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FESTIVAL JAZZ O POP ? CI SI INTERROGA ANCHE IN CANADA

Post n°1832 pubblicato il 17 Aprile 2011 da pierrde

Interessante post di Peter Hum sul suo Jazzblog a proposito del Festival di Ottawa e dell'annunciato programma che prevede Robert Plant, Elvis Costello e KD Lang.

Molti lettori del blog hanno espresso dubbi e perplessità riguardo a scelte musicali che nulla hanno a che vedere con il jazz, e questo, naturalmente non per mantenere un purismo che non esiste ma per salvaguardare l'integrità e la coerenza di manifestazioni che per lunghi anni si sono ben guardate dalla deriva populista.

Gli argomenti a favore sono sempre gli stessi: più pubblico più visibilità, più incassi con il pop più possibilità di finanziare musicisti ritenuti a torto o a ragione difficili.

Il direttore artistico del Festival di Ottawa, Peter Cancura, ricorda che fin dall'inizio i festival hanno ospitato musiche e musicisti diversi e fa il caso del famoso Newport Jazz Festival il cui filmato ho postato da poco, in cui figurava Chuck Berry. 

Molta stampa canadese ha poi salutato le scelte di Cancura come una svolta ragionevole e necessaria, mentre al contrario molti appassionati hanno espresso il loro totale rifiuto nel trovarsi imbarazzanti figure di rocker che nulla hanno da aggiungere a quanto fatto già da decine di anni.

Invito gli interessati a leggere il lungo post per farsi una idea del dibattito. Personalmente, avendo preso più volte posizione contro le scelte pop dei festival europei, ci terrei a precisare alcuni punti.

Non credo esista una purezza jazz, nel senso che è talmente vasto il numero dei musicisti e la varietà delle proposte che operano più o meno consensualmente all'interno di questa ormai imbarazzante etichetta che è molto difficile stabilire confini o erigere steccati. 

E' più jazz Lino Patruno o Evan Parker ? Non mi interessa stabilirlo, il punto credo sia un'altro.

Se il jazz è frutto di meticciato e di intersecazioni culturali e storiche non ha senso imbalsamarlo come vorrebbe Wynton Marsalis. Sforzo inutile, la vita non si ferma al museo, tutto è in movimento, anche la musica.

E allora ? Allora forse sarebbe più intelligente da parte dei direttori artistici dei festival fare scelte più coraggiose. Le Liza Minelli ed i Robert Plant possono rimanere nella memoria dei loro estimatori. Da loro non giungerà mai una scintilla creativa nuova ma solo stanche repliche del passato.

Perchè non guardare verso nuove sfide, nuovi nomi, nuove contaminazioni ? Non mancano certo le proposte, e magari qualcuno potrebbe perfino portare più dollari (perchè è questo il vero motore di tutto) di nomi stanchi e magari sfiatati.

Grazie alla rete ho ascoltato recentemente un concerto che vedeva protagonista il trio australiano dei Necks con Brian Eno. Poco jazz ma musica viva, ricca di idee e di stimoli.

Roba che la Minelli e Plant non hanno più da un pezzo.

 

http://communities.canada.com/ottawacitizen/blogs/jazzblog/archive/2011/04/15/the-pros-and-cons-of-non-jazz-at-jazz-festivals.aspx

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Commenti al Post:
Utente non iscritto alla Community di Libero
riccardo il 18/04/11 alle 12:30 via WEB
Il punto è proprio nel tuo scritto, dove dfinisci "imbarazzante" il termine Jazz. E' proprio quello che ormai si pensa a livello organizzativo da tempo ( e non solo), dove ormai le scelte sono totalmente condizionate da esigenze finanziare e dai riscontri di pubblico e di mercato. Succede anche nel Jazz cosidetto accettato quando si vedono cartelloni sempre con gli stessi nomi proposti (e nessuno dice niente o quasi...) Sul discorso di Marsalis e dell'imbalsamazione, o sui vecchi nomi sfiatati proposti e riproposti ci sarebbe poi da fare un articolato discorso (e qui non è la sede), perché secondo me, almeno dalle nostre parti, in merito si è fatto e si fa ancora un discorso troppo condizionato ideologicamente e si fanno scelte ancora abbastanza condizionate da un'idea ben precisa e radicata di jazz (di sinistra, direi, per sintetizzare e semplificare al massimo il riferimento) che per certi versi è anche più imbalsamata e preistorica di quella di Marsalis (oltre che forse anche più impropria della sua, visto che il jazz, la relativa cultura e la sua stessa storia gli appartengono per etnia e provenienza geografica) messa sotto una falsa veste "progressista" e che invece è per certi versi altrettanto "conservatrice". Discorso lungo e complesso, ma temo che tutti si sia contribuito più o meno inconsapevolmente allo stato delle cose. Saluti
 
 
pierrde
pierrde il 18/04/11 alle 17:48 via WEB
Sono in completa sintonia.
 
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