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CONFERENZA DELL'ARCHEOLOGO PROFESSOR MARIO FRAULE "DOMUS DE JANAS" DELLA SARDEGNA ______________ ITINERARI ATTRAVERSO LE NECROPOLI DELL'ISOLA PARTE TERZA ![]() Anela Come arrivare Imboccata dalla SS 131 la 128 bis, si giunge dopo circa 6 km a Mores. Oltrepassato il paese, dopo circa 1 km, si svolta a d. nella strada per Bono. Dopo 11,5 km si imbocca a s. il bivio per Nughedu San Nicolò. Poco dopo si vede il primo cartello turistico per il sito archeologico. Si percorre la strada provinciale per Nughedu per 6,2 km fino a incontrare un secondo cartello che indica la direzione della necropoli. Circa 200 m prima di questo cartello, si prende a d. la stradina bianca che porta ad un'azienda agrituristica dove si potranno avere le ultime indicazioni per giungere alle tombe. Il contesto ambientale La necropoli è situata nel costone S di Pianu Oschiri, un altopiano vulcanico ai confini tra il Goceano e il Logudoro. Al di sotto scorre il rio Tuvu 'e carru. Descrizione ![]() La necropoli è costituita da 18 domus de janas, scavate su tre livelli orizzontali sovrapposti a partire dalla linea basale del costone, per un'altezza massima di m 3 sul piano di campagna. I materiali rinvenuti nel corso degli scavi hanno consentito di datare le sepolture ad un periodo compreso tra il Neolitico finale (cultura di San Michele, 3200-2800 a.C.) e il Bronzo antico (cultura di Bonnanaro, 1800-1600 a.C.). Le tombe erano raggiungibili grazie a tacche o pedarole incise nel balzo roccioso, mentre un accurato sistema di canalette convogliava le acque piovane e d'infiltrazione verso il basso e ai lati dei portelli delle tombe, preservando decorazioni, salme e corredi funebri dall'umidità e dal degrado. Gli ingressi erano chiusi con portelli di legno o pietra. Le sepolture sono del tipo a proiezione orizzontale e presentano impianti planimetrici semplici (monocellulari, bicellurari, a "T") o pluricellulari. Le tombe pluricellulari hanno un'anticella che generalmente precede un vano sul quale si impostano le celle laterali. Le celle avevano una funzione funeraria, mentre nell'anticella si praticavano i culti e i rituali funebri, come attestano le fossette scavate nel pavimento destinate a contenere offerte liquide e solide. La tomba IX (detta anche "sa tumba de su re") si distacca nettamente dalle altre per la presenza in facciata di una stele centinata del tipo presente nelle tombe di giganti. La stele di Sos Furrighesos (m 4,05 di h, m 4,02 di largh.) è divisa in due riquadri ben ritagliati a scalpello. Il riquadro superiore è sagomato a lunetta, quello inferiore a trapezio; l'uno è separato dall'altro da un listello orizzontale sagomato e rilevato. Uguale rilievo ha la fascia che contorna la stele lateralmente e superiormente. Al di sopra della stele sono scavate tre cavità dove alloggiano tre pilastrini betilici privi della parte terminale. Essi avevano funzioni magico-protettive. La stele fu scolpita in tempi successivi allo scavo dell'ipogeo, nel bronzo antico, sfruttando lo spazio di una precedente anticella. Gli interni delle domus sono ricchi di elementi architettonici che riproducono la dimora terrestre: soffitti (ad uno o due spioventi), zoccoli, fasce in rilievo, colonne, pilastri, lesene, letti, setti divisori, focolari. Abbondano, particolarmente nelle anticelle e nella celle principali, le decorazioni e i simboli della religiosità neolitica: la pittura in ocra rossa (il colore del sangue, della vita e della rigenerazione); il motivo della falsa porta che simboleggia l'ingresso nell'oltretomba; le corna e le protomi taurine rese a bassorilievo e colorate in rosso o incise, tipiche espressioni del culto del dio toro. Di particolare interesse la partitura decorativa della parete S della cella principale della tomba II. Ottenuta con profonde incisioni, è costituita da una falsa porta centrale, due riquadri laterali, due bande superiori parallele, uno zoccolo di base e una lesena all'estrema destra. Falsa porta e bande sono dipinte in rosso. Le tombe II, VIII, IX, XI, XII hanno restituito 140 petroglifi realizzati con tecnica a martellina, ad incisione lineare e a puntinato. Sono presenti figurazioni corniformi, ancoriformi, antropomorfe, pettiniformi, figure di animali, armi e motivi geometrici (cerchio, poligono, reticolato, segmento, stella, triangolo, zig-zag). Le incisioni a martellina sono datate al Calcolitico-Bronzo antico (2800-1600 a.C.). Gli scavi della necropoli hanno messo in luce anche livelli di frequentazione di età romana ed alto-medievale. Storia degli scavi Le tombe furono scavate negli anni '70 del Novecento da Giuseppa Tanda e restituirono la più alta concentrazione di petroglifi e figurazioni artistiche di età prenuragica nell'isola. Portotorres La Necropoli preistorica di sepolture ipogeiche del tipo a domus de janas è posizionata in un'area di circa due ettari situata a 5 km da Porto Torres. L'area è costituita da 22 tombe, con planimetria varia e tutte pluricellulari (con più ambienti), poste sulla sommità di una collina rocciosa calcarea. Le sepolture sono in prevalenza caratterizzate da ingresso a pozzetto e più raramente da un corridoio discendente, talvolta particolarmente sviluppato in lunghezza (dromos). Durante l’età del bronzo antico (2100-1600 a.C.) si segnala la pratica della trapanazione cranica riscontrata in due crani. Entrambi gli individui sono stati trapanati due volte: il primo è sopravissuto a lungo ad entrambe le trapanazioni mentre il secondo è SEDINI SASSARI E abbiamo così terminato. Ci rivedremo |
GITA A ORROLI
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deceduto qualche settimana dopo la seconda operazione. Si trattava, secondo gli ultimi studi, di interventi chirurgici praticati in vivo allo scopo terapeutico di allontanare un tumore o un'emicrania, un attacco epilettico o un ematoma, anche se non si può tuttavia escludere l'ipotesi di un'operazione con fini magici o rituali. Dei sei crani trapanati in Sardegna due provengono proprio da Su Crucifissu Mannu. In diversi settori del pianoro calcareo nel quale sorgono le tombe, sono visibili profondi solchi paralleli, che spesso si intersecano quasi come gli scambi ferroviari, e sono stati interpretati quindi, come carreggiate preferenziali nelle quali passavano dei carri trainati rudimentalmente, che trasportavano materiale da costruzione cavato in loco ed utilizzato per la costruzione degli edifici di età romana di Turris Libisonis.
Melis,





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