Creato da fedechiara il 14/11/2014
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Messaggi di Aprile 2021

Di cammelli, lupi e proprietà condivise

Post n°1578 pubblicato il 12 Aprile 2021 da fedechiara
 

  • Di cammelli, lupi e proprietà condivise.
    Francesco ama gli azzardi. Dopo il 'pugno' che, a suo dire, sarebbe giustificato contro gli irriverenti disegnatori di Charlie Hebdo che 'offendono la madre' di tutte le religioni e si attirano le ire armate dei terroristi islamici, eccolo misurarsi con la 'condivisione' – che non è comunione dei beni' come titola il Resto del Carlino, perché quella è relativa al matrimonio tra coniugi, già una forma azzardata di comunismo 'in una sola cucina' e camera da letto, a ben vedere.
    E bisognerebbe estorcergli, a Francesco, a suon di domande insistite e incalzanti, una precisatio petita su cosa dovremmo tutti condividere – a parte gli innocui post su Facebook – delle nostre proprietà di maledetti capitalisti di piccolo e medio cabotaggio: se parte dell'abitazione, in caso si superassero i cinquanta metri quadrati a coppia, o parte (o l'intero gruzzolo) dei nostri sudati risparmi collezionati con anni di duro lavoro e personali fatiche.
    E mi sovviene quella sequenza del film del 'Dottor Zivago' in cui il valente e generoso medico torna a casa e trova la casa invasa da una folla di 'profughi' sotto proletari con i capintesta del 'comitato di condominio' che gli contestano e alla sua famiglia di privilegiati e maledetti ricchi gli eccessivi metri quadrati dell'abitazione degli avi. Roba da cammelli che non passano per la cruna di un ago, mannaggia.
    E se Francesco fosse vissuto in Russia al tempo di quei comitati, di certo sarebbe stato tra quei capintesta sovversivi e rivoluzionari che smembravano le proprietà terriere e il latifondo per darle in affido ai braccianti agricoli dei kolchoz, pur precisando nelle infuocate riunioni che il comunismo non centra una fava in questo genere di questioni, bensì è il cristianesimo il faro che illumina - e ha torto Lenin e ragione Francesco, il santo, che si spogliò dei suoi abiti lussuosi in presenza del padre affranto e vestì il saio e prese a parlare agli uccelli e ai lupi, che cose leggendarie!

    Potrebbe essere un'immagine raffigurante 2 persone e testo
  • Alla fondazione del Kolchoz con Vincas Dilka – La valigia dell'artista

 
 
 

