
GALLERIA - SLIDESHOW
Da Mosca a San Pietroburgo (1) Da Mosca a San Pietroburgo (2)
Da Mosca a San Pietroburgo (3) Da Mosca a San Pietroburgo (4)
VIDEO DELLA GITA A
MONTEVECCHIO
| « CONFERENZA DELL’ARCHEOLO... | CONFERENZA DELL'ARCHEOL... » |
CONFERENZA DELL'ARCHEOLOGO PIERO BARTOLONISTORIA DEGLI SCAVI (PARTE QUARTA)
La necropoli punica Dopo il 525 a.C., con la conquista di Monte Sirai da parte di Cartagine e con il ripopolamento dell’abitato da parte di nuovi coloni di stirpe africana, il rito funebre mutò dal rito dell’incinerazione a quello dell’inumazione, secondo le usanze in vigore a Cartagine e tra le popolazioni nord-africane . A questo scopo fu utilizzata una zona della valle situata accanto all’area della necropoli fenicia a incinerazione. Non sappiamo se l’impianto della nuova zona cimiteriale abbia danneggiato alcune tombe della necropoli fenicia, ma il ritrovamento di alcuni oggetti certamente di età fenicia fuori dal loro contesto permette di ritenere che almeno alcune fosse fenicie siano state sconvolte. La necropoli punica non è certamente molto estesa come quella della vicina Sulcis, ma è composta unicamente da tredici tombe sotterranee, due delle quali ricavate con l’ampliamento di due precedenti Domus de Janas preistoriche situate sotto la scarpata del tofet. A queste tredici è da aggiungere un corridoio di accesso con scala, detto dromos, che è privo di camera ipogea. Questo corridoio probabilmente costituisce il tentativo di esecuzione di una tomba non portato a completamento, forse a causa della cattiva qualità della falda tufacea nel luogo ove avrebbe dovuto essere praticata la camera ipogea. Mentre tutte le tombe fenicie a incinerazione contenevano un solo corpo, quelle puniche accoglievano numerosi defunti e, viste le loro considerevoli dimensioni, sono probabilmente da considerare tombe di famiglia. La necropoli dei bambini In questo periodo e fino al 360 a.C. circa, i bambini venivano sepolti in una zona poco distante, ma diversa da quella degli adulti. Tra il 525 e il 360 a.C. le tombe dei bambini di età punica erano situate nella zona precedentemente occupata dalle tombe fenicie a incinerazione. I corpi dei bambini venivano sottoposti al consueto rito del lavaggio e dell’unzione e quindi erano inseriti all’interno di anfore di tipo commerciale e sepolti in tombe a fossa scavate nel tufo. Alcune di queste fosse hanno gravemente danneggiato le precedenti tombe fenicie, poiché evidentemente gli affossatori non si erano resi conto della loro presenza. In questo periodo le tombe dei bambini erano soprattutto contenute in anfore, ma in alcuni casi i corpi dei piccoli defunti erano sepolti semplicemente nella terra. La sepoltura era completata da un piccolo corredo personale, formato da gioielli in argento e bronzo, da scarabei e da collane con amuleti e vaghi in pasta vitrea o in pietra e più raramente da vasi. La struttura delle tombe ipogee Le tombe puniche a camera sotterranea erano riservate al seppellimento degli adulti. Il tipo di lavorazione unito alle impronte degli strumenti utilizzati per lo scavo, visibili ancora oggi, portano a ritenere che forse vi fosse una confraternita di affossatori che provvedeva alla costruzione della tomba e alle successive onoranze funebri. La tomba era composta da due parti distinte: il corridoio di accesso, detto dromos, e la camera sotterranea. Il rito dell’inumazione in età punica Il rito funebre prevedeva il consueto lavaggio del defunto e la sua vestizione con un sudario o con una tunica chiusa con bottoni in osso. Quindi, il corpo, adornato con i beni preziosi composti da amuleti, sigilli e gioielli, veniva adagiato su un letto funebre formato da assi di legno e veniva trasportato presso la tomba. Talvolta veniva preparato un sarcofago di legno, completamente smontabile e composto da