Creato da ledormeurduval il 12/05/2006

Le Dormeur Du Val

Sogni tra il Sonno e la Morte

 

 

Osteria

Post n°14 pubblicato il 14 Gennaio 2008 da ledormeurduval


La sera della festa. E in piazza già i bambini gridano tra i
vicoli.



E il profumo del pane, che attraversa la musica delle
giostre e dell’orchestra, che arriva forte, come epifania. E i ricordi vanno a
quand’ero bambino, quando, in quella festa, giocavo ad esser grande.



Ora, che la mia età dice che son adulto, il profumo del
pane mette ancora voglia di correre per
scappar dal lupo.

 
 
 

Solitudine

Post n°13 pubblicato il 14 Novembre 2006 da ledormeurduval
 
Foto di ledormeurduval

Qualche anno fa, forse era il 1991 complice la lettura di "Vita nei boschi" di Henri David Thoreau, ma soprattutto a causa dell'ennesima disputa con la consorte, trascorsi il mese di febbraio nella sperduta casera Laghetto, in alta Val dei Frassini. Volevo starmene in pace, a contatto con la natura e i miei pensieri. Caricai un sacco di viveri, vino escluso, e mi piazzai nell'accogliente ricovero. La prima notte portò inquietudine. Rimorsi, rimpianti, spingevano alla porta, accompagnati da remote tristezze. La candela dava vita a ombre che ballavano sulle pareti della stanza. Per tutto il mese, ogni notte, un topolino mi tenne compagnia rosicchiando qualcosa sotto le assi dell'impiantito. La stufa funzionava a meraviglia. Avevo tolto il cerchio centrale in modo che la fiamma potesse uscire fuori e tenermi compagnia. Durante il giorno facevo lunghe camminate favorito dal fatto che c'era pochissima neve. Avevo portato con me anche delle sgorbie e, quando non camminavo, scolpivo piccoli folletti, gnomi, spiriti dei boschi e animali che poi appendevo sulle pareti di legno della baita. Di notte, al bagliore della fiamma, quelle figurine prendevano vita e iniziavano a danzare lungo le assi. Un'aquila di pino mugo sembrava battere le ali. Durante la prima settimana il sonno non voleva saperne di arrivare. La testa si caricava di ansie fino al punto di farmi percepire gente nella stanza. Allora, per dissolvere quelle presenze inquietanti, uscivo nella notte e lanciavo grida come quando i pastori richiamano gli armenti. Dopo i primi quattro, cinque giorni difficili, sentii che stavo riappropriandomi dei ritmi naturali che l'uomo ha dentro di sé sin dai tempi della creazione. I giorni iniziarono a trascorrere veloci, l'ansia era scomparsa, di notte dormivo quasi tranquillo. Non prima di aver chiacchierato con i folletti di legno appesi alle pareti. Ogni tanto, soprattutto la Domenica, appariva qualche turista che faceva domande. Allora me ne andavo verso la cima Laste. Vennero a trovarmi anche degli amici, preoccupati per la mia salute che, invece, era ottima. Tra questi una psicologa, a quei tempi praticante. Le raccontai che parlavo con gli spiriti dei boschi. Dopo aver sgranato gli occhi, la dottoressa tentò in tutti i modi di annientare i miei folletti. Chi non è capace di sognare cerca di impedirlo anche agli altri. Poi, con una serie di domande mirate, si mise a cercare nella mia infanzia i motivi che mi avevano spinto a ritirarmi in una baita. Mi stava annoiando. Voleva riportarmi a valle. Allora, con molta dolcezza, le dissi che aveva ragione, che sicuramente avevo delle tare, ma mi piaceva stare a Casera Laghetto e ci sarei rimasto. Poi, gentilmente, la invitai ad andarsene e la questione fu liquidata per sempre. Quel mese da solo fu una bella esperienza. Vissi a contatto con gli elementi, libero come un camoscio. Di giorno giocavo con la natura, di notte ascoltavo gli esseri misteriosi che la popolano. Verso i primi di marzo, a malincuore tornai a casa. Il dovere imponeva la mia presenza. Ma sarei rimasto volentieri lassù. In seguito, dei folletti scolpiti in quel periodo non trovai più traccia. I passanti li avevano trasferiti nelle loro case, con l'illusione di imprigionare gli spiriti dei boschi. Ma hanno collezionato soltanto un pezzetto di legno. I folletti non vivono nelle case degli uomini, stanno bene nei boschi, tra le rocce, nelle vecchie baite, nelle radure. Ed è lì che bisogna cercarli.

Mauro Corona

 
 
 

Di fronte ad un opera di Giuseppe Boschetti

Post n°12 pubblicato il 26 Ottobre 2006 da ledormeurduval
 
Foto di ledormeurduval

L’odore delle carte, che rimane sulle mani ancora per qualche ora, anche quando ormai gli animi si sono placati, e la saracinesca si abbassa con un tuono.

E il fumo, sui vestiti, sui capelli, che ingiallisce muri e oggetti, che filtra di giallo anche gli animi degli avventori.

Chiudendo l’ultima imposta, mentre la luna abbaglia la campagna, l’Oste, Sacerdote di un tempo immobile, vede oggi ciò che cent’anni fa già sembrava il futuro.

Perché si sa, cambiano i vestiti e le pettinature, cambiano i volti e gli orologi, ma al tavolo in fondo, vicino alla finestra, si bestemmia ancora per un fante sprecato.

 
 
 

"La notte"

Post n°11 pubblicato il 19 Settembre 2006 da ledormeurduval
 
Foto di ledormeurduval

In principio non c'era la notte. Non si conosceva
la notte. C'era soltanto la luce ed era
così intensa, ai tropici pareva di andare
per ere di azzurro, di vermiglio, di verde.
Era così forte la luce che pareva di fluttuare
nei colori
nelle piante.
Quel che non aveva parola si parlava
si parlavano gli alberi e pensavano coi fiori.
Nessuno conosceva il nero
soltanto esistevano i colori
che emanavano luce, che distribuivano energia-pensiero
Ma non si dormiva
l'uomo non conosceva stanchezza
ma non sapeva la dolcezza del riposo
il silenzio e la musica
perché la musica nacque con la conoscenza dei primi ritmi
e con la notte nacque il primo canto.

Márcia Theóphilo - 1979 (dal libro "Io canto l'Amazzonia")

 
 
 

PITA PITELA

Post n°10 pubblicato il 06 Settembre 2006 da ledormeurduval
 

Non è questo o altro

la tenerezza della voce
ricreata il sorriso dentro per un incontro
vissuto dopo
quando ognuno trova la strada
della sua giornata

Mi basta sapere che esiste un pensiero dentro di me
sguardo che nuota nel tuo acquario
di luci
una scaglia di vetro nelle tue fantasie
senza freni
frangia d'allegria nel tuo caleidoscopio


e noi

noi a costruire aquiloni


(cercare il tesoro nel sottobosco l'odore muschiato delle mani
le labbra gonfie di freddo
restiamo sulle ginocchia
per un riso che sfibra
e non si racconta che negli occhi
le lacrime dell'allegria gelano una scriminatura
arrossata sul viso)


ma noi controvento
a dire che anche sotto il peso dell'acqua


i colori restano colori e l'arcobaleno
invade argini e contrade fino a costringere
il sole a bucare l'aria opaca per non trovarsi
unico straniero in una terra sconfinata


e le leggi della natura e
del tempo cesseranno infine le cadenze
dell'infelicità

(Elia Malagò- "Pita Pitela")

 
 
 

Post N° 9

Post n°9 pubblicato il 04 Settembre 2006 da ledormeurduval
 
Foto di ledormeurduval

Credevo fossi solo un'ombra nella rètina.

Un piccolo fastidio, come dopo aver guardato il sole.

Chiudo gli occhi e non sei più. 
  

Ma tu ti sposti tra occhi e cuore,

e mi ricordi quanto sia inutile la paura. 
  

Dentro le mani stringo ancora 

una parola.

 
 
 

Di un finto Haiku

Post n°8 pubblicato il 25 Luglio 2006 da ledormeurduval
 
Foto di ledormeurduval

Entra, sbattendo, vento caldo
dalla finestra socchiusa.
Le gambe irrequiete ed un sussulto al cuore.

 
 
 

Ad E.

Post n°7 pubblicato il 13 Giugno 2006 da ledormeurduval
 
Foto di ledormeurduval

Ripiego i sentieri
in tasche sfondate dal peso
di notti insonni.
A stringere i pugni.
Lascio le gambe inseguire
la pioggia collosa dei ricordi,
perdersi nei suoni del passato.
Chiudo gli occhi.
Eppure ogni volta
la mappa si cancella,
un nuovo viaggio ha il suo inizio
nel dimenticare.
Per poi (ri)scoprire.

 
 
 

Di quando eri lontana

Post n°6 pubblicato il 05 Giugno 2006 da ledormeurduval
 
Foto di ledormeurduval

Sorridono distanze lontane,

sanno che i venti le riavvicineranno.

Tempo che scorre lento, oltremare.

Si sciolgono pensieri lungo le spalle fin

nelle gambe, e spingono e spingono ancora,

fino a che il cuore non si stacca dal corpo.

…e io resto, ineguagliabile giullare,

a scherzare con il sale,

ballare sulla schiuma,

e ridere di me, che ti penso vicina, come riflesso sul mare.

 

 
 
 

Aspettando Ulisse

Post n°5 pubblicato il 30 Maggio 2006 da ledormeurduval
 
Foto di ledormeurduval

Con occhi affamati
rido di nebbie e nuvole.
Quando arriverai, dannato?
Quando il verso della civetta rivelerà
la tua presenza?
Il cuore sarà saldo
e le braccia pronte a vogare.
Con occhi affamati,
attendo l'aria salata sulla faccia.

 
 
 

Post N° 4

Post n°4 pubblicato il 26 Maggio 2006 da ledormeurduval
 
Foto di ledormeurduval

Come pioggia,

        sogni piovono al risveglio dai ricordi,

bagnano i passi oltre la porta, oltre le Torri.

                  Nascondo i segni della notte e sono in cammino.

 Nascosto dalla selva di lamiere e rossi accesi,

           proteggo con rabbia l’infrangersi del mare che

canta dentro al cuore.

     (…lasciami ancora senza respiro,

                        raccontami di nuovo di quando partisti,

delle navi e dei pianti delle donne sulle spiagge…)

           Si frantumano sotto le cornee le mete agognate

e i pensieri dal passo veloce, all’ arrivo quotidiano.

Quasi nebbia negli occhi, svanite incolori davanti a me.

             (…ancora il lento salmodiare, la litania antica,

                                   alle preghiere nel tempio Cassandra vaneggia

            la più terribile delle verità…)

 Potessi un giorno partire ancora , lasciando al di là del mare

            un porto d’ Itaca in fiamme, per re-imparare il viaggio,

                        ricordare le vie, le rotte.

            Nuove spiagge, nuovi approdi,

si mescolano lingue sconosciute e profumi antichi

                        all’ alba nei mercati.

            Non cercherei più l’eco del mio nome tra il vociare confuso

dei racconti attorno ai fuochi,

                        niente più Eroi, niente più Onore.

Divorerei solo in silenzio le nuove strade.

 
 
 

(...)

Post n°3 pubblicato il 23 Maggio 2006 da ledormeurduval
 
Foto di ledormeurduval

Riecheggia il rumore dei tuoi pensieri

tra le infinite gocce di un nebbioso novembre.

Là, dove finisce l’arcobaleno ingannatore,

un camino è teatro per il gran ballo

dei figli del fuoco.

Parlami ancora col silenzioso linguaggio dei sogni di bambina,

avvicinati,

vieni,

la danza ora ha il ritmo ossessivo degli sciamani africani.

 
 
 

Post N° 2

Post n°2 pubblicato il 15 Maggio 2006 da ledormeurduval
 
Foto di ledormeurduval

Una sera,

sulla collina,

sotto la grande quercia,

lasciati accarezzare dalle mie labbra.

Lascia che le mie mani siano vento

sulla tua pelle.

Respira il fuoco,

che profuma d’incenso e terra,

e la mia barba d’uomo sia

il solletico dell’erba sul tuo corpo.

Non parlare, non chiedermi il nome,

fa che io sia per te il ricordo

di una sera d’estate.

Amami.

E ricordati,

qualche notte,

ad agosto,

ricorda il calore dei sensi,

il silenzio delle voci nascoste.

Ricorda.

Respira.

Resta.

Come anima che perde il sonno

e scopre la notte. Io sarò.

 
 
 

Capivo, al mattino, perchè il risveglio fosse così lento.

Post n°1 pubblicato il 12 Maggio 2006 da ledormeurduval
 
Foto di ledormeurduval

Sull’asfalto,
bianco dal
sole,
si ricama il profilo dei
tigli.

Resto avvolto nelle loro
ombre,
ascoltando la vita stropicciarsi al
risveglio.

Nei chiaroscuri dall’odor di
fieno,
le gambe sono già
altrove.

 
 
 

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