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Mondo Jazz

Il Jazz da Armstrong a Zorn. Notizie, recensioni, personaggi, immagini, suoni e video.

IL JAZZ SU RADIOTRE

 

martedì 9 ottobre 2018 alle 20.30

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JAZZ & WINE OF PEACE

Pipe Dream

violoncello, voce, Hank Roberts

pianoforte, Fender Rhodes, Giorgio Pacorig

trombone, Filippo Vignato

vibrafono, Pasquale Mirra

batteria, Zeno De Rossi

Registrato il 26 ottobre 2017 a Villa Attems, Lucinico (GO)



 

 

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RIAPRE L'ALEXANDER PLATZ

Post n°4100 pubblicato il 11 Ottobre 2018 da pierrde

L' Alexander Platz Jazz Club, lo storico locale di Roma in via Ostia fondato nel 1984 e considerato uno dei 100 migliori locali jazz al mondo, riapre i battenti da giovedi 18 ottobre 2018. Ospite della serata inaugurale per la stagione 2018/2019 sarà il batterista Roberto Gatto accompagnato da Alessandro Presti alla tromba, Domenico Sanna al piano e Matteo Bortone al basso. A seguire, venerdì 19 i Doctor 3: Danilo Rea al piano, Enzo Pietropaoli al basso e Fabrizio Sferra alla batteria. 

Fonte: https://www.ilmessaggero.it/spettacoli/roma/alexander_platz_jazz_roma_riapre_storico_locale_roberto_gatto-4025186.html 

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juliensorel2018
juliensorel2018 il 12/10/18 alle 15:21 via WEB
Una notizia che scalda il cuore. Anche perchè è decisamente in controtendenza. Purtroppo altrove i jazz club (o comunque i luoghi dove il jazz viene comunque ospitato) continuano a soccombere sotto varie difficoltà, non escluso ora un contesto culturale circostante ostile. Mesi fa questi problemi avrebbero dovuto esser sottoposti con forza al Ministero della Cultura, invece ci si è accontentati di un platonico e sterile "riconoscimento del rilievo culturale del jazz italiano" (quasi che la consistenza culturale di certe esperienze debba esser soggetta ad omologa ministeriale, anzichè esser conseguita sul campo). I locali che ospitano regolarmente programmazione jazzistiche hanno seri problemi di ostilità di vicinato (spesso pretestuosa e preconcetta), di reperimento di locali adeguati e di loro messa a norma (pensiamo alle numerose proprietà di enti locali abbandonate al degrado da anni), di rapporto con la pesante burocrazia SIAE (giaceva in Parlamento un disegno di legge che prevedeva un regime forfettario che molto avrebbe aiutato le piccole realtà), da ultimo si sono registrati anche atteggiamenti di vero e proprio ostracismo ideologico da parte di amministrazioni locali. Un esempio era già disponibile: in Lombardia (non si parla quindi delle Emilie o delle Toscane a suo tempo all'avanguardia) molto si è fatto per agevolare la transizione al digitale delle piccole sale cinematografiche che ospitavano programmazione di rilevo culturale: l'operazione è riuscita al punto che mentre chiudono le labirintiche plurisale con i pop corn, gli eredi dei passati cinema d'essai sopravvivono, ed anzi ogni tanto ne nasce una nuova. Purtroppo la vecchiaia è ripetizione, ma non mi stancherò mai di ricordare che al nostro jazz manca in buona parte l'esperienza della pratica musicale quotidiana, del confronto ravvicinato con un pubblico non casuale ed occasionale, situazioni che possono scaturire solo nell'ambito di un circuito di club. Inutile illudersi: sono anche le condizioni materiali in cui si sviluppa che 'fanno' la musica che ascoltiamo. E che talvolta possono anche strangolarla. Fine geremiade. Milton56, "gufo" non rassegnato
 
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