Città mitiche

Post n°1577 pubblicato il 11 Aprile 2021 da fedechiara
 

    • Buenos Aires 19 marzo 2019
      Ci vuole un coraggio da leoni per dire l'equivalente di 'e' una cagata pazzesca' - come ha fatto Fantozzi, forzato alla visione della 'Corazzata Potemkin'.
      E l'equivalente - qualcuno lo doveva pur scrivere, prima o poi - è questa città tentacolare, brutta, calda e sciroccosa, architettonicamente uno sfacelo, un accostamento stridente di stili post coloniali e post moderni ('stili' è parola grossa), un ricettacolo di miserie vecchie e nuove e polveri sottili e meno sottili nebulizzate a tutte le ore del giorno e della notte lungo le arterie delle 'avenidas' e le vene delle 'calles'.
      E tuttavia una città piena di energia - perché 'ci vuole un fisico bestiale ' per viverci e amarla - come dicono (e cantano) di lei i suoi milioni di abitanti. (…)
      E tutto quanto sopra esposto non riguarda il centro storico, ca va sans dire, fitto di palazzi solidi e quadrati con colonne e timpani sulle facciate e alte torri e finestre ornate di decori, ma basta allontanarsi di una 'quadra', di là dall'Avenida 9 de julio. l'immensa arteria che separa ricchezza e povertà, centro e periferia, ed ecco la miseria della Grande Buenos Aires mostrarsi impudica e oscena - col rombare dei motori delle centinaia di migliaia di auto in perenne movimento che ti assorda ed asfissia.
      E la miseria di oggi è impietosa e non dà scampo, bensì si allarga a macchia d'olio nella periferia estrema, quella che vedi effigiata nelle case del degrado e nelle baracche, provenendo dall'aeroporto internazionale di Ezeiza. E la 'Buenos Aires querida' cantata da Gardel nei suoi anni aveva forse una sua poesia di fango e baracche, una via Gluck porte(g)na, condita com'era di speranze post belliche e visioni di futuro in rosa, ma quella odierna è prigioniera della ragnatela del maledetto globalismo e della stagnazione economica, col peso argentino in picchiata, - e i sedici milioni di abitanti si contendono le briciole di una economia in affanno perpetuo, e i palazzi del centro cittadino sono solo un epitaffio di quella borghesia europea che li costruì e ambiva a 'fare come a Parigi', ma la maledizione dell'equatore e delle colonie tutto riduce a epigoni e belletto e caricatura.
    • Potrebbe essere un'immagine raffigurante 1 persona
    • Buenos Aires, 20 marzo 2019
      E che sia 'accogliente' salta agli occhi, questa immensa metropoli di miserie esibite senza pudore.
      Ed è perfetta per quei barboni il cui numero aumenta di giorno in giorno perché è avara di piogge e calda e sciroccosa, in questo inizio di autunno che incede pigro e svogliato.
      E qui non hanno il problema degli stop al traffico cittadino, non se lo possono permettere nella Grande Buenos Aires dei trenta e più chilometri di macchia urbana in crescente, mostruosa espansione perché la benedetta pioggia che abbatte le polveri in sospensione non c'è e mai arriva.
      E li incontri distesi sui materassi, i senza-dimora, anche in tarda mattina e ad ogni angolo di calle, perfino a lato degli ingressi delle grandi banche che li tollerano perché sono un loro 'portato', la dimostrazione che il capitalismo della finanza si muove con quelle coordinate di indifferenza delle grandi ricchezze esibite. E i ristoranti e i caffè del centro mostrano i lussi smaccati e gli arredamenti sontuosi e, di contro, c'è questa gente che tira l'anima con i denti, famiglie con bambini sui marciapiedi e, interrogata, dice di essere venezuelana, ma per molti è bugia riferita all'attualità delle disgrazie e delle sciagure planetarie, un po' come quelle nostre rom stanziali d'antan che scrivevano le frasi sgrammaticate sui cartelli che pietivano l'elemosina: 'Due figli malati, malatia de zuchero, una moneta per carità.' e oggi sono sostituite dai neri dei barconi, uno ad ogni ingresso di supermercato e le case occupate delle oscene metropoli in cui si dividono i letti.
      Paese che vai miseria che trovi, maledizione! e l'indifferenza è, alla fine fine, la risposta 'giusta' a un problema che nessun buonista potrà mai risolvere perché i grandissimi numeri di miserabili prodotti dal sistema capitalistico hanno traversato indenni tutte le rivoluzioni e le rivolte, e sempre si mostrano, una generazione via l'altra, derelitti e sconfitti, ad onta dei sogni americani (o argentini, o italiani) dei pochi che scampano alla loro sorte e 'ce la fanno'.

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Storie di semidei.

Post n°1576 pubblicato il 09 Aprile 2021 da fedechiara
 



 

Quei semidei immortali che ci piace immaginare. 08 aprile 2015
E non si contano i libri di 'inchiesta' su quello strano profeta d'amore e di speranza di riscatto universale e 'salvezza' che chiamiamo Gesù, che Dio lo abbia in Gloria. Libri che perseguono il vano scopo di chiarire se davvero c'è stata 'resurrezione' – con tutto l'ambaradan di conseguenze metafisiche e religiose e sociali che una tale enormità seco trascina – e converrete che non è facile dire vera un'ascensione al Cielo che contrasta con tutte le leggi della fisica dimostrate e dimostrabili.
E l'alternativa sola e credibile e verosimile agli occhi degli inquirenti era un puro e semplice trafugamento di cadavere – il più geniale crimine e gravido di conseguenze storiche che si registri nella storia dell'umanità perché ha dato alimento al mistero. E neanche gli archeologi futuri ci diranno la verità, seppure si scoprisse lo scheletro di un palestinese databile all'anno zero con ferite uguali a quelle del 'crocefisso', - considerato che le crocifissioni erano all'ordine del giorno sotto il tallone dei Romani e una quantità di sedicenti profeti e rivoltosi e ladroni tout court infestavano quei territori marginali dell'Impero.
Ed è gloria e immenso prodigio degli apostoli e martiri seguaci che hanno dato impulso straordinario al 'cristianesimo' delle origini e all'impresa titanica di farlo diventare forza propulsiva della storia europea e occidentale nei secoli a venire quello di aver predicato e detto 'verità di fede' l'ascensione al cielo del profeta crocefisso con tutto il suo corpo vivente risanato - e chissà se avrà superato la stratosfera e in quale pianeta o diversa galassia avrà stabilito il suo Regno; se lo chiese per primo Gagarin sorvolando la Terra dentro una capsula spaziale e tutto intorno a lui era solo un mare di stelle e materia oscura e raggi gamma e buchi neri: niente di paragonabile al Paradiso della leggenda religiosa, tutto luce canti angelici e fitto di santi e beati.
Ma per chi è interessato al probabile finale di questa storia e alla verosimiglianza degli eventi straordinari predicati e predetti dagli uomini di Fede e Dottrina consiglio la lettura del bel libro: 'La Fisica dell'Immortalità' di Frank J. Tipler – un 'cosmologo' un tempo ateo che si prova nell'immane impresa di dare seguito scientifico a tutti i nostri sogni di vita dopo la morte e interpretazione scientifica perfino delle più strane e controverse leggende religiose quali la Resurrezione, appunto.
'Buona lettura.', direbbe un mio amico di penna che si divertiva un mondo a mostrare quanto sia strano e 'misterioso' il mondo in cui viviamo e quanto siamo pervicaci, noi semidei terrestri, nel dirci e sognarci 'immortali'.

 
 
 

Ladri e libri

Post n°1575 pubblicato il 09 Aprile 2021 da fedechiara
 

Ladri, libri e follie. 08 aprile 2014
La cosa che più stupisce, a leggere e ascoltare le narrazioni della Storia, è la quantità.
Una quantità enorme di uomini e mezzi, una quantità di fabbriche in funzione per incrementare gli armamenti e/o sostituirli, una quantità di bombe che cadono dal cielo e di morti tra le macerie e di morti ammazzati nelle battaglie di terra, di cielo e di mare.
E una quantità di libri che si sono salvati (per nostra fortuna) dai roghi dei libri che amavano fare in piazza i nazifascisti per sancire la differenza fra loro e noi. E 'loro' erano gli odiati 'plutocrati' delle 'demoplutocrazie giudaiche' e 'noi' eravamo quelli della pura razza ariana – che, ideologia importata in Italia, paese di mille mescolanze e invasioni barbariche e di approdi multietnici fenici e cartaginesi e arabi ante litteram sulle nostre coste mediterranee, veniva da ridere, ma non si poteva fare – e toccava, invece, fare i 'sabati fascisti', i balilla e le 'giovani italiane', le 'adunate oceaniche' e gli 'eia, eia alalà!' risonanti fuori dagli amplificatori dell'Eiar che istupidivano gli italioti colle storie ridicole del novello Impero fascista e 'spezzeremo le reni alla Grecia'.
E' una storia dolce e un filo mielosa, quella che si racconta nel bel film 'La ladra di libri', ma serve a raccontare la Storia e a rinnovare la Memoria, quella che si perde nel transito delle generazioni – che se vai in una discoteca e chiedi a un po' di ragazzotti/e che cos'è l'Olocausto, capace che ti rispondano che è quel nuovo locale un po 'fusion' che hanno aperto al Prenestino.
E, ancora, è la quantità che torna a stupirci, seguendo il filo dell'io narrante del film che è la Morte. Che è innamorata degli uomini, dice nel finale, e della straordinaria commistione di malvagia follia e di inerme Bontà che riescono a esprimere nel corso delle loro vite.
200000 morti nel bombardamento di Dresda - e la storica Frauenkirche sbriciolata in milioni di pezzettini e la storica città, la Firenze sull'Elba, totalmente distrutta. 15000 tonnellate di bombe caddero sopra Berlino nella battaglia aerea che, nel 1943, costò molte perdite alla Raf; e 9 milioni di obici erano ammassati intorno ai cannoni che bombardarono le difese tedesche nel corso della battaglia finale dell'Oder-Neisse che aprì i varchi per entrare a Berlino.
E centinaia di migliaia furono i morti nel rush finale di ambe le parti in conflitto, e morirono ragazzini-soldato di 13/14 anni e nonni di sessanta e passa anni, arruolati da Hitler per disperazione e massacro finale del popolo tedesco totalmente immerso nella sua ultima follia bellica.
E l'ultima quantità che stupisce, nel film - che narra la Storia dimenticata e la gigantesca rimozione nelle coscienze tedesche della follia dei padri -, è la quantità dei sopravvissuti al massacro e la loro capacità di rinascere e tornare a crescere e diventare nazione-guida di quest'Europa nata da quelle macerie e da quei massacri.
E chissà se la Morte si farà di bel nuovo 'io narrante' in un film che si girerà fra cent'anni - e i protagonisti saranno i nostri nipoti immersi in una nuova e diversa follia che si scriverà nella Storia, perché 'il sonno della ragione genera mostri' e 'la madre degli imbecilli è sempre incinta', si dice.
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Il mondo sotto schiaffo dei virus.

Post n°1574 pubblicato il 08 Aprile 2021 da fedechiara
 

  • Il mondo sotto schiaffo dei virus.
    Non è solo vero che da oltre un anno assistiamo sgomenti alla trasmissione di uno stesso telegiornale. E' anche angosciante, terribile, usurante (peggio dei lavori in questione) e fomenta le giuste ribellioni e le sempre più accese rivolte per le strade e sulle piazze contro una 'politica' (di politici arroccati in parlamento come cozze) che è ormai un incubo che ci nega il necessario risveglio.
    E votare non si può, - Mattarella dixit e pd e Cinque stelle e Italia viva (sic) impongono per non perdere le usurpate cadreghe.
    Inutile cambiare canale: covid, contagi, ricoveri, terapie intensive e (mancati o carenti) ristori – e, se avanza un mezzo minuto, una spruzzata di Biden, l'Ombra che cammina (e inciampa), a mo' di aceto aromatico sull'immangiabile insalata.
    Il mondo si è fermato, come il Cristo a Eboli, e forse era più interessante il suo leggendario percorso nel nostro sud Italia di questa strana coazione a ripetere gesti, decreti, reclusioni domestiche e speranze di vaghe luci in fondo a lunghissimi tunnel – sperando che la prima che si stamperà sulle pupille incredule non sarà quella del treno che avanza sparato lungo i binari.
    E non se ne può più, davvero, di campagne vaccinali alle quali ci si avvinghia per non saper più che pesci pigliare dall'ultima spiaggia e, alla fine, son facile profeta, ci accorgeremo che sarà stato come per l'app immuni – che ha immunizzato solo se stessa in un mondo virtual-surreale e più non se ne parla per tema di venir sbeffeggiati e svillaneggiati in pubblico dibattere.
    E l'Astra Zeneca, il vaccino di battaglia e trincea, il meno costoso, ha cambiato nome in corsa per tema di venir accostato, in tivù e sui giornali, alle trombosi – che sono un po' come l'araba fenice 'che ci sia ciascun lo dice' e le trovi malamente occultate in quello zero virgola zero zero che, però, se capita a te, arrivederci e grazie, scusate il disturbo. Morto più morto meno, finiremo per alimentare le statistiche sui grafici dei tiggi.
    Della serie: 'Usi obbedir tacendo e tacendo morir'? E ieri era per la guerra e oggi per amore di statistica nella guerra dei vaccini. Ma che volete che siano un centinaio di morti per trombo a fronte degli infiniti benefici del vaccino? Ai posteri l'ardua sentenza.
    Intanto seguiamo con attenzione quella storia appassionante della variante giapponese che pare refrattaria anche ai vaccini di ogni ordine e grado, ma sui telegiornali non ne parlano, mannaggia.
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