Creato da gratiasalavida il 09/09/2007

Rubra domus

Paole parole parole

 

 

In dispari

Post n°2419 pubblicato il 08 Dicembre 2020 da gratiasalavida



In dispari...

 
 
 

Un incipit per invogliare...

Post n°2418 pubblicato il 08 Dicembre 2020 da gratiasalavida
 
Tag: Incipit

A Natale, se non avete idee regalo, acquistate, regalate e regalatevi...


Tutto il resto
di
Cinzia Micci

Porto Seguro edizioni

Donerete pagine di riflessione sulla realtà contemporanea
nel registro dell'ironia.

Intanto vi metto a disposizione l'incipit del romanzo, non sia mai vi faccia venire la voglia di acquistare l'opera...

CAPITOLO 1

DELL'AMORE E DELL'ARTE DI SBARAZZARSENE

  •   Ne ebbe l'esatta percezione, per la prima volta, a cinque anni.
  •   Ricordava di avere esattamente cinque anni perché quel giorno, il 19 luglio del 1997, ricorreva la data del suo compleanno.
  •   A Riccione, al mare, insieme a Ma' e Pa'. Faceva un caldo infernale quel giorno. E le facevano male i piedi.
  •   Ma' aveva voluto che indossasse le ballerine, e i suoi piedi, gonfi e paonazzi, nelle ballerine ci soffocavano, ci annaspavano, ci morivano di strangolamento. E Pa' tirava, la strattonava, la faceva camminare a forza.
  •   Lui pure stava soffocando, il collo color porpora strangolato dal colletto della camicia e dalla cravatta blu, l'addome prominente sul punto di straripare dalla cintura che gli stringeva i pantaloni. Avrebbe preferito festeggiare il compleanno di Giulietta in spiaggia, comodamente disteso su una sdraio di quelle solide, come l'aveva chiesta al bagnino; invece Roberta aveva tanto insistito perché pranzassero al Gamberone, lo stramaledetto Gamberone che distava almeno tre chilometri dall'appartamento che avevano preso in affitto sulla litoranea. Si era arreso, infine, perché quando Roberta decideva, era impossibile farle cambiare idea, e ora sbraitava, Giacomo, affogato nel suo stesso sudore, sul lungomare rovente di Riccione. Prendere l'automobile, manco a pensarci, che i parcheggi a quell'ora se li erano già accaparrati tutti. Degli autobus non si fidava: troppo densa la massa dei viaggiatori che vi si affollavano dentro, sarebbe bastato un attimo di distrazione e il borseggiatore di turno ne avrebbe approfittato senza pietà. Meglio andare a piedi, maledicendo ogni passo compiuto sull'asfalto liquefatto dal caldo, trascinandosi dietro la figlia riottosa, che non ne voleva sapere di camminare e ogni tre passi recalcitrava come un mulo, e come un mulo andava pungolata.
  •   Alle prese con un fazzoletto di carta ormai ridotto a una pallina bagnata, invano cercava di tamponarsi le gocce che gli colavano copiose dalla fronte. Tamponava e malediceva. Malediceva e tamponava. Nel frattempo strattonava Giulietta, tirandosela dietro con la mano che non era impegnata a tamponare, cercando di vincere la sua ritrosia a muovere ulteriori passi sul cemento arroventato dal calore.

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Spero che l'incipit vi sia piaciuto.
Se è così, leggete anche il seguito.
Se non vi è piaciuto...
IMPOSSIBILE!
Comunque, se non vi è piaciuto, acquistatelo per parlare male di me.
Grazie.

 
 
 

In dispari

Post n°2417 pubblicato il 27 Ottobre 2020 da gratiasalavida

In dispari...

 
 
 

Aspettando Godot

Post n°2416 pubblicato il 27 Ottobre 2020 da gratiasalavida
 

Gli operatori sono momentaneamente occupati.

Credo che nei miei incubi peggiori tornerà a lungo la voce metallica che ripete all'infinito questa frase.

All'infinito. Perché gli operatori sono perennemente occupati e dopo quindici, venti, trenta minuti di ascolto dello stesso ritornello finisci per desistere, stremato.

E gli operatori non li ascolterai mai, ammesso che avessero risposte da darti.

Tutto è cominciato domenica diciotto ottobre, al termine di una bella giornata di vacanza.

I primi brividi di freddo.

Che sarà mai, ho pensato. Un po' di freddo. Ora passa.

Le prime linee di febbre. 

Meglio che domani non vada al lavoro.

Il giorno dopo, al risveglio da una notte tempestosa, in cui ho avuto l'impressione di essere sottoposta a trazione da quattro direzioni diverse, fino allo sfinimento di ogni fibra muscolare, mi sono misurata la temperatura, ed era già di 38°c.

Chiamo il dottore. Ho pensato.

Da poco il pensionamento del mio precedente medico mi ha costretto a optare per un nuovo studio, a me completamente sconosciuto. Quando ho operato la scelta ho pensato: "Tanto io dal medico ci vado una volta ogni tre anni, uno studio vale l'altro."

Ho cominciato a computare il numero telefonico.

Occupato.

Occupato.

Occupato.

Trenta volte occupato.

Libero! Finalmente.

Nessuna risposta.

Poi di nuovo occupato.

Occupato.

Occupato.

Nel frattempo la febbre era salita a trentanove.

Chiamo il mio compagno.

Ho paura sia Covid, gli dico. Accompagnami a fare il tampone. Mi sono informata sugli orari. So che al Centro Carni di Via Palmiro Togliatti chiudono alle 19:00.

Alle 16:00 vengo prelevata dal mio compagno, più morta che viva, bardata di due mascherine, guanti e visiera, e ci rechiamo in Viale Palmiro Togliatti.

C'è poca fila. Che fortuna!

Aspettiamo mezz'ora in fila, poi si avvicinano all'auto due uomini che danno l'idea di essere addetti ai lavori e ci dicono che è inutile attendere. Il drive in chiuderà alle 17:00. 

-Ma se c'è scritto alle 19:00!

Lo dico più rassegnata che indignata.

Sì, ma per problemi tecnici oggi chiude alle 17:00.

Non ci scoraggiamo. Proviamo in Via di Torre Spaccata, che è nei pressi. Ci mandano via, dicendo che ci vuole la prenotazione.

-Dove lo trovo il sito per la prenotazione?

Chiedo disperata. Non mi rispondono.

Quando arriviamo al drive in dell'Addolorata è ormai tardi. Ci indicano direttamente di andarcene.

Beh, penso. Domani sarò più fortunata.

La sera la febbre è salita a 40°c.

Il giorno dopo mi chiama la segreteria del posto ove lavoro.

-Se lei non giustifica l'assenza di ieri avrà grossi problemi con l'INPS!

Risondo che vanamente il giorno prima ho cercato di contattare lo studio medico, che non è colpa mia se non risponde.

-Chiami la guardia medica. - mi consigliano.

Chiamo la guardia medica. L'operatore mi previene chiarendo che il servizio, ogni servizio, costa 150 euro.

Rinuncio alla guardia medica, che terrò come estrema risorsa, e mi attacco al telefono, disperatamente, per contattare il mio studio medico.

Nel frattempo la febbre è salita a trentanove. O non era mai scesa da lì.

Dopo altre trenta telefonate a vuoto, finalmente, miracolosamente, trovo libero.

La segretaria mi fa aspettare venti minuti al telefono, prima di farmi parlare con la dottoressa, ma va bene così.

Finalmente spiego alla dottoressa le ragioni della mia chiamata.

Lei mi chiede i sintomi del mio malessere. Glieli descrivo.

- Lei potrebbe essere un covid! - mi dice.

Segnala il mio caso alle autorità, mi pone in isolamento fiduciario, mi pone anche in lista d'attesa per il tampone domiciliare, ma mi dice che difficilmente qualcuno verrà a casa a somministrarmelo.

Mangio la foglia. Capisco che devo pensarci per conto mio.

Finalmente mi dà il numero del certificato che giustifica le assenze. Sono così contenta che mi dimentico di chiederle una cura. E lei si dimentica di darmela.

Non importa. Ingurgito quintali di tachipirina. Prima o poi questa maledetta febbre dovrà calare!

Invece aumenta. A oltre 40°c.

Il giorno dopo, mercoledì, lo passo a giacere nel letto, in preda ai brividi.

La sera mi telefona un'amica. Devi assolutamente fare il tampone,- mi dice - per sapere se sei covid o meno. Per il risultato ci vuole qualche giorno e solo quando avrai la certezza della natura della tua affezione potrà partire il tracciamento. Mi dice. Sagge parole.

Il mattino dopo, giovedì, prescrizione del tampone alla mano, accompagnata dal mio compagno mi dirigo al drive in di Guidonia (centro agroalimentare).

Dopo otto ore di attesa, finalmente mi prelevano i campioni biologici che serviranno loro a sapere in quale categoria mettermi: covid/ no covid.

Torno a casa con la febbre ormai fissa su 40,5°c.

Il giorno dopo, venerdì, mi sento così male che comincio a spaventarmi.

Calmati, mi dico. In fondo  è da quattro giorni che ti limiti a ingurgitare solo la tachipirina. Probabilmente hai bisogno di una cura più corposa.

Mi attacco al telefono, più morta che viva.

Computo il numero dello studio medico.

Una, due, cinque, dieci, cento volte. Nessuno risponde.

Riprovo il pomeriggio. Uno, due, dieci, venti, cento volte. Idem.

Cerco disperatamente una mail cui scrivere.

Scrivere. Che sto male. Ho bisogno di una cura.

Non trovo traccia di mail di riferimento.

Chiamo la guardia medica pubblica. La sera del venerdì è sicuramente in funzione. 

Vengo a sapere di dover attendere cinquanta persone prima che venga il mio turno.

Chiudo. Riprovo alle dieci della sera. Questa volta le persone in attesa sono sessanta.

Per fortuna mi sveglio nel cuore della notte. Sono le tre del mattino. Chiamo il numero.

Mi risponde il medico di turno. Gli dico che ho il disperato bisogno di una cura. Come viene a sapere che sono una sospetta Covid, mi risponde che devo aspettare l'esito del tampone.

-Ma io sto male! - replico.

-Deve attendere l'esito del tampone! - mi risponde, implacabile.

Sabato mi sembra di migliorare. MI sveglio con 38°c.

Bene. MI dico. Comincio a guarire. 

Non mi sento bene tuttavia. MI sento come uno straccio appena centrifugato. Nel frattempo è emerso un acutissimo dolore intercostale che mi fa strillare ogni volta che mi muovo.

Infatti la sera la temperatura tocca i 41°c.

IL giorno dopo chiedo aiuto al mio compagno. Gli chiedo di farmi avere una cura attraverso il suo medico, mi sento come se avessi già un piede nella fossa.

Grazie all'interessamente di questo professionista che non smetterò mai di ringraziare, vengo ad avere ciò di cui ho bisogno.

Un pulsometro. Per tenere sotto controllo l'ossigenazione dei miei polmoni.

Una scatola di antibiotici.

Lunedì sto ancora malissimo, afflitta dalla febbre alta e per di più dal dolore intercostale che non mi dà tregua.

Oggi, martedì, al secondo giorno di antbiotico, finalmente mi sento rinascere. La temperatura è drasticamente scesa e sento che le forze ritornano.

Per l'ennesima volta consulto il sito dove dovrebbe comparire l'esito del mio tampone, ma anche oggi è privo di risultato.

Che si siano dimenticati di me? Mi chiedo.

Cerco il numero della regione deputato a fornire informazioni sul Covid, per cercare di avere informazioni sul mio caso.

Digito il numero.

Gli operatori sono momentaneamente occupati.

Aspetto, mi dico.

Venti minuti dopo gli operatori sono "ancora" momentaneamente occupati.

Basta. Inutile cercare risposte.

Ho il mio antibiotico, il mio pulsometro, la mia tenacia.

Ho tutte le persone che mi sono accanto, e che in questi giorni da incubo non mi hanno lasciata sola, seppure a distanza.

Per il resto, attenderò.

Aspettando Godot.

 

 

 
 
 

In dispari

Post n°2415 pubblicato il 27 Agosto 2020 da gratiasalavida

Un saluto a quanti,

sempre più rari, 

si fermano a leggere le quattro note stonate

che talora scrivo

su questo diario.

Vi abbraccio tutti.

 
 
 
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NOTA DELL'AUTRICE DEL BLOG

Tutti i testi qui pubblicati

sono esclusivo frutto della mia creatività. Cinzia M.

Tutti i diritti sono riservati.

Ho scorto su You Tube un canale intitolato Rubra Domus.

Non ha a che fare con me, che sono unicamente l'autrice

di questo blog e dei testi che vi sono quotidianamente

inseriti.

Cinzia M.

 

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