Message in a bottle
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Woodhouse reef
03/11/07 – Stretto di Tiran – seconda immersione – drift dive.
L’immersione a Woodhouse, sebbene molto interessante, mi dicono si faccia sporadicamente a causa delle avverse condizioni del mare e delle correnti che molto spesso impediscono questa escursione.
Oggi pare che le condizioni siano favorevoli, ci tufferemo a Woodhouse, per la gioia di Marco che oramai da 10 anni non riusciva ad immergersi qui.
Woodhouse è un reef stretto e lungo. L’immersione è in corrente, la barca ci lascerà a tre quarti della barriera e ci verrà a riprendere alla punta estrema.
Sono ancora con il gruppo di Alessandro e il mio buddy è sempre Roberto.
Penultimo gruppo, ci tuffiamo, parete a sinistra, direzione sud nord. L’orografia della parete è simile a quella di Jackson, è molto scoscesa ed il drop off è molto vicino.
Cerco di tenermi esternamente, per stare un po’ nel blu dove, a parte jackfish e qualche altro pesce pelagico, purtroppo non scorgo sagome agognate (squali o altro pesce di grosse dimensioni per intenderci). Stare nel blu ricorda un po’ l’astronauta che “galleggia” nello spazio a poca distanza dalla navicella spaziale: mi trovo nel blu, nell’azzurro intenso del mar rosso, in assetto neutro senza andare né su, né giù, assenza di peso, con non so quanta acqua sotto di me (centinaia di metri), non distante dal reef (la mia navicella).
Non siamo profondi, per via del no fly, ma ad un certo punto faccio una sommozzata a 20 metri per andare a vedere, sotto una grandiosa acropora tabulare, una magnifica cernia maculata.
La corrente non è fortissima ma si sente, ci spostiamo senza pinneggiare, George si mette in posizione Superman, sorrido. Ad un certo punto Ale scorge un grosso polpo, fermi tutti! Devo tornare indietro di 6 o 7 metri. La corrente, accidenti se c’è la corrente, meno male che sono allenato e fisicamente mi sento bene, riesco non senza impegno a sopravanzare gli altri e ad ancorarmi ad una roccia all’estremità sud dell’anfratto, in un rarissimo punto in cui stranamente non c’è corallo o spugne o altri organismi marini. Ale stuzzica un po’ il polpo che ad un certo punto mi passa vicinissimo, cambia colore ad una velocità impressionante.
Lascio l’ancoraggio e riparto immediatamente lasciandomi trasportatare dalla corrente. In parete scorgiamo un grosso pesce balestra viola ed un pesce palla.
Risaliamo a -6 dove trascorriamo, naturalmente muovendoci, gli ultimi dieci minuti dell’immersione e qui, e qui, e qui …. e qui, sarà perché forse era l’ultima immersione della settimana a Sharm, ma sono scettico su questo punto, … e qui … uno spettacolo meraviglioso, il più bello che abbia visto in tutta la settimana.
A -6 la luce del sole arriva pressochè inalterata, la vediamo dal basso filtrare fra le ramificazioni del corallo e formare dei fasci di luce chiara sulla parete con un bellissimo effetto chiaroscuro, appena più su le superfici illuminate dei coralli risaltano nei colori dal verde delle turbinarie, all’avorio delle acropore e dei coralli broccolo, al rosso degli alcionari e delle spugne.
La luce del sole, passando fra le protuberanze delle acropore, si intensifica e ne intensifica il colore.
Sul quel prato di corallo, nugoli di vivaci pesciolini coloratissimi, ma soprattutto tantissimi anthias rosso vivo fra cui ci siamo venuti a trovare. Nuotavano vicinissimi, passavano sfiorandomi la maschera. Non è per niente un modo di dire se affermo che stavamo immersi in un acquario pieno di vita e di colori.
L’emozione del bello.
Come ammirare la Venere del Botticelli o le tre cime di Lavaredo, ascoltare la voce di Pavarotti o la chitarra di David Gilmour.
Si dice che ammirare le bellezze del creato sia una forma di preghiera. Anche se sono in un periodo agnostico, credo che lì io abbia pregato molto.
Non volevo andar via, sono stato l’ultimo a riemergere, non prima di aver dato un ultima occhiata a 360° a tutto quello spettacolo.
Immaginate: reef e luce chiara del sole alle spalle, avorio dei coralli ai lati, tantissimi anthias rossi ovunque, davanti l’azzurro vivo del mare aperto e la vertigine del drop off, della profondità misteriosa.
Mi sono sentito fortunato per aver avuto la possibilità di vedere e provare tutto questo e tutto il resto, mi tornano in mente l’emozione della “prima” a Ras Katy, i napoleoni e le gorgonie di Ras Umm Sid, l’emozione del baratro blu a Shark e Yolanda, il giardino intatto di Ras Ghozlani, la barriera di notte a Turtle Bay, la luce nel canyon di Dahab, il blu intenso e scuro del Blue Hole e la voglia e il timore di incontrare lo squalo a Jackson.
47’ di immersione, esco con 75 atmosfere, profondità massima 23,5, temperatura acqua 27°, visibilità 40 metri.
Risaliamo in barca con l’ausilio della solita cima verde. Sono l’ultimo a salire sull’Ocean King, l’ultimo di tutto il gruppo a staccarmi dal mare (eccetto Marco che più tardi, in laguna, farà un intro a un ragazzo).
Il gruppo di PL del Rosa Anna ha avvistato uno squalo leopardo a -30, a cui, naturalmente, Peppino Nitrox si è avvicinato con una sommozzata alla faccia del no fly.
Sul volo Air One del ritorno un sub romano al mio fianco ha avuto dolore sopra l’arcata sopracciliare per il probabile mancato rispetto del tempo di no fly.
L’equipaggio dell’Ocean King prepara dell’ottima pizza e pasta con le verdure, oltre ai soliti antipasti locali; subiamo l’abbordaggio da parte dei passeggeri del Rosa Anna che vengono a razziare la nostra pizza, il cui odore si era presto propagato.
Pomeriggio a prendere il sole sulla laguna di Tiran, alcuni scendono a terra, la spiaggia di Tiran è un’immensa e deserta distesa di sabbia dorata che insieme al verde chiaro dell’acqua della laguna forma un panorama indimenticabile.
Raccogliamo le mance per l’equipaggio, il commiato al porto. La stretta di mano forte e cordiale con Salah, l’egiziano che mi ha più volte aiutato ad indossare l’A.R.A. e le pinne e con cui spesso ho parlato. Salah è il diminutivo di Salaheddin Ayoubi (il nome del famoso condottiero arabo Saladino), come lo so? A Pescara abita un mio carissimo amico libico che si chiama in questo modo.
Rientriamo soddisfatti e con una punta di malinconia in albergo, ci diciamo che ora possiamo allentare i freni ai nostri corpi: via libera a raffreddori, febbre e mal di pancia. Le immersioni sono terminate. Riempiti e timbrati i divelog.
Jean Todt cerca vettori per il trasporto delle stecche di sigarette di cui ha fatto incetta.
Il giorno dopo, foto di gruppo nella hall e ripartiamo.
Me lo aveva detto che era stupenda e che insieme sarebbe stato meraviglioso … sarà meraviglioso, inshallah.
A presto Sharm.
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Età: 59 Prov: CH |


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