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L'ECONOMIA ITALIANA PEGGIORA

Post n°5 pubblicato il 10 Marzo 2010 da livello2010
 

Istat : Pil 2009 rivisto al ribasso, è il peggiore dal 1971

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Ricerca Ires : La crisi resta grave: 80% stipendi sotto 1.500 euro

Presentato il nuovo dossier dell’istituto di ricerca Cgil sui riflessi pratici della recessione. In caso di disoccupazione, il 50% teme di non trovare un impiego entro un anno, se mai riuscirà a ritrovarlo. Scarseggia l’informazione sui temi del lavoro.

L'80 per cento degli stipendi è sotto i 1.500 euro, per nove italiani su dieci la crisi economica è “grave o abbastanza grave”, uno su due giudica carente l'operato del governo per fronteggiarla. In caso di perdita del posto, poi, il 50 per cento teme di non ritrovarlo prima di  un anno, se mai dovesse riuscirci. È quanto emerge da uno studio dell’istituto di ricerche Swg commissionato dall’Ires Cgil e presentato oggi (9 marzo) a Roma presso la sede centrale del sindacato. Il dossier analizza “Le condizioni del lavoro al tempo della crisi” (questo il titolo) e si basa su un’indagine quantitativa realizzata su un campione di tremila persone.

A colpire è soprattutto l’alto numero (il 70 per cento degli intervistati) che dice di subire sulla propria attività gli effetti negativi della recessione. Così come sorprende che la crisi si faccia sentire anche per i lavoratori della pubblica amministrazione (per vari motivi: riduzione dell’orario, stretta sui buoni basto, ma soprattutto mancato rinnovo di contratti a tempo). Una conferma arriva sullo stipendio medio degli italiani: la metà guadagna tra 1.000 e 1.500 euro. “Ma se consideriamo gli operai, anche quelli specializzati, si arriva a malapena a quota 1.000” sottolinea il segretario confederale della Cgil, Agostino Megale, presentando il rapporto.

Secondo lo studio,
poi, la crisi ha contribuito anche ad aumentare le differenze, sia quelle di genere sia quelle territoriali. “Circa 7 milioni e mezzo di donne viaggiano abbondantemente sotto i 1.000 euro - aggiunge Megale - e la differenza di stipendio tra Nord e Sud è arrivata al 27 per cento in meno nel Mezzogiorno”. Per mantenere la propria famiglia, il 54 per cento degli occupati può contare su due stipendi, il 26 per cento su uno solo. E la metà di questa platea mantiene con l’unico stipendio una famiglia composta di più di due persone. Elaborando i dati Istat e Ires, sottolinea Megale, “il 42 per cento dei nuclei è composto da chi fa sacrifici e chi proprio non ce la fa ad arrivare a fine mese”.

Un capitolo a parte è dedicato al tema dell’informazione sul lavoro, realizzato con un sondaggio apposito della prima settimana di marzo e che perciò riporta dati molto freschi. Solo il 58 per cento dei lavoratori intervistati, cioè poco più di uno su due, è a conoscenza dello sciopero generale indetto dalla Cgil per venerdì 12 marzo. “È vero - osserva Megale - che tra gli iscritti tra percentuale schizza a oltre l’80 per cento, ma in generale si conferma che, pure avendo la Cgil un grande bacino, buona parte degli italiani non è informata sullo sciopero”, fatto imputabile soprattutto “a mancanze del servizio pubblico”.

Nel corso della presentazione è intervenuta anche la direttrice dell’Ires, Giovanna Altieri, ponendo in luce alcuni aspetti poco noti legati alla crisi economica. Ad esempio, afferma, “non tutti sanno che il 49 per cento di chi si è ritrovato disoccupato ha subito altre conseguenze della recessione già prima di perdere il posto”. Altro punto da sottolineare riguarda le coperture per i disoccupati: solo il 38 per cento del campione, infatti, afferma di poter accedere dagli ammortizzatori sociali, per una indennità media pari a 840 euro. “La crisi ha anche fatto cambiare opinione a molti sulla flessibilità: i giudizi positivi scendono dal 42 per cento del 2006 al 34 per cento dell’anno scorso”, e assieme “crollano le assunzioni a tempo indeterminato anche in territori come Veneto, Toscana e Lazio”.

» Epifani: Venerdì in piazza
» Ddl lavoro, Cambiano le regole
» La Camera allunga la cig di 6 mesi
 

09/03/2010

 

 
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