Creato da pierrde il 17/12/2005

Mondo Jazz

Il Jazz da Armstrong a Zorn. Notizie, recensioni, personaggi, immagini, suoni e video.

IL JAZZ SU RADIOTRE

 


 

 

 

mercoledì 19 settembre 2018  alle 20.30

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MUSICAFOSCARI/SAN SERVOLO JAZZ FEST 2017

 

The Claudia Quintet

batteria, John Hollenbeck

sax tenore, clarinetto, Jeremy Viner

fisarmonica, Red Wierenga

vibrafono, Matt Moran

contrabbasso, Adam Hopkins

 

Registrato il 26 ottobre 2017 presso l'Auditorium Santa Margherita, Venezia

 

 

 

 

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L'agenda quotidiana di

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I PODCAST DELLA RAI

Dall'immenso archivio di Radiotre è possibile scaricare i podcast di alcune trasmissioni particolarmente interessanti per gli appassionati di musica nero-americana. On line le puntate del Dottor Djembè di David Riondino e Stefano Bollani. Da poco è possibile anche scaricare le puntate di Battiti, la trasmissione notturna dedicata al jazz , alle musiche nere e a quelle colte. Il tutto cliccando  qui
 

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ENRICO RAVA QUARTET SU RADIOTRE

Rieccoci di nuovo in veste di ‘servizio pubblico’, dal momento che siamo sempre in attesa del secondo invio della fantomatica newletter Rai sottoscritta ormai un paio di mesi fa. Nel frattempo la programmazione jazzistica prosegue, annunziata solo da un ‘pertugio’ sulla pagina di RadioTre Suite, che consente di anticipare di qualche giorno appena i concerti che giornalmente vanno in onda nel ben noto ‘Cartellone’: evitiamo di ripeterci su questo bell’esito dell’introduzione dell’app Rai Play, già ‘lapidata’ dagli utenti sul Play Store di Goggle.

Domani 25 settembre, alle ore 20:30 (con probabile solito ‘ritardo accademico’), nell’ambito di RadioTre Suite verrà messa in onda la registrazione di un concerto tenutosi il 26 ottobre 2017 a Cormons (che il Grande Spirito della Musica salvi anche “Jazz and Wine of Peace”, dalle loro parti non tira una bella aria….) con protagonista il quartetto di Enrico Rava, e cioè:   

Enrico Rava, flicorno e tromba 

Francesco Diodati, chitarra elettrica 

Gabriele Evangelista, basso 

Enrico Morello, batteria 

Qualcuno potrà osservare che questo passaggio radiofonico di un ensemble di cui molto si è parlato non ha carattere di eccezionalità: io ribatto che proprio l’alto livello del gruppo non consente di  ascoltarlo così spesso dal vivo, com’ è capitato a me quasi due anni fa. E poi c’è un altro motivo, ancora più sostanziale: questo combo è forse uno dei migliori risultati del Rava talent scout e leader (a mio avviso in Italia al massimo ne abbiamo un altro paio, non di più). 

Anche a prescindere dalle singole personalità individuali (già di per sé di tutto rilievo), il terzetto Diodati/Evangelista/Morello brilla per la compattezza ed scioltezza dell’insieme: i nostri colleghi d’oltreoceano direbbero “seamless”. Un risultato di assoluto rilievo e con ben pochi eguali in una scena jazzistica che sembra fatta apposta per frantumare e smembrare sin sul nascere formazioni anche accuratamente assortite e bisognose solo dell’indispensabile rodaggio nella pratica quotidiana: di questa grave debolezza strutturale del nostro circuito anche noi del pubblico portiamo non poche responsabilità, diciamocelo, ma questo è discorso che andrà approfondito in altra occasione. 

I miei ricordi mi riportano un Morello che si distingueva per un drumming leggero, controllato, pieno di sfumature, sempre presente; un Evangelista che brillava per velocità e precisione sui tempi vivaci; last, but not least, un Diodati dal fraseggio mobilissimo ed ampio, con lunghi archi melodici e basato su di un tono molto liquido, un partner prezioso anche nel semplice accompagnamento. 

Auguro a tutti la mia stessa esperienza d’ascolto, ed al quartetto di calcare compatto ed inossidabile ancora tanti palcoscenici.

Franco Riccardi

 

 
 
 

CANZONI, GENERAZIONI E NOSTALGIA CANAGLIA

Post n°4083 pubblicato il 23 Settembre 2018 da pierrde

 

Avvertenza: la lettura di questo articolo non è consigliata a trend-setters, politically correct, bipartisan, followers 'a prescindere' ed analoghi

Bene, vedo che non avete ancora premuto il tasto del 'parental control', quindi partiamo con quello che non pretende di esser un discorso argomentato e ponderato, bensì più che altro uno sfogo, forse animoso, ma alquanto accorato e spontaneo.

In una stazione della metropolitana milanese mi imbatto nel manifesto di cui alla foto che accompagna il presente pezzo. Quasi subito mi vengono spontaneamente alla mente una serie di considerazioni che mi sembra necessario condividere con voi, anche a costo di pestare qualche callo.

Nessuno più di me felice di vedere affacciarsi alla ribalta una big band (grande tallone d'Achille del jazz italiano, anche in passato), ma va anche osservato che questi debutti mi sembrano sempre più improvvisi e spesso effimeri. Se la dimensione orchestrale è diventata pressocchè proibitiva persino sulla scena americana, cosa dire di un circuito italiano infinitamente più modesto nelle dimensioni e nell'articolazione? Se risulta già difficile tenere insieme e rodare adeguatamente un quartetto od un quintetto, che dire di una big band che richiede lunghe e laboriose fasi di affiatamento, prove ripetute ed accurate? Per tacere della necessità di inserire tra le sue file con la dovuta calma solisti già maturi ed esperti, strappandoli a carriere solistiche di maggiore visibilità. Non parliamo poi della imprescindibile necessità di stabili e continuative occasioni di lavoro.... Quando poi il prezzo del biglietto veleggia intorno agli euro 50/60 (peraltro in un teatro da quasi mille posti, come nel caso), sugli esiti estetici si potrà anche discutere, ma lo standard professionale ed esecutivo deve essere assolutamente fuori questione.

Per fortuna questo fardello di preoccupazione pesa in buona parte sulle spalle degli organizzatori, che hanno l'ingrato compito di metter il piatto in tavola. Che la loro sollecitudine giunga addirittura ad influenzare le scelte di repertorio? Per carità, in modo discreto, senza ledere l'autonomia degli artisti.... Solo qualche suggerimento qua e là, dietro le quinte ed a sipario ancora chiuso, anzi a cartellone ancora da compilare. Ed eccoci qui davanti all'ennesimo tentativo di sposare linguaggio jazzistico e la sempiterna tradizione della canzone italiana, uno dei tanti intendiamoci.... Apro subito una parentesi: anche volendosi inserire in questo filone, mai che si veda un tributo ad un certo Bruno Martino, autore di 'Estate', l'unico vero standard italiano entrato spontaneamente nel songbook jazzistico internazionale. Oppure a figure che nello scorcio dei primi anni '70 hanno tentato avventurosi e spontanei innesti tra i suoni del jazz elettrico che arrivava d'oltreoceano e le nostre tradizioni locali, addirittura dialettali. Mi viene in mente il nome di James Senese e dei suoi Napoli Centrale, giusto per rimanere nella stessa area.... Eh no, a quanto sembra per esser 'tributati' bisogna avere al proprio attivo qualche 'disco d'oro' o telegatto che sia, e possibilmente esser trapassati lasciandosi alle spalle una schiera di inconsolabili orfani musicali, possibilmente ora alquanto 'agèe' (cfr. prezzi di cui sopra).

Ma qui l'inquadratura si sposta rapidamente dagli impresari (purchè non ci impartiscano lezioni di estetica con battute degne di un personaggio di Ionesco, vedi caso bolognese di qualche giorno fa) e dai musicisti di valore coinvolti (a cui vorremmo fraternamente ricordare che il talento disinvoltamente speso può rivelarsi anche una trappola micidiale: un esempio illustre, la parabola di Chick Corea). Anche per stornare l'accusa di sparare sulla Croce Rossa, veniamo a noi, il pubblico, l'ingrediente invisibile, ma essenziale, di questa precaria alchimia che è il jazz.

E' evidente che gli innumerevoli 'tributi' al mondo della canzone nostrana facciano leva sull'elemento 'nostalgia'. Andiamo giù di piatto: dove canta la sirena della 'nostalgia canaglia' per la bella musica della giovinezza, li non c'è il jazz, musica geneticamente contemporanea, la cui più vera vocazione e fascino consiste nel camminare sempre su un filo. Diversamente incombe inesorabile e letale la 'musealizzazione' del jazz, che rischia di esser 'usato' dal pubblico più ampio come semplice 'tappezzeria del salotto buono' dell'anima, come già accade ormai da decenni nel campo della c.d. 'musica colta'.

Che dire poi del connubio jazz/canzone italiana? Per me è quantomeno problematico già in llnea generale: l'agilità e la concisione essenziali nel jazz non si conciliano facilmente con una lingua che ha strutturali ampiezze e complessità. E qui parliamo dell'italiano relativamente limpido e classico dei nostri parolieri degli anni '50 e '60. Se poi veniamo ai testi verbosi e prolissi della canzone degli ultimi 20/30 anni, spesso molto 'parlata' e che si appoggia ad una lingua ormai largamente imbarbarita da incrostazioni burocratiche e gergali e costellata da neologismi pesanti ed artificiosi, l'impresa naufraga addirittura in partenza.

Salvo ammettere che, anche per radicata e lunga tradizione storica che risale almeno ad un paio di secoli, per noi italiani 'musica' è tendenzialmente sinonimo di 'canzone' o, in senso più lato, di musica vocale. Ed il fenomeno trascende di gran lunga l'ambito della musica popolare, come testimonia la triste sorte di tanta affascinante musica strumentale italiana del '900. Provate a chiedere al nostro inclito pubblico 'colto' se ha mai sentito nominare certi Casella, Malipiero, Dalla Piccola, gente che ai tempi 'si dava del tu' con Stravinskij ed ora è completamente scomparsa dalle locandine delle sale da concerto. Volendo farsene un'idea, non resta che una laboriosa ricerca di registrazioni inglesi, con orchestre inglesi, e magari con direttore italiano espatriato, biglietto di sola andata. Viceversa il jazz, specie nelle sue manifestazioni più dinamiche e proiettate verso il futuro, è una musica eminentemente strumentale (sia pure con sotterranei legami e derivazioni dalla vocalità).

A questo punto qualcuno potrà legittimamente concludere che nel Bel Paese la nostra musica sia destinata a rimanere tendenzialmente un fenomeno in qualche misura alieno e di nicchia: posso anche concordare, e la cosa non mi impensierisce minimamente, purchè la 'nicchia' non sia la cripta di una setta chiusa in sé stessa. Del resto, le cose migliori della nostra tradizione artistica e culturale ai loro tempi sono state invariabilmente bollate come 'pallose', 'intellettualistiche', 'estranee al Vero Sentire' del Paese, salvo poi rivelarsi ed esser celebrate poi a distanza di decenni come il suo specchio più fedele - anche se talvolta critico e tagliente. In tutta franchezza, poco mi pesa di non immergermi nella gran corrente del 'Nazional - Popolare': particolarmente con le sembianze che assume di questi tempi....

Scusino lo sfogo.

Franco Riccardi

 

 
 
 

Cuong Vu - Bill Frisell Quartet - Change in the air

Post n°4082 pubblicato il 22 Settembre 2018 da sandbar
 

 

Dopo l’esordio con l’estemporaneo progetto dedicato alla musica di uno dei mentori di Bill Frisell, il compositore statunitense Michael Gibbs, con “Ballet: The Music of Michael Gibbs” (RareNoise Records, aprile 2017) per il quartetto che vede leader il trombettista vietnamita / americano Cuong Vu si trattava di consolidare una precisa dimensione identitaria, completando sul piano della composizione quell’intesa esecutiva già apprezzata nel precedente lavoro. E la cifra prevalente che assume rilievo in questo “Change in the air”, titolo -auspicio ad un cambiamento socio - politico, in Usa e altrove, pare essere proprio la varietà di toni e temi portati in comune da ciascuno dei quattro componenti del gruppo. Senza eccessive variazioni al modulo stilistico che vede spesso la tromba di Vu e la chitarra di Frisell impegnate all’unisono nell’enunciazione dei motivi tematici in un contesto spesso libero da briglie formali, la musica assume sembianze continuamente in divenire a seconda della mano dell’autore. Si parte così da una ballad old fashioned dai toni confidenziali come “All That’s Left of Me Is You” del batterista Ted Poor per passare, a firma del medesimo autore, al clima sospeso e scuro della seguente “Alive”, uno dei vertici del lavoro, dove gli intrecci elettroacustici richiamano le atmosfere elettriche davisiane, per arrivare a “Lately” terzo contributo di Poor al disco, un tempo lento connotato dalle lunghe ed avvolgenti della tromba di Vu. Dalle parole del leader la conferma che alla base delle sessions c’è un diffuso impegno collettivo “L’unica cosa da leader che ho fatto è stato fare in modo che ognuno inserisse correttamente nel proprio calendario i giorni da dedicare alle prove e alle registrazioni. Quasi un lavoro di segreteria. Ma fin dall’inizio l’intenzione era che ognuno portasse dei pezzi sui cui lavorare tutti insieme. E’ un gruppo di persone con cui sapevo di potermi lasciare andare e fidarmi, perché tutti desideravamo creare la migliore musica possibile dalla nostra interazione”. Il bassista Luke Bergman firma la cangiante “Must Concentrate” che rappresenta l’approccio più vicino al rock del quartetto con un tema pacato che si increspa nello sviluppo fino ad aumentare i decibel della chitarra di Frisell. A Vu spetta la parte più complessa ed intellettuale, con una vena in bilico fra free ed avanguardia che dà il meglio nel fuoco bruciante di “March of the Owl and the Bat” fitto di sequenze di assoli serrate ed avvolgenti. Infine Frisell, che dichiarando di avere volutamente privilegiato la dimensione dell’accompagnamento a quella del solista, firma tre brani inconfondibili per chi lo conosce : la delicata ma straniante “Look, listen”, la bellissima “Long ago” cha ha il passo ed il respiro di quei suoi inni alla natura e alla storia americana che abbiamo imparato ad amare, e l’epilogo in forma di ballad rarefatta e rallentata di “Far from here”. Con “Change in the air” il quartetto di Vu, Frisell, Poor e Bergman dimostra di credere fermamente nella forza del collettivo, ispirandosi ai più fulgidi esempi della storia del jazz, fra i quali non può mancare il quintetto di Davis di metà anni sessanta. E con queste premesse non resta che augurare loro una lunga vita insieme.

Andrea Baroni

 
 
 

KEITH JARRETT - LA FENICE

Post n°4081 pubblicato il 21 Settembre 2018 da pierrde
 

 

Keith Jarrett

La Fenice

 

Keith Jarrett: piano

 

ECM 2601/02 Uscita: 19 ottobre 2018

 

 

 

Questa registrazione della straordinaria performance da solista di Keith Jarrett al Gran Teatro La Fenice di Venezia nel luglio 2006 vede Jarrett entrare in uno dei luoghi classici più famosi d'Italia e canalizzare il flusso di ispirazione per dare forma a qualche cosa di nuovo. Il risultato è una suite di otto pezzi creati spontaneamente e capaci di spaziare dal blues all'atonalità, a toccanti ballate. E' presente il brano"The Sun Whose Rays" dall'Opera The Mikado di Gilbert e Sullivan; mentre i bis sono il brano tradizionale "My Wild Irish Rose" (precedentemente registrato da Jarrett su The Melody At Night With You) e lo standard senza tempo "Stella By Starlight". Il concerto termina con una poetica versione di "Blossom" un brano di Jarrett.

 

 

L'uscita di « La Fenice » coincide con la 62 Festival Internazione di Musica Contemporanea della « Biennale di Venezia » che ha onorato, proprio quest'anno Jarrett con il Leone d'oro alla carriera. E' la prima volta che un musicista jazz riceve questo premio, precedentemente assegnato a compositori contemporanei tra cui negli ultimi decenni, Luciano Berio, Pierre Boulez, György Kurtág, Helmut Lachenmann, Sofia Gubaidulina e Steve Reich. 

 

Tracklist:

CD 1

  1. Part I (17:44)
  2. Part II (3:26)
  3. Part III (9:47)
  4. Part IV (7:15)
  5. Part V (6:36)

CD 2

  1. Part VI (13:32)
  2. The Sun Whose Rays (4:22)
  3. Part VII (5:30)
  4. Part VIII (7:15)
  5. My Wild Irish Rose (7:03)
  6. Stella By Starlight (6:33)
  7. Blossom (8:35)

 

 

 
 
 

MORE SUN RA

Post n°4080 pubblicato il 21 Settembre 2018 da pierrde

Probabilmente potresti dedicare la tua vita all'ascolto di Sun Ra e a malapena riuscire a  graffiare la superficie dell'immenso corpus musicale prodotto dal nostro. Ma è sempre bello sapere che c'è ancora di più da scoprire, strani angoli sconosciuti dell'universo Ra, anche pochi decenni dopo aver lasciato questo regno terreno.

La ben fornita pagina di Sun Ra su Bandcamp rende più facile l'esplorazione ( https://sunramusic.bandcamp.com/ ). Caso in questione - questa sessione in trio della fine degli anni '70, che non era mai stata ristampata fino a questa primavera. 

Assolutamente grandi, sia guardando avanti che indietro ... ho pensato a Vijay Iyer e Duke Ellington mentre ascoltavo.  

Fonte: https://doomandgloomfromthetomb.tumblr.com/ 

Per i più esigenti ed inquieti fans del musico saturniano segnalo il sito http://communalsocieties.hamilton.edu/islandora/object/hamLibCom%3Ajsr_root  dove è possibile trovare le fanzine dei fratelli John e Peter Hinds.

Dal 1995 i fratelli Hinds hanno pubblicato le loro interviste con Sun Ra e membri della sua band, l'Arkestra, nella loro rivista Sun Ra research . Questa raccolta presenta versioni digitali complete e testuali dei numeri originali di Sun Ra Research e un singolo numero (tutti pubblicati) di Sun Ra Quarterly .  

 
 
 

ERIC DOLPHY: MUSICAL PROPHET

Post n°4079 pubblicato il 20 Settembre 2018 da pierrde

La Resonance Records ripubblicherà due album, Conversation e Iron Man, che Eric Dolphy registrò per Douglas Records nel 1963. La pubblicazione includerà anche più di 80 minuti di materiale inedito delle stesse sessioni che è rimasto nel cassetto per tutti i 55 anni passati da quando è stato registrato .

L'album sarà intitolato Musical Prophet: The Expanded 1963 New York Session . Verrà pubblicato in vinile, tre album, il giorno del Black Friday, con una versione più ampia nel gennaio 2019.

Le registrazioni comprendono il sestetto principale di Dolphy, il trombettista Woody Shaw, il vibrafonista Bobby Hutcherson, i bassisti Richard Davis ed Eddie Khan e il batterista JC Moses. Su alcuni dei brani il gruppo diventa un nonetto con i sassofonisti Sonny Simmons, Prince Lasha e Clifford Jordan. Ci sono anche diversi brani di Dolphy e Davis che suonano in duo.

Una versione alternativa inedita del "Mandrake" di Dolphy è disponibile su Soundcloud.

La versione includerà anche un opuscolo di 96 pagine.  

https://soundcloud.com/resonancejazz/eric-dolphy-mandrake-alternate-take-musical-prophet-the-expanded-1963-new-york-studio-sessions 

 

 
 
 

COFANETTO DI 21 CD PER ART ENSEMBLE OF CHICAGO

Post n°4078 pubblicato il 20 Settembre 2018 da pierrde

Il 2 novembre, l'etichetta di Manfred Eicher pubblicherà un integrale galattico: l'intero universo dell'Art Ensemble di Chicago in 21 CD, con un opuscolo di 200 pagine.

ECM , l'etichetta che l'anno prossimo festeggerà i suoi cinquant'anni, non ha mai sentito parlare della crisi del disco, per non parlare della scomparsa del CD, tant'è che l'annunciato box "The Art Ensemble Of Chicago and Associated Ensembles " è un vero evento discografico perchè nel cofanetto sono compresi non solo gli album essenziali dell' Art Ensemble of Chicago (" Nice Guys "" Full force "" Urban Bushmen "" The thirth decade " ...), ma anche i dischi che i membri del gruppo hanno inciso in altre formazioni e con altri leader, sempre naturalmente per l'etichetta bavarese. Troviamo cosi' Lester Bowie ( "All the magic!", "Avant Pop" ...), Jack DeJohnette New Directions ( "in Europe "...)  Roscoe Mitchell ( "Nine To Get Ready", "Bells for the South Side" ...), Wadada Leo Smith ( "Divine Love") e Evan Parker Transatlantic Art Ensemble ( "Boustrophedon") ... Attenzione edizione limitata! 

Resoconto dettagliato nel n ° 711 di Jazz Magazine , in edicola alla fine di ottobre. 

 

 

 
 
 

NOZZE D'ARGENTO PER ATELIER MUSICALE

Post n°4077 pubblicato il 19 Settembre 2018 da pierrde

Nozze d'argento per l'Atelier Musicale nel segno del jazz, della classica e dei suoni contemporanei: sabato 6 ottobre al via l'edizione n° 25 con il concerto del settetto di Paolo Tomelleri

La rassegna organizzata dall'associazione culturale Secondo Maggio festeggia i suoi primi 25 anni di vita con una stagione storica in programma alla Camera del Lavoro di Milano fino al prossimo mese di marzo: sedici gli appuntamenti in agenda con la presenza di jazzisti quali Enrico Intra, Claudio Fasoli, Enrico Rava e Franco D'Andrea, ma anche di musicisti come Antonio Ballista,  figura simbolo del pianismo classico italiano, e dell'Orchestra Classica di Alessandria. Uno spazio significativo sarà dedicato alla forma "canzone", declinata in tema cinematografico, lead, canzone classica, americana, italiana e popolare

MILANO - Nozze d'argento per l'Atelier Musicale, che con la nuova edizione - al via il prossimo sabato 6 ottobre - compirà i suoi primi venticinque anni di vita: un quarto di secolo di cultura e di musica all'auditorium Di Vittorio della Camera del Lavoro reso possibile grazie all'impegno dell'associazione Secondo Maggio. Per una rassegna che si configura come un vero e proprio cenacolo culturale, che propone agili programmi di sala e preziose guide all'ascolto dei concerti e che si svolge il sabato pomeriggio, consentendo così la partecipazione anche a un pubblico impossibilitato a uscire la sera, si tratta di un anniversario importante: «Ciò significa che l'Atelier, pur tra mille difficoltà, è diventato un appuntamento entrato a far parte del panorama culturale della città», afferma il direttore artistico Maurizio Franco. In linea con la filosofia della manifestazione e con la sua tradizione progettuale, anche l'edizione del venticinquesimo è stata elaborata facendo dialogare personalità e linguaggi storici e artisti contemporanei. Quest'anno uno spazio significativo sarà dedicato alla "canzone", declinata in tema cinematografico, lead, canzone classica, americana, italiana e popolare, attraverso un percorso articolato: si partirà con Paolo Tomelleri (sabato 6 ottobre), che in settetto proporrà pagine trascurate tratte dal songbook americano di più vecchia data (con Irene Natale, voce; Sophia Tomelleri, sassofono; Emilio Soana, tromba; Fabrizio Bernasconi, pianoforte; Marco Mistrangelo, contrabbasso; Tony Arco, batteria), quindi sarà la volta dell'Orchestra Classica di Alessandria (13 ottobre), ensemble cameristico-sinfonico protagonista di un programma costruito sui temi per il grande schermo (da Morricone a Bacalov e Rota) e poi si arriverà a un singolare mix di canzoni e lied raccolti in due secoli di musica nel programma di Antonio Ballista (17 novembre), figura simbolo del pianismo classico italiano.Più avanti, la grande canzone italiana sarà uno dei perni del piano solo di Enrico Intra (24 novembre), che guarderà a Modugno, Jannacci, Paoli, D'Anzi, Kramer e Bruno Martino, mentre Luca Maciacchini racconterà Milano attraverso le canzoni di Svampa, Valdi e Gaber (26 gennaio 2019).Milano rivivrà anche nei brani jazz degli anni Cinquanta e Sessanta selezionati dal trio Angelucci-Dulbecco-Recchia (9 febbraio), che rileggerà le composizioni di Gaslini, D'Andrea, Intra, Valdambrini, Cerri e altri protagonisti della scena jazzistica cittadina dell'epoca.A questo filone trasversale si aggiungeranno l'esibizione del sassofonista Claudio Fasoli (20 ottobre), presente con il quintetto Samadhi per proporre i brani del disco "Haiku Time"; il concerto del trombettista Gabriele Mitelli (10 novembre), in quartetto con un trio di brillanti musicisti inglesi; il live del gruppo Hadeniana (23 febbraio 2019), con una proposta dedicata al mondo musicale di Charlie Haden, il compianto contrabbassista e compositore americano.Un grande ritorno a Milano sarà poi quello di Alvin Curran (27 ottobre), maestro della musica concreta ed esponente storico del collettivo di free improvisation Musica Elettronica Viva, che suonerà insieme al trombettista jazz Marco Mariani e a Gianluca Codeghini, protagonista della cosiddetta noise music.Da segnalare, inoltre, tre duetti particolari: dalla Svizzera arriverà la voce di Katrin Frauchiger (1 dicembre), accompagnata al pianoforte da Tobias Schabenberger, in un programma di rarità vocali e prime esecuzioni, quali alcuni testi poetici di Gianni Bombaci messi in musica da Giuseppe Garbarino. Il duo viola-pianoforte sarà, invece, proposto dal collaudato sodalizio Ronchini-Cattarossi (9 marzo 2019), che affronterà pagine del Novecento tra loro molto diverse, da Piazzolla a Milhaud, così come faranno il pianista Alfonso Alberti e la violinista Malika Yessetova (19 gennaio 2019), cimentandosi con autori e musiche che spaziano dal secondo Novecento a oggi: da Dallapiccola a Intra, da Castiglioni a Ivan Fedele, da Franco Donatoni a Niccolò Castiglioni.Il pianista e compositore siciliano Giovanni Mazzarino e la cantante Daniela Spalletta porteranno in scena, il 12 gennaio prossimo, il progetto "Sikania", singolare affresco jazzistico ispirato alla Sicilia, idealmente un'opera jazz, dove l'idea stessa di brani cantati rimanda al filone principale - quello del song - di questa edizione.Un appuntamento, sabato 16 febbraio, sarà dedicato ai giovani vincitori di due importanti concorsi nazionali (il Premio Nazionale delle Arti e il Premio Nazionale di Esecuzione Musicale Città di Chiavari), mentre per l'ultima data (16 marzo) gli organizzatori hanno previsto un omaggio all'Atelier stessocon la partecipazione di dieci grandi musicisti e interpreti (tra cui Enrico Rava, Claudio Fasoli, Paolino Dalla Porta, Franco D'Andrea, Paolo Tomelleri, Enrico Intra e Clelia Cafiero), legati in modo particolare a questa manifestazione. Ognuno di loro suonerà un brano in solo che, nell'insieme, contribuirà a realizzare una sorta di album con dieci piccole storie musicali dedicate a una rassegna unica nel suo genere.

Atelier Musicale - XXV stagioneCoordinamento e direzione artistica: Giuseppe Garbarino e Maurizio Franco.Organizzazione: Associazione Culturale Secondo Maggio.Auditorium Di Vittorio, Camera del Lavoro, corso di Porta Vittoria 43, 20122 Milano. Tel. 02.55025291/293; 02.5455428; 335.6616363; www.secondomaggio.it Inizio concerti: ore 17.30.Ingresso: 10 euro per ogni concerto + tessera (costo: 5/10 euro).Abbonamento per l'intera stagione: 80 euro.

IL CALENDARIO (introduzione a tutti i concerti a cura di Maurizio Franco)
Sabato 6 ottobre 2018, ore 17.30PAOLO TOMELLERI SETTETTO - OLDIES BUT GOLDIESPaolo Tomelleri (clarinetto e sassofono); Irene Natale (voce); Sophia Tomelleri (sassofono); Emilio Soana (tromba); Fabrizio Bernasconi (pianoforte); Marco Mistrangelo (contrabbasso); Tony Arco (batteria)
Sabato 13 ottobre 2018 ore 17.30ORCHESTRA CLASSICA DI ALESSANDRIACANZONI E TEMI DAL MONDO DEL CINEMADirettore: Giuseppe GarbarinoMusiche di Angelo F. Lavagnino, Ennio Morricone, Luis Bacalov, Giuseppe Garbarino, Nino Rota
Sabato 20 ottobre 2018 ore 17.30 CLAUDIO FASOLI SAMADHI - HAIKU TIMEClaudio Fasoli (sax tenore e soprano); Michael Gassman (tromba e flicorno); Michelangelo Decorato (piano); Andrea La Macchia (contrabbasso) Marco Zanoli (batteria)
Sabato 27 ottobre 2018 ore 17.30MARIANI-CODEGHINI DUO con ALVIN CURRANPRIVATE PATTERING 1.3Alvin Curran (tastiera e samples); Marco Mariani (tromba); Gianluca Codeghini (noise & visual)
Sabato 10 Novembre 2018 ore 17.30GABRIELE MITELLI - URTOGabriele Mitelli (tromba); Alexander Hawkins (pianoforte); John Edwards (contrabbasso); Mark Sanders (batteria)
Sabato 17 novembre 2018 ore 17.30 ANTONIO BALLISTA - HIT PARADE: DUE SECOLI DI CANZONIAntonio Ballista (pianoforte)Musiche di Carlo Andrea Bixio, Frank Churchill, Pyotr Ilyich Tchaikovski, Claude Debussy, Duke Ellington, George Gershwin, Edvard Grieg, Christoph Willibald Gluck, Franz Lehar, Lennon-Mc.Cartney, Franz Liszt, Darius Milhaud, Cole Porter, Francis Poulenc, Gioachino Puccini, Erik Satie, Franz Schubert, Robert Schumann, Richard Strauss, Richard Wagner
Sabato 24 novembre 2018 ore 17.30ENRICO INTRA PIANO SOLO - LA VIA ITALIANA AL JAZZEnrico Intra (pianoforte)Musiche di Gino Paoli, Enzo Jannacci, Giovanni D'Anzi, Domenico Modugno, Bruno Martino, Gorni Kramer, Enrico Intra
Sabato 1 dicembre 2018 ore 17.30KATRIN FRAUCHIGER-TOBIAS SCHABENBERGERKatrin Frauchiger (voce); Tobias Schabenberger (pianoforte)ATTESA - Quattro CanzoniTesti di Gianni Bombaci - Musiche di Giuseppe GarbarinoRARITA' VOCALIMusiche di: Franco Oppo, Lili Boulanger, Francis Poulenc, Maurice Ravel,
Claude Debussy
Sabato 12 gennaio 2019 ore 17.30GIOVANNI MAZZARINO QUINTET con DANIELA SPALLETTA SIKANIA - UN'OPERA SICILIANADaniela Spalletta (voce); Fabio Tiralongo (sax tenore, flauto); Giovanni Mazzarino (pianoforte); Alberto Fidone (contrabbasso); Giuseppe Tringali (batteria)Musica di Giovanni Mazzarino, testi di Daniela Spalletta
Sabato 19 gennaio 2019 ore 17.30ALFONSO ALBERTI E MALIKA YESSETOVADAL SECONDO NOVECENTO A OGGIAlfonso Alberti (pianoforte); Malika Yessetova (violino)Musiche di Luigi Dallapiccola, Enrico Intra, Franco Donatoni, Stefano Gervasoni, Ivan Fedele, Alessandro Solbiati, Niccolò Castiglioni
Sabato 26 gennaio 2019 ore 17.30LUCA MACIACCHINI OMAGGIO A MILANO TRA GABER, SVAMPA e VALDILuca Maciacchini (chitarra e voce)Musiche e testi di Gorgio Gaber, Nanni Svampa, Walter Valdi, Luca Maciacchini
Sabato 9 febbraio 2019 ore 17.30NICOLA ANGELUCCI TRIO con PAOLO RECCHIA e ANDREA DULBECCOIL JAZZ A MILANO DAL DOPOGUERRA AGLI ANNI SESSANTAPaolo Recchia (sax contralto); Andrea Dulbecco (vibrafono); Nicola Angelucci (batteria)Musiche di Enrico Intra, Giorgio Gaslini, Franco Cerri, Francesco Valdambrini, Piero Umiliani, Franco D'Andrea, Gorni Kramer, Bruno De Filippi, Eraldo Volonté, Giorgio Azzolini

Sabato 16 febbraio 2019 ore 17.30NUOVE GENERAZIONI IN CONCERTOPREMIO NAZIONALE DELLE ARTICONCORSO NAZIONALE CITTA' DI CHIAVARIConcerto dei vincitori dell'edizione 2018
Sabato 23 febbraio 2019 ore 17.30HADENIANA - THE MUSIC OF CHARLIE HADENJimmy Catagnoli (sax alto); Michelangelo Decorato (pianoforte); Luca Zollo (contrabbasso); Nicola Stranieri (batteria)Musiche di Charlie Haden, Ornette Coleman, Carla Bley
Sabato 9 marzo 2019 ore 17.30RONCHINI-CATTAROSSISUGGESTIONI IN VIOLAMaria Ronchini (viola); Monica Cattarossi (pianoforte)Musiche di Paul Hindemith, Giuseppe Garbarino, Astor Piazzolla, Darius Milhaud
Sabato 16 Marzo 2019 ore 17.30SOLO! DIECI PICCOLE STORIE PER I 25 ANNI DELL'ATELIER MUSICALECon Alfonso Alberti, Clelia Cafiero, Franco D'Andrea, Paolino Dalla Porta, Claudio Fasoli, Enrico Intra, Enrico Rava, Simona Severini, Paolo Tomelleri e altri.  

 
 
 

ASPETTA E SPERA

Post n°4076 pubblicato il 19 Settembre 2018 da pierrde

Il 2018 è stato un anno importante per il jazz: è stato riconosciuto dallo Stato per la sua rilevanza culturale.


«È stato firmato un protocollo di intesa con l'allora ministro Franceschini. È nata una Federazione di cui sono presidente, il mondo del jazz ha una voce unitaria. Abbiamo messo a punto un progetto affinché anche la musica improvvisata sia introdotta nella scuola. Mancano i decreti attuativi» 

Intervista a Paolo Fresu di Nino Dolfo, Corriere della Sera/Brescia

https://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/18_settembre_19/paolo-fresu-sociale-purosangue-jazz-c387ce18-bbf0-11e8-995e-58e573c38369.shtml?refresh_ce-cp 

Non vorrei alimentare il pessimismo, ma con un pizzico di sano realismo mi pare di poter dire che al governo pentafelpato non interessi una cippa emanare i decreti attuativi...

 
 
 

R.I.P. BIG JAY MCNEELY

Post n°4075 pubblicato il 17 Settembre 2018 da pierrde

E' scomparso Big Jay McNeely (1927-201 8) che ha anticipato gran parte delle sonorità rock 'n'roll nei primi anni cinquanta con il suo sassofono honking & shouting.

È stato anche il soggetto di una delle più belle ed espressive foto della musica jazz che vi ripropongo nel suo splendore.

 
 
 

I percorsi dell’Improvvisatore Involontario

Post n°4074 pubblicato il 16 Settembre 2018 da sandbar
 

 

 

Tre nuove pubblicazioni in contemporanea per il collettivo/associazione Improvvisatore Involontario, una realtà nata nel 2004 per iniziativa del batterista Francesco Cusa (già protagonista qualche mese fa del notevole "From Sun Ra to Donald Trump", con Atti, Graziano ed Evangelista) e dei chitarristi Paolo Sorge e Carlo Natoli, che  da Catania si è affermata sul panorama nazionale ed internazionale offrendo strumenti diretti ed innovativi per la produzione e distribuzione di proposte musicali nel segno dell’eclettismo e di una irrequieta curiosità. Oltre a dare sviluppo alla principale creatura di casa, l’orchestra d’improvvisazione Naked Musicians diretta da Cusa, l’associazione, nel corso degli anni, ha offerto ospitalità ad un discreto numero di progetti che costituiscono oggi un significativo campionario del sottobosco del jazz nazionale. Le recenti uscite, a nome del Glenn Ferris Italian Quintet, del Late sense Quartet e del S.d.b. project, arricchiscono il catalogo con opere che si collocano fra la tradizione e l’innovazione, e testimoniano la vitalità di una musica che, fra mille stenti e problemi, si ostina caparbiamente ad essere suonata e divulgata. Beninteso, non siamo al cospetto di capolavori sconvolgenti o di capitoli imperdibili della storia del genere, ma di opere che manifestano progettualità, amore artigianale e non sono prive di alcuni guizzi di creativa follia nella propria realizzazione. Insomma, quello che può convincere l’appassionato a dedicare un ascolto non prevenuto. Dei tre il lavoro più accattivante e comunicativo è quello del quintetto italiano (Mirco Mariottini al clarinetto, Giulio Stracciati alla chitarra, Franco Fabbrini al basso e Paolo Corsi alla batteria)  del trombonista statunitense Glenn Ferris, uno che in carriera ha spaziato da Frank Zappa a Tim Buckley e da Stevie Wonder a James Taylor, e che qui mette il proprio estro compositivo e le note ironiche e profonde del proprio trombone al servizio di una musica dalla forte componente ritmica (subito evidente nella title track “Animal Love”,  imbastita su un robusto groove) , ma non priva di sfumature e profondità, evidenziate in particolare dall’originale impasto timbrico fra i due fiati e la chitarra bluesy di Stracciati, in evidenza nell’unica cover del disco, una versione straziante di “St James Infirmary”. Da segnalare anche le due composizioni originali di Mariottini “Five in China”, sospesa in un intrigante mistero strumentale, ed il tema arioso di “W Ernest” a firma del bassista Franco Fabbrini. La presenza del trombone in veste di ospite di  Massimo Morganti costituisce il motivo di collegamento con “Meetings….” esordio del Late sense quartet (Gaetano Santoro al sax, Edoardo Ponzi al vibrafono e marimba, Francesco Marchetti al basso e Mauro Cimarra alla batteria). Il quartetto cavalca il confine fra una solida impostazione bop e forme maggiormente propense ad un linguaggio libero, omaggiando Bill Evans con le cover di “Interplay” e “Nardis” entrambe riarrangiate dal batterista Cimarra, e dando il meglio nei pezzi a tempo lento come “Ballad for my Valentine” e “Come una rima semplice” dove il vibrafono crea una spazialità di fondo ideale per gli assorti dialoghi fra gli strumenti a fiato. Non mancano pezzi più movimentati come “Broken blue” o l’arrembante ghost track che chiude il disco, né si fa a meno di quel pizzico di elettronica a cura di N2B , chiunque o qualunque cosa sia, che spezia ulteriormente una proposta ricca di tanti umori diversi. Un solo di pianoforte introduce invece “Red and blue”, opera di un quartetto diretto dal giovane, ma già ricco di esperienze, contrabbassista Simone Di Benedetto, che viene affiancato dal sax alto e clarinetto di Achille Succi, dal pianoforte di Giulio Stermieri e dalla batteria di Andrea Burani. In programma un ampio catalogo di influenze e suggestioni che si combinano in una dimensione paritaria fra i quattro musicisti: si alternano echi di Ornette (“The big wuedra in the sky” e “Bei denti ‘sto demone”), spunti di provenienza nordica ed accostamenti classici, dialoghi improvvisati e l’ estroversa comunicativa della title track, a sottolineare l’ attenzione per le componenti tematiche e melodiche. Una prova in raro equilibrio fra scrittura ed improvvisazione, dove la dinamica collettiva lascia spazio ad incisive performance in solo del leader, dei fiati di Succi e del pianoforte di Stermieri che  imprimono carattere ed incisività alle articolate composizioni di Di Benedetto. Un lavoro ed un gruppo da non trascurare.

Andrea Baroni

 

 
 
 

E PROVARE CON IL SILENZIO ?

Post n°4073 pubblicato il 15 Settembre 2018 da pierrde

Il ristorante vegano Kajitsu nel quartiere di Murray Hill a New York © Melissa Hom 

Io amo il vostro cibo,  adoro questo ristorante, ma non sopporto la musica che mettete. Chi l'ha scelta? Chi ha deciso di mettere insieme una simile accozzaglia? Lasciate che ci pensi io. Perché il vostro cibo è buono quanto è bella la villa imperiale di Katsura (palazzo millenario di Kyoto, ndr), mentre la musica del vostro ristorante sembra quella della Trump Tower 

R.Sakamoto

Minata ogni giorno dalle playlist indotte dallo streaming e dalla muzak dei non-luoghi, la nostra capacità di immaginare o evadere attraverso la musica sta scomparendo. I paesaggi sonori che danno forma acustica ai nostri stati mentali svaniscono nonappena mettiamo piede in un qualsiasi negozio, centro commerciale, ristorante, spazzati via dagli algoritmi e dal cattivo gusto. Ma, finalmente, la voce di un musicista e compositore autorevole come Ryuichi Sakamoto si è sollevata per dire basta.


Assiduo frequentatore di Kajitsu, un ristorante giapponese vegan di Manhattan a pochi isolati dalla sua abitazione, Sakamoto lo scorso febbraio ha comunicato al cuoco del locale il fastidio di dover ascoltare pessima musica di sottofondo durante il pasto. Il problema non era tanto il volume alto, quanto la selezione a suo avviso scriteriata. L'artista si è quindi proposto di curarla lui stesso, gratuitamente, pur di sentirsi a suo agio. Accolta la richiesta, il maestro ha creato una playlist per il ristorante, e da quel momento ne è diventata la colonna sonora.

Fonte: https://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/playlist-ristorante-ryuichi-sakamoto

 
 
 

POVERI NOI

Post n°4072 pubblicato il 14 Settembre 2018 da pierrde

Che musica ascoltano i ricchi americani ? Una risposta viene da una inchiesta che si può leggere su Moneyish.com, e che divide in fasce di reddito i gusti musicali dei più abbienti. Ecco qui il risultato:

How much income each type of music lover rakes in:
· Classical - $114,000
· Electronic - $92,000
· Rap/Hip-hop - $69,000
· '80s/'90s - $67,000
· Hard rock - $65,000
· Pop/Top 40 - $61,000
· Country - $58,000 

Come si può notare il jazzofilo non rientra in nessuna fascia di reddito presa in considerazione, di conseguenza non rimane che immaginare il jazzfan americano come un poveraccio che si arrabatta per arrivare a fine mese, magari rinunciando a qualche concerto...Ma sarà vero ?

P.S. per quanto mi riguarda il mio reddito non arriva neppure alla metà di un country fan americano....

Link: https://moneyish.com/ish/rich-people-are-way-more-likely-to-listen-to-this-type-of-music/amp/  

 
 
 

ANTHONY BRAXTON: FORCES IN MOTION

Post n°4071 pubblicato il 13 Settembre 2018 da pierrde
 

"Forces in Motion: Anthony Braxton and the Meta-reality of Creative Music"Graham Lock412 pgs.Dover Publications (2018) 

Chiunque ami il lavoro del sassofonista e compositore Anthony Braxton , 73 anni, sa che la sua carriera musicale è stata oggetto di numerosi libri. La più antica opera sul lavoro di Braxton, Forces in Motion , venne pubblicata la prima volta nel 1988. Ora riceve una nuova edizione riveduta e corretta nell'anniversario dei 30 anni dalla prima stampa. Questo libro è nato dal monitoraggio fatto nel 1985 dall'autore, Graham Lock, che ha seguito un tour di undici giorni in Gran Bretagna del quartetto di Braxton - all'epoca con Marilyn Crispell, Mark Dresser e Gerry Hemingway.  
Dietro le quinte, interviste, critiche e note di concerti costituiscono il nucleo del libro, dimostrando di essere un testamento interessante per un periodo chiave nella carriera di Braxton, oltre a rappresentare un'opportunità per conoscerlo in contesti e momenti più informali, dalla musica, agli scacchi all'astrologia. 
Questa nuova edizione è arricchita di un nuovo capitolo, frutto delle successive conversazioni di Lock con il musicista. Infine, il sottotitolo dell'edizione datata 1985, "The Music and Thoughts of Anthony Braxton" è diventato "Anthony Braxton and the Meta-reality of Creative Music".

Ecco un passaggio estrapolato dal libro :

Lock: "Let's finish today with Ornette Coleman."


Braxton: "Mr Coleman... his work was a landmark for me. In grammar school I had two friends, Pierre and Tommy Evans, they lived about two blocks away, and one day - I had been well into my Desmond records in this period - one day I went with Tommy over to their house and. Mr Evans, he was like one of the guys in the neighbourhood who listened to jazz, not hip but maybe hip, a nice man, though, he knew about the music, he told me, look, take this record home, this is where the music's going, you listen to this.

The record was The Shape of Jazz to Come. I put it on - G-o-o-o-o-d-d-dd-a-a-a-a-m-m-m-m!!! Thissaxophonist!!!... I mean, he doesn't sound like Desmond, this is not a Desmond sound, this isn't where the music's going! There must be some mistake! I took the record back - Mr Evans, please, that was the strangest shit I ever heard in my life. Then, over the next couple of weeks - Wow! That was a strange record! Let me borrow it again. I put it on - hmm, this is not music, it's just not music.

I took it back. The next week I'd be listening again - hmm! His compositions Lonely Woman and Peace were on that record, so it was like - Wow, this is really beautiful, I've never heard compositions like this. And the solos Ornette took on that record were so special."  

 
 
 

SIAMO AVANTI CULTURALMENTE...

Post n°4070 pubblicato il 12 Settembre 2018 da pierrde

Via Orefici, la stella di Lucio Dalla coperta dai dehors
„L'angolo del centro di Bologna che celebra il grande jazz merita "più attenzione"."

"I quattro tavolini e le 12 sedie proprio sulla stella di Lucio (Dalla, ndr) mi fanno sempre incazzare e tutte le volte che passo le faccio spostare, anche i commercianti dovrebbero capire"."

"Il fatto che questi ragazzi (lo Stato sociale, ndr) vengano ci riempie di gioia- rivendica la scelta Alberti- perché lo spettacolo è anche mescolare le carte e contaminazione". In altre parole: "Se si è avanti culturalmente si capiscono le cose, altrimenti- sbotta Alberti- si scrivono puttanate sui social". Per l'organizzatore del festival, poi, basta la risposta data dalla band stessa: "Sono stati geniali, dicendo- riporta Alberti- di essere talmente jazz da non avere un'opinione in proposito..."."
Potrebbe interessarti: http://www.bolognatoday.it/cronaca/VIA-OREFICI-STELLA-DALLA-DEHOR.HTML

 

 
 
 
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