma non “kapplerismo”, “maoismo” ma non “polpotismo” e per tornare in casa nostra, forse “gramscismo” e “togliattismo”, non certo “prosperogallinarismo”, cioè brigatismo rosso.

Stalin non ha inventato nulla (tranne la collettivizzazione agricola), perché non aveva bisogno di inventare nulla.  Le dottrine comuniste sono il marxismo (l’idea nata nel 1848), il leninismo (la strategia rivoluzionaria armata per la conquista del potere) e la strategia  dei Fronti popolari per la conquista del potere in sede parlamentare, la cosiddetta  “linea Dimitrov” [vedi Mossuz e coll., Fronti popolari,  Giunti Editore, 1994; Agosti (a cura di), La stagione dei fronti popolari, Cappelli Editore, 1989 e Dimitrov, Diario. Gli anni di Mosca 1934-1945, Einaudi, 2002].  Perciò Togliatti è semmai allievo di Dimitrov, non certo di Stalin. Questa non sarebbe una vergogna per “il Migliore”, dato che ben tre città in tre diversi paesi europei portano ancora il nome Dimitrovgrad, mentre l’unica città a nome del Migliore ha per motivo la costruzione di una fabbrica, per cui il padrino è il capitalista Gianni Agnelli. Persino Lenin di città a lui nominate ne ha una sola, quella natale, che però pudicamente porta il vero cognome della famiglia: Ulyanovsk.

 Durante gli anni venti, dell’Esecutivo del Comintern facevano parte Egidio Gennari (1921-1922 e 1927-1928), Antonio Gramsci (1922-1923), Umberto Terracini (1923-1924), Mauro Scoccimarro (1924-1925), Palmiro Togliatti(1926-1927Angelo Tasca (1928-1929), Ruggero Grieco (1929-1930), e poi  negli anni trenta Giuseppe Berti (1930-1931) e Luigi Longo (1932-1934). Quando nel 1935-1936, Dimitrov lanciò al VII Congresso del Comintern la strategia dei fronti popolari, Togliatti era con lui, in esilio a Mosca.

Nel’Esecutivo del Comintern sedevano Antonio Gramsci e Umberto Terracini, quando i due Segretari generali, Kolarov e poi Dimitrov, progettano, organizzano e proclamano quella carneficina nota come  “La prima [per fortuna anche ultima] insurrezione popolare contro il “fascismo” in Europa, la rivolta contadina del 1923 in Bulgaria. Ed è durante il mandato di Umberto Terracini e Mauro Soccimaro che, sempre a Sofia, il partito comunista costretto alla clandestinità, finanziato e appoggiato dal Comintern, ma forse autonomo nella decisione, ha organizzato il più grande attentato del mondo dell’epoca: bomba ad alto potenziale nella cattedrale di Santa Domenica il Giovedì Santo, 16 aprile 1925: 213 morti e 500 feriti. L’uso che ancora oggi certa gente fa in Italia e all’estero del termine “fascismo” in riferimento al governo di Silvio Berlusconi, ha radici lontane: è dal 1922 che quella parola legittima le loro idee, ideologie, azione politica, non più contro il “capitalismo”, che dal 1889 i socialisti europei consideravano un sistema da correggere e non da abbattere.

Ungheria 1956, Cecoslovacchia 1968 è l’incendio mondiale comunista in decine di paesi asiatici, americani e africani sono imprese che con Stalin non hanno nulla a che fare, Stalin è morto nel 1953. Sono imprese del comunismo che “dialogava” e cercava la “distensione” e la “coesistenza pacifica”, il comunismo di Kruscev & Togliatti. A partire dallo storico incontro del 1959 a Camp David tra Eisenhower e Kruscev, a Mosca il PCUS “dialogava”, ma nel resto del mondo incendiava. A Roma il PCI dialogava e nel resto del mondo stava dalla parte dei rivoluzionari: solo in Italia si “dissociava” dalla lotta armata comunista. Più sintonizzati con i russi i nostri davvero non potevano essere: mai un pensiero originale, uno solo!

Il paradosso è che Togliatti & Co., erano figli di un popolo che ha dato al mondo Dante e Petrarca, Guicciardini e Machiavelli, i filosofi cattolici e gli averroisti padovani, Leonardo da Vinci e il Rinascimento, Gallileo e la scienza, la prima Società Scientifica d’Europa [l’Accademia del Cimento], la prima università d’Europa [Bologna], la prima università statale d’Europa [Napoli], la prima orchestra sinfonica d’Europa, la prima ferrovia continentale [Napoli], la scuola di addestramento dei piloti americani a Foggia durante la prima guerra mondiale, la più importante scuola di fisica nucleare negli anni trenta e così via fino ad oggi. Come mai questi signori hanno scelto di abbeverarsi di scienza e sapienza a Londra [da Marx] e a Mosca [da Lenin] e imparare la nuova strategia politica sempre a Mosca [da Georgi Dimitrov],  resta per me un mistero. Del tutto normale che sul piano culturale, economico e politico una sinistra così non poteva diventare protagonista della rinascita dell’Italia nel dopoguerra, i protagonisti sono stati per forza gli altri. Quelli che non si occupavano di “cultura” “giustizia sociale” e di “strategie”, ma con la propria politica [non priva di errori], e con l’intraprendenza, la laboriosità e il sacrificio degli italiani, hanno fatto diventare il nostro Paese un paese libero, seconda potenza industriale continentale dopo la Germania, nonostante e non per la presenza di un PCI così grande, la vera “anomalia” italiana.

