Creato da gratiasalavida il 09/09/2007

Rubra domus

Paole parole parole

 

 

In dispari

Post n°2395 pubblicato il 30 Aprile 2019 da gratiasalavida

Mi piacerebbe tanto sapere perché, quando cerco il mio blog nel "cercablog" della community, l'esito risulta negativo.


Boh!

 
 
 

Un senso. O la banalità del male.

Post n°2394 pubblicato il 30 Aprile 2019 da gratiasalavida
 

Una cifra interpretativa.

Della realtà.
Al momento mi sfugge.
Probabilmente è questo che m'impedisce di tornare a scrivere quotidianamente su questo blog, dove ho tracciato per anni riflessioni, propositi, versi, dubbi e incertezze.
Una cifra interpretativa.
Mi sfugge.
Le cronache quotidiane sono piene di orrori.
Certo, lo sono sempre state: narrazioni dell'orrore quotidiano, del quotidiano stillicidio di stupri, violenze, assassini, rapine, ammazzamenti, sbudellamenti vari.
Pure, in un passato ancora piuttosto recente, esisteva, a orientarti nel labirinto delle ombre che si allungano, sinistre, nelle retrovie dell'apparenza, una prospettiva cui ricorrere per arginare lo smarrimento.
Ci credevo, nella possibilità di una trasformazione dell'esistente.
Ci credevo, nella forza di valori che mi davano modo di discernere, qui e ora, ma anche in vista della costruzione del futuro, il senso da dare alle cose, alle azioni, ai comportamenti.
Il senso da dare alla realtà.
Il senso.
Oggi.
Oggi mi è difficile guardare alla realtà e restituirle un senso.
Oggi mi riesce difficile arginare le ombre.
Ho letto qualche giorno fa la notizia di un gruppo di minorenni che si sono accaniti su un uomo indifeso e l'hanno tormentato per mesi, fino a rendergli la vita intollerabile, fino al punto da minarlo nel fisico, oltre che, irreparabilmente, nella psiche.
Lo deridevano, lo bastonavano, lo perseguitavano, gli rubavano i soldi, si intrufolavano nella sua casa per stanarlo.
L'uomo è morto.
Il suo fisico e la sua psiche, logorati fino a un punto di non ritorno, hanno scelto per lui.
Hanno scelto, forse saggiamente, di non protrarre una condizione di vita intollerabile.
Sembra che uno dei colpevoli abbia detto che faceva tutto questo per passare il tempo.
Passare il tempo.
Ecco. Questo è un esempio di ciò che intendevo dire, quando ho parlato dell'incapacità di restituire un senso alla realtà.
Un'affermazione come questa, sulle labbra di un ragazzino non ancora pienamente sbocciato alla vita, suona come un colpo di fucile alla speranza.
Un ragazzino non ancora sbocciato alla vita, per "passare il tempo" non trova altro di meglio da fare che torturare un uomo fino a togliergli la sua dignità.
In un passato orribile, oltre settanta anni fa, lo facevano i Nazisti: togliere a un essere umano la sua dignità.
Oggi lo hanno fatto dei ragazzini imberbi. 
E lo hanno fatto in forma conviviale, insieme a un folto gruppo di coetanei.
Un'allegra brigata di ragazzini che, per "passare il tempo", ha consapevolmente scelto di impegnarlo, quel tempo, nella demolizione di un uomo.
Perché, quando a un uomo si toglie la dignità, quando un uomo si toglie la libertà, quell'uomo lo si condanna alla morte.
Questa vicenda mi ha sconvolto, perché dietro l'insensatezza di atti gratuitamente volti a compiere il male, si coglie il senso del vuoto che animava le menti e lo spirito di questi ragazzini.
La banalità del male non è una frase ad effetto, una pura astrazione da assumere quale corollario di una riflessione oziosa sull'esistente.
La banalità del male è perfettamente incarnata da un gruppo di ragazzini che non solo hanno compiuto un gesto orribile, ma lo hanno motivato ricorrendo alla più insensata delle ragioni.
Volevano "passare il tempo".
Si annoiavano e hanno pensato bene di trasformarsi in carnefici.
Hanno pensato bene.
No. Non è corretto.
Non hanno pensato.
Hanno agito in preda a un istinto alimentato dal vuoto pneumatico delle loro menti incapaci di partorire idee, progetti, speranze, sentimenti, amore.
Ragazzini vuoti.
Completamente vuoti.
Ragazzini preda di un vuoto che urlava il bisogno elementare di essere colmato.
Lo hanno colmato, quel bisogno, trasformando un altro essere umano nel giocattolo che avrebbe riempito il loro tempo morto.
Tutto questo mi riempie di orrore, anche perché non si tratta di un caso isolato.
La cronaca recente è piena di narrazioni di comportamenti simili, agiti da ragazzini vuoti, che più vuoti non si può, magari in molti casi non si è arrivati al risultato estremo di provocare la morte della vittima di turno, ma le modalità di comportamento risultano accomunate dalla crudeltà, dalla gratuità, dalla insensatezza, dalla incapacità di discernere.
Tutto questo mi fa orrore.
Il vuoto mi fa orrore.
Ho visto crescere generazioni e generazioni di ragazzini.
Ho sempre visto in loro, nonostante le manchevolezze che sempre contraddistinguono il comportamento degli adolescenti, il germe della bellezza.
Non mi sfuggiva la luce dei loro occhi, quella luce particolare che rende belli gli occhi dei ragazzini, perché emana gioia, curiosità, amore,  generosità, voglia di spendersi per migliorare il futuro, voglia di scoprire il mondo, di aprirsi al nuovo, voglia di vivere, di amare, di condividere.
Per anni ho letto questo, negli sguardi dei ragazzini.
Oggi, di fronte a episodi come quello avvenuto a Manduria, vengo sopraffatta dall'orrore.
Cosa poter leggere in quei ragazzini, se non il vuoto?
Il vuoto delle menti, il vuoto dei sentimenti.
Il vuoto dell'anima.
Il tempo, il loro tempo, quello dell'adolescenza, trasformato dal vuoto in tempo morto.
Un tempo morto in cui solo la morte si può rincorrere.
Ragazzini vuoti che saranno gli uomini di domani.
E che uomini avremo, domani?
Una generazione di esseri che hanno perso nel vuoto la loro umanità.
Una generazione di uomini non umani non può non lasciar presagire l'incombere, sulla società del futuro, di terrificanti sviluppi.
Scenari di morte e devastazione inimmaginabili.
No. non voglio immaginare.
Non posso immaginare.
Non voglio.
Non posso.
Allora chiudo questo lungo sfogo, perché di sfogo si tratta, con una domanda.
Come siamo arrivati a questo?
Come abbiamo, noi, adulti di oggi, potuto permettere che il vuoto si radicasse nelle menti, nei cuori, nei comportamenti, nelle azioni degli adolescenti che abbiamo generato?
Una pianta, se non viene curata, muore.
Allora, fino a che è possibile, fino a che c'è ancora del tempo, curiamola, questa pianta.
Diamole amore, speranza, ascolto, ma anche dei valori.
Che li aiutino a discernere.
E a riempire il vuoto.
Il valore della cultura.
Perché senza amore per la cultura il vuoto si dilata all'infinito.
Il senso della storia.
Perché senza la considerazione del passato si è condannati a una dimensione di eterno presente che annienta lo spessore dell'esistenza.
Il senso della dignità umana.
Il senso della solidarietà umana.
Il senso della fratellanza.
Il senso dell'amore.
Il senso del futuro.
L'importanza della progettualità.
Il valore del risultato conseguito con il proprio lavoro.
Il senso della responsabilità delle proprie azioni.
La fiducia nella possibilità di trasformare il mondo, e di trasformarlo in un luogo più bello e vivibile, dove ci sia spazio per tutti.
Ecco.
Forse questo è un senso.
E' "il" senso.

 
 
 

In dispari

Post n°2393 pubblicato il 10 Febbraio 2019 da gratiasalavida

In dispari...

 
 
 

...e neppure le immagina.

Post n°2392 pubblicato il 10 Febbraio 2019 da gratiasalavida
 

Caro Ministro della Pubblica Istruzione,
leggo dal suo curriculum che ha svolto la professione di docente di educazione motoria.

Evidentemente, in virtù della sua disciplina di insegnamento, era abituato a correre.
Correndo correndo, credo che il pavimento di un'aula lei lo abbia attraversato di volata, senza calcarlo per soste prolungate. Non si preoccupi. Non è l'unico. Ho la vaga impressione che nessuno dei ministri che l'hanno preceduta abbia sostato a lungo sul pavimento di un'aula, in presenza di una classe "vera".

Per classe "vera" intendo una sostanziosa parte delle classi che compongono il panorama sofferto e variegato dei destinatari dell'istruzione di questo paese.
Non una classe di bambini, ragazzini o adolescenti che sappiano parlare correttamente la lingua italiana, che abbiano l'educazione dei modi e dei comportamenti quale solido retaggio familiare, che abbiano nella famiglia un supporto affettivo stabile e che possano vantare un'alfabetizzazione certa e un patrimonio lessicale dignitoso.

No. La maggior parte dei docenti che calcano i pavimenti delle aule della scuola italiana, pavimenti dissestati di locali angusti e maleodoranti in virtù dell'affollamento, devono ogni giorno fare i conti con il rischio dell'insuccesso educativo.

Ogni giorno devono mettersi in gioco, i docenti, e ogni giorno camminare in equilibrio precario sul filo sottilissimo che li lega ai loro studenti, sapendo che quel filo può rompersi in ogni istante. Basta una parola di troppo al momento sbagliato e si rompe. E aggiustarlo sarà un'impresa titanica. Il rapporto con gli studenti, caro ministro, è un rapporto precario, reso ancora più precario dalla precarietà dei tempi che stiamo attraversando.

E gli studenti, caro ministro, spesso, spessissimo, si portano a scuola il disagio che proviene dal loro retroterra. Spesso hanno un vocabolario che conta, se si è fortunati, su un centinaio di parole  più o meno assimilate nel significato. Spesso sono studenti che, per i loro percorsi di vita, possono contare su un'alfabetizzazione incerta o quasi irrisoria. Spesso sono studenti nelle cui case un libro è una rarità, esattamente come uno stipendio dignitoso. Spesso sono studenti dolorosamente scissi dall'essere oggetto di contesa tra mamma e papà. Spesso sono studenti che provengono da famiglie in cui i genitori non sanno leggere e scrivere in italiano, e non perché siano di origine estera. Spesso provengono da famiglie in cui la povertà è un problema urlante che sposta in secondo piano ogni altra incombenza, scolastica o meno Spesso sono studenti segnati da disturbi che rendono la lettura e la scrittura un'impresa eroica. Spesso sono studenti che trascorrono la giornata da soli, a casa o in mezzo alla strada, e che vanno a scuola senza compiti, senza libri, senza quaderni, senza penne. Spesso sono studenti arrabbiati, perché inconsciamente sentono che il mondo non sarà mai un territorio abitabile.
Spesso, semplicemente, non vanno a scuola, o ci vanno quando capita.

E gli insegnanti questo lo sanno. Lo sanno perché lo hanno appreso subito, sulla propria pelle, che la loro è una professione difficile, spesso difficilissima, da portare avanti. E si dannano, i docenti, ogni giorno, per trovare un canale di accesso alle menti e ai cuori dei loro allievi. Qualche volta ci riescono pure. Qualche volta ottengono risultati insperati, che tuttavia, se valutati con i freddi parametri di giudizio dei test nazionali, non vengono valutati se non come un insuccesso.

Ovviamente.
Se i docenti partono da un "meno dieci" e lo portano a "zero", i parametri oggettivi registreranno "zero".
Che poi dietro quello zero ci siano l'anima, il corpo e il sangue di un docente che ogni giorno si danna perché i suoi allievi meno fortunati abbiano almeno una chance nella vita, se poi dietro quello zero ci sia la meravigliosa avventura di un bambino che abbia scoperto che c'è un orizzonte più lontano di quello del proprio marciapiede coperto di rifiuti, ecco, questo i test nazionali non lo registrano.
Di questo non gliene importa niente a nessuno.
Chi non abbia mai calcato "sul serio" il pavimento di un'aula scolastica, queste cose non le sa.
E neppure le immagina.

 
 
 

In dispari

Post n°2391 pubblicato il 05 Febbraio 2019 da gratiasalavida

In dispari...

 
 
 
Successivi »
 

NOTA DELL'AUTRICE DEL BLOG

Tutti i testi qui pubblicati

sono esclusivo frutto della mia creatività. Cinzia M.

Tutti i diritti sono riservati.

Ho scorto su You Tube un canale intitolato Rubra Domus.

Non ha a che fare con me, che sono unicamente l'autrice

di questo blog e dei testi che vi sono quotidianamente

inseriti.

Cinzia M.

 

AREA PERSONALE

 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Maggio 2019 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30 31    
 
 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 
Citazioni nei Blog Amici: 31
 

ULTIME VISITE AL BLOG

surfinia60lorifualiasnoveavvbiaRoberta_dgl8gratiasalavidaTerzo_Blog.Giusi_melottilubopomax542011prefazione09mivendoxamorecarloreomeo0katya_adavin
 

ULTIMI COMMENTI

CHI PUÒ SCRIVERE SUL BLOG

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom