LIBERATE MARIA

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IL NOSTRO BLOG SI E' SPOSTATO

Post n°76 pubblicato il 07 Marzo 2014 da liberatemaria

LIBERATE MARIA VI AVVISA CHE IL NOSTRO BLOG SI E' SPOSTATO NEL SEGUENTE INDIRIZZO:  liberatemariablog.blogspot.com 


 
 
 

La Consulta boccia la legge Fini-Giovanardi

Post n°75 pubblicato il 12 Febbraio 2014 da liberatemaria
 
Foto di liberatemaria

La Corte Costituzionale "boccia" la legge Fini-Giovanardi che equipara droghe leggere e pesanti: nella norma di conversione furono inseriti emendamenti estranei all'oggetto e alle finalità del decreto. Con la decisione rivive la legge Iervolino-Vassalli come modificata da referendum del '93, che prevede pene più basse per le droghe leggere.

Le nuove norme in materia di droga, infatti, erano state inserite con un emendamento, in fase di conversione, nel decreto legge sulle Olimpiadi invernali di Torino del 2006. A sollevare la questione di legittimità era stata la terza sezione penale della Cassazione. Viene così cancellata la norma con cui si erano parificate "ai fini sanzionatori" droghe pesanti e leggere: con la Fini-Giovanardi erano infatti state elevate le pene, prima comprese tra due e sei anni, per chi spaccia hashish, prevedendo la reclusione da sei a venti anni con una multa compresa tra i 26mila e i 260mila euro.

Le motivazioni della Corte saranno rese note nelle prossime settimane: la bocciatura della Fini-Giovanardi dovrebbe far rivivere automaticamente la precedente normativa Iervolino-Vassalli, varata nel '90. Di certo, la pronuncia della Consulta avrà notevoli ripercussioni sia sul numero degli attuali detenuti arrestati per reati legati agli stupefacenti, sia sui procedimenti in corso per questi stessi reati.

 

Tratto da: www.avvenire.it

 
 
 

A roma in migliaia contro la legge Fini-Giovanardi

Post n°74 pubblicato il 09 Febbraio 2014 da liberatemaria
 
Foto di liberatemaria

La manifestazione nazionale antiproibizionista di sabato 8 febbraio 2014 ha visto la partecipazione di giovani e meno giovani provenienti da tutta Italia e accomunati da un solo obiettivo principale, riuscire a far abrogare la legge Fini-Giovanardi. L’abolizione di questa norma, spiegano gli antiproibizionisti, è essenziale perchè “Otto anni di Fini/Giovanardi hanno prodotto decine di migliaia di arresti, millenni di galera per la somma delle condanne, sovraffollamento delle carceri, costi esorbitanti per la macchina repressiva e giudiziaria, crescita dei profitti delle narcomafie; tante, troppe le persecuzioni e le vittime, troppe le morti che reclamano verità“. Per la depenalizzazione e l’amnistia, dalla parte della libertà, dell’indipendenza e dell’autoproduzione, ecco come si è svolta la giornata di chi pensa che “giusto o sbagliato, non può essere reato!

 

 

La manifestazione si è svolta in un clima festoso, tanti gli striscioni che riportavano la scritta “Illegale è la legge, il suo costo è reale“, motto della protesta in piazza Bocca della Verità, da dove è partita la manifestazione antiproibizionista per la liberalizzazione della cannabis. Palloncini colorati, tamburi e musica dai camion e moltissime bandiere hanno animato la “street parade” capitolina.

I manifestanti chiedono la cancellazione della legge Fini-Giovanardi sulle droghe. Da gennaio a oggi, numerosi tribunali, tra cui la corte di Cassazione, hanno sospeso i processi e mandato la Fini-Giovanardi all’esame della Consulta per ragioni di incostituzionalità. La Corte Costituzionale discuterà la questione l’11 febbraio prossimo. Le principali contestazioni che saranno all’esame, riguardano l’iter della legge che, invece di essere discussa in parlamento, è stata approvata tramite un decreto che riguardava un altro argomento (le Olimpiadi invernali di Torino 2006) e senza che ce ne fosse motivo d’urgenza. Inoltre l’equiparazione delle sanzioni per droghe pesanti e leggere, viola la normativa europea in proposito.

La contestazione a Pannella

Pannella è stato invitato a lasciare la piazza, a seguito di confronto verbale con alcuni dei presenti. Successivamente anche attraverso messaggi scanditi attraverso un megafono. Si è quasi sfiorata la rissa tra il leader dei radicali e gli antiproibizionisti che lo accusavano di approfittare della piazza per “farsi pubblicità”. Ma poi gli animi si sono calmati. E’ stata contestata anche Rita Bernardini.

Tra gli organizzatori, anche il Leoncavallo, che in un comunicato di qualche ora precedente alla Marijuana March, chiarisce i motivi che stanno dietro alle richieste dei manifestanti: “Non siamo più disposti a pagare con le nostre vite e con i nostri diritti il prezzo di leggi ideologiche e repressive finalizzate a rafforzare il miliardario monopolio del commercio delle narcomafie“.

” Non siamo più disposti a veder riempire le galere di consumatori, che diventano secondo il teorema criminal patogeno, tanto caro alla propaganda proibizionista, individui pericolosi per se e l’intera collettività, da punire e correggere, dei criminali malati di mente“. Il comunicato del Leoncavallo prosegue: “Non siamo più disposti a vedere perseguitare perfino i pazienti che usano la cannabis a scopo terapeutico. Non siamo più disposti a lasciare morire persone nelle carceri, é arrivato il momento di avanzare verso la completa depenalizzazione dell’uso personale di sostanze, iniziando dalla cannabis e dalla sua autoproduzione“, come d’altronde sta già avvenendo in molti paesi del mondo.
Tratto da: cronaca.nanopress.it 

 

 

 
 
 

Pasticceria a base e all’aroma di marijuana? È boom negli Stati Uniti laddove si è legalizzato uso e coltivazione

Post n°73 pubblicato il 07 Febbraio 2014 da liberatemaria
 
Foto di liberatemaria

Da quando è stata legalizzata, il primo gennaio, il Colorado ha registrato un'impennata di richieste, ma ad aumentare non sono stati i fumatori, bensì le aperture di forni e panetterie che propongono dolci e muffin aromatizzati alla marijuana.
In Olanda le conoscono bene, si chiamano space cake e sono delle piccole torte, tipo muffin, che hanno un ingrediente particolare: la marijuana. Sono vendute in tutti i coffeeshop, i negozi preposti alla vendita e al consumo di droghe leggere, che hanno la licenza di somministrare prodotti alimentari. Ora hanno fatto la loro comparsa anche in alcuni stati dei severissimi USA. Vengono proposte sotto forma di brownies e sono di due tipi. Il primo tipo contiene THC, ovvero il Tetra Idro Cannabinolo che costituisce il principio attivo responsabile dello 'sballo'. Il secondo, invece, è semplicemente aromatizzato e non ha alcun effetto di tipo psicotropo.
Il Colorado è uno di questi stati e ha legalizzato uso e coltivazione di marijuana dal 1 gennaio 2014. Da allora si è registrato un vero e proprio boom, ma non, come si potrebbe pensare, di fumatori. Inaspettatamente l'impennata si è registrata nell'apertura di esercizi commerciali che vendono questi dolcetti. Panetterie e forni sono letteralmente sommersi dalle richieste. Gli affari vanno a gonfie vele e si sta assistendo ad una vera e propria competizione a chi offra il miglior dolce a base di marijuana. C'è addirittura chi la coltiva nel retrobottega per offrire prodotti a km 0 e dalla filiera garantita.
E naturalmente sono aumentate anche le campagne di informazione per tutelare i consumatori. Se la vendita di dolci con THC è più controllata, quella di brownies semplicemente “all’aroma di…” è più libera, ma è proprio qui che si registrano gli episodi più curiosi. Uno su tutti riguarda il furbo di turno che ne aveva comprati in grande quantità. Sorpreso al confine con un altro stato in cui la vendita di questi prodotti non è consentita, se li è visti sequestrare dagli agenti, i quali hanno anche dovuto ammonirlo sul fatto che, benché i dolci che aveva acquistato non avessero effetti psichedelici, ne avevano invece di violentemente lassativi…
Fonte: www.gamberorosso.it

 
 
 

Cannabis terapeutica in Toscana, la legge c'è, ma senza risultati.

Post n°72 pubblicato il 05 Febbraio 2014 da liberatemaria
 
Foto di liberatemaria

 

L'8 maggio 2012 il Consiglio regionale dava il via libera all'utilizzo di cannabinoidi, a carico del sistema sanitario, per determinate patologie, compreso il dolore oncologico. Ma tra pareri che non arrivano, l'attesa per i decreti attuativi e l'avvio delle macchine Asl tutto è rimasto lettera morta. L'esperto Dentini: "Ma a essere inattuato è il decreto governativo del 2007"

 

E’ stata la prima Regione italiana ad aver approvato una legge sulla cannabis terapeutica. Finora, però, senza risultati. La legge regionale toscana numero 18 dell’8 maggio 2012, che prevede l’uso di alcuni farmaci cannabinoidi a carico del servizio sanitario regionale, avrebbe dovuto andare a pieno regime già da parecchio tempo. Ma così non è.

L’iter a rilento: due anni di procedure dopo l’ok alla legge
Oltre 8 mesi sono passati in attesa di un parere non obbligatorio del Consiglio sanitario regionale. La legge per l’accesso ai farmaci cannabinoidi, infatti, all’articolo 6 riconosce che l’organismo “può elaborare proposte e pareri sull’utilizzo appropriato dei farmaci cannabinoidi per finalità terapeutiche”. Il parere è arrivato solo il 29 gennaio 2013, quando il Consiglio ha approvato il documento presentato dalla Commissione terapeutica regionale, che il 21 dicembre 2012 ha fornito un testo intitolato “Impiego terapeutico dei cannabinoidi”. A questo si deve ispirare la Toscana per curare i suoi cittadini.

Ma da quel momento è passato un altro anno prima che la giunta regionale emanasse gli indirizzi procedurali e organizzativi. Cioè dicesse come attuare la legge. E non è finita: altro tempo dovrà passare perché le Asl si organizzino e tutto entri effettivamente in funzione. Intanto i pazienti aspettano, non senza sofferenze: tra gli impieghi dei farmaci cannabinoidi previsti dalla Toscana, infatti, vi è il trattamento del dolore oncologico nei casi in cui altre terapie siano risultate inefficaci.

Appare impossibile per la Toscana, quindi, rispettare l’impegno preso con la sua legge pro cannabis. Nel testo, infatti, si indicava il 31 marzo 2014 come data massima entro la quale il Consiglio regionale avrebbe dovuto ricevere un rapporto dettagliato sull’attuazione: quanti pazienti sono stati curati coi farmaci cannabinoidi e per quale patologia; quali sono state le criticità dell’applicazione della legge, ad esempio nei tempi dell’erogazione dei farmaci. E menomale che la legge intendeva “promuovere la massima riduzione dei tempi di attesa”.

Lo scontento dei pazienti con patologie escluse
Secondo alcune associazioni, tra le quali Cannabis Terapeutica e Lega Italiana Lotta all’Aids, la cannabis dovrebbe essere usata per molte più malattie di quelle indicate dalla Regione, che, in base ai pareri della Commissione Terapeutica e del Consiglio Sanitario regionali, ha previsto l’impiego di cannabinoidi soltanto in casi di spasticità secondaria a malattie neurologiche, in particolare sclerosi multipla, dolore cronico neuropatico, dolore oncologico, nausea e vomito da chemioterapia.

Resterebbero deluse così, ad esempio, le speranze dei malati di glaucoma, nonostante, come riconosce la stessa Commissione, la cannabis aiuti a ridurre la pressione intra-oculare, con grande sollievo dei pazienti. Ma, si legge nel parere, mancano “evidenze scientifiche di alto livello”. “Noi abbiamo seguito i pareri del Consiglio sanitario regionale sui farmaci cannabinoidi. Ci siamo attenuti alle sue linee guida che si basano sulle evidenze scientifiche” ribatte al fattoquotidiano.it Loredano Giorni, responsabile per le politiche del farmaco della Regione e estensore della delibera. Quandoquesta diventerà realtà e quanti pazienti si stima possano beneficiarne sono domande alle quali Giorni non sa rispondere.

