Creato da gratiasalavida il 09/09/2007

Rubra domus

Paole parole parole

 

 

Cronache dall'altro mondo

Post n°2413 pubblicato il 21 Marzo 2020 da gratiasalavida
 

21 marzo 2020

Decimo giorno.

Primavera.

Giornata internazionale della poesia.

Tante scadenze, oggi, da ricordare e celebrare.

In realtà tutto ciò sembra appartenere alla memoria di qualcun altro che non sono io.

E' spiacevole constatare come la memoria si assottigli, di giorno in giorno, confinata in un angolo ristretto da un presente dilatato dall'attesa, che sembra divenuto eterna.

L'eterno presente dell'attesa che non finisce, che perdura, che divora il passato e cancella in futuro.

Che si fa protagonista assoluta di ogni istante.

Che si fa rituale.

Ogni giorno cristallizzato nei medesimi gesti, i gesti dell'attesa.

Semplici gesti, privi di complessità.

Privi di spessore, per noi che non siamo nella trincea dei medici, degli infermieri, di quanti continuano a operare secondo ritmi sempre più disperati e a rischio della propria incolumità perché gli altri, tutti gli altri, possano continuare a vivere nell'attesa.

Svegliarsi, scendere dal letto, lavarsi, vestirsi, attendere.

Magari lavorare a distanza, come nel mio caso.

E attendere.

Indossare la mascherina.

Uscire.

La coda per la spesa.

Attendere.

Preparare il pranzo.

Uscire con i cani (per chi ha i cani).

Altro lavoro al computer.

Occuparsi dei figli (per chi ha i figli)

Preparare la cena.

E attendere.

L'ora ics della giornata è quella in cui viene trasmesso il comunicato della Protezione Civile che snocciola le cifre del contagio.

Quanti.

Quanti contagiati.

Quanti ce l'hanno fatta.

Quanti no.

I numeri si ascoltano senza tentare interpretazioni e proiezioni che sono aldi fuori della nostra portata e competenza.

Si ascoltano.

Poi si ritorna ad attendere.

C'è chi azzarda previsioni, ogni tanto.

Due settimane.

Un mese.

Due mesi.

E ne verremo fuori.

Di fatto nessuno sa quando.

Semplicemente, si attende.

Il momento fatidico in cui verrà dato l'annuncio che l'epidemia sarà finita.

Che potremo tornare a uscire, a comportarci normalmente.

Che potremo tornare a stringerci la mano, a incontrarci.

Tutto ciò, tuttavia, non è immeginato nella dimensione del futuro.

No. Tutto ciò è vuota nomenclatura di abitudini e usanze appartenenti a un passato che sembra confinato in un angolo remoto della memoria.

E vuota nomenclatura di una aspettativa che non ha la forza di divenire progettazione del futuro.

E' solo l'eterno presente dell'attesa.

Pochi giorni fa (eppure sembra trascorso un decennio) mi ripromettevo di utilizzare questa forzata clausura per riappropriarmi del "mio" tempo, per tirare fuori il meglio di me.

Mi vergogno.

Niente di tutto questo è accaduto.

Non mi sono riappropriata del mio tempo.

Non ho tiraro fuori alcuna delle mie potenzialità inespresse.

Il rituale costruito dai gesti dell'eterno presente dell'attesa mi possiede.

E non riesco a riscattarmene.

Finirà. Questo lo so.

Perché tutto è transitorio.

Anche l'attesa è uno stato transitorio.

E l'attesa finirà.

Per ora, tuttavia, ne sono invischiata, come in una gelatina tossica.

Devo tirarmene fuori.

Ci proverò.

Chiudo.

 

 
 
 

In dispari

Post n°2412 pubblicato il 18 Marzo 2020 da gratiasalavida




 In dispari...

 
 
 

