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Post N° 32

Post n°32 pubblicato il 26 Agosto 2008 da mimmo.ck

Come divenni

un angelo custode

                                                                                         

(Ipotesi per un romanzo)

Un bisbiglio indistinto mi scosse dal torpore e mi svegliai.

Cosa ci facevo, seduto per terra accanto ad una tomba ancora senza nome e con la terra smossa di fresco, me lo sono chiesto per alcuni minuti.

Vi erano altri due, seduti come me, accanto a due tombe, più in là. 

Un giovane ed una donna anziana che parlavano tra loro.

In silenzio, in fondo al cimitero, una donna posava un mazzo di fiori sul marmo.

Poi il ricordo fluì pian piano nella mia mente.

Dopo una passeggiata su per Castel Beseno con mia moglie Titti,

al ritorno mi ero sentito particolarmente affaticato ed ero andato a letto.

Nel sonno avevo fatto il gran salto nell’altra dimensione piena di Luce.

Avevo 92 anni, ma non li dimostravo.

Mia moglie era affranta, così minuta e fragile, anche lei con i suoi 92 anni,

la mia Titti degli anni verdi. Quanti pianti, povera donna.

Mia figlia, le nipoti ed i parenti giunti dal sud tessevano le mie lodi.

Io vedevo il mio corpo inerte e rimpiangevo la vita nella dimensione terrena.

Mi resi conto che io potevo vedere e sentire gli altri,

ma che loro non potevano sentire né vedere me.

Il corpo che mi ricopriva era solo la materializzazione

del ricordo che io avevo di me e capii che il mio “spirito”

aleggiava ed era trasparente.

Ho provato pena per le lacrime di tanta gente.

Ma quanti mi conoscevano?

Dopo tanti anni trascorsi a Francavilla Fontana,

in quel di Brindisi, io e Titti, alla soglia dei 90 anni,

ci eravamo trasferiti nel trentino, nella casa di Besenello, tra Rovereto e Trento.

Titti si era potuta finalmente dedicare ai suoi fiori nel giardino ed alle sue letture, trascurate per tanti anni.

La casa di Francavilla richiedeva tante cure ed io dicevo spesso che i pavimenti si erano consumati a forza di lavarli. La polvere poi era una battaglia continua, quasi che, per dispetto, la polvere si divertisse ad entrare e posarsi dappertutto.

A Besenello io ero ritornato a fare il radioamatore e, in alternativa, a scrivere qualche articolo per alcune riviste o a curare la mia collezione di francobolli

La mia nipote Jamming si era sposata l’anno prima ed al bimbo che le era nato aveva messo il nome Mimmo, come al nonno.

Questo mi aveva reso orgoglioso.

Ad una certa età ci si accontenta anche di poco, ma mi sembrava che, così, si sarebbe continuato a ricordare il nonno, anche quando non ci sarei più stato.

Titti era rimasta sempre la stessa: la mattina si pesava e bofonchiava contro la bilancia che non era precisa...

Non accettava che il peso fosse sempre 48 chili..

La femminilità non si perde con gli anni ed io ci scherzavo, dichiarando che il mio peso forma di 67 chili mi rendeva un uomo ancora affascinate:

“le nonne mi cadono ai piedi”, dicevo.

E Titti aggiungeva: “forse inciampano, perché non ci vedono bene”.

E si rideva insieme. Ma un po’ gelosa lo era davvero.

Titti era l’unica a chiamarmi ancora “Dottore”, dopo la laurea che avevo preso nel 2006. Il che non mi dispiaceva affatto, anzi.

La cosa mi gratificava un po’, visto che mi ero laureato, dopo soli 38 mesi di corso, a quasi 69 anni.

Ogni giorno arrivavano telefonate dal sud: Rossella e Annunziata ed i loro figlioli, le sorelle di Titti e specialmente Marina e Sara che ci telefonavano dall’Università di Bologna e Domenico dall’Università di Pisa ed i figli di Annunziata, Nicola ed Euprepio, che erano già degli affermati professionisti.

Le giornate trascorrevano serene tra piccole passeggiate e letture.

La sera d’estate ci sedevamo sul poggiolo fuori della mansarda a prendere quel refolo d’aria fresca che scendeva in valle dalle montagne ed eravamo felici.

Così riflettevo seduto accanto alla terra smossa, la tomba che racchiudeva il mio involucro, il mio corpo.

Mi alzai e mi incamminai verso casa. Volevo vedere la mia Titti.

La trovai seduta con la mia foto tra le mani, in lacrime.

Ma non mi vedeva, non poteva vedermi…

Allora scesi nel giardino e colsi una rosa rossa.

Quando ero… vivo, le portavo una rosa rossa ogni tanto,

senza che ci fosse qualche particolare ricorrenza.

Salii in mansarda e la posai sulla soglia della porta. Poi bussai.

Lei aprì e non vide nessuno, ma  vide la rosa rossa e la raccolse.

Allora capì che ero accanto a lei.

Fu così che divenni il suo angelo custode.

 

 
 
 
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Un blog di: mimmo.ck
Data di creazione: 23/08/2008
 

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