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LA NAZIONE: IL PASSATO CHE NON MUORE

Post n°334 pubblicato il 11 Maggio 2010 da Fratus

L'egoismo nazionale è la principale causa di un Europa senza identità. Solo la patria e un sistema federele europeo potrà rilanciare l'Europa e la nostra civiltà.

Qui di seguito un breve saggio che ripropongo:

Nascita dello stato Nazione 

L’idea di Nazione è stata elaborata dalla cultura romantica, sintesi dei valori di un popolo in antitesi ai valori di altri popoli europei, in contrapposizione alle nascenti idee figlie della rivoluzione francese, idee di egualitarismo e internazionalismo. Il nazionalismo, la Nazione, la Patria e tutti i principi morali che si identificano con essi - valori militari, di solidarietà, di identità - storicamente appartengono alla Destra. Con la rivoluzione industriale, nell’Europa post rivoluzionaria, e la democrazia a fine ‘700 si creano i due fronti contrapposti, uno della sovversione e l’altro della conservazione, il primo che fa riferimento alla Sinistra e il secondo alla Destra. Con il termine conservazione non vogliamo identificare soltanto il mantenimento di istituti e privilegi, ma soprattutto dei valori connessi ad un certo tipo di società che faceva riferimento ad un mondo che trascendeva la vita della materia.

Se di conservazione di istituzioni bisogna parlare, si può fare riferimento piuttosto al mantenimento della strutturazione di un mondo dalle fondamenta spirituali, nei confronti dell’allora dilagante materialismo. La rivoluzione industriale e la rivoluzione francese non sono da considerare come la distruzione di questo o quell’altro ordine sociale, ma come negazione di tutti quei valori che per secoli hanno retto ogni ordine Europeo. L’illuminismo era esplicito nei suoi propositi, un manifesto della sovversione in cui si esplicava che la religione è una “menzogna delle classi abbienti”, le tradizioni erano invenzioni dei governanti per mantenere il potere, le differenze sociali delle ingiustizie contro l’individuo. L’illuminismo, e tutto quello che né deriva, è l’antistoria. L’illuminismo negava e nega la tradizione, il passato, il sangue. Il romanticismo, nato in Germania, idealizzò le tradizioni, riscoprì la storia, percorse all’indietro tutte le strade lontane che davano senso al concetto di identificazione in un popolo. Da subito il romanticismo, comprese che l’industrializzazione selvaggia e la massificazione dei popoli avrebbe portato al disfacimento delle identità di appartenenza. La sua forza fu quella di trovare una nuova legittimazione nella cultura e nel sangue che prese il nome di NAZIONE. Reinserì le forze borghesi che la rivoluzione aveva liberato in un nuovo concetto di solidarietà. Il romanticismo fu una grande rivoluzione per la

conservazione di tutti quei valori che uomini come D’Alambert, Diderot, Voltaire volevano cancellare per sempre dalla storia. Riuscì a svuotare il veleno del liberalismo perché creò una responsabilità nello STATO, che si fece NAZIONE. In tutta Europa la nazione fu il “il contenitore” di tutti i valori che l’illuminismo aveva cercato di cancellare. Questi valori erano la tradizione contro il livellamento, lo stato nazionale contro l’universalismo, l’onore militare contro l’internazionale. Fu a metà dell’800 che coloro che erano i padroni della cultura in Europa salvarono i valori spirituali tramandati dal passato, che il materialismo, l’industrialismo e l’indifferenza delle masse stavano cercando di distruggere. Il mito della nazione si basava però su un presupposto, cioè che il mondo ruotasse intorno ad essa. Un mito a breve raggio, in cui si presumeva che la storia fosse in funzione delle nazioni e che ogni popolo confinante era un barbaro cioè un popolo che parlava un’altra lingua e quindi un nemico. La concezione dello stato nazionale negava quindi ogni presupposto per un’Europa come unità di sangue e cultura. Ci si era dimenticati, parlando di Roma e di classicità, che Greci e Latini erano scesi dal nord.