Sulla presunta “superiorità culturale” della sinistra lasciamo stare, la possono sostenere soltanto coloro che credono che una certa “scolarizzazione” possa sostituire e non invece distruggere la capacità di ragionare. Sono loro che hanno garantito, durante gli ultimi 60 anni, la presunta egemonia culturale e l’incontestabile forza elettorale della sinistra. Non quelli cioè, che non avendo la fortuna di poter studiare, non possiederebbero “cultura”, ma quelli che credono di possederne una.

Passiamo ora alla baronessa socialista inglese. Illuminante il quadro tracciato da Lepri sotto il titolo “Lady Ashton, l’URSS e la Caccia alle Streghe della Non Europa”. La tesi è che a bocciare Massimo D’Alema non è stata la cordata che ha messo al suo posto la nobile baronessa socialista, ma i deputati della Repubblica ceca. Questa tesi non solo è falsa, ma è anche offensiva per i deputati cechi e per coloro in Italia – da Silvio Berlusconi in persona  a gran parte dell’attuale opposizione – che ne hanno invece sponsorizzato la candidatura; che a questo punto sarebbero anche loro dei cacciatori di streghe.

Lady Ashton appartiene a quella galassia le cui radici, modo di pensare e di agire discendono direttamente da Marx, Lenin, Dimitrov e Togliatti. È la galassia dei “Cacciatori di Streghe della Non Europa”, che sono tali perché non sanno fare altro che calunniare, elaborare tesi alla Leoluca Orlando e Marco Travaglio, poi mobilitare le piazze e correre dai giudici nazionali ed europei: i soli mezzi che usano i cacciatori di streghe. Sono loro la Non Europa, ovvero quell’Europa della quale nessun uomo libero ha nostalgia. Ma forse il problema delle società aperte non sono loro. Forse sono gli altri, quelli che pur consapevoli di vivere in democrazia non si espongono, ma si comportano come se vivessero sotto dittatura. La dittatura dei cacciatori di streghe.

Perché questo livore nei confronti dei politici dell’Est? Perché li chiamano cacciatori di streghe e non-europei? Perché sono loro i custodi della vera storia e della coscienza europea. Il loro ingresso in Europa ha avuto accoglienza tiepida e imbarazzata dalla sinistra palese e occulta dell’Occidente, quella della falsa storia e della coscienza sporca, quella che negli armadi ha scheletri vere e non presunte streghe. Dopo l’abbattimento del Muro di Berlino, in barba alla prassi di mantenete per 50 anni segreti gli archivi dei servizi segreti, li hanno subito aperti. Sono usciti fuori i nomi di personaggi tanto cari alla baronessa socialista e neoministra degli esteri d’Europa, personaggi sì europei, ma che collaboravano con le dittature oltre cortina o  perché ci credevano, o perché ricattati, o perché bramavano più potere, o per dei miseri compensi materiali.  L’impatto è stato notevole, raffigurato nella celebre vignetta di Forattini sullo sbiancamento di alcuni nomi della lista Mitrokhin. L’ultimo dossier bulgaro rimasto segretato, è stato aperto soltanto nel 2007 dopo una lunga battaglia giudiziaria; il materiale è appena pubblicato in Bulgaria, ma non se ne parla in Italia. Non coinvolge nomi italiani importanti, ma solo un agente italiano “free lance” con doppia cittadinanza, italiana e danese. Riguarda però un assassinio avvenuto a Londra che all’epoca invece aveva destò scalpore ed ebbe l’attenzione dei media.

Mihael Georgiev

 
 
 
Vai alla Home Page del blog

Area personale

 

Cerca in questo Blog

  Trova
 

Tag

 

FACEBOOK

 
 

Ultime visite al Blog

SOLOQUELLAGIUSTAJdeMolaybardassa0emanuele.valenzaagavoshroby.monteLuca00010Fitrastarmasscrepaldafinotello.salmasozanettiannamaria2010welcomeback2009deliostiatti
 

Chi può scrivere sul blog

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
I messaggi e i commenti sono moderati dall'autore del blog, verranno verificati e pubblicati a sua discrezione.
 
 

COMITATO ANTIEVOLUZIONISTA

Caricamento...
 

Comitato VIVIAMO MILANO

Caricamento...
 

MILANO ai raggi X

Caricamento...
 

SINTESI MILANO

Caricamento...
 
 
 

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963