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L'ITALIA DOCILE CHE HA PERSO DISSENSO

Post n°222 pubblicato il 08 Marzo 2009 da Luke79TO

Sarebbe utile interrogarsi sulla docilità, una qualità che benrappresenta l' Italia di oggi. Chi detiene il potere politico non ènaturalmente amico del dissenso e di chi lo esercita, nemmeno quando alpotere vi giunge per vie democratiche e la sua azione di governo èlimitata da lacci costituzionali. Grazie al liberalismo, che del potereha una visione giustamente diffidente e pessimista, le società modernesono riuscite a imbrigliare le tendenze tiranniche e dispotiche digoverni e governanti e infine a eliminare l' uso della violenza dallapolitica. Diceva Tocqueville che il diritto e le costituzioni hannoreso la politica dolce perché hanno fatto posto al dissenso. I dirittiche tutelano la nostra libertà individuale, non solo quella che ciconsente di possedere cose materiali ma anche quella che ci rendesovrani sul nostro corpo e la nostra mente, sono un baluardoimprescindibile contro il potere, anche legittimo. Per questa ragione,una società libera è l' opposto di una società docile. Ma le cose sonopiù complicate di come se le immagina la teoria. Una società libera habisogno del dissenso. Anzi è desiderabile che la diversità di opinionivi si manifesti e si esprima liberamente perché è grazie a questadiversità che il gioco politico può svolgersi e le maggioranzealternarsi. Ma la cultura dei diritti può purtroppo stimolare anche unadiversa attitudine: può indurre i cittadini ad abituarsi a perseguireil godimento dei loro diritti individuali disinteressandosi a quantoavviene nella sfera politica, salvo recarsi alle urne nei tempistabiliti. La società democratica può facilitare la formazione di unasocietà docile perché indifferente alla partecipazione politica.Lo puòfare perché e fino a quando i diritti essenziali sono protetti per lagrande maggioranza e non si danno quindi ragioni di dissenso. Sono leminoranze il vero problema (o, per l' opposto, la salvezza) dellesocietà democratiche mature, perché sono loro a esprimere dissenso, arivendicare spazi di azione che non sono in sintonia con quelli dellamaggioranza - se poi queste minoranze sono per giunta culturali eetniche, non semplicemente di opinione, allora decidere di nonascoltarle e perfino di reprimerle e perseguitarle può non essere vistodall' opinione generale come un problema di violazione di diritti. Lasocietà docile non è una società che ha rinunciato ai diritti o che nonè più liberale. è invece una società nella quale la maggioranza èsoddisfatta del proprio grado di libertà e dei propri diritti e trovafastidioso che ci siano minoranze non domate, non silenziose eomologate, che facciano richieste che non collimano con le proprie(come nel caso di una minoranza religiosa che chiede che il diritto diculto sia rispettato anche quando il culto è diverso da quello dellamaggioranza). Società democratica docile, dunque, e per questoautoritaria e paternalista. La docilità è una qualità che si predicadegli animali non degli uomini; è un obiettivo che i domatori siprefiggono quando cercano di abituare un animale a fare meccanicamentedeterminate cose. Al moto della mano del padrone il cane sa quel chedeve fare e lo fa. Docilità significa non avere una diversa opinione dicome pensare e che cosa fare rispetto all' opinione preponderante;significa accettare pacificamente quello che il padrone di turno, peresempio l' opinione generale di una più o meno larga maggioranza,crede, ritiene e vuole. Sono ancora una volta i liberali che ci hannofatto conoscere questo lato inquietante del potere moderno. Un lato chesi è mostrato quando il potere è riuscito ad avvalersi di strumentinuovi; strumenti che si sono presto rivelati congeniali a un potere chesi serve delle parole e delle opinioni per restare in sella, che puòrinunciare alla violenza sui corpi perché si radica nell' anima deisuoi sudditi, se così si può dire. Mentre gli antichi tiranni emonarchi assoluti usavano la tortura e le punizioni esemplari nellepubbliche piazze, il moderno potere fondato sull' opinione non ha piùbisogno di usare la violenza diretta (e se la usa, si guarda bene dalfarlo in pubblico); usa invece una specie di addomesticamento cheproduce, come scriveva Mill, una forma di "passiva imbecillità". Icittadini docili assomigliano a una massa di spettatori: in silenzio adascoltare e, semmai, giudicare alla fine dello spettacolo con applausio fischi. La politica come spettacolo non assomiglia a un agone ma auna sala cinematografica. Il dissenso, la virtù forse più importante inuna democrazia che si regge sull' opinione mediatica, è tacciato digenerare destabilizzazione, offeso e denigrato. Il buon cittadino nondissente, ma segue, accetta e opera con solerte consenso. Una vocefuori del coro è castigata come fosse un' istigazione al terrore; un'opinione che contesta quella della maggioranza è additata come segno didisfattismo. Questa Italia assomiglia a una grande caserma, docile,assuefatta, mansueta. Che si tratti di persone di destra o di sinistrala musica non sembra purtroppo cambiare: addomesticati a pensare in unmodo che pare essere diventato naturale come l' aria che respiriamo,vogliamo che i sindaci si facciano caporali e accettiamo di buon gradoche ci riempiano la vita quotidiana di divieti e consigli (sullespiagge della riviera romagnola due volte al giorno da un altoparlantefastidioso le autorità ci fanno l' elenco di tutte le cose che nondobbiamo fare per il nostro bene e se "teniamo alla nostra salute").Come bambini, siamo fatti oggetto della cura da parte di chi ciamministra, e come bambini ben addomesticati diventiamo così mansuetida non sentire più il peso del potere. è come se dopo anni diallenamento televisivo siamo mutati nel temperamento e possiamo faresenza sforzo quello che in condizione di spontanea libertà sarebbesemplicemente un insopportabile giogo. La cultura della docilità nonpare risparmiare nessuno, nemmeno coloro che per ruolo istituzionaledovrebbero esercitare il dissenso. Commissioni bipartisan nascono ognigiorno; servono ad abituarci a pensare che l' opposizione deve saperessere funzionale alla maggioranza, diventare un' opposizione graditaalla maggioranza. Un' opposizione che semplicemente si oppone e criticae dissente pare un male da estirpare, il segno di una società nonperfettamente docile. - NADIA URBINATI

 
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