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L’immortalità dell’odio

Post n°281 pubblicato il 25 Dicembre 2009 da Fratus


Il puffo Brontolone:   – “Io odio Gargamella”; La Puffettina:  – “Io odio odiare”

Sul Corriere della Sera del 16 dicembre Gian Antonio Stella raccomanda la lettura

del  saggio “Il piacere dell’odio” di  William Hazlitt (1826),

edizione italiana Fazi, 2004. Vedi il link  http://archiviostorico.corriere.it/2009/dicembre/16/Quell_inestirpabile_desiderio_del_male_co_9_091216062.shtml. Scrive Hazlitt:

«Senza qualcosa da odiare, perderemmo la stessa fonte del

pensiero e dell’azione. La vita si tramuterebbe in una pozza

d’acqua stagnante, se non la increspassero gli interessi discordanti,

le passioni ribelli degli uomini (..). Il fatto è che nella mente umana

esiste una segreta affinità, un ardente desiderio del male,

che assapora un godimento perverso ma felice nella cattiveria,

poiché questa rappresenta una fonte inestinguibile di soddisfazione.

Il puro bene diventa presto insipido, mancando di varietà e di vigore.

La sofferenza, invece, è un agrodolce che non sazia mai.

L' amore si trasforma, con un po’ di pazienza, in indifferenza

o disgusto: l’odio soltanto è immortale. (..). Il piacere dell' odio,

come un minerale velenoso, corrode il cuore della religione

 e la trasforma in rabbia bruciante e fanatismo. (..).

Cosa furono le diverse sette, fedi, dottrine religiose se non

altrettanti pretesti sollevati come un bersaglio a cui sparare,

perché gli uomini potessero azzuffarsi, litigare, dilaniarsi (..).

Credete che l' amore di un inglese per la sua patria implichi

qualche sentimento amichevole verso i connazionali o

 l' inclinazione ad aiutarli? No. Significa soltanto odio per i francesi,

o gli abitanti di qualsiasi altra nazione con cui si trovi in guerra

in quel momento».

Stella parla di «Quell’inestirpabile desiderio del male»,

e il miglior terreno per coltivare l’arte dell’odiare è quello politico.

Il desiderio di creare una società più giusta trasforma il male nel bene,

odiare diventa una virtù, una necessità.  Nel suo saggio del 1891

“L’anima dell’uomo sotto il socialismo” (Feltrinelli, 2005),

Oscar Wilde – uno dei poeti del social-comunismo –

spiega che nella società capitalistica la carità “svilisce e demoralizza”, l’altruismo è “malsano, immorale e brutto”, perché cerca di riformare

la società ingiusta anziché sostituirla con quella giusta.

 

Le persone “immorali e brutte” non possono non essere odiati da coloro

che hanno al cuore la creazione di una società migliore;

non odiarle significa cooperare al perpetrarsi dell’ingiustizia e

dei mali della società. Le belle anime poetiche alla Oscar Wilde

non hanno inventato l’odio, però lo hanno “collettivizzato” e

istituzionalizzato. Usano il linguaggio della demonologia politica e

rivendicano il diritto di odiare.

Mihael Georgiev

 
 
 
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