Capitava che in Germania si esaltasse il Reich senza ricordare che proprio l’idea di Impero fu trasmessa a Carlo Magno da Roma. Ci si era dimenticati di dire che i popoli che vivevano e vivono in Europa hanno lo stesso ceppo, con uno stesso senso d’appartenenza, stesse origini e stessa storia. La concezione nazionale aveva salvato il popolo europeo dall’ideologia Illuminista ma aveva frantumato la storia in blocchi ostili che avrebbero portato a future guerre civili del popolo europeo. La prima grande guerra mondiale fu la rivoluzione dei nazionalismi, i giovani di tutte le nazioni si entusiasmarono e si dissolse il fascino dell’internazionale socialista. In Italia una piccola minoranza rivoluzionaria sulla scia dei valori rappresentati dalla guerra conquistò e rivoluzionò lo stato dando origine al periodo dello stato fascista. La prima guerra mondiale fu anche la dispersione di quello che rimaneva del vecchio ordine europeo, finiva l’impero Austro-ungarico. Durante il periodo delle due guerre i fascismi cercarono di istituzionalizzare i nazionalismi, creando, sotto la loro guida ideologica, un senso d’appartenenza europea. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale il concetto di Nazione andava terminando, i paesi dovevano scegliere in che blocco transnazionale dovevano intervenire, quello anglosassone o il blocco europeo. Con la fine della guerra e la sconfitta del blocco europeo L’Europa è stata divisa in due blocchi nemici, uno dipendente e satellite degli USA e l’altro, a est, facente capo all’URSS. È stata la fine dei Nazionalismi Europei e la morte di una prospettiva di NAZIONE EUROPA. 

Una Destra moderna, coraggiosa e lungimirante Una Destra moderna deve comprendere la mutata situazione del mondo e con la fine del vecchio nazionalismo ha il dovere di non rinchiudersi in unaretorica visione nazionale, ma di lanciare il progetto di una Nazione continentale, la Nazione Europa. Oggi la parola Nazione è rispolverata da coloro che l’hanno sempre combattuta: uomini che hanno sempre dato valore a posizioni egualitariste e internazionaliste, oggi non perdono occasione di parlarne e di elogiarne gli aspetti più banali, di riempirsi la bocca con qualcosa che storicamente non appartiene a loro e che, anzi, hanno combattuto con tutte le loro forze. La realtà è che inneggiano a qualcosa di vuoto, che è assente di significato, inutile. Parole come Patria appartengono a tempi passati in cui i nazionalismi europei si affrontavano sulle frontiere per rivendicare il loro territorio e la loro cultura. Oggi il nemico non è in Europa. Oggi il nemico è fuori dai suoi confini. Un antagonista che ha paura dell’Europa e della sua storia, della sua potenzialità economica, della sua cultura, della sua capacità di rinnovarsi e rigenerarsi.

