Il mio tempo libero!
Stare lontano dal male e fare del bene..... nel silenzioso cammino!
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[ Tagliare per vivere ]
Post n°217 pubblicato il 27 Settembre 2009 da orta0
Vangelo: Mc 9,38-43.45.47-48
Quante persone protestano: “Ma come, noi andiamo in chiesa, ci sforziamo di osservare le leggi di Dio, non rubiamo, non uccidiamo, e Dio ci ama come quelli che ne combinano “una per colore”?”. “Non è giusto!”. Un giorno chiesero ad un maestro orientale perché essere fedeli a Dio se Dio, poi, ama tutti. E lui disse: “Ma se Dio ti accetterà in paradiso anche se tu tradisci tua moglie perché lei sei fedele?”. “Perché la amo, maestro!”. “Hai avuto la tua risposta. Sii fedele a Dio perché lo ami, non per averne meriti!”. Questo vangelo mette veramente in crisi il nostro modo di pensare. Una volta si citava il vangelo: “Chi non è con me è contro di me” (Mt 12,30). Peccato che in Mt ci sia anche la frase di oggi: “Chi non è contro di noi è per noi” (Mt 10.40). L’appartenenza non è il criterio esclusivo. Dio non è questione di appartenenza, ma di spirito, di anima. Ignazio Silone: “Nella vita ho scoperto che prima della chiesa c’è Cristo, e prima del partito c’è la coscienza”. Gesù abolisce il criterio: “Non è dei nostri”. Non è dei nostri, e allora? Gesù non guarda a chi appartiene (apostolo o no; giudeo o no) ma a cosa uno fa e a cosa uno è nel suo essere profondo! Gesù non diceva: “Tu sei dei nostri? Tu sei cristiano? Tu di quale partito sei? Tu da dove vieni? Di che nazionalità sei? Se non sei dei nostri, fuori, via, maledetto’”. Gesù diceva: “Fai il bene, ami, sei disponibile, sei accogliente, sai ascoltare, Dio è in te: tu sei benedetto”. L’istinto di possesso, di attaccamento, di appartenenza è fondamentale per la vita. Senza di esso non ci sarebbe vita. Ma poi ci viene chiesto di crescere. Nella società mafiosa (società fortemente matriarcale) questa scissione e questo taglio non avviene mai. L’appartenenza e l’attaccamento a quel “nostro” (famiglia e famiglia allargata) è la cosa decisiva. E quel “nostro” famigliare non può che diventare la “Cosa nostra”. E’ un legame primario dove non