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CONFERENZA DEL DOTTOR NICOLA CONTINI

Post n°115 pubblicato il 16 Novembre 2011 da ninolutec
 

PAESAGGI DI FAMIGLIA
LE IMMAGINI DEL NOSTRO PASSATO

 

Nicola Contini nasce il 2 Agosto 1978 a Oristano. Dopo essersi laureato in Scienze della Comunicazione con una Tesi di Laurea in Psicologia della Comunicazione dal titolo “Vietato non Toccare. Percezione e fruizione dell’arte nelle persone non vedenti ” all'Università degli Studi di Siena frequenta un corso di Registi del Cinema Documentario promosso dal Festival dei Popoli di Firenze, successivamente frequenta il master in Teoria e Pratica del Cinema Documentario dell'Università autonoma di Barcellona. Tra i tanti lavori di Nicola Contini ricordiamo il documentario, ancora in lavorazione, Zingarò., incentrato sull’esperienze lavorativa di alcuni rom a Carbonia e vincitore del primo premio al concorso “Il Cinema Racconta il Lavoro” edizione 2010-2011 indetto dall'Agenzia Regionale per il Lavoro e dalla Cineteca Sarda. Si è classificato secondo nel concorso per progetti “Storie di emigrati sardi”, organizzato dalla Società Umanitaria e  dall’Assessorato al lavoro, da cui è nato il film “Marie, Maria” che è stato proiettato a Cineworld il 27 aprile 2010.

 

 

 “Le generazioni più giovani sono state schiacciate sul tempo presente, la memoria del passato interessa loro poco o nulla, non sembrano disposte a condividere quel tanto di felicità attuale con le generazioni che le seguiranno”.

 

 

 

 

 

 

Nel pomeriggio di ieri, 15 novembre 2011, è stato graditissimo ospite della nostra Associazione il dottor Nicola Contini, il quale ci ha parlato del progetto "Paesaggi di famiglia. Le immagini del nostro passato", che nasce con l’obiettivo di recuperare, restaurare e archiviare le pellicole amatoriali del territorio del Sulcis Iglesiente, e, a distanza di un anno dal suo inizio, ha raccolto più di un centinaio di ore di filmati, restaurati e digitalizzati gratuitamente per le famiglie donatrici. Le pellicole raccontano l’evolversi del territorio del Sulcis Iglesiente a partire dai primi anni sessanta fino agli anni ottanta. I film recuperati, in 8mm e super8, mostrano momenti di vita quotidiana e familiare, ma anche viaggi, riti collettivi ed eventi pubblici. Al pari di altre fonti della memoria privata (diari, lettere, fotografie amatoriali e testimonianze orali), i filmati costituiscono un immenso patrimonio di testimonianze individuali – trasversali e inedite – sui fenomeni che hanno segnato la società sarda e quella di Carbonia in particolare. Le prime valutazioni sul materiale recuperato descrivono i film di una famiglia “ideal-tipo” piccolo-borghese, operaia e commerciante (a parte alcune eccezioni riguardanti professionisti - un medico, un ingegnere, un professore ed un imprenditore) con uno sguardo essenzialmente diaristico, e mostrano le trasformazioni del paesaggio e degli stili di vita, offrendoci l’opportunità di osservare i riflessi che i grandi eventi storici hanno portato nelle abitudini e nella vita quotidiana delle persone. Esse costituiscono un raro e prezioso controcampo – personale, soggettivo, microsociale – dei cinegiornali prima e della televisione pubblica poi, fino all’inizio degli anni Ottanta. Particolarmente toccanti sono le immagini di un operaio, realizzate durante la costruzione del polo industriale di Portovesme e i funerali di un minatore a Cortoghiana come suggello ad un’epoca. Va ricordato, inoltre, che è gia online il database progettato per raccogliere le piccole gemme di questi capolavori familiari e metterle a disposizione degli studiosi e dei ricercatori attraverso l’indirizzo: http://www.paesaggidifamiglia.it/privato.html Per tutelare la privacy dei donatori, l’accesso avviene attraverso una registrazione preliminare.
"Paesaggi di famiglia", grazie al sostegno dell’ISRE (Istituto Etnografico della Sardegna)e all’Assessorato alla Cultura del Comune di Carbonia, è un progetto di recupero della memoria, attraverso la raccolta di filmati amatoriali in formato 8mm, super8, 9,5 mm e 16 mm e la loro successiva catalogazione, archiviazione e diffusione. Il progetto si rivolge in primo luogo ai cineamatori, agli appassionati e ai dilettanti che negli anni hanno affidato alla pellicola ricordi e momenti significativi della vita propria e della loro terra. Il progetto Paesaggi di Famiglia vuole promuovere la partecipazione dei cittadini del territorio di Carbonia invitandoli a contribuire, ciascuno con il proprio racconto personale (i filmati amatoriali a rischio di estinzione), alla costruzione di una storia collettiva condivisa. Il progetto, inoltre, offre loro l'opportunità di osservarsi con curiosità confrontando i propri momenti privati con quelle di altre famiglie del proprio territorio, simili ma non uguali, consentendo, anche, il recupero e la sistematizzazione del patrimonio degli archivi di famiglia presenti nel territorio. Secondo Roger Odin, il cinema amatoriale rappresenta un’importantissima fonte documentaria sul legame tra Storia e territorio. Le bobine in Super 8 non sono più considerate dagli storici come semplici pratiche cinematografiche con finalità esclusivamente private ma come testimonianze storiche inedite in grado di offrire una documentazione di prima mano su interi settori della società (Roger Odin, 1995). Paesaggi di Famiglia raccoglie questa sfida raccontando i cambiamenti intercorsi all'interno delle famiglie e della società di Carbonia e del Sulcis attraverso il loro modo di rappresentarsi.
Il progetto Paesaggi di Famiglia, inoltre, intende offrire uno sguardo sul fluire del tempo a partire dalle testimonianze di chi visse le trasformazioni del Sulcis e di chi, nelle generazioni successive, nel territorio del Sulcis costruì il suo mondo. Il progetto è partito con la previsione di raggiungere un monte ore di materiale digitalizzato di circa 30 ore. Ad oggi, dopo 9 mesi di lavoro nel territorio, abbiamo raggiunto il risultato di oltre 100 ore digitalizzate e altri fondi di materiale filmico individuati ma non ancora recuperati. Le pellicole finora recuperate – girate in 8mm e super8 – mostrano momenti di vita quotidiana e familiare, ma anche viaggi, riti collettivi ed eventi pubblici. Al pari di altre fonti della memoria privata (diari, lettere, fotografie amatoriali e testimonianze orali), esse costituiscono un immenso patrimonio di testimonianze individuali – trasversali e inedite – sui fenomeni che hanno segnato la società sarda e quella di Carbonia in particolare. Si apprezza la città in cui si vive se la si conosce e conoscerla significa anche  tentare di recuperare nella memoria locale ciò che è andato eventualmente perduto, per offrirlo come patrimonio a chi non c'era. Tutto ciò trova un senso in una presa d'atto che ciò che oggi noi siamo ha radici nel passato, e che dimenticare queste radici  può condurre ad un modo di vivere e di pensare privo di riferimenti nel quale le relazioni tra persone sono determinate solamente da necessità o da convenienza. Il non far memoria di questa identità culturale può portare all'individualismo ed alla fuga dalle aggregazioni e di conseguenza alla dequalificazione della vita. E questo perchè la conservazione della memoria storica non sia più solo un dovere civile e neppure un semplice, sia pur legittimo, bisogno collettivo, ma diventi una vera e propria risorsa comune, che va doverosamente conosciuta per essere giustamente riconosciuta e apprezzata, sempre in grado di fornire ai giovani l’esempio di come pur nel pieno rispetto della specificità dei  singoli sia possibile mettere insieme le risorse di ciascuno per dare vita ad una unità ideale e d’intenti capace d’incidere sulla crescita della comunità  alla quale ciascuno deve portare la testimonianza del contributo delle proprie capacità, della propria intelligenza e del proprio mondo di moralità e di valori. L'esperienza c’insegna che il mondo giovanile è a disagio per una crisi profonda d’identità e di radici. Si ha fame di memoria storica, non per una sterile nostalgia del passato, ma perché essa orienta una visione positiva della vita e dei rapporti umani, educa alla convivenza pacifica e ad avere dei punti di riferimento dai quali partire per continuare a costruire dove altri hanno già terminato il loro lavoro. Memoria e identità sono due termini che affondano le proprie radici nel territorio che sta intorno a noi  e con il quale noi interagiamo, ma costituiscono anche il consolidamento di un circolo di legami e di relazioni affettive che quotidianamente viviamo sulla nostra pelle e che ci sono state trasmesse attraverso le esperienze maturate da chi è vissuto prima di noi. Memoria e identità rappresentano, quindi, anche un bagaglio di esperienza e di cultura che ereditiamo da un passato che non abbiamo vissuto direttamente, ma che tuttavia ci pervade e ci condiziona più di quanto non sia credibile e immaginabile. Ecco perché è di fondamentale importanza andare alla riscoperta, alla valorizzazione e alla conservazione dei segni del nostro passato.

