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I FANTASMI DI CASA NOSTRA: UN ITINERARIO DI BRIVIDI

Post n°13 pubblicato il 30 Maggio 2006 da savin_s
 
Foto di savin_s

Un’esecuzione capitale era uno spettacolo imperdibile nella Palermo del millesettecento. Soprattutto se la scenografia era quella della Piazza degli Ottagoni, i Quattro Cantoni, una croce perfetta ed elegantissima, formata dal Cassaro e dalla Via Maqueda. E poi, se sul patibolo doveva salire una strega che rispondeva al nome di Vecchia dell’Aceto, una donna tutta grinzosa, sdentata e dagli occhi da arpia, l’happening di piazza si trasformava in un vero e proprio evento e la gente portava persino le sedie da casa e si metteva a sgranocchiare i semi di zucca, in attesa dell’inizio della festa.

Il 30 luglio del 1789, Giovanna Bonanno fu impiccata “in furcis altioribus”, alle forche più alte, in modo tale da consentire persino allo spettatore più sfortunato, quello che non aveva trovato posto nelle prime file, proprio davanti al patibolo, di godere, comunque, dello spettacolo da un angolo qualsiasi della piazza. L’accusa nei confronti della Bonanno era scontata: stregoneria. La vecchia, infatti, vendeva un mix di acqua, vino bianco e arsenico -“liquore d’aceto” lo chiamava lei- che serviva a riportare la pace nelle famiglie. Una moglie non sopportava più il marito e voleva starsene in pace, d’amore e d’accordo con l’amante? La Vecchia dell’Aceto vendeva per pochi spiccioli la pozione magica all’aspirante vedova allegra, che avrebbe provveduto poi a mescolare l’intruglio in un bel bicchiere di limonata, così…per dissetare il consorte… E poi, beh, la Vecchia dell’Aceto era a tal punto devota che pregava per l’anima delle sue vittime quando sapeva che il toccasana aveva fatto effetto.

Chi s’intende di esoterismo dice che l’anima che lascia questo mondo in seguito ad una morte violenta -impiccagione, incidente, suicidio- sia restia ad andarsene e vaghi da un luogo all’altro in cerca di pace. Il fantasma della vecchia megera, a detta degli abitanti del posto, vagabonda di notte in certi vicoli dell’Albergheria, dove esiste anche un cortile che porta il suo nome. Cosa ci faccia all’Albergheria il fantasma della Bonanno, visto che la vecchia esercitava l’arte nel quartiere del Noviziato, nei pressi dell’attuale Palazzo di Giustizia, dov’era nata e cresciuta, è un mistero.

Inizia da qui, dal cortile della Vecchia dell’Aceto, il tour nella Palermo dei misteri, una città fatta di storie di fantasmi e apparizioni paranormali.

 Secondo gli esperti -la Sicilia, come del resto l’Italia intera è piena di fantasmologi, parapsicologi, ghost busters e operatori dell’occulto- i fantasmi sono abbastanza irrequieti nella nostra bella terra.

I castelli, si sa, sono i luoghi prediletti dalle anime in pena. Nel 1160, il proprietario del castello di Caccamo, Matteo Bonello, cadde vittima di una congiura, ordita dalla corte di Guglielmo il Malo. Lo trassero in inganno, lo arrestarono e il sovrano lo fece rinchiudere nei sotterranei, dopo averlo sfigurato. Oggi, lo spettro di Matteo Bonello vaga per le stanze del castello di Caccamo: è di media statura, indossa abiti di cuoio e pantaloni aderenti. Le orbite degli occhi sono vuote. Tutt’ intorno alla sua figura aleggerebbe una sorta di aura, un’atmosfera sinistra di odio e rivalsa.

Il “Ghost Tour”, a Palermo, continua nelle campagne di Castronovo di Sicilia. Qui, secondo quanto racconta la gente, si assiste ad un fenomeno inspiegabile. Su un vecchio ponte, in contrada San Pietro, può capitare di imbattersi in una figura evanescente che sparisce all’improvviso, quasi risucchiata dall’alto. Fenomeno paranormale o chiacchiera di paese? Se lo spettro del ponte San Pietro non lo hanno visto in molti, a Pioppo, vicino Monreale, la situazione è molto più inquietante. Seguendo la segnaletica, da Contrada Coda di Caculla, si raggiungono alcune ville che si affacciano sulla strada. Pochi metri più avanti c’è un viottolo che conduce ad una casetta diroccata, sempre chiusa, con la serratura del portone consumata dalla ruggine  e, non lontano, un pozzo con la cordicella e il secchio. L’atmosfera ricorda molto i vecchi film dell’orrore, soprattutto alcuni pomeriggi d’inverno, verso il tramonto, quando la campagna è deserta e il troppo silenzio che precede la sera fa rabbrividire.

