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[ La mia vita: sono solo io ]
Post n°207 pubblicato il 25 Agosto 2009 da orta0
La vita è solo un susseguirsi di giorni tra fatiche e gioie. Ma se tu entri dentro, ti accorgi che finché la vita scorre la Vita stessa tenta di educarti, di insegnarti ciò che devi imparare. Se tu rimani fuori, se tu vivi all’esterno, la tua vita non ha senso: ci sei, sei qui perché ti hanno fatto nascere e visto che ci sei, tanto vale la pena di vivere. Ma se tu entri dentro, scopri che non è così: tu ci sei per un motivo preciso, la Vita stessa ti vuole. Tu hai qualcosa da vivere, da compiere una strada e da assolvere ad un destino. Ma sono tutte fantasticherie per chi vive fuori.
La malattia? L’incidente? La sventura? E’ solo una sfortuna che ti è caduta addosso. Poteva cadere addosso ad altri e, invece, (porca miseria!) è caduta addosso proprio a te. Questo se non vuoi vedere; questo se vuoi raccontartela; questo se vuoi scaricare la responsabilità delle cose sul fato, sul destino, sulla vita, sulla casualità, su Dio. Ma non è così. Tutto ciò che succede ha un senso profondo, molto profondo. Ma ride di tutto ciò chi vive fuori, chi desidera rimanere un bambino inconsapevole. Chi non vuol mettersi in gioco, cambiare, accettare che Dio ci parli attraverso i segni della vita, ride di tutto questo. Ma se Dio non ci parla attraverso la vita, attraverso cosa ci parla? Alcune persone sono così sconnesse, scollegate da sé, da ciò che hanno dentro, dalle emozioni, dalla realtà, che non sono in grado (non possono proprio) di entrare dentro alle cose. “Mangiare la carne di un uomo? ma cosa dice costui?”. Parole astruse per chi non entra; parola di Dio per chi entra. Parole stupide e senza senso per chi è morto dentro; parole di vita per chi vive. I suoi discepoli, però, che capivano bene le sue parole gli dicono: “Gesù, questo linguaggio è duro, chi può intenderlo?” (6,60). Akouo (intenderlo) vuol dire sentire e seguire, dare retta. Gesù dice: “Non basta, non serve dire: “Ma che belle parole Gesù! Ma com’è vero quello che dici! Ma sai che è proprio così come dici tu! Tu Gesù ci mostri proprio la verità! Per fortuna che c’è qualcuno che dice queste cose! Gesù ma sei un mito, tu!”. Bisogna cambiare vita; queste parole non sono nulla se rimangono parole. Se non diventano la tua “vita”, la tua “carne” e il tuo “sangue” non sono niente”. “E’ lo Spirito che dà la vita: le parole che vi ho detto sono spirito e vita” (6,63). Perché vieni a messa sempre e non cambi mai? Perché preghi tanto e sei sempre lo stesso? Perché hai paura di guardarti dentro? Perché non ti fai aiutare? Perché non accetti niente che non sia come ciò che pensi tu? Perché il tuo carattere è sempre lo stesso? Perché hai tutta questa paura? Non mi servono le parole, né le giustificazioni, né i “vorrei”, i “mi piacerebbe”, i “ci provo”. Io guardo ai fatti: non cambia mai nulla, quindi tutto ciò che ascolti sono solo parole. Se non diventano la tua carne e il tuo sangue vuol dire che non ti toccano, che non ti sconvolgono, che non ti entrano dentro. La parola “duro” (6,60) è scleros e indica proprio una durezza, un’asprezza da togliere il fiato. Gesù è una mano che ti accarezza e che ti coccola. Ma in certi giorni è una sberla che ti scuote e che ti butta per terra. In altri è un pugno che fa male e che lascia i segni del livido. In molte parti del vangelo Gesù è risoluto, deciso da togliere il fiato. Al giovane ricco (Mt 19,16-22) dice: “Quello che hai fatto è buono, ma adesso va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri, poi vieni e seguimi”. Aveva fatto molte cose buone quell’uomo (osservava tutti i comandamenti!), ma Gesù gli chiede di più! Gesù non gli chiede qualcosa, ma tutto. Ad un uomo che gli chiedeva il permesso di seppellire il padre (Lc 9,59-60) prima di seguirlo, Gesù dice: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti (lascia cioè che i morti stiano con i morti)”. Non è che chiedesse tanto! Ma Gesù voleva con sé solo uomini “innamorati della sua causa”, tutti dediti al regno. In un’altra occasione, un altro uomo ancora lo vuole seguire. Chiede una cosa semplicissima: salutare quelli di casa. Ma Gesù è durissimo: “No! Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio” (Lc 9,61-62). Molta gente che va in chiesa è contenta di andarci e poi si sente bene. Molte persone pregano e pregano molto. Molte persone hanno spesso in mente Dio e fanno molti pensieri religiosi. Ma Lui non sa che farsene di tutto questo se le “sue parole” non trasformano la tua vita. Gesù è chiaro, Gesù è duro: “Sei sempre lo stesso: perché continui a venire qui? Se mi ami, ti trasformi. Il resto sono “ciaccole”, parole religiose, teatrini di fede borghese”.
La conseguenza è logica: “Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui” (6,66). La fede è cambiamento personale del tuo carattere, del tuo modo di sentire (cuore), dei tuoi pensieri (mente), del tuo progetto di vita (anima), di te stesso. Poi è cambiamento del mondo intorno a te, perché tu non sei più lo stesso. Se il vangelo non diventa vita (carne e sangue) è semplicemente inutile. E’ solo un bel raccontino, piacevole da raccontare e da ascoltare. Ma per molti questo fu troppo: “Non mi chiedere questo! Più di così non posso dare! Tu mi chiedi ciò che non so e che non sono in grado di fare! Tu vuoi troppo! Sei troppo radicale”, e lo lasciarono. Molte volte si sente dire: “Meglio andare più piano ma con tutti”. Non fu la logica di Gesù! Gesù amo tutti, ma non tutti lo poterono seguire perché Lui era esigente e radicale. Chi era troppo dipendente dalle cose, dal giudizio della gente, dalla paura di perdere la faccia o di rischiare, chi aveva troppo da difendere (idee, soldi, status sociale, principi religiosi) non poteva seguirlo. Ci fu un tempo in cui sembrava che tutti dovessero seguire e amare Gesù. E guai a chi non lo faceva. Ma fu un errore perché quando si segue Gesù bisogna sapere cosa Lui da e cosa Lui chiede. Dà vita, forza, profondità, evoluzione, cambiamento, una nuova visione della vita e soprattutto una forza e una fiducia incrollabile. Ma chiede: autonomia, coraggio, motivazione, umiltà e accettare di cambiare e di perdere tutto (casa, onore, idee, certezze, convinzioni, appigli, difese) per Lui. Gesù non chiede a nessuno di seguirlo se non ne è intimamente convinto. Un messaggio radicale non può mai essere seguito da molte persone, proprio perché è radicale. E Gesù tra la moltitudine, la massa e la radicalità, non ebbe dubbi: la radicalità, a costo di essere l’unico. In un paese cinquant’anni fa arrivò l’acqua potabile dell’acquedotto. Fu un grande passaggio: non si doveva più andare al pozzo, distante quasi un chilometro, ad attingere acqua. Tutti ne furono contenti. Ma un vecchietto continuò ad andare al pozzo, anche col freddo e anche con la neve, sebbene anche lui avesse l’acqua in casa. E non ci fu verso: finché visse andò al pozzo. Fu un vero peccato per quel vecchietto non sfruttare l’occasione… ma poiché scelse così, tutti accettarono la cosa. Gesù come l’acqua in casa è una possibilità, una scelta che ti aiuta a vivere: ma non è mai una costrizione. “Volete andarvene anche voi?”. E se avessero detto: “Sì”, che cos’avrebbe fatto Gesù? Semplice: avrebbe continuato lo stesso la sua strada, da solo. La grande scelta di Gesù fu: il gruppo, gli apostoli (abbassando la mia strada) o la mia missione (accettando la possibilità di essere solo)? Gesù non ha dubbi: la mia strada. Gesù fu un uomo solo. Gesù non ebbe paura di rimanere da solo.
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La sera quando i pensieri, i ricordi
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Accendi una candela
Sarà la luce del tuo Angelo.
Nella penombra,Egli saprà farsi sentire
Saprà farsi ascoltare.
In quei momenti non avrai freddo
Ma sentirai la pelle d’oca,
sentirai nel tremolio della fiamma
il volteggiare delle Sue ali,
sentirai nel calore della fiamma
il Suo alito baciare il tuo viso.
Egli sorriderà hai tuoi sogni
E veglierà il tuo sonno.!
( michael)
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Orme di piedi
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Orme in scia
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oscurano le stelle,
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