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quod evidens est argumentum, liberum arbitrium esse merum mendacium.

 

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« UN DELITTO QUASI PERFETTO...Messaggio #72 »

CON L'URETANO UN DELITTO «QUASI» PERFETTO

Post n°71 pubblicato il 17 Novembre 2007 da servoarbitrio
 

IL MARITO-ASSASSINO GIAN LUCA CAPPUZZO SMASCHERATO DAL TOSSICOLOGO FERRARA .

Ha ri­schiato di essere archiviato come un suicidio, anche se con l'alone del dubbio. Così avrebbe potuto farla franca il marito Gian Luca Cappuzzo, dopo mesi reo confesso di quell'assassinio che per la pubblica accusa è stato premeditato, accuratamente organiz­zato per settimane, forse me­si, e poi crudelmente messo a segno. Se delitto perfetto non c'e sta­to, «È PERCHÈ BEN HA FATTO IL PUBBLICO MINISTERO (ORIETTA CANOVA) A RECEPIRE IL SUGGERIMENTO DEI TECNICI DI ESEGUIRE  IMMEDIATAMEN­TE L'AUTOPSIA» ha avvertito il professor SANTO DAVIDE FERRARA, di­rettore dell'U­nità operati­va di tossico­logia forense dell'Univer­sità di Padova. E’ stato proprio lui, «principe della tossicolo­gia», a ipotizzare il delitto e a smascherare la morte violenta della psicologa  Elena Fioroni prima che gli inquirenti facessero luce sul caso con il consueto lavoro di investigazione. Un omici­dio diabolico, studiato dall’assassino con ri­cerche via Internet ed eseguito con il ricorso ad un veleno, L'ETILCARBAMMATO O URETANO, PER LO PIÙ SCONOSCIUTO AI MEDICI, DI RARA APPLICAZIONE IN CAM­PO VETERINARIO, ormai desueto per i suoi effetti di mutagenesi e cancerogenesi. Una so­stanza pericolosa che ha una caratteristica: la volatilità. Agisce. Uccide. E poi sparisce trasformandosi per il 95% in anidride carbonica ed etanolo e, in quel processo di poche  ore, GONFIANDO COME UN MO­STRUOSO PALLONE IL CORPO UMA­NO APPENA SOPPRESSO, CHE TOR­NA A RECUPERARE LE SEMBIANZE ORIGINARIE IN UNA FASE SUCCES­SIVA, NONOSTANTE UN ACCELERATO PROCESSO PUTREFATTIVO.
Il professor Ferrara e il dottor Giampietro Frison anche lui dell'Istituto di medi­cina legale di Padova, hanno spiegato nel dettaglio come è stato scoperto l'assassinio.
E per farlo, hanno proiettato  alcune drammatiche foto del corpo della vittima scattate prima e dopo la peri­zia.
ELENA FIORONI, 31 ANNI, VIENE UCCISA LA NOTTE TRA l'8 E IL9 FEBBRAIO 2006 CON TRE INIE­ZIONI DI URETANO.  Inizia subito l'esame esterno del cor­po che si sta deformando da­vanti agli occhi attoniti dei medici legali. Ha raccontato Ferrara: «A DISTANZA DI POCHE ORE (DALLA MORTE) APPARIVA UN RETICOLO VENOSO PUTREFATTIVO PROVOCATO DALLA SOSTANZA TOSSI­CA, NONOSTANTE LE MIGLIORI CONDIZIONI DI CONSERVAZIONE DEL CORPO ... AL MOMENTA DELL' AUTO­PSIA NON POTEVAMO NEANCHE SOGNARCI CHE SI TRATTASSE DI URETANO. MA, ESCLUSA LA PATOLO­GIA NATURALE, GRAZIE ALLE NO­STRE COMPETENZE SIAMO STATI INDIRIZZATI VERSO UNA MORTE CAUSATA DA SOSTANZE TOSSICHE VOLATILI DA ALCUNI ELEMENTI COME IL RIGONFIAMENTO DEL CADA­VERE, L'ODORE DOLCIASTRO CHE EMANAVA, LA PRODUZIONE DI BOL­LE DI ANIDRIDE CARBONICA CON LA SEZIONE AUTOPTICA E LA NECRO­SI EMORRAGICA POLIVISCERALE».... «SE L'AUTOPSIA NON SI FOS­SE SVOLTA SUBITO, LA DIAGNOSI SA­REBBE STATA COMPLESSA E L'URE­TANO NON SAREBBE PIÙ STATO TRO­VATO: BEN POCHI LABORATORI AL MONDO SAREBBERO RIUSCITI A IDENTIFICARLO. UN CASO DEL GE­NERE NON E MAI STATO SEGNALATO NELLA LETTERATURA SCIENTIFI­CA». 

 

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Commenti al Post:
arza1
arza1 il 17/11/07 alle 15:06 via WEB
Adesso ho visto in rete: una donna abilmente avvelenata. E il marito assassino (dottor Gian Luca Cappuzzo, specializzando in chirurgia,assistente del notissimo prof Davide D'AMICO) oggi non sarebbe in manette davanti ai giudici della Corte d'assise. Il professor Santo Davide Ferrara , esperto tossicologo dell'Istituto di medicina legale dell'Università, lo ha detto a chiare lettere . Il pubblico ministero Orietta Canova vuole dimostrare ai giudici che il chirurgo aveva premeditato con cura l'omicidio della moglie, la quale voleva separarsi. Ormai è noto che il veleno era stato ordinato dal dottor Cappuzzo un mese prima del delitto dicendo che doveva servire per un esperimento di laboratorio. Mentre in programma non c'era alcun esperimento.Il professor Ferrara e il suo assistente, dottor Giampietro Frison, hanno ricostruito una presunta dinamica omicidiaria. Da cosciente alla donna è stato dato del lorazepam, un ansiolitico, le cui tracce sono state trovate anche nei due figlioletti. Poi c'è stata un'inalazione forzata di etere dietilico in camera da letto. A questo punto la vittima non era più cosciente. Quindi, le è stata fatta una iniezione di midazolan, in camera da letto o in bagno. Poi c'è stata un'iniezione di Etilcarbammato, il veleno potentissimo. Quindi il dottor Cappuzzo avrebbe cosparso il bagno di etere (dove è stato trovato il cadavere) e per ultimo avrebbe fatto le ferite sul corpo della donna . Il dottor Frison ha spiegato ai giudici che il chirurgo ha utilizzato una dose massiccia di etere. E per dimostrare che la sostanza evapora subito ne ha versato un po' in un fazzoletto e lo ha mostrato ai giurati. Invece, nella villa di via Pisani il giorno dopo c'era ancora un odore irrespirabile.
 
gvgiusti
gvgiusti il 17/11/07 alle 15:18 via WEB
confesso la mia ignoranza e aspetto la pubblicazione di Davide.
 
pippo_217
pippo_217 il 17/11/07 alle 16:17 via WEB
Terribile ma intrigante.Alterato dalla gelosia,ha sottovalutato i tempi, gli effetti della sostanza, l'intelligenza dei professionisti, la realta.Povera mogliettina,magari gli ha voluto pure bene...
 
gvgiusti
gvgiusti il 17/11/07 alle 17:45 via WEB
poveretto, anzi povero sciocco, non ha pensato a ... che non può essere scoperto e non lascia tracce anomale come l'uretano. aveva bisogno di un buon consulente. indovinate cos'è.
 
educatrice2
educatrice2 il 17/11/07 alle 21:52 via WEB
il povero sciocco è un esperto di anestesia e rianimazione dell’equipe di davide d’amico …. Non dico altro…. Aveva bisogno di una consulenza il povero nano? Forse si poteva dirgli di usare il LEPROCAN che sicuramente non lascia tracce?
 
arza1
arza1 il 17/11/07 alle 21:54 via WEB
volevom disquisire ma adesso (21.56) il computer è lentissimo... ti fa venire il latte nelle ginocchia.... QUINDI LASCIO PERDERE.... il LEPROCAN eheheghehehehegh
 
bibiosa
bibiosa il 17/11/07 alle 21:55 via WEB
L'ARIA IN ENDOVENA?
 
summainiuria
summainiuria il 17/11/07 alle 21:55 via WEB
l'insulina
 
summainiuria
summainiuria il 17/11/07 alle 22:02 via WEB
AD INTEGRAZIONE NON RICHIESTA. Dicono i maligni che a differenza del "biondo Tevere", effettivamente biondo prima delle meches da inquinamento dell'ultimo secolo, il "Danubio blu" era in realtà tale solo nei valzer di Strauss. Ma l’anno 2000 fece il miracolo, col famoso disastro dell’inquinamento da cianuro. "Cianuro" viene infatti dal greco "cyanos", che significa proprio "blu". Il "ciano" dei collezionisti di francobolli e dei laboratori fotografici. O "blu di Prussia", o "acido prussico", dal momento che fu isolato per la prima volta a Berlino nel 1704, dai prussiani Dippel e Diesbach. E se vogliamo buttarla proprio in chimica, anzi, dovremmo specificare che il cianuro uccide col legarsi al ferro presente nell'emoglobina, e col bloccare quindi l'assunzione di ossigeno da parte del sangue. Insomma, si soffoca fino a diventare, appunto, "cianotici". Variazioni sul tema... Il Danubio Blu al cianuro, dunque, come ironica tautologia. Oltre che come incidente ecologico di prima grandezza. Ma perché non anche come epifania della storia? "Il mulino ad acqua dà la società schiavista, il mulino a vento la società feudale, la macchina a vapore la società capitalista", diceva Marx. Solo l'energia, o non anche i veleni? La preistoria dei popoli cacciatori e raccoglitori, ad esempio, è la civiltà degli stricnoidi. I veleni da punta di freccia usati contro la selvaggina, e su tutti il famoso curaro dei popoli dell'Amazzonia. L'uirari, descritto dagli esploratori fin dal XVI secolo, e che è estratto da una liana diluita in acqua bollente. Paralizza i muscoli, e uccide in pochi minuti per il blocco di quelli respiratori, anche con una ferita di striscio. Ma se ingerito per via orale è innocuo, al punto che gli yanomami ne fanno addirittura un tè contraccettivo. Quindi la carne della preda avvelenata può essere consumata senza problemi. Anzi, è addirittura più sana di quella che circola dai nostri macellai. Mangimi alla diossina e mucca pazza a parte, quella morte anestetica evita le tossine da paura e dolore che le bestie accumulano nei nostri "civili" mattatoi. Comunque, gli stessi yanomami conoscono un disgustoso ma efficacissimo antidoto: in caso di ferita da freccia avvelenata, bisogna bere immediatamente urina di donna e versarne un po' sulla ferita, applicandovi subito dopo del fango bianco. Ma contrariamente a quanto spesso si dice, gli stricnoidi non sono una risorsa solo dei "primitivi" del Nuovo Mondo. I boscimani dell'Africa Australe sono altrettanto abili nell'estrarre veleni per frecce dai cespugli di strophantus del deserto. Ai succhi vegetali, però, loro aggiungono anche il veleno di serpenti, ragni e scorpioni. Col risultato che, al contrario del curaro amazzonico, il loro dà una morte lentissima: due ore per una gazzella; dieci ore per un'antilope; anche due giorni per una giraffa. Forse è solo una suggestione, l'idea del veleno animale come risorsa ancora più arcaica del veleno vegetale. Fossile di un'epoca ferina, in cui l'agricoltura non era neanche cominciata. Certo è, però, che il veleno animale, anche in tempi più recenti, ha sempre conservato un'aura di sinistra barbarie. Alle tossine del pesce palla, ad esempio, ricorrono i bokor, gli stregoni del vudu haitiano, per mandare la gente in catalessi, trasformandola in quella sinistra categoria di "morti ipnotici" resa popolare dai film dell'orrore con l'etichetta di zombie. Può sembrare incredibile, ma perfino questa raccapricciante mistura è stata brevettata dall'industria farmaceutica Usa come anestetico. Come d'altronde è stato fatto col curaro amazzonico. Ancora, è una forma di suicidio particolarmente feroce quel morso di aspide con cui Cleopatra punì il suo corpo per non essere stato capace di sedurre Ottaviano allo stesso modo di Cesare e Antonio. Ed è a base di teste di vipera pestate e mescolate al vino la terribile ricetta con cui cerca di liberarsi del marito la moglie traditrice di Donna Lombarda, un'antica e truce ballata diffusa su diversi testi, dialetti e musiche in tutto il territorio d'Italia, e che gli esperti di folklore considerano uno dei "classici" della tradizione nazionale. Al di là della varietà delle forme, sorprendentemente convergente è la vicenda dell'adultera smascherata dalla miracolosa denuncia di un neonato, e costretta con la spada alla gola dal marito a bere a sua volta la bevanda mortale. Costantino Nigra, un padre della patria che fu anche pioniere degli studi demologici in Italia, sosteneva che la "donna lombarda" non era altri, in realtà, che il ricordo trasfigurato nella leggenda della "donna longobarda" Rosmunda. Ovvero, l'infelice regina che il crudele Alboino aveva costretto a bere dal teschio di suo padre, e che si era vendicata facendolo uccidere dal suo amante Elmichi, con cui era poi riparata in territorio bizantino. Naturalmente, dopo aver svaligiato la cassa del tesoro regio. Ma, narra Paolo Diacono, a quel punto il complice era di troppo, vista la richiesta di matrimonio subito pervenuta dall'esarca di Ravenna, Longino. E Rosmunda tentò dunque di togliere di mezzo anche lui, appunto con un bicchiere di vino avvelenato. Ma fece l'errore di scegliere un prodotto a lento effetto, sì da consentire ad Elmichi di rendersi conto del tranello e, prima di tirarci le cuoia, di far fare anche a lei la stessa fine. Proprio come nella canzone, costringedola a bere nello stesso bicchiere a punta di spada. Ma ci sono animali di mezzo anche nella formula della "cantarella", il terribile veleno dei Borgia. "Una polvere bianca, pressoché simile allo zucchero", la descrisse Paolo Giovio. Ucciso un maiale, se ne cospargevano d'arsenico i visceri e poi si faceva essiccare la massa putrefatta fino a ridurla in polvere o se ne raccoglieva il liquido. Gli alcaloidi, uniti così all'acido arsenioso, non ne alteravano il sapore, ma ne accrescevano la violenza tossica, che mandava all'altro mondo in capo a ventiquattr'ore. Soffrendo atrocemente, visto che l'arsenico "brucia" letteralmente l'intestino. Ma qua si è bruciata forse anche qualche tappa... Di mezzo, infatti, andrebbe ricordata l'antichità, come civiltà dei veleni "simil-alimentari". La cicuta, di cui morì Socrate, contro cui Mitridate aveva fatto la sua famosa cura di assuefazione prendendosela un po' per volta, e con cui si suicidò Annibale. E i funghi velenosi con cui Agrippina si liberò di Claudio, per far posto a suo figlio Nerone. Per curiosità, di funghi velenosi propinati da qualche anticlericale infiltrato si riparlerà secoli dopo ma sempre a Roma, a proposito della misteriosa intossicazione collettiva che colpirà i partecipanti al Conclave del 1903. Sono tossici diversi, visto che la cicuta è uno stricnoide che come il curaro si limita a paralizzare i muscoli, mentre le tossine dei funghi distruggonpo addirittura le cellule. Ma in comune hanno l'essere facilmente confondibili con vegetali commestibili, dal momento che la cicuta è un'ombrellifera. Parente maligna, dunque, di carota, finocchio e prezzemolo, e componente dell'indispensabile know-how di una società agricola avanzata. D'altra parte, non sono usate più per la caccia, ma per l'omicidio, o per la pena capitale. Se vogliamo, anzi, potremmo dire che, motivazioni a parte, le modalità dell'esecuzione indolore di Socrate sono comunque più "civili" che non i feroci spettacoli della crocifissione di Gesù. O dello scorticamento di Marc'Antonio Bragadin. O del rogo di Giordano Bruno. O degli squartamenti e mazzolamenti della Francia monarchica. O della ghigliottima della Francia rivoluzionaria. O anche della sedia elettrica degli Stati Uniti del XX secolo. Bisogna arrivare all'America di oggi per ritrovare dopo tanti secoli, nell'iniezione letale, un tipo di esecuzione altrettanto attento ad evitare sofferenze inutili. E' il cloruro di potassio, in questo caso, il principale agente del cocktail mortale. Quello stesso "cloro" di cui gli italici settantasettini auspicavano somministrazioni massicce "al clero". Ma qui stiamo già dai vegetali ai minerali. E questa è l'ulteriore evoluzione tra il Medio Evo e l'Età Moderna. Attraverso le pozioni delle streghe, da cui poison, "veleno" in francese, pronunciato "puason". E in in inglese, che però attraverso la differenza tra radice francese e latina distingue il "poison" vegetale o minerale dal "venom" animale. E testimonia così, nella sfumatura linguistica, l'ulteriore passaggio attraverso i pentoloni degli alchimisti, col loro sapere umanistico ed ermetico. E non è d'altronde un fenomeno quasi mefistofelico, la prodezza di quei "mangi-arsenico" che nelle montagne dell'Austria Meridionale si sono assueffatti da generazioni a usarlo come tonico e ricostituente? Arsenico, è nella storia anche il famoso "processo dei veleni" alla corte di Luigi XIV. O quelle tracce nei capelli del cadavere che continuano a rilanciare i sospetti sul presunto avvelenamento di Napoleone a Sant'Elena. E, più in generale, anche ogni morte misteriosa che abbia fatto pensare ad intossicazioni lente. Dalla terribile fine che colpì papa Clemente XIV dopo aver decretato la soppressione dei Gesuiti, con l'agonia di un mese e la finale autopsia che trovò il cadavere con le labbra nere, la pelle squamata, le ossa decomposte, le unghie e i capelli caduti. Alla leggenda dell'uccisione di Lenin da parte di Stalin con un berretto avvelenato. E, perché no, anche alle chiacchiere su Papa Luciani. A questo veleno, d'altra parte, è legato anche quel capolavoro dell'humor nero che è Arsenico e vecchi merletti, irresistibile farsa delle due vecchiette yankee che tra una canasta e una fiera di beneficienza aiutano i vecchietti soli ad andare in Paradiso con vino di sambuco "corretto", e li seppelliscono poi in cantina. A differenza di quanto racconta Charlie Chaplin in Monsieur Verdoux, invece, il vero Landru non avvelenava. Strangolava. Ma qua siamo già in pieno '900. E anche prima di questa apoteosi danubiana da Terzo Millennio, era stato già il cianuro a conquistarsi il titolo di "veleno della modernità" per antonomasia. E' con la scoperta dell'America, infatti, che fa la sua massiccia irruzione nel Vecchio Mondo. A livelli minimi, l'acido prussico è presente in varie sostanze alimentari, dai noccioli delle ciliegie a quelli delle pesche o delle albicocche. Il famoso "odore di mandorle amare" descritto nei libri gialli, anch'essi a loro modo un'icona della modernità. Ma dosi letali stanno invece nella manhiot esculenta, attuale nome scientifico di quel tubero che i popoli pre-colombiani conoscevano, a seconda delle aree, come mandioca, o yucca, o cassava. Innocua era invece la manhiot utilissima, con l'altra facilmente confondibile. Ma, dopo presumibili secoli di avvelenamenti, gli indios avevano infine imparato a rendere commestibile anche la pianta nociva, eliminandone il cianuro dalla nutrientissima polpa con un procedimento a base di grattugia, lavaggio e cottura. Anche in Asia e in Africa, oggi, gran parte del mondo tropicale si riempie la pancia grazie a questa sensazionale "trovata" dei "selvaggi" d'America. Perfino i pigmei della foresta congolese, che un'immagine superficiale supporrebbe "incontaminati", hanno in realtà oggi una vera e propria dipendenza fisica dall'alto livello di carboidrati di questa pianta americana. E la mandioca "depurata" è anzi talmente digeribile che nel nostro stesso mondo "temperato" la sua farina è uno dei principali alimenti con cui i nostri figli si svezzano: la famosa "tapioca". Ma se un tubero al cianuro ha messo a gran parte dell'umanità una marcia in più nello stomaco, il cianuro vero e proprio, isolato all'inizio della Rivoluzione Industriale, vi ha poi fatto da insostituibile propellente monetario, nel momento in cui nell'800 si è scoperto il modo con cui estrarvi l'oro. Tornando a buttarla in chimica, il cianuro sodico in presenza di ossigeno atmosferico forma un cianuro doppio di oro e sodio, da cui il giallo metallo emerge infine dopo un ulteriore trattamento con zinco metallico. Non ci avrete capito niente, ma nella storia della tecnica mineraria l'"invenzione" ha avuto la stessa importanza che il passaggio dalla carrozza all'auto nella storia dei trasporti. E stato comunque il cianuro a rendere possibile la grande corsa all'oro nel Far West americano. Gild Edge nel Montana e Mercer nell'Utah sono le due città che si contendono l'invenzione. Certo, come quando si guida una macchina, è il caso di farci un po' di attenzione. Appunto, Danubio docet... Ma c'è anche un altro straordinario titolo del cianuro all'Oscar di "veleno moderno". A parte i caffè al cianuro di Pisciotta e Sindona, poiché è a cianuro che andavano le camere a gas dei lager nazisti, è questo il veleno che ha ammazzato in assoluto più gente nella storia. L'unico, anzi, a farlo in quantità e con metodi "industriali". Per una singolare nemesi, di cianuro si suicidarono anche gerarchi nazisti come Himmler, Goering o Goebbels. Veramente, il "blu di Prussia"...
 
luigiarusso
luigiarusso il 17/11/07 alle 22:35 via WEB
TRIGHI, OMBRE E DELITTI LA STORIA ALL’ARSENICO.....per il suo carattere segreto che non lascia tracce, il veleno è sempre stato considerato l’arma dei vili». Lo spiega Georges Minois, lo storico, francese autore di un ricco e documentato studio intitolato Il pugnale e il veleno (Utet), nel quale ricostruisce cinque secoli di assassini politici in Europa, dall’omicidio d’Edorado II d’Inghilterra, nel 1327, fino all’attentato ai danni di Bonaparte, nel 1800. Un lungo percorso all’insegna del binomio morte e potere, che ricostruisce tutta la vasta casistica dell’omicidio politico,al cui internol’avvelenamento – con la sua inquietante scia di misteri e sospetti -occupa una posizione di rilievo. Fin dal medioevo, chi uccide il nemico con il veleno vuole restare nell’ombra, si nasconde, non osa rivendicare pubblicamente il proprio gesto. Chi uccide con il pugnale o con la spada, invece, lo fa pubblicamente, assumendosene la responsabilità e rivendicando i motivi dell’atto violento. L’avvelenamento, quindi, è considerato un mezzo poco nobile, utilizzato da chi agisce per motivi abietti, in nome di una causa ingiustificabile. L’uso del veleno è visto come l’ammissione indiretta di un movente inconfessabile. Quando si diffonde l’uso del veleno per eliminare i nemici politici?Durante il medioevo i casi sono rari, anche perché i potenti hanno altri mezzi per sopprimere gli avversari, a cominciare dalla guerra privata. Alla fine del medioevo, con la nascita e il rafforzamento degli stati nazionali, nei quali inizia a delinearsi lo stato di diritto, la guerra privata viene regolamentata in maniera più severa. Il potente che vuole sbarazzarsi di un nemico non può che utilizzare mezzi illegali. Tra questi, il veleno è quello che lascia meno tracce e rende più difficile l’identificazione del colpevole. A partire dal XV secolo,l’avvelenamento diventa una pratica diffusa nelle corti europee. Sono molti i casi certi? Dal punto di vista storico, non è mai facile definire con certezza i casi d’avvelenamento, anche perché le limitate conoscenze mediche dell’epoca non sempre permettevano di identificare con certezza le cause dei decessi. L’uso del veleno, quindi, non è mai provato in maniera definitiva. Spesso è solo un sospetto o il frutto di una diceria. Ogni volta che una morte appare sospetta, specie se il defunto è ancora giovane e in buona salute,si pensa subito al veleno. Le voci e i sospetti sono diffusi e tenaci. Ad esempio, nel XV secolo, alla morte d’Agnès Sorel, la giovane amante di Carlo VII, si parlò insistentemente di avvelenamento, anche in assenza di prove certe. L’anno scorso un’analisi effettuata sui resti della donna ha dimostrato una presenza eccessiva di mercurio nel suo corpo. Il che sembrerebbe confermare la tesi dell’avvelenamento, ma potrebbe anche essere il risultato di un dosaggio sbagliato di qualche sostanza farmaceutica dell’epoca.Negli ultimi anni si è molto di-scusso anche di un possibile avvelenamento di Napoleone..ANCHE IN QUESTA BLOGSFERA. C’è chi sostiene che sia stato lentamente avvelenato durante il suo esilio a Sant’Elena. Una tesi che ha ricevuto l’appoggio di alcune analisi che hanno confermato la presenza di arsenico nei suoi capelli. Anche in questo caso però nulla è provato con certezza. L’assassinio resta un’ipotesi, per la quale oltretutto non è facile individuare un movente convincente. C'è da chiedersi, esiste una relazione tra il diffondersi dell’uso del veleno e le ricerche degli alchimisti? Certamente, l’uso del veleno si diffonde in un’epoca dominata dall’occulto e dal mistero. L’alchimia, che era un’attività segreta collegata al mondo della magia, contribuisce a diffondere la cultura del veleno e le sue paure. Gli alchimisti conoscevano bene i veleni. Nelle corti europee del Rinascimento,dominate da intrighi, rivalità e omicidi, la presenza degli alchimisti non passa inosservata. In quel periodo si scatena una vera e propria psicosi, tanto che tra i potenti si diffonde l’usanza dell’assaggiatore di corte. Alcuni sovrani furono particolarmente timorosi. E’ il caso di Luigi XI – per altro era sospettato di aver utilizzato il veleno con-tro alcuni rivali – il quale alla fine della sua vita mangiava solo uova alla coque. Durante il Rinascimento, l’uso del veleno era considerato una specialità italiana. Gli esempi non mancano, dall’avvelenamento del Re di Napoli Ladislao il Magnifico a quello delCarmagnola,dall’avvelenamento del cardinale Ascanio Sforza a quello del cardinale Ippolito de’Medici. Per non parlare degli avvelenamenti attribuiti ad Alessandro VI e a suo figlio Cesare Borgia. Le loro battaglie per il potere sono circondate da voci, misteri eleggende. Alessandro VI aveva una pessima reputazione.Quando attorno a lui moriva qualcuno, si pensava immediatamente al veleno. Sono però pochi i casi in cui l’avvelenamento è stato provato, come adesempio quello del cardinale Giovanni Micheli. Anche all’estero, gli italiani erano noti come esperti di veleni. Lo conferma il caso di Valentina Visconti, la sposa del duca d’Orleans, di cui si diceva che frequentasse gli ambienti degli alchimisti e conoscesse molto bene le sostanze velenose. Anche la regina Caterina de Medici era nota per il suo armadietto dei veleni ancora oggi visibile nel castello di Blois. Tra il XVI e XVII secolo si sviluppa tutta una teoria che tende a giustificarlo, specialmente nella forma del tirannicidio. Si pensi alle opere di Jean Petit o di Machiavelli. Sono in molti a pensare, anche nell’ambito della Chiesa, che l’eliminazione del tiranno sia un’azione lecita.E fino all’assassinio d’Enrico IV,nel 1610, alcuni gesuiti continueranno a giustificare l’assassinio politico in alcune situazioni precise. Caso mai si discuteva della liceità dei mezzi utilizzati. A questo proposito, il veleno era considerato un’arma sleale e disdicevole. Già nel 1317 un intervento di Papa Giovanni XXII ricordava che, per uccidere un uomo, il veleno era un’arma vile peggiore della spada. .... Fu solo dopo l’enorme emozione suscitata in tutta Europa dall’assassinio d’Enrico IV che tali crimini diventano meno frequenti e la loro condanna più netta. Il responsabile dell’omicidio d’EnricoIV, François Ravaillac, fu sottoposto ad un supplizio atroce, a riprova della riprovazione assoluta che la società esprimeva nei confronti del suo gesto. Il declino del tirannicidio si spiega anche con l’affermarsi dell’assolutismo che elabora una teoria del potere progressivamente accettata da tutta la società. Il consenso attorno alla figura del sovrano per diritto divino favorisce il rispetto del potere,rendendo meno giustificabili gli assassini politici. Più tardi, la rivoluzione francese, rimettendo in discussione tale sistema politico, rilancerà la pratica dell’omicidio politico, che nel XIX e XX secolo diventerà sempre più un atto da rivendicare pubblicamente. L’avve-lenamento resterà allora riservato all’omicidio che non può essere rivendicato. Il veleno ancora oggi è l’arma di chi agisce nell’ombra e vuole nascondere la propria responsabilità. A partire dal Quattrocento l’avvelenamento si diffonde nelle corti europee. Nel Rinascimento è considerato una specialità italiana "Avvelenati dalle mogli o assassinati nel sonno: tutti ammazzati. Ché entro la vuota corona che cinge il re, tiene corte la morte" (SHAKESPEARES) figurata dall’ansia, dal veleno che gli serpeggiava nelle vene, la figura venerabile del vegliardo appariva ora disgustosa. Il nome della rosa( U.ECO)
 
luigiarusso
luigiarusso il 17/11/07 alle 22:36 via WEB
inizia con INTRIGHI... scusate questo incompleto e modesto escursus................
 
gvgiusti
gvgiusti il 18/11/07 alle 10:45 via WEB
risparmiatemi la fatica di cercare. Cosa diavolo è il LEPROCAN? Non pensavo a questo, ma a qualcosa di molto comune, che non è rintracciabile. I veleni sono identificabili, basta cercarli. Vista la situazione, c'era un altro modo per uccidere la moglie. Cercate in quel bel (voluminoso) volume "la scienza contro il delitto" di Jurgen Thorwaldt. Non è un veleno.
 
summainiuria
summainiuria il 18/11/07 alle 16:43 via WEB
Fai così... porti la tua vittima in Groelandia la uccidi come ti pare e non torna più a galla. L'acqua è sotto i 4 gradi e a quella temperatura ogni processo di decomposizione si ferma. Perciò viene a mancare la fermentazione del contenuto dello stomaco. INFATTI il corpo umano va a fondo in acqua perché il suo peso specifico è di norma lievemente superiore a quello dell'acqua stessa: da 1,02 a 1,10 (Biochemical Results from Skylab della NASA, capitolo 22, dicembre 2002), a fronte del valore di 1 dell'acqua dolce e di una media di 1,025 dell'acqua salata di mare. Il grado di salinità dell'oceano si riduce peraltro apprezzabilmente dalle latitudini tropicali (minore del 35 per mille) a quelle polari artiche (29 per mille), tendendo a spostare così il peso specifico dell'acqua dell'oceano artico verso valori più bassi, rispetto al valore medio indicato. Considerando poi che la temperatura sino a 4 °C sotto zero, alla quale ancora non solidifica l'acqua salata dell'oceano, non consente lo sviluppo di gas putrefattivi (ma basterebbe anche una temperatura di 2 oppure 3 °C sopra lo zero), per la totale inibizione dei processi di sviluppo dei microrganismi della putrefazione (provenienti principalmente dal contenuto batterico intestinale), il cadavere, che non può così ridurre per rigonfiamento gassoso il suo peso specifico al di sotto di quella dell'acqua in cui è immerso, rimane sul fondo.
 
summainiuria
summainiuria il 18/11/07 alle 16:44 via WEB
OVVIAMENTE BUTTI IL CADAVERE IN ACQUA....
 
gvgiusti
gvgiusti il 18/11/07 alle 20:00 via WEB
il problema è solo quello di portarlo nel mar glaciale artico.
 
gvgiusti
gvgiusti il 18/11/07 alle 20:02 via WEB
e così non lo indovinate il prodotto che non lascia tracce. stassera mi sento dispettoso, e non dirò cos'è.
 
adolfodgl5
adolfodgl5 il 19/11/07 alle 14:49 via WEB
90 chilogrammi di esplosivo potentissimo dovrebbero bastare per uccidere la moglie...
 
adolfodgl5
adolfodgl5 il 19/11/07 alle 14:50 via WEB
batteri, virus, ecc... è un medico sperimentatore
 
adolfodgl5
adolfodgl5 il 19/11/07 alle 14:50 via WEB
gas
 
adolfodgl5
adolfodgl5 il 19/11/07 alle 14:51 via WEB
monossido di carbonio
 
educatrice2
educatrice2 il 19/11/07 alle 15:08 via WEB
Ci son molti modi di uccidere: si può infilare a qualcuno un coltello nel ventre, toglierli il pane, non guarirlo da una malattia, ficcarlo in una casa inabitabile, massacrarlo di lavoro, spingerlo al suicidio, farlo andare in guerra, SOLO POCHI DI QUESTI MODI SONO PROIBITI DALLO STATO
 
deontologiaetica
deontologiaetica il 19/11/07 alle 16:35 via WEB
QUESTE LE METODOLOGIE OMICIDIARIE: 1.Omicidio procurato da asfissia 2. Omicidio procurato da avvelenamento 3.Omicidio procurato da grande traumatismo 4.Omicidio con arma da fuoco 5.Omicidio con arma bianca 6. Omicidio con arma impropria 7. Omicidio tramite la propria persona 8. Omicidio con arma lanciata 9. Omicidio con altri metodi 10. Over killing.
 
gvgiusti
gvgiusti il 19/11/07 alle 16:35 via WEB
obbligarlo a leggere certi blog!a proposito, un tizio coppa_c0 che ho messo in lista nera, mi ha insultato con ben 4 post nel mio blog. Insulti inverecendi e privi di fantasia, io saprei fare molto meglio. Se lo ritrovate, mettetelo in lista nera, e se qualcuno può lo bandisca dall'umano consorzio dei bloggers! ciao [quel veleno si chiama come le gemelle]
 
 
educatrice2
educatrice2 il 19/11/07 alle 16:58 via WEB
gliene dici tante finchè muore.... Le gemelle K ( Cappa Paola e Stefania ) .Cappa aspirante, cappa come attività ...CAPPA - Canadian Association of Petroleum Production Accounting. CAPPA MAGNA come abito, CAPPA CHIMICA, Cappa (indecl. n; Graece: &#922;&#940;&#960;&#960;&#945;), sive kappa, &#922; &#954;, est littera Graeca. In ordine litterarum Graecarum, cappa est decima. In systemate numerali Graeco, denotat numerum 20.
 
 
educatrice2
educatrice2 il 19/11/07 alle 17:09 via WEB
K è il simbolo del potassio (dal nome latino kalium).
 
   
educatrice2
educatrice2 il 19/11/07 alle 17:16 via WEB
si inietta potassio in vena. Facile, semplice, elementare per un anestesista-chirurgo.
 
     
educatrice2
educatrice2 il 19/11/07 alle 17:18 via WEB
Di solito il detenuto è legato a una sedia o a una barella e ha due aghi in vena – il secondo serve nel caso il primo non funzioni. Inizialmente si inietta una soluzione salina. Poi al segnale vengono somministrati nell'ordine: il tiopentale sodico, come anestetico, il bromuro di pancuronio, che causa la paralisi, e infine il cloruro di potassio, che ferma il cuore. Il problema, spiegano due medici su The Lancet, è che analizzando i dati sulle esecuzioni compiute in diversi stati emerge che l'operazione sarebbe molto meno "umana" del previsto. Gli esami post mortem di 49 detenuti uccisi rivelano che in 43 di loro la quantità di anestetico era inferiore a quella necessaria per gli interventi chirurgici e che in 21 casi c'erano buone probabilità che il detenuto fosse rimasto cosciente mentre il potassio bruciava nelle vene. Non è un caso che l'associazione dei veterinari statunitensi vieti l'uso delle sostanze che bloccano l'attività neuromuscolare per uccidere gli animali.
 
deontologiaetica
deontologiaetica il 19/11/07 alle 16:39 via WEB
L'INFERMIERA SONIA: " Li uccidevo con iniezioni d’aria, insufflate in vena attraverso la flebo del braccio: 40-50 cc di aria, anche con somministrazioni ripetute. Il paziente va in embolia gassosa2, il volto diventa cianotico, le labbra blu. Posso spiegare che tecnicamente questo sintomo si definisce come cianosi. Quanto alle conseguenze, si verifica una dissociazione meccanica del cuore. Non era mia intenzione praticare l’eutanasia. Intendevo operare affinché accorressero immediatamente i soccorritori, cioè i medici rianimatori e gli altri specialisti. Intendevo così mettermi in luce rispetto ai miei superiori, in quanto mi sentivo sottovalutata rispetto alle mie reali capacità. Mi sentivo anche molto prostrata, in conseguenza di ciò. (…)
 
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Un blog di: servoarbitrio
Data di creazione: 21/05/2007
 

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