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CONFERENZA DELLA MAESTRA ELENA SIBIRIU

Post n°128 pubblicato il 27 Novembre 2011 da ninolutec
 

 

STORIA DELL'OPERA LIRICA
ITALIANA
OPERA DEL 1600
E DEL 1700

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 PARTE TERZA

 

Una nota distintiva di tutta l’epoca barocca fu la presenza, nei teatri di prosa e lirici di tutta Europa ma non solo, degli evirati cantori. Questi ultimi, inizialmente, cantavano prevalentemente nelle Cappelle ecclesiastiche, dopo che il veto di Papa Sisto V (1588) aveva proibito l’esibizione pubblica alla donna in tutto lo Stato della Chiesa. I fedeli che assistevano alla messa, rapiti dallo stupore e dalla meraviglia che il canto dell’ evirato destava nell’animo, facendosi sempre più numerosi alle funzioni liturgiche davano vita, molto spesso, a veri e propri deliri di massa. Da qui il loro passo sulle scene teatrali fu breve.
La donna, che tranne nello Stato Pontificio si esibiva in tutti i teatri di prosa e lirici europei, si trovò ben presto di fronte un forte rivale sulla scena teatrale, l’evirato. Il castrato aveva la “presunzione” non solo di subentrare nei panni della protagonista femminile di un’opera o credere di rappresentare un’alternativa alla vocalità femminile e maschile, ma aveva anche l’ardire di effigiarsi del titolo di "primo virtuoso del canto" (da qui nacquero tante storie di rivalità tra il castrato e la prima donna), volendo relegare così il ruolo di cantatrice a secondo e terzo ordine. È fuor di dubbio che l’immagine del castrato è soprattutto legata all’esecuzione di musica da chiesa, la quale è stata sempre pensata - almeno per quanto riguarda il cattolicesimo - in funzione della vocalità dell’eunuco e comunque, per una figura maschile (pensiamo ai cori greco-bizantini e ai cori gregoriani, per esempio). Solo più tardi, con il Motu Proprio de Musica Sacra di Pio X (1903) la donna sarà ammessa al canto liturgico, dapprima solo sul sagrato e poi nel presbiterio.
Ma, in particolare, c’è uno di questi "castrati" di cui vorrei parlare. Si tratta di Carlo Broschi. Carlo Broschi nasce ad Andria il 24 Gennaio del 1705 da Salvatore, compositore e maestro di cappella nel Duomo della cittadina pugliese, e da Caterina Barrese, “coniugi della città di Napoli”, come è scritto nel Libro dei Battesimi della Chiesa di S. Nicola, oggi presso l’Archivio Vescovile. Il duca di Andria, Fabrizio Carafa, esponente di una tra le più prestigiose famiglie della nobiltà napoletana, volendo onorare Salvatore Broschi, concittadino napoletano, compositore e maestro di cappella nel duomo di Andria, ne tiene a battesimo il figlio Carlo Maria Michelangelo Nicola Broschi.L’improvvisa morte di Salvatore Broschi a 36 anni, il 4 Novembre del 1717, e la conseguente perdita della sicurezza economica della famiglia, potrebbe essere stata la causa della decisione dell’evirazione di Carlo, dodicenne e ormai prossimo a cambiare voce, le cui promettenti doti avrebbero potuto sopperire alle necessità della famiglia con l’ingresso dell’adolescente nel mondo dei castrati, la cui carriera per tutto il XVIII secolo sarà garantita dal loro impiego come cantori nelle funzioni liturgiche e dalla produzione musicale-oratoriale della Chiesa, e soprattutto dall’egemonia italiana nel melodramma, in tutto il mondo dell’epoca.La famiglia Broschi, trasferitasi a Napoli fin dal 1711, iscrive Riccardo il primogenito al Conservatorio di S. Maria di Loreto, dove questi si formerà come compositore, mentre Carlo, protetto dalla famiglia Farina, giuristi e amanti della scuola musicale della città, viene introdotto da questi presso il più famoso maestro di canto a Napoli, quel Niccolò Porpora, insegnante al Conservatorio di S. Onofrio, già affermato operista in Europa, alla cui scuola si formeranno i castrati Giuseppe Appiani, Felice Salimbeni, Gaetano Majorano, oltre a Regina Mingotti e Vittoria Tesi, e appunto Carlo Broschi.
Questi prenderà il nome d’arte di Farinelli, in omaggio ai suoi protettori, gli avvocati e giureconsulti Farina che, dopo la sua evirazione, pagheranno le lezioni di canto impartitegli dal Porpora. Stando ai documenti finora ritrovati, la decisione della crudele operazione subita da Carlo Broschi per entrare nella scuola di canto diretta dal Porpora dovrebbe essere stata eseguita subito dopo la morte del padre Salvatore, alla fine del 1717, su decisione del fratello maggiore Riccardo, al quale la famiglia, in particolare Caterina Barrese la madre, avrebbe affidato il compito di sovrintendere sulle modalità dell’intervento chirurgico, sia come capo-famiglia, sia come musicista.
Carlo Broschi è ammesso alla scuola di Niccolò Porpora, conquistandosi in breve tra 1717 e 1720 – l’anno dell’esordio come cantante nella serenata Angelica e Medoro di Metastasio a Napoli – un ruolo di primo piano tra gli evirati allievi del maestro napoletano, e, poco più che adolescente, a 15 anni, si avvia ad una delle più straordinarie carriere nella storia dell’opera italiana che lo porterà prima a calcare le scene di tutti i più importanti teatri italiani, poi, in rapida successione, a rivelare il suo genio musicale a Vienna, Londra, Parigi, ed infine a Madrid.
Farinelli possiede una voce di soprano penetrante, piena, brillante e ben modulata, che si estende dal la2 fino al do5. Pochi anni dopo ha raggiunto alcuni toni più gravi, senza tuttavia perdere una sola nota degli acuti, così che in molte opere capitava che un’aria (normalmente, un adagio) a lui destinata venisse scritta nella tessitura di contralto, mentre le altre prendevano il registro di soprano. L’intonazione era chiara, il trillo bello, straordinario il controllo del fiato, agilissima la sua gola, così che poteva coprire anche gli intervalli più ampi con la massima facilità e sicurezza. Le note di passaggio e tutti i melismi non presentavano per lui alcuna difficoltà. Era molto creativo nell’inventare gli ornamenti di un adagio. Ma il fuoco della gioventù, il grande talento, il generale entusiasmo, la sua gola predisposta lo portavano talvolta a degli eccessi di stravaganza. Il suo aspetto era adatto al teatro, ma l’azione in scena non era il suo forte. Le straordinarie capacità di emissione della voce, unitamente alla perfetta padronanza della nota musicale, la versatilità del sopranista capace nella stessa partitura di coprire arie da soprano e quelle da contralto, le eccezionali doti di virtuoso del belcantismo, l’estensione della voce dal LA2 al DO5, riscontrata dal Quantz e ribadita da Giovenale Sacchi – suo primo biografo – fanno di Carlo Broschi immediatamente il cantante più acclamato ed amato a Roma e a Napoli, in quel teatro S. Bartolomeo dove egli come “primo uomo”, nel 1724, dopo il grande successo di Didone abbandonata di Metastasio, intonata da Domenico Sarro, interpreta Nino nella Semiramide, regina dell’Assiria, del suo maestro Niccolò Porpora.
Farinelli - Voce regina è il titolo di un film del 1955 del regista belga Gérard Corbiau, di produzione italo-francese, sulla vita del celebre cantante castrato.

Durante l'interessante esposizione ci è stata presentata la serie di diapositive sul TEATRO BAROCCO, pubblicate qui di seguito.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
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