Brogi (Pd), il promotore della legge: “Eccesso di timore”
Non completamente soddisfatto dell’attuazione della legge è lo stesso promotore, il consigliere regionale Enzo Brogi (Pd), da sempre in prima linea per promuovere l’impiego della cannabis in ospedale. “Il rischio – ammette Brogi – è che una montagna finisca per partorire un topolino. Aver fatto la legge è certamente importante, perché dalla Toscana si è innescato un processo che ha portato ad altre leggi regionali e che ha riportato l’attenzione intorno al tema della legalizzazione delle droghe leggere. Purtroppo, anche per le indicazioni del Consiglio Sanitario, oltre che per la lentezza e un eccesso di timore da parte della Giunta, rischiamo di non soddisfare le legittime aspettative di tanti malati, e di non rispettare le tante indicazioni scientifiche sulle proprietà terapeutiche della cannabis”.

La Toscana aveva fatto da apripista alle altre Regioni
Dopo la Toscana, ad essersi dotata di una legge regionale per l’accesso alla cannabis è stata la Liguria (2012), che ne ha previsto l’impiego in oncologia, anestesia e rianimazione e neurologia; distribuzione gratuita prevista da una legge regionale nelle Marche (2013) per alcune malattie e “in assenza di valide alternative terapeutiche” e in Friuli Venezia Giulia (2013), mentre in Puglia una sperimentazione permette la distribuzione gratuita del farmaco. In Veneto, contro la legge regionale si era mosso il governo presieduto da Monti, ma nel 2013 il ricorso è stato respinto dalla Corte Costituzionale.

Dentini: “La legge non basta. I medici devono conoscerla”
Scettico anche il giornalista Fabrizio Dentini, autore del libro Canapa medica (ed. Chinaski, 2013), che sarà presentato proprio in Consiglio regionale a Firenze il 14 febbraio. Il libro, per la prima volta nel nostro Paese, raccoglie le testimonianze e le storie dei pazienti italiani che si curano con la cannabis, dopo aver provato terapie tradizionali che però, nel loro caso, hanno fallito. “Puoi fare tutte le leggi regionali che vuoi ma ad essere inapplicato a monte è il decreto ministeriale di Livia Turco del 2007 cui le leggi regionali si rifanno – dice Dentini – La classe medica non conosce il decreto, col risultato che i dottori continuano a non prescrivere i cannabinoidi” denuncia alfattoquotidiano.it. La soluzione per Dentini è una sola: “Informare le Asl. Apriamo un dibattito negli Ordini dei medici. Altrimenti continuiamo a brancolare nel buio, nonostante la sensibilità dimostrata da certa classe dirigente”. La legge regionale toscana, all’art. 6, prevede di promuovere “adeguate modalità informative”. Chi sarà il destinatario delle informazioni, come queste saranno progettate e in quali tempi, la delibera attuativa però lo trascura completamente.

“Non si tratta di farsi una canna”
Tra le informazioni più importanti da far arrivare a medici e pazienti – secondo gli esperti – c’è quella delle modalità di somministrazione: curarsi coi cannabinoidi non vuol dire farsi uno spinello. Almeno questa non è la sola modalità e certamente non è la preferibile. Tra i farmaci in commercio in tutto il mondo, la Commissione terapeutica toscana ne elenca 7: Marinol, Cesamet, Sativex, Bedrocan, Bedrobinol, Bediol, Bedica, diversi per forma (alcuni sono sintesi chimiche, altri sono infiorescenze essiccate) e per principi attivi contenuti. Questi variano dal Dronabinolo al Nabilone, dal THC (tetrahydrocannabinolo) al cannabidiolo e possono essere presenti in diverse combinazioni e proporzioni a seconda dell’impiego. In commercio anche in Italia, approvato nel 2013, c’è il Sativex (THC + Nabilone), una sintesi chimica brevettata dalla GW Pharma e distribuita dalla Bayer che consiste in una soluzione spray da assumere via orale per il trattamento di spasticità derivante da sclerosi multipla, trattata in precedenza con altri farmaci che abbiano fallito. Per le stesse – e pure per altre – indicazioni terapeutiche esisterebbero altri farmaci naturali, costituiti da infiorescenze essiccate, in commercio in Olanda: Bedrocan, Bedrobinol, Bediol, Bedica. Da noi possono essere importati. Ma soltanto come ultima spiaggia, come ricorda il ministero della Salute sul suo sito: “L’autorizzazione all’importazione viene rilasciata qualora il medicinale risulti non sostituibile con altri medicinali registrati in Italia, in assenza di alternative terapeutiche”.

 

Fonte: ilfattoquotidiano.it

 
 
 
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