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I tempi
Stamattina, mentre viaggiavo in auto per andare come sempre al lavoro, ascoltavo un CD di Alan Parsons.
Già un segno dei tempi: quando ero ragazzo, dovevo registrarmi su cassetta i miei long playing in vinile per poi risentirmeli in viaggio.
Improvvisamente mi è venuta una grande voglia di conoscere la biografia di Lenny Zakatek, cantante di alcune delle più belle canzoni del Project, e mi è venuto in mente che oggi, con un semplice clic sul computer, qualunque cosa è a disposizione.
Però in macchina la cosa non mi è stata possibile, ho dovuto avere un po’ di pazienza e coltivare un piccolo, piccolissimo desiderio, peraltro soddisfatto dopo soli pochi minuti.
La cosa, per molti, è stata comunque già risolta dall’I-Phone.
Al casello, mentre facevo la fila per pagare i miei soliti 50 centesimi, mi è venuta in mente la raccomandazione della mia collega di mettere il telepass, che è troppo più comodo e fa risparmiare tempo e rotture di scatole: io sono sempre stato contrario, ma un pochino le sue parole le ho sentite convincenti.
Oggi, per curiosità, quell’attesa che sembrava così lunga e snervante l’ho misurata: 3 minuti scarsi.
Da tutte queste considerazioni fatte oggi, è venuto fuori un pensiero più grande: sui tempi che cambiano, su NOI che siamo così tanto cambiati.
Com’è possibile per esempio conciliare l’abitudine compulsiva ad avere TUTTO con una vita di coppia che, per sua natura, ha bisogno di pazienza, desideri, piccoli o grandi sacrifici, piccoli o grandi fastidi, in una sola parola AMORE?
Come può sviluppare Amore l’uomo che non ha più la capacità di vivere la vita in modo equilibrato e misurato, ma ha ormai consumato tutti i suoi desideri e i suoi bisogni, in una girandola di egoismo compulsivo che porta ad essere ognuno di noi sempre più SOLO?
E com’è possibile rinunciare a questa solitudine che è diventata ormai sinonimo di libertà, quella libertà in cui riusciamo ad avere tutto, schiavi dei nostri tempi?
Non mi pare difficile l’analisi sociologica del perché oggi, ormai, quasi tutti tendono a separarsi e divorziare.
Ma questa è solo una delle tante conseguenze negative: abbiamo perduto ogni accortezza verso gli altri, ogni gentilezza, ogni atto sostanziale ma anche formale di civiltà e di rispetto.
E viviamo nell’infelice contraddizione di essere ancora “animai sociali”, abbiamo bisogno degli altri, ma con gli altri non abbiamo più rapporti.
Che la CRISI ci costringa a cambiare in meglio?
Oppure ci darà il colpo finale, dandoci la voglia di scontrarci gli uni contro gli altri in una guerra che, nei nostri cuori, è già iniziata?
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Inviato da: adamsmith76
il 01/01/2012 alle 10:52
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il 20/11/2011 alle 16:49
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il 17/10/2011 alle 19:02
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il 10/09/2011 alle 22:04
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il 13/08/2011 alle 20:53