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GRUPPO DI LETTURA

Post n°72 pubblicato il 14 Maggio 2011 da ninolutec
 

 
 
 
 
Cosa sognano i lupi?
Khadra Yasmina 
€ 14,46 - 256 p. Ed. Feltrinelli
 
Nafa Walid è un giovane algerino di bell'aspetto che, dopo aver partecipato per caso a un film come comparsa, sogna di diventare attore: una carriera tutt'altro che facile per un ragazzo nato nella casbah da una famiglia numerosa e povera. Così, mentre aspetta il suo momento di gloria, si adatta a guadagnarsi da vivere lavorando come autista per uno dei nuovi ricchi che, con tracotante arroganza, si comportano come se fossero i padroni del paese. Giorno dopo giorno, nello squallido stanzino dove è relegato a vivere, cresce in lui l'odio e la rabbia dello schiavo, destinata a trovare uno sbocco il giorno in cui si trova costretto a far sparire il cadavere di una ragazzina morta di overdose tra le braccia del suo viziosissimo padrone. Affascinato da un gruppo di fanatici, l'ormai ex aspirante divo si trasforma in uno zelante combattente e infine in un assassino senza scrupoli. "Cosa sognano i lupi?", uno dei primi romanzi di Yasmina Khadra, descrive l'evoluzione tragica e cruenta della società algerina dalla fine degli anni Ottanta, narrando, con realismo, come possano nascere fondamentalismo e terrorismo.  

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Ma chi è Khadra Yasmina?
In questa intervista il suo mistero è svelato.

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Lo scrittore algerino, che aveva rivelato la propria identità maschile a "Le monde des livres" nel settembre 1999, esce oggi dall’anonimato e ci racconta in esclusiva le circostanze che l’avevano spinto a nascondersi dietro uno pseudonimo. Nato nel 1955, reclutato dall’età di nove anni nella scuola dei cadetti di El Mechuar, Mohamed Mulessehoul era ufficiale superiore dello stato maggiore algerino. Oggi ha posto fine alla carriera militare per dedicarsi interamente alla sua vera vocazione: la letteratura. In Messico, dove risiede, si gode questa "diserzione": "ero nato per scrivere!"

Lo sguardo che ne L’écrivain lei rivolge ai suoi anni di "deportazione" è pieno di dolore. Dice che la sua famiglia si è sbarazzata di lei, parla di "cinta penitenziaria" per dipingere la caserma, ricorda la sensazione di essere trascinato verso il suo destino "per le gambe, come gli agnelli portati al macello".
Sono stato espulso dalla mia famiglia, è un dato di fatto: un’iniziativa sciagurata di mio padre. E sono stato adottato dall’esercito, che lascio senza rancore: mi ha allevato, l’ho servito, credo, con dignità e coraggio. Non ho mai cercato di deviare dalla via che mi aveveno tracciato. Non mi sono mai ribellato. Ma non ho mai rinunciato a ciò che ritengo essere più forte di un destino: la mia vocazione di scrittore. Ho continuato a scrivere in un mondo che mi negava questa libertà, e forse proprio grazie a esso ho realizzato il mio sogno: i divieti forgiano le volontà inflessibili.

Perché ha scelto di scrivere in francese?
Non ho scelto. Volevo scrivere. In russo, in cinese, in arabo, ma scrivere! All’inizio scrivevo in arabo. Il mio professore di arabo mi ha preso in giro, mentre il mio professore di francese mi ha incoraggiato.

I suoi primi libri sono stati pubblicati in Algeria con il suo vero nome.
Erano modesti! Rievocavo il mondo che mi era stato sottratto, i villaggi, le condizioni di vita della povera gente, il fatalismo con cui accettava la propria sorte. Inventavo paesi immaginari per potermi esprimere liberamente. Mi autocensuravo, poiché all’epoca la censura regnava su tutto ciò che non era in linea con il sistema: bisognava glorificare la rivoluzione.

Come mai ha deciso di usare uno pseudonimo?
Nel 1989 la presenza di uno scrittore nei raghi dell’esercito ha cominciato a irritare la gerarchia militare. Non avevo scritto nessun libro suscettibile di essere proibito, ma avevo partecipato a un concorso senza chiedere l’autorizzazione. Una circolare del ministero della difesa ha bruscamente imposto agli scrittori militari di sottoporre le loro opere a un comitato di censura militare. Questa circolare era rivolta a me. Ed era impensabile che io accettassi quella misura. Piuttosto che sottomettermi, ho deciso di smettere di scrivere: e ho rischiato di impazzire. Allora mia moglie mi ha consigliato di prendere uno pseudonimo.Mi ha detto: "Mi hai dato il tuo cognome per la vita, io ti do il mio per la posterità." Yasmina Khadra sono i suoi due nomi. E di colpo, clandestinamente, ho scritto tre libri: le prime due inchieste del commissario Llob (La Dingue au bistouri e La Foire) e Les Califes de l’apocalypse, un libro premonitore che nessun editore ha voluto.

Questo pseudonomo ha stupito l’autrice della prefazione di uno dei suoi libri, sbalordita di vedere una donna "dietro questa scrittura misogina fino alla viltà"
Ho il massimo rispetto per la donna, che ritengo superiore all’uomo. E’ stata la prima a insorgere pubblicamente contro l’integralismo!

Perché oggi conserva ancora questo pseudonimo?
Detesto l’ingratitudine. Perché dovrei rinunicare a uno pseudonimo che mi ha permesso di farmi conoscere? Yasmina Khadra è stato lo scrittore che io sognavo di essere: lo accompagnerò per sempre!

Morituri è la prima inchiesta del commissario Llob pubblicata in Francia. Questo poliziesco stava per essere pubblicato da Gallimard.
Quando ho pubblicato la mia prima raccolta di racconti, ad Algeri, Houria, è stato un trionfo personale, una vittoria sulla negazione. Ma qualcuno mi ha fatto abbassare la cresta: se volevo essere veramente rispettato, dovevo essere pubblicato da Gallimard! Da quel giorno ho mosso mari e monti per suscitare l’interesse di Gallimard. Gli ho spedito tutti i miei libri, prima di tentare con Seuil, Laffont, Denoel, Stock. Ogni volta, bruciavo il manoscritto al terzo rifiuto. Mi proibivo di credere che un autore incapace di suscitare l’interesse di un editore su tre potesse ambire allo statuto di scrittore. Ed ecco che nel 1994 Gallimard accetta un manoscritto, all’epoca intitolato Magog: ero al settimo cielo! Putroppo cambiarono idea dopo un parere dell’ufficio legale: il libro era troppo violento!

Come Magog è diventato Morituri?
Magog era stato scritto in condizioni particolari. Ero stato scioccato da uno spettacolo terribile, un attentato omicida. Sono piombato in una sorta di depressione, durante la quale ho saldato i conti con gli integralisti, senza accorgermene. Mi sono ritrovato con quel manoscritto senza sapere quando e come l’avessi scritto!In effetti così com’era non era pubblicabile.

Ha corso un grosso rischio con L’automne des chimères, nel quale dipinge la disgrazia del commissario Llob mandato in pensione per aver pubblicato Morituri con lo pseudonimo di Yasmina Khadra!
Dovevo lanciare questo messaggio a tutti coloro che mi avevano sostenuto, dire loro chi ero! Ma in effetti era una scelta un po’ suicida. Pochi l’hanno capito. In realtà lì io confessavo tutto, in filigrana: che Khadra era un uomo, che era un militare visto che Llob viene convocato non al ministero dell’interno, ma alla delegazione, cioè presso l’esercito, giacché in periodo di guerra tutti i poteri sono delegati all’esercito!

L’uomo che lei descrive così sconvolto dalla violenza come ha potuto portare a termine le sue missioni militari?
Da bambino provavo un sano orrore per i film violenti, per l’oscurità densa di pericoli in cui sbuca la mano armata di un coltello, per le urla di terrore e gli occhi sbarrati dell’assassino che ero sicuro di ritrovare nel sonno. Ma sono stato coinvolto nella guerra, era il mio mestiere. Non c’è modo di barare. Ho praticato la violenza perché a volte si può guarire il male solo con il male.

Cosa pensa della presa del potere da parte dei militari nel 1992?
E’ stata una cosa giusta. Se gli ufficiali tedeschi avessero fatto lo stesso al momento dell’ascesa al potere di Hitler, avrebbero impedito la Shoah. La nostra guerra civile ha risparmiato tutte le altre nazioni circostanti, compresi i paesi al di là del Mediterraneo: gli islamisti avevano in programma una gigantesca epurazione!

L’esercito algerino è stato sospettato di passività, per esempio in occasione del massacro di Bentalha.
Tutti gli eserciti del mondo sono in difficoltà di fronte al terrorismo! L’esercito algerino è formato per la guerra classica contro altri eserciti, non per affrontare una guerriglia di cui gli sfuggono le regole, una guerra subdola, estrema, che opta per lo spettacolare a discapito della logica, a volte del tutto assurda. I terroristi attaccano tutto, alberi, cani, mucche, pastori. L’esercito algerino dà prova di un grande coraggio contro quella gente! Ma è incapace di mettere in ginocchio l’integralismo.

Uno dei suoi ex commilitoni, Said Mekhloufi, è diventato un emiro dell’integralismo armato. Lei ha dovuto pianificare due imboscate per neutralizzarlo.
Era un fratello! Ma è diventato uno di quegli insorti che si sono spinti così in là nell’atrocità da non potersi più reintegrare nella società. Said ha scelto di uccidere bambini, donne e anziani. C’era una taglia sulla sua testa ed è stato giustiziato da un altro combattente dell’Esercito islamico di salvezza cui rifiutava di sottomettersi. Io devo ai libri di avermi salvato dalla rassegnazione. Ho scritto sei libri durante la guerra; che mi hanno permesso di trascendere le mie angosce, di dominare l’orrore, di rimanere lucido, di non diventare un assassino.

La letteratura è un bastione contro l’odio?
Gli scrittori sono dei profeti, dei visionari, dei salvatori della specie umana. Non interpretano il mondo, lo umanizzano. Ho sempre voluto essere al servizio di quest’ultimo bastione contro l’animalità. Diventare uno dei fari che sfidano l’opacità dello smarrimento.

Un GDL o BOOK CLUB è  un gruppo di persone che, secondo un calendario prestabilito, si ritrova sul blog, in una sorta di laboratorio virtuale, per parlare di libri. I titoli su cui discutere saranno decisi dai partecipanti, ma letti in autonomia. In pratica ognuno legge a casa propria e poi ci si ritrova qui tutti insieme per scambiarsi opinioni, sensazioni, stimoli, suggerimenti per nuove interessanti letture. Che ne pensate? l'idea vi interessa? Sì? Bene, e dunque LIBRIAMOCI!

 
 
 
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