Potenzialità del progetto

Il progetto si inscrive in un più ampio movimento nazionale e internazionale di valorizzazione del film di famiglia come fonte e occasione di storia, memoria e ricerca. Si tratta di una proposta pionieristica per la Sardegna che va ad integrare un lavoro di indagine regionale forte di anni di esperienza nel campo della ricerca antropologa ma ad oggi manchevole sul versante del cinema privato. Il caso sardo andrà ad integrare con la sua peculiare prospettiva il patrimonio nazionale portando il proprio contributo ad una storia del Novecento italiano ancora tutta da scrivere.
Il progetto consente di sviluppare figure professionali qualificate e assenti dal contesto regionale. Difatti si intende fondare un laboratorio permanente per lʼelaborazione e la lavorazione delle pellicole amatoriali; ciò sarà possibile grazie alla collaborazione con lʼassociazione Home Movies -Archivio Nazionale del Film di Famiglia di Bologna-. Lʼidea è quella di formare in loco figure professionali ad hoc, che acquisiscano le competenze necessarie al lavoro sulle pellicole. Le professionalità nate dal progetto aprono nuove prospettive sia per quanto concerne il mercato del lavoro, sia per il loro rilievo nellʼambito della ricerca scientifica. Il recupero e la digitalizzazione del cinema privato è destinata a Film di famiglia in Sardegna generare infiniti sviluppi non soltanto dal punto di vista scientifico ma anche nella promozione culturale e mediatica del territorio.
Attraverso l’utilizzo e l’elaborazione del prezioso materiale raccolto, potranno essere realizzati prodotti audiovisivi ed esposizioni che costituiscono un inestimabile valore aggiunto al progetto. Come dimostrano le precedenti analoghe esperienze svolte sul territorio nazionale, numerose sono le potenzialità legate alla raccolta di questo materiale che hanno occasionato mostre fotografiche, videoistallazioni, proiezioni video, spettacoli con sonorizzazioni dal vivo, conferenze e seminari.

 
 
 
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