Tra il viottolo e la casa abbandonata appare una vecchia, vestita di nero e con gli occhi scuri, che, portandosi le mani ai capelli, chiede, con tono minaccioso, ai passanti: “Chi ‘vva circannu? Passa appressu. Vatinni. Chi ‘vva circannu?” “Che cerchi? Vattenne. Che cerchi?” Sebastiano Melicucco l’ha vista  ed è rimasto così scosso da non essere riuscito a prendere sonno per diverse notti.

Anche Cefalù, per i più sinonimo di sole, mare e vacanza, ha i suoi misteri. Vicino al carcere vecchio c’è una “casa maledetta”. Basta chiedere alla gente per strada se conosce “la casa” perchè tutti rispondano con un certo timore. Hanno quasi paura a nominarla.

Nella “casa” accadono cose strane: appaiono figure fluttuanti, sagome eteree, i mobili si spostano e qualche volta, alcuni malcapitati, sono stati aggrediti. Francesco Matassa è un aspirante “ghost hunter” e nella casa ha fatto un sopralluogo. Da tempo voleva verificare se, quanto si diceva fosse vero o solo frutto di fantasia.

Entrato dalla porta, la prima cosa che fece fu annotarsi la temperatura dell’ambiente: 24 gradi. Quello che lo lasciò stupito fu il fatto che, nonostante la casa fosse abbandonata da tantissimo tempo, non c’era traccia di polvere. Subito dopo iniziò a guardarsi intorno per vedere se ci fossero altri possibili accessi: non c’era nessun ingresso secondario e le finestre erano poste ad un’altezza tale che sarebbe stato impossibile entrare dall’esterno. Tutte le serrature funzionavano perfettamente e Francesco si affrettò a sigillare con la ceralacca ogni apertura e a passare la notte dentro la casa, per registrare tutte le eventuali stranezze.

Erano le 23. Si sedette sul letto della camera da letto, al terzo piano, la stanza in cui, con maggior frequenza, si erano verificati gli episodi paranormali. Intorno a mezzanotte e mezza, un rumore. Proveniva dalla cucina, al piano terra. La temperatura si era abbassata e il termometro segnava 19 gradi. Scese le scale e si precipitò in cucina. La ceralacca alle finestre era ancora a posto, ma una sedia era stata spostata. Ancora un rumore proveniente però dalla camera da letto, al terzo piano. Col cuore in gola risalì le scale e tornò al piano di sopra. I suoi appunti erano sparsi per terra e il letto non era più nella stessa posizione di prima. Non fece neppure in tempo a rendersi conto di quanto fosse successo che si sentì avvolto da un vento gelido e in un angolo della camera cominciò a materializzarsi una luce bianca. A Francesco Matassa parve che quella luce prendesse via via le sembianze di un bambino. Ne fu certo solo quando sul pavimento rimbalzò il rumore di una palla.

Qualcosa di simile accade anche a Mondello, la cui “Casa dei Fantasmi”, sulla rotonda di via Principe di Scalea è famosa in tutta la Sicilia. Anche in questo caso si parla di luci che si accendono all’improvviso, di strani rumori e aggressioni  fisiche: una squadra di muratori, entrata nella villa per un sopralluogo, sarebbe stata cacciata a colpi di mattoni, scagliati da una presenza misteriosa.

Quasi tutti gli spettri che si materializzerebbero nelle diverse zone del palermitano sono figure storiche: la Vecchia dell’Aceto, la Baronessa di Carini, Matteo Bonello. L’esempio più particolare e curioso è il “Fantasma del Teatro Massimo”, la cui esistenza è legata alle traversie e alle vicissitudini cui è andato incontro il teatro nel corso degli anni. Costruito tra il 1875 e il 1891, sorge sulle fondamenta di un vecchio cimitero e di un convento, quello delle Stimmate. Durante la costruzione, fu casualmente scoperchiata la tomba di una suora. Da quel giorno, sugli spalti o nel corso delle rappresentazioni, tra le quinte o sul palcoscenico e nei sotterranei, apparirebbe la monaca, il cui sonno eterno è stato interrotto dagli scavi. Di bassa statura, silenziosa, sguscia tra le tende e il cordame, mormorando maledizioni. Forse  è colpa dell’anatema del fantasma della suora se il Teatro Massimo ha avuto una storia sfortunata e travagliata, 23 anni di lavori, un crollo e 23 anni di restauri?

P.S.: Beh sull'argomento...adesso tocca a voi!

 

 

 

 

 

 
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