Cronache dall'altro mondo

Post n°2411 pubblicato il 18 Marzo 2020 da gratiasalavida
 

!8 marzo 2020
Settimo giorno

Riprendo a scrivere dopo due giorni trascorsi al computer, impegnata in ore e ore di lavoro a distanza.
Un massacro, direi.
Non lamentiamoci, l'importante è essere ancora sani.
Ogni giorno, meticolosamente, misuro la temperatura corporea. Non si sa mai.
Per ora tutto bene.
Ciò che non va è il mio aspetto complessivo. In pochi giorni mi sono abbrutita, soprattutto nei capelli, che risentono della mancanza di un parrucchiere, ma anche nel modo di vestire, divenuto piuttosto... informale (per usare un eufemismo. Senza eufemismi direi: sciatto, trasandato).
Stamane mi sono guardata allo specchio: in pochi giorni mi sono trasformata in un'altra "Cinzia" che pare invecchiata di diversi anni rispetto alla "Cinzia" pre-virus.
Si cambia in fretta.
Ciò mi ha fatto riflettere.
Ho ripensato agli atteggiamenti nazionalistici che si si erano largamente diffusi nel nostro paese, e non solo, prima dell'espansione del contagio.
Noi, abbastanza agiati e provvisti di una qualità della vita tutto sommato elevata.
Loro. The Others.
Quelli che vivono nei paesi poveri, in territori devastati dalla guerra, dalla carestia, dalla fame, dalle bombe.
Quelli che non possono mangiare e bere a sufficienza, che non si lavano perché non se lo possono permettere, che vestono di stracci perché non hanno altro da indossare.
Quelli brutti, sporchi, "cattivi".
Quelli che sono stati rifiutati alle frontiere in quanto poveri, in quanto brutti, sporchi, laceri.
Quelli che rischiavano di attentare alle nostre (fragili) certezze di benessere, di agio.
Nel corso di una settimana, riflettevo, le nostre certezze sul presente e sul futuro hanno subito un doloroso giro di corda.
Si sono ristrette.
Hanno mostrato palesemente la loro fragilità.
Di colpo ci siamo ritrovati in un presente inquietante, con la prospettiva di un futuro incerto.
Abbiamo dovuto rinunciare a comodità che sembravano scontate.
Piccole comodità, se vogliamo, almeno per la massa della popolazione, piccole comodità come quella di poter tenere in ordine il proprio aspetto. di dedicare il fine settimana a uscite di carattere culturale o sportivo, di poter cenare fuori o semplicemente di prendere un aperitivo con gli amici, o di praticare dello sport in strutture attrezzate.
Tutto questo dovrebbe farci riflettere.
Quanto tempo ci vuole a trasformarci negli "altri", negli "Others".
Basta poco, pochissimo tempo.
In una situazione di emergenza, i nodi vengono al pettine.
E quei nodi, ancorché duri da sciogliere, e prima di tutto da sopportare, dovrebbero insegnarci qualcosa.
Dovrebbero insegnarci, proprio in un momento in cui si sono elevate le barriere sanitarie tra un continente e l'altro, tra uno Stato e l'altro, tra un individuo e l'altro, che nonostante le barriere sanitarie, l'unico modo per risollevarci e ricominciare a progettare il futuro è farlo insieme.
Insieme.
Perché in un mondo globalizzato, gli egoismi, la superficialità, il menefreghismo di uno si riflette inevitabilmente su tutti gli altri.
L'egoismo dei paesi ricchi, o che godono di una dignitosa qualità della vita, inevitabilmente si ritorcerà contro quei medesimi paesi, se non si comincerà a trasformare il punto di vista da cui ognuno guarda al mondo.
Pensiamo alle strutture sanitarie.
Noi possiamo avvalerci di un sistema sanitario abbastanza efficiente, nonostante i tagli operati negli ultimi decenni.
Grazie agli interventi posti in campo dal nostro prezioso sistema sanitario e dai suoi eroici operatori, grazie alla nostra discreta qualità della vita, che ci consente di mangiare, di bere e di curare ogni giorno l'igiene, possiamo sperare di uscirne, un domani, dal contagio, di vedere la curva della diffusione del virus piegare nuovamente verso il basso.
Possiamo sperarlo, certo.
Siamo, tuttavia, in un mondo globalizzato.
E i nodi stanno venendo al pettine.
Quando il virus si propagherà in tutte le aree della Terra ove non ci sono strutture sanitarie adeguate, in cui la risposta immunitaria è resa debole dalla fame, dalla sete e dalla mancanza d'igiene, cosa accadrà?
Alzeremo barriere antisettiche per proteggerci da una nuova impennata del contagio provocata da milioni di individui positivi al virus?
No. L'unico modo di uscire da una crisi che potrebbe essere disastrosa è quello di mettere a disposizione delle aree povere, una volta usciti dalla fase emergenziale, strutture sanitarie, operatori e mezzi di soccorso, farmaci, aiuti economici e alimentari, perché solo quando tutti, su questa terra, avranno i mezzi necessari a rialzarsi da situazioni di emergenza, tutti saremo al sicuro.
Bisognerà cominciare a operare "autenticamente" per la pace.
Perché nei paesi devastati dalla guerra le misure per arginare qualsiasi tipo di epidemia diventano vane, se bisogna operare tra i massacri e le bombe.
Chissà che questa non sia una possibilità, offertaci dal destino (o dalla Provvidenza, per chi è credente) per cambiare registro e cominciare a riflettere sugli errori del passato.
Una possibilità che dovremmo, ostinatamente, inseguire. Non solo per spirito umanitaristico, perché, lo si sa, nei rapporti tra gli Stati operano ben altri interessi che non quelli umanitaristici, ma proprio per la salvaguardia del benessere di tutti.
Il benessere di tutti, nasce dalla cura del benessere di tutti.
Un altro (lucido) delirio, il mio, probabilmente.
Eppure in questo spero.

Chiudo.

 
 
 

In dispari

Post n°2410 pubblicato il 15 Marzo 2020 da gratiasalavida


In dispari...
dall'altro mondo...

 
 
 

Cronache dall'altro mondo

Post n°2409 pubblicato il 15 Marzo 2020 da gratiasalavida
 

15 marzo 2020

Quarto giorno.

Ieri non ho scritto.
Ho lavorato fino a tardi.
Di nuovo. Accaduto di nuovo.
I ritmi imposti dall'esterno hanno avuto la meglio sui buoni propositi di riappropriazione del tempo.
Oggi mi sono imposta di non lavorare.
Oggi è domenica.
Mi sarei voluta svegliare alle 9:00.
Alle 7:00 del mattino ho aperto gli occhi, e non c'è stato verso di richiuderli per dormire.
Avrei voluto scrivere, invece ho trascorso il tempo tra file al supermercato, pulizia di casa (maledetta fisima per l'igiene che mi ha colta dopo anni di lassismo ostinato!), lavatrici, uscita con i cani, trattative per l'acquisto di una di quelle tanto agognate mascherine che ancora non ero riuscita a procurarmi. Dopo cinque visite in farmacia, finalmente sono riuscita a garantirmene una. L'ho indossata subito, con l'espressione ebete di chi ha finalmente messo le mani su un bene prezioso. Un istante dopo mi sono chiesta: "Già, ma come faccio a fumare con 'st'impalcatura sulla bocca?". L'ho tolta e mi sono accesa una sigaretta.
Al solito.
Mentre fumavo mi davo dell'imbecille.
Al solito.
Più del solito.
Ho continuato a fumare. E a darmi addosso. Manco fossi mia madre.
Se fosse ancora viva, sono sicura che mi avrebbe costretta a uscire in barba al virus. Io e lei. Una sottobraccio all'altra, a passi lenti, per ore. Meno male che si è risparmiata tutto questo.
Oggi ne ho incontrate due, di anziane signore, mentre portavo a spasso i cani.
Sole, con l'aria di chi non sa bene dove andare, ma comunque va.
La stessa aria che avrei io se non portassi i cani al guinzaglio.
Duro rimanere a casa per ore.
Di persone in giro, alla spicciolata, se ne incrociano tante.
E quando ci si incrocia ci si tiene alla larga gli uni dagli altri, dopo un reciproco sguardo di imbarazzo, come a volersi giustificare. "Lo so, lo so che dovrei stare a casa, ma sai, avevo una necessità improrogabile..." In realtà ci si inventa ogni pretesto per prendere la via di fuga, è così. Brevi, brevissime fughe di pochi minuti, ma si fanno. Con la mascherina, il fazzoletto, la sciarpa, o niente a coprire la bocca e il naso, si fugge dalla clausura, anche solo per pochi minuti. Solo per fingere che sia un marzo qualsiasi, e non "questo" marzo. Solo per fingere che la primavera in arrivo sia la medesima stagione di sempre, che ti riempie di attesa per un dopo che inevitabilmente ti deluderà...
Il cielo oggi, all'ora di pranzo, era di un azzurro intenso che faceva quasi commuovere. Spirava una brezza densa, di quelle che preannunciano i tepori di primavera e la rinascita della vegetazione, che poi di vegetazione in città se ne vede poca, al più si vedono i rifiuti onnipresenti sulle strade, irrinunciabile segno di un degrado cui abbiamo fatto l'abitudine, pure la parte animale di noi lo sente, che la primavera si avvicina e che le piante sono in boccio. Da qualche parte sono in boccio, e in noi un istinto atavico lo sente. Lo sa.
Mi sono allontanata dal computer per cantare.
I vicini alle 18:00 in punto avviano un flash-mob in piena regola. Una ventina almeno di canzoni di musica leggera per tutti i gusti. Poco fa è partito "Generale" di De Gregori. Ho abbandonato queste quattro note deliranti e sono corsa alla finestra a cantare a squarciagola.
La musica aiuta a scacciare la depressione.
Cantiamo.

Scusatemi per il (lucido) delirio quotidiano.

Scrivere per rimanere vivi.

Chiudo. A presto.

 
 
 
Successivi »
 

NOTA DELL'AUTRICE DEL BLOG

Tutti i testi qui pubblicati

sono esclusivo frutto della mia creatività. Cinzia M.

Tutti i diritti sono riservati.

Ho scorto su You Tube un canale intitolato Rubra Domus.

Non ha a che fare con me, che sono unicamente l'autrice

di questo blog e dei testi che vi sono quotidianamente

inseriti.

Cinzia M.

 

AREA PERSONALE

 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Agosto 2020 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
          1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29 30
31            
 
 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 
Citazioni nei Blog Amici: 31
 

ULTIME VISITE AL BLOG

A.Dr.Faustcassetta2MAGNETICA_MENTE.2017Coralie.frFLORESDEUSTADvololowBianconigliodueletizia_arcuripoeta_sempliceciaobettina0aliasnoveWhaite_HazeossimoraRoberta_dgl8aniram1959
 

ULTIMI COMMENTI

CHI PUÒ SCRIVERE SUL BLOG

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom