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CONFERENZA DELLA MAESTRA ELENA SIBIRIU

Post n°126 pubblicato il 26 Novembre 2011 da ninolutec
 

STORIA DELL'OPERA LIRICA ITALIANA
OPERA DEL 1600 E DEL 1700

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 PARTE PRIMA

 

 

Ieri, 24 novembre 2011, si è svolta la conferenza della maestra Elena Sibiriu, che ha affrontato, in modo chiarissimo e documentato, i temi relativi all'opera lirica del 1600 e del 1700. 

 

 

Tra il 1500 e il 1600 si affermano il sistema tonale e il basso continuo. L’Opera ha origine dalla necessità /desiderio da parte di molti intellettuali rinascimentali di riportare in vita, in lingua italiana, la tragedia classica greca. Si pensava che fosse interamente cantata, anche nei recitativi (dedicati agli elementi narrativi e dialogici e importante per la comprensione del testo , con un semplice accompagnamento strumentale. I sentimenti erano relegati alle arie), in quel modo che poi venne definito melodramma (canto-azione). Così facendo si diede grande spazio alla parola orientando i compositori verso la monodia accompagnata in contrapposizione alla polifonia dei madrigali (carattere cameristico a 4/5 voci con strumenti per raddoppiare, sostituire, variare le parti del canto). I primi esperimenti di questo nuovo genere nascono all’interno di riunioni intellettuali in casa Bardi a Firenze, una specie di “laboratorio” chiamato la Camerata fiorentina, portarono alla nascita del melodramma.  La committenza della musica proviene da fonti diverse tra loro, da quelle aristocratiche alle società mercantili e borghesi (Venezia), dagli ambienti intellettuali delle “accademie”italiane e dalle “congregazioni” religiose romane. Il MADRIGALE è in scrittura contrappuntistico- imitativa, cioè in forma metrica libera, astrofica di alto livello letterario (le fonti poetiche- letterarie provengono da Petrarca, Boccaccio Bembo, Tasso, Ariosto, Guarini), il rilievo è dato alla linea melodica.  Tra il ‘500 e il ‘600 il compositore aveva il problema di musicare un testo privo di suggerimenti emotivi. La retorica musicale vuole rendere la musica più vicina al linguaggio umano, tentando quindi di accattivare maggiormente l'ascoltatore mettendolo in un particolare stato d'animo. La TEORIA DEGLI AFFETTI è la prima forma retorica adottata nella storia della musica, puntava a muovere gli affetti degli ascoltatori. Già i greci sapevano che la musica poteva suscitare emozioni, ecco perché i teorici e i musicisti dell’epoca attingono dalla cultura ellenica. Ogni AFFETTO (gioia, dolore, ira) veniva identificato con figure musicali definite LICENZE, e come le licenze poetiche, erano qualcosa di anomalo; anomalie nel contrappunto, negli intervalli, nel ritmo.

  NASCITA DELL’OPERA

L’antecedente diretto dell’opera sono gli INTERMEDI. 

1539-Gli intermedi, soprattutto quelli realizzati per la corte medicea. All’interno di feste celebrative o spettacoli destinati al divertimento che prevedono spesso elementi di carattere rappresentativo e musicale; non è raro l’inserimento di episodi / “inserti” musicali. Sono collocati tra un atto e l’altro di una rappresentazione teatrale costituito da:

  • Canti monodici/ corali

  • Balli

  • Esecuzioni strumentali

  • Semplice trama

  • Scenografia

  • Coreografia

I più antichi esempi di opera che conserviamo risalgono al 1600 , la “Rappresentazione di Anima e Corpo” di Emilio dè Cavalieri e “Euridice” di Jacopo Peri. Lavori precedenti, sempre del Peri e di Jacopo Corsi, come “Dafne” sono andati perduti. Nel 1600 a Roma è rappresentata “Rappresentazione di Anima e Corpo” allegoria spirituale su libretto di Agostino Manni. L’argomento è di carattere didattico ed edificante. La realizzazione comprende canto, orchestra, scenografia e balletti. Euridice: rappresentata a Firenze in occasione delle nozze di Maria dè Medici con Enrico IV. È considerata la prima vera opera. L’argomento è mitologico/pastorale con lieto fine necessario per celebrare le nozze ma estraneo alla tragedia; costituisce il modello testuale dei successivi lavori di teatro musicale, destinati ad altre corti nei primi decenni del 1600.

MONTEVERDI 1567- 1643 Cremona

Nella sua produzione sono sintetizzate le trasformazioni che caratterizzano il linguaggio musicale dell’epoca. La musica perse parte della sua tradizionale oggettività e funzionalità nella cerimonia, nella liturgia e nel consumo presso l’aristocrazia per diventare anche espressione soggettiva. Per esprimere una concezione del mondo e della vita che appartiene ad un singolo artista e che attraverso la su sensibilità rispecchia lo spirito del tempo. Allievo di Marco Antonio Ingegneri compositore veronese di musica sacra e madrigalistica. M. è attivo a Cremona, assunto a Mantova nel 1590 presso la corte di Vincenzo Gonzaga come violinista e nel 1601 come Maestro di Cappella. Nel 1612 alla morte di Vincenzo Gonzaga l’erede Francesco lo licenzia, l’anno dopo è nominato maestro di cappella a San Marco a Venezia. 
Opere
La produzione polifonico-profana comprende
8 libri di Madrigali
1°- 4°
: affina la penetrazione psicologica del testo traducendo le suggestioni letterarie in immagini sonore. DESCRITTIVISMO
: inserimento del basso continuo, utilizzo di dissonanze in tempi forti (reazione dei conservatori, querelle con Giovanni Maria Artusi, risposta “signora dell’armonia ” è il testo che giustifica il superamento delle regole compositive tradizionali)
: “Il lamento di Arianna” basso strumentale + strumenti
: nominato Concerto, il termine Concerto / concertato evidenziano le possibilità musicali che ci possono essere dall’incontro di voci + strumenti.
Il termine “in genere rappresentativo”, rispecchia la volontà di orientare il canto verso un’intonazione simile a quella del teatro musicale. L’intonazione è intensa, narrativa e associata alla comunicazione gestuale.
Nella cultura contemporanea: “muovere gli affetti”, cioè commuovere, persuadere.
: Madrigali guerrieri e amorosi
: “stile concitato” , note ribattute velocemente, evocare la passione umana dell’ira. Esempio : “combattimento di Tancredi e Clorinda” i versi corrisponde ai versi 52-68 Canto XII della “Gerusalemme Liberata ” di Torquato Tasso.
Combattimento di Tancredi e Clorinda”
Monteverdi riesce con grande efficacia a penetrare i contenuti testuali e a ricercare musicalmente le situazioni narrate dal Tasso. Lo zoccolio del cavallo di Tancredi, l’urto delle spade nel duello, così come l’ira dei contendenti e la serena morte di Clorinda sono realizzati con l’uso della vocalità solista, di 4 viole e del clavicembalo. Malgrado la semplicità dei mezzi sonori a disposizione, Monteverdi raggiunge effetti di stupefacente realismo e di profonda liricità emotiva.

TEATRO MONTEVERDI

ORFEO: libretto di Alessandro Striggio Junior, rappresentata a Mantova nel 1607 al Palazzo Ducale. Esempio artisticamente più compiuto e valido di opera italiana del ‘600 appartenente al Teatro di corte. La pubblicazione della partitura è indizio del favore riscontrato.
RITORNO DI ULISSE IN PATRIA: tragedia a lieto fine, libretto di Giacomo Badoaro, Venezia 1640
CORONAZIONE DI POPPEA: opera regia, libretto di Gian Francesco Busenello, Venezia 1643.
Altri lavori destinati alla rappresentazione:
TIRSI E CLORI (7° Libro di Madrigali)
BALLO DELLE INGRATE (8° Libro dei Madrigali)
COMBATTIMENTO DI TANCREDI E CLORINDA (8° Libro dei Madrigali)

L’OPERA A ROMA

Primo trentennio ‘600

Il modello di teatro musicale nato nel contesto culturale fiorentino legato alla Camerata dè Bardi e alla Corte medicea si diffonde nell’Italia centro settentrionale. Firenze, Roma , Pisa, Bologna, Mantova, Torino, Parma.
Le opere allestite sono prevalentemente di carattere mitologico e pastorale. Gli ambienti, le corti e le accademie. Il pubblico è l’èlite colta e selezionata.

Terzo decennio del ‘600

Si sviluppano diversi modelli di teatro musicale che si differenziano in base ai contesti socio- culturali e alle aree geografiche.
1623-1643 Maffeo Barberini è pontefice con il nome di Urbano VIII. La sua famiglia è fondamentale nella promozione e nell’organizzazione di opere musicali. Gli argomenti delle opere erano di carattere letterario o agiografico (vita dei Santi). Lo scopo era di produrre soggetti edificanti che nel periodo di carnevale garantissero un divertimento lecito. I libretti sono di Giulio Rospigliosi
, futuro Papa Clemente IX tra il 1631- 1643. Realizza 8 opere di cui il SANT’ALESSIO, I SANTI DIDIMO E TEODORA, CHI SOFFRE EPERI , SAN BONIFAZIO.
“Ogni anno a carnevale l’aristocrazia romana e forestiera è invitata ad ammirare gli spettacoli prodotti dal team collaudatissimo del Rospigliosi in vari luoghi della città (di preferenza si utilizzò una specie di hangar adiacente al Palazzo Barberini alle Quattro Fontane, capace di 3500 posti, le panche venivano trasportate da varie chiese di Roma)”.

La caratteristica delle opere romane

  • Inserimento di personaggi comici con lo scopo di divertire il pubblico all’interno di trame serie

  • Ampliamenti del n° dei versi librettistici, dei personaggi e delle scene per potenziare la spettacolarità

  • Sviluppo della vocalità solista con differenziazione tra recitativo (per necessità narrative dell’opera, procedere musicale affine al parlato) e aria (valorizza gli aspetti lirici del libretto)

  • Utilizzo di cori e balli

  • Potenziamento dell’orchestra, aggiunta di strumenti destinati alla realizzazione del basso continuo (clavicembalo, chitarrone…..) e di strumenti melodici (violini, flauti, cornetti…..) per la realizzazione di Sinfonie (brani introduttivi), di arie, cori e ritornelli (sezioni strumentali tra un’aria e l’altra).

Nel 1655 arrivo di Cristina di Svezia sostenuta dalla famiglia Colonna e in opposizione papale nei confronti degli spettacoli drammatici; allestisce lavori di teatro influenzati dallo stile veneziano.
Esempi:

  • Bernardo Pasquini (1637- 1710) “Il Tirinto ” 1672

  • Alessandro Stradella (1639?- 1682) produzione di carattere buffo “ Il trespolo tutore”

  • Alessandro Scarlatti (1660- 1725) 7 opere per Roma, “gli equivoci nel sembiante” 1679

Alessandro Scarlatti

Nasce a Palermo, nel 1672, a 12 anni, si forma in ambiente romano, assimila i modelli veneziani e li fuse con le tradizioni romane e napoletane (1684).
Oltre 100 opere, codifica un modello nazionale di opera italiana settecentesca.
Roma è l’ambiente dei grandi mecenati (regina Cristina di Svezia, Cardinale Benedetto Panphilj, Cardinale Pietro Ottoboni, Principe Lorenzo Colonna).
Gli equivoci nel sembiante” 1679, debutto. L’opera di Scarlatti influisce sulla nascita dell’opera buffa in dialetto napoletano.
1696- 1702: il vicereame di Napoli affidato al duca di Medinaceli, appassionato di spettacoli teatrali, fu chiamato il grande architetto teatrale Ferdinando Galli detto il Bibiena. Libretti di Stampiglia e Zeno. Scarlatti lascia Napoli caduta sotto la dominazione austriaca.

 
 
 
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