sezioni separate, per consentirne il trasporto e il passaggio attraverso lo stretto portello di ingresso della tomba. Le pareti del sarcofago venivano introdotte nella camera sotterranea e quindi venivano rimontate con l’aiuto di perni e coppiglie. Il corpo veniva posto nei loculi lungo le pareti o era introdotto in un sarcofago che poggiava sul pavimento della camera. Presso i piedi venivano collocati i vasi rituali, il cui uso probabilmente era divenuto ormai solo rappresentativo e non più funzionale. Presso la testa veniva collocato un recipiente chiuso - una brocca o un’anfora -contenente forse acqua. Al termine della cerimonia funebre il portello di accesso alla camera ipogea veniva richiuso con una lastra di pietra o con mattoni di argilla cruda. Quindi venivano gettati all’interno del corridoio alcuni recipienti di uso sacro o alcuni piccoli vasi che contenevano unguenti profumati, la cui funzione, apparentemente rituale, era in realtà quella di eliminare i miasmi della morte. Con il passare del tempo, e con il progressivo aumentare del numero dei corpi collocati all’interno delle tombe, i defunti venivano deposti sul pavimento della camera, mentre i vasi appartenenti ai corredi più antichi venivano spostati ed erano collocati alla rinfusa negli angoli della parete ove si apriva il portello di ingresso. Come già accennato, oltre alle 11 tombe a camera ipogea presenti nella valle, altre due di questo tipo sono collocate al margine della stessa valle e ai piedi del dirupo del tofet. Si tratta con ogni probabilità di due Domus de Janas riutilizzate in età punica. Le due camere, prive di dromos e ampiamente rimaneggiate, sono state violate in epoca imprecisabile, forse ancor prima che fossero piazzate sul monte le batterie antiaeree a difesa delle miniere di Carbonia. I LUOGHI SACRI La struttura del tempio Nell’area siro-palestinese e quindi nelle città della Fenicia i luoghi di culto erano di tre tipi: il primo era un edificio che poteva essere di varie dimensioni e che costituiva il vero e proprio tempio, mentre il secondo era un’area a cielo aperto, racchiusa da un muro, nel cui interno erano piccole cappelle votive, di norma accompagnate da un piccolo bosco sacro. Il terzo era costituito da un altare sacrificale posto sulla cima di una collina e costituiva il cosiddetto alto luogo di biblica memoria. Il tempio fenicio era diviso internamente in celle, talvolta l’una successiva all’altra. La facciata, in qualche caso ornata da due colonne, era aperta su uno dei lati brevi dell’edificio, spesso quello volto verso il sorgere del sole, ma vi potevano essere anche ingressi secondari praticati nei lati lunghi. Dopo l’ingresso si apriva il primo vano, il pronaos, che costituiva una specie di vestibolo nel quale i fedeli si preparavano alla preghiera ed era quello più frequentato dell’edificio. Un ulteriore vano era la cella sacra della divinità e costituiva il penetrale, noto anche con il nome di Qodesh Qodeshim (Sancta Sanctorum: il Santo dei Santi). Una cisterna con l’acqua necessaria per il culto completava le caratteristiche comuni di questi luoghi sacri. Come detto, la porta principale del tempio talvolta era affiancata da due pilastri o da due colonne, sormontati da due capitelli che a loro volta sorreggevano l’architrave. Il tetto era piatto ed era decorato da una modanatura chiamata gola egizia. Sopra questa modanatura, la facciata era ulteriormente decorata da un fregio di stile egittizzante formato |
GITA A ORROLI
Contatta l'autore
|
Nickname: ninolutec
|
|
|
|
Età: 85 Prov: CA |

Per non occupare una 





Inviato da: Manuela
il 10/02/2015 alle 23:06
Inviato da: giramondo595
il 30/11/2013 alle 10:19
Inviato da: giramondo595
il 18/05/2013 alle 23:30
Inviato da: giramondo595
il 14/04/2013 alle 19:55
Inviato da: giramondo595
il 01/04/2013 alle 23:46