Il mondo che fino a quindici anni fa era diviso in due blocchi bendefiniti e contrapposti è cambiato: i due schieramenti non esistono più. Oggi viviamo con un unico gruppo egemone che vuole decidere dei destini del mondo senza considerare che vi sono altre culture, altre tradizioni, altre storie, vuole uniformare il restante mondo a sé in un’ottica etnocentrica e massificata. E’ il ritorno dell’ideologia illuminista, della fede nella ragione come unica fonte di verità, dell’egualitarismo in cui gli uomini uguali per natura devono godere di  stessi diritti e di uguali doveri di cittadini. Da questi presupposti nasce la volontà di un governo mondiale in cui siano cancellate le differenze culturali e di sangue in una concezione di determinismo storico per il quale un solo destino è possibile. La Destra, che da sempre si oppone a tale progetto, è convinta che non è la storia che fa l’uomo, ma viceversa è l’uomo che fa la storia negando quindi ogni tipo di determinismo storico. Un progetto per il futuro: Europa Nazione alleata della Russia  Alcuni decenni or sono Jean Thiriat elaborò la teoria geostorica dell’Eurasia. Il geopolitico belga era convinto che la strada da seguire fosse quella che unisse le terre comprese tra Lisbona e Vladivostok in un’unica nazione, uno spazio continentale armato che prende ragione della sua esistenza dal momento della caduta dell’URSS. Tale nazione, nella prospettiva di Jean Thiriat, dovrà essere uno stato politico, un sistema aperto e in espansione che sia espressione di uomini liberi verso un futuro collettivo e condiviso. Questa visione tratta di uno stato unitario delle nazioni europee depurato dalle teorie federative e autonomiste, una nazione composta da un unico popolo che sarebbe nato dalla fusione degli europei con i popoli dell’ex Unione Sovietica. Tale progetto, per quanto interessante e affascinante, ci sembra alquanto utopico e irrealizzabile. Troppe differenze culturali, di lingua e di storia dividono il mondo europeo da quello dell’ex URSS. Molto più praticabile è invece, a nostro avviso, l’idea e la possibilità di costituire un’Europa dei popoli federata ad una grande Russia. Da questo blocco, unito ma separato nelle proprie specificità, tradizioni, culture e identità, ci auspichiamo possa iniziare un percorso storico realizzabile e concreto. Il nostro è un atto di realismo politico di fronte all’unica potenza mondiale che domina il mondo e alla prospettiva futura di una grande Cina in concorrenza agli Usa. I due schieramenti stritoleranno le nazioni europee rendendole, per chi sarà più fortunato e capace di riorganizzarsi, piccoli satelliti ad uso e consumo di una delle due potenze, mentre per le nazioni che non saranno in grado di riorganizzarsi sarà la fine, verranno spremute sino a trasformarsi in piccole nazioni da sfruttare. Noi europei, uomini di Destra non possiamo tollerare una tale prospettiva, non possiamo stare fermi ad aspettare che i progetti di altre nazioni si compiano sul nostro popolo, dobbiamo tornare a sognare il nostro futuro realizzando concretamente il nostro destino. L’Europa si merita un destino europeo.

Un destino che unisca la terra da Lisbona a Bucarest e che costituisca un patto federativo con la Russia per un futuro di indipendenza politica ed energetica. L’Europa è una terra dalle grandi prospettive future e sicuramente uomini come Donald Rumsfeld, che hanno definito in modo dispregiativo la nostra terra come “vecchia Europa”, non ha compreso che il nostro popolo sta prendendo coscienza che non esiste più un’indipendenza e un progresso possibile al di fuori da contesti continentali. Lo stesso studioso delle società contemporanee, Ulrich Beck, nel suo ultimo saggio sulla globalizzazione ha motivato la costituzione di patti federativi nazionali per la costituzione di transnazioni, una visione che identifica i cambiamenti in atto nella società a cui andiamo incontro e che costruisca un mondo sicuro in un contesto multipolare.

E’ proprio in questa prospettiva che la Destra si deve muovere. In un raggio che trascenda la nazione come confine per una visione nazional-europea per la difesa della nostra storia costruita in millenni. La Destra italiana non può attendere ancora, proprio ora che si stanno costituendo le nuove prospettive che vedono nell’asse Parigi – Berlino – Mosca un futuro europeo in alleanza alla Russia. Lo stesso ministro degli esteri francese, Dominique de Villepin, ha espresso con notevole entusiasmo la sua adesioni alle tesi di tale un asse prospettate dal presidente Russo Vladimir Putin e dal capo del governo tedesco Schroder. Vogliamo veramente restare fuori dal futuro del nostro grande sogno di un’Europa unita, armata e indipendente? L’Europa è una grande madrepatria capace di risoluzioni diplomatiche di controversie internazionali: che si assuma le sue responsabilità di faro della civiltà occidentale.  

 
 
 
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