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Crash

Post n°79 pubblicato il 28 Gennaio 2008 da Penne1
 
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Ieri mattina sono andato a sciare, la sera mi sentivo un po’ stanco, non sono uscito, ho noleggiato un film che non avevo mai visto ma che mi incuriosiva: Crash.

L’ho trovato molto bello, aderente alla realtà odierna. Adattabile anche al nostro contesto italiano, fatta eccezione del numero anormale (per noi, ma normalissimo negli States, v. Bowling a Columbine di M. Moore) di armi mostrate.

Mi ha colpito la grande verosimiglianza e accuratezza con cui rappresenta la situazione psicologica delle persone. La vita non è poi tutta questa bellezza, è per la maggior parte sofferenza fatta salva qualche sporadica gioia che ridà voglia e forza di andare avanti.

In qualunque situazione economica o sociale ti trovi, c’è qualcosa che ti rende infelice e “incazzata e non so perché” (Sandra Bullock, bellissima e ricchissima moglie del bellissimo e brillantissimo giovane procuratore distrettuale).

Matt Dillon poliziotto scorretto, ma corretto, grandi difetti, ma anche pregi: una persona normale, con una frustrazione enorme nel sentirsi impotente a dare sollievo al padre, che trasporta sul lavoro come farebbe (fa) un normale lavoratore italiano. Una persona “stronza” per le avversità della vita che però, nel momento decisivo, fa la cosa giusta, al contrario della persona corretta, brava, ligia al dovere che però, nel momento decisivo, fa la cosa sbagliata: com’è imprevedibile la vita! Capita anche questo, nonostante la coscienziosità, ti succede di fare la caxxata che ti segna l’esistenza.

La vita in cui può capitare di tutto, anche di ritrovarti aiutato dalla persona che maggiormente disprezzi oppure di cambiare totalmente il proprio atteggiamento a seguito di un episodio non necessariamente traumatico, ma comunque significativo. La vita in cui impotenza, insoddisfazione, incomunicabilità generano rabbia e frustrazione spesso immotivata, ma in cui, a volte, basta poco per un sorriso o una lacrima liberatoria.

La realtà che a volte è più incredibile della finzione di un film.

Sarò di parte, ma ho trovato davvero sconvolgente e struggente la dolcezza con cui il papà (chiaramente uscito da un contesto sociale molto difficile) parlava alla figlioletta di cinque anni.

Da vedere.

 
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