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VIII Il foulard mistico Fumetto a Paris

Post n°2164 pubblicato il 04 Dicembre 2018 da misteropagano
 

 

 

Risalita in superficie non che le cose fossero diverse. Sul Boulevard, non lontano dal Procope, due col bavero alzato si atteggiavano davanti ad una vetrina di libri. Nel quartiere di D'Artagnan e Milady, delle passeggiate di Sartre, dei caffè di Voltaire e della lost generation di Hemingway, la città cosmopolita perso pure il raffinato narcisismo dell'eleganza della Belle Epoque, appariva grigia e frenetica col trambusto di un orario feriale. La colazione in fumo restava bloccata nel tempo di esposizione. L'appuntamento braccato e rimandato, sospeso, deviato. 

Attendere l'imperatrice. Così recitava l'avviso.

Quale imperatrice, l'ultima regina forse? Let them eat cake Qu'ils mangent de la brioche a due passi dal Teatro, con l'idea della  Flour War del 1775, sarebbe stato più facile cercare la sosia Baronne d'Oliva e chiedere a lei La Portefeuille d'un talon rouge, con tutti i segreti di Francia.

Ancora non capivo come avessero intercettato il biglietto fucsia, solo da Roma potevano sapere del Marais. Sempre che quel cappottino verde mela intravisto tra la coltre stretta di gente, seduta sotto la luce bianca gesso, senza domandeche non il caldo, avesse impresso la mia retina per un istante per fermare il ricordo di quella macchia di colore.

No, no - mi dissi.

Dopo tutto quel buio della Astori, una Susanna Marino sembrava materializzarsi all'improvviso ogni volta che c'era un pericolo imminente. E quel verde mela anzi a pensarci bene era un verdevialibera. O verdeliberatidilei. Alcune persone entrano nella nostra vita per insegnarci a non essere come loro. Non poteva essere lei l'imperatrice, non l'avrei vista ferma con le spalle curve poggiata alla palina del Ratp, le mani in tasca,  giocherellare con la punta della scarpa sul marciapiede a disegnare le note del suo Max Schreck Symphony, la maledetta musica di Margit.

I due dal bavero rovescio presero a muoversi e si diressero verso la macchia di colore della ragazza ferma alla pensilina del bus. Lei, come si accorse di loro, sfilò dalle tasche un foulard, così velocemente, roteandolo davanti a sé, che pensai posasse persino un cilindro in terra, per raccattare monete, le monete dei passanti al suo numero. Sciolse le pieghe del telo sventolandolo di nuovo, poi lo se lo portò al collo annodato a fiocco. Rinfilò le mani in tasca, si volse e sparì tra una fiumana di gente appena scesa dal 73.

Quel movimento si era impresso nella mia retina per un istante per fermare un'immagine.

Oltre il sacro cuore. L'uomo che portava la sua testa, Dioniso.

Sul fondo della stampa del tessuto, con la pianta di un monument historique.

 

 

 
 
 
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