L’età del Rame o Eneolitico, che occupa approssimativamente il III millennio, è presente nell’area del parco in una fase evoluta, rappresentata dalla cultura di Monte Claro. Essa è attestata in grotte naturali, come quelle di Pirosu loc. Su Benatzu-Santadi, S. Paolo-Santadi, Acquacadda-Nuxis, e in domus de janas, come Pani Loriga-Santadi. A tale momento si sovrappone la corrente culturale del Vaso Campaniforme, di diffusione paneuropea, che costituisce il punto di raccordo tra la fine dell’età del Rame e la successiva età del Bronzo e che nel Sulcis appare in contesti di estremo interesse (necropoli di Pani Loriga-Santadi, grotta B di S. Pantaleo-Santadi). Nell’antica età del Bronzo, agli inizi del II millennio, quando dagli esiti della cultura del Vaso Campaniforme si sviluppa quella detta di Bonnanaro (che proseguirà nel Bronzo Medio) vanno ricercate le premesse del complesso e vasto fenomeno della civiltà nuragica. Le tipologie abitative e funerarie della fase Bonnanaro hanno i loro precedenti nei momenti neolitici ed eneolitici: continua infatti l’uso delle grotte naturali (grotte A di S. Pantaleo-Santadi, Tamara-Nuxis, Pirosu loc. Su Benatzu-Santad
i) ed il riutilizzo delle domus de janas (Pani Loriga-Santadi).
L’età nuragica si sviluppa tra il XVI secolo e la conquista romana, che si colloca nel 238 a.C. I numerosi nuraghi, semplici e complessi, sono ubicati generalmente su rilievi di ampio dominio visivo, ma anche in pianura, distribuiti in una fitta rete difensiva, a protezione delle vie di comunicazione, dei pascoli e dei terreni agricoli, delle zone minerarie. Agli inizi del primo millennio si aggiunsero nuovi elementi di tensione con l’arrivo dei Fenici (ed in seguito dei Cartaginesi), che prima con semplici scali stagionali, poi con delle colonie permanenti occuparono inizialmente le zone costiere (Karalis, Nora, Bithia, Sulcis), quindi l’entroterra (Monte Sirai, Pani Loriga). Ma prima dell’arrivo dei Fenici i contatti con il Mediterraneo orientale sono testimoniati dagli elementi culturali micenei e ciprioti presenti sia in zone costiere, come il nuraghe Antigori-Sarroch, sia nell’interno. In particolare si ricordano i ritrovamenti di un frammento di lingotto di rame a "pelle di bue" da una località imprecisata del territorio di Capoterra ed il celebre tripode bronzeo dalla grotta Pirosu loc. Su Benatzu-Santadi. Quest’ultimo è un’imitazione locale dell’XI sec. a.C. di prototipi ciprioti più antichi. La grotta di Su Benatzu costituisce uno dei luoghi di culto più importanti dell’area in esame. Frequentata precedentemente in tempi prenuragici, essa acquista in età nuragica un’enorme importanza ed una funzione cultuale, come suggeriscono la quantità e la qualità dei materiali fittili e metallici rinvenuti. Un altro interessante edificio di culto è il tempio a pozzo di Tatinu-Nuxis. La struttura, di fattura mediocre, è messa in opera con blocchi poligonali. Appare inconsueto lo schema architettonico, privo dell’ atrio e costituito da una scala ipogeica, che termina nel vano dell’acqua, di pianta subellittica. I materiali rinvenuti sono datati al Bronzo Finale ed al periodo Geometrico. All’età del Ferro risalgono le figurine bronzee rinvenute nel 1849 in una località imprecisata alle falde del Monte Arcosu a circa tre ore di cammino da Uta. Si tratta di otto statuine riproducenti i soggetti caratteristici della bronzistica nuragica: il capo tribù, il guerriero, i lottatori, il fromboliere.
A Santadi è visibile la tomba di giganti di Barrancu Mannu. Per arrivarci da Santadi si esce in direzione della frazione di Terresoli, la si supera e dopo circa 4 km si giunge alla frazione di Barrancu Mannu, da dove una strada di penetrazione agraria conduce in prossimità della tomba. Il monumento è situato nel Sulcis interno, presso il corso del Riu Baccu Mannu. La zona è orograficamente accidentata, caratterizzata da imponenti spuntoni granitici, foggiati dal tempo in modi bizzarri e fasciati da essenze arbustive ed arboree primordiali: una cornice ambientale fra le più suggestive ed affascinanti dell'isola.
La tomba di Barrancu Mannu, o di "Sa Tuerredda", presenta il classico schema planimetrico delle tombe di giganti: corpo tombale absidato, corridoio coperto ed esedra arcuata.
Il corpo tombale, allungato, asimmetrico e leggermente rastremato verso la parte terminale, misura m 17,90 x m 10,38-6,15 di larghezza. Il paramento murario esterno è costituito da blocchi di granito giallo-rosa di grandi dimensioni, sbozzati e sormontati da filari irregolari di pietre variamente poliedriche e di grossa pezzatura. Del giro absidale, concluso in origine da file ordinate di conci a coda, residuano due o tre filari. La fiancata destra, interessata da un vistoso crollo in prossimità del punto di raccordo con l'esedra e nel tratto terminale contiguo alla parete dell'abside, si presenta notevolmente danneggiata. L'esedra, che si conserva per un'altezza massima di m 4,67, è costituita - alla base - da grandi blocchi posti a coltello cui si sovrappongono file di pietre di grandi dimensioni, sbozzate nella faccia a vista. L'altezza del prospetto digrada verso le ali dell'esedra e passa - nei punti di chiusura - a m 2,10 con quattro file a nord-est e a m 2,60 con cinque filari a sud-est. L'ingresso al monumento (m 0,54 x 0,55 di altezza), che si apre al centro dell'esedra, è sormontato da un robusto architrave (m 1,50 x 1,20 x 0,83 di spessore) sul quale poggiano 6 file residue di grosse pietre. La lastra che poggia sull'architrave mostra, nella zona mediana, una coppella di forma ellittica (diametri m 0,26 x 0,20; profondità m 0,13). Subito dopo l'ingresso è presente un piccolo vestibolo strombato verso l'interno (m 1,85 x 0,54/0,95 di larghezza), delimitato da due pietre a sinistra e da tre a destra sormontate dall'architrave d'ingresso e da una secondo architrave interno alla camera. Quest'ultimo, più alto di quello esterno di m 0,36, è costituito da una lastra visibile per m 2,20 e spessa m 0,50, inserita tra i filari laterali del paramento murario della camera. Il corridoio tombale, di pianta leggermente trapezoidale, misura m 10,30 x 1,85-1,70 di larghezza. È costruito con blocchi di grandi dimensioni poco o nulla lavorati, connessi tra loro tramite lastrine di pietre brute; sono disposti a filari irregolari, aggettanti verso l'interno del vano, formando una sezione ogivale nel tratto anteriore e trapezoidale nel tratto medio e posteriore. La copertura del vano, integra, è costituta da grandi e spesse lastre disposte di piatto (altezza massima m 1,85-1,95). Due profonde buche aperte nella parte terminale del corridoio da scavatori clandestini, hanno posto in evidenza una lastra piatta da riferire, con ogni probabilità, al piano pavimentale. La tomba è databile al Bronzo medio, Bronzo recente.
Teulada fu frequentata già nella preistoria, come documentano i resti di decine di nuraghi sparsi sul territorio. Testimonianze interessanti del periodo fenicio punico sono state rinvenute a nord di Capo Teulada, dove sono state portate alla luce due tombe a pozzo,e lungo le rive del Rio Biri. Nel territorio di Teulada si trovano una trentina di nuraghi, alcuni dei quali ancora intatti, disposti nelle creste delle montagne in modo da essere visibili tra loro e poter comunire. È sicuramente da visitare per chi fosse interessato il nuraghe di "Sa perdaia", interessante per la sua mole e per la sua struttura parzialmente integra, ed è raggiungibile seguendo la strada sterrata che da Teulada, in zona cimitero, arriva fino a "S'Arcu de Bachileddu".
A Sarroch è visibile il nuraghe Sa Domu 'e s'Orcu. Da Sarroch seguire le indicazioni per la collina dove si trova il nuraghe, cui si accede tramite un sentiero da percorrere a piedi per circa 300 metri. L'edificio sorge ad una quota di m 107 s.l.m. su un mammellone proteso sul mare, a guardia della valle del Rio Grampera. L'edificio è del tipo "a tancato", costituto da una torre antica a cui si addossa un corpo di pianta trapezoidale limitato a OSO da una torre minore più recente.
L'insieme si dispone in direzione OSO-ENE con ingresso verso il mare. L'intera costruzione misura metri 23,45 x 14,45. La torre più antica, di pianta circolare (diametro m 10,15), si conserva per un'altezza massima di m 8,10. L'opera muraria è costituita da grossi blocchi di porfirite, appena sbozzati e disposti a filari orizzontali irregolari. L'ingresso al monumento (m 0,72 x 2,00 di altezza), volto a SO, è sormontato da un architrave munito di finestrello di scarico. Il corridoio retrostante, di m 3,80 di lunghezza, presenta sezione ogivale e altezza crescente verso l'ingresso alla camera (l'altezza passa da m 2 presso l'ingresso a m 5,60 sul fondo). La camera, eccentrica e ribassata rispetto al piano del corridoio di m 0,22, ha pianta circolare (m 3,75 di diametro). Non sono presenti nicchie. In alto, nella parte destra, ad un'altezza di m 4,50 dal pavimento si apre la scala per il terrazzo, di cui si conservano 14 gradini. Nella parete destra, fra lo spigolo interno dell'andito e l'apertura della scala, si osserva – sollevata di m 3,80 – l'apertura di una nicchia-ripostiglio (m 1,30 x 2,00 di altezza). L'andito presenta sezione ogivale. L'ingresso al corpo aggiunto, volto SSE e di forma rettangolare (m 0,77 x 1,35 di altezza), è sormontato da un architrave con finestrello di scarico. Il corridoio retrostante, di m 3,00 di lunghezza, che presenta sulla parete destra una nicchia di pianta semicircolare (m 1 x 1,30 di profondità), sfocia poi – attraverso un altro ingresso architravato – nel cortile. Sul cortile, di pianta trapezoidale (m 4 x 3,50), si affacciano gli ingressi delle due torri e due nicchie: una al di sopra della porta interna dell'andito e l'altra alla base del muro opposto all'ingresso. Al piede del muro d'ingresso corre un bancone sedile. Nel lato corto del cortile ENE, si apre la porta della torre aggiunta di m 0,90 x 1,40 di altezza con architrave e finestrello di scarico. Questa torre, di pianta circolare (diametro di m 9,20), ha uno spessore murario di m 2,40. L'andito retrostante (m 2,70 di lunghezza), strombato verso l'interno (m 1,30 di larghezza x 3,60 di altezza), con taglio angolare piuttosto ribassato e tendente al tabulare, conduce alla camera di pianta circolare (m 4,40 di diametro), priva di copertura e con un'altezza residua di m 6,75. Fu scavato nel 1924 da Antonio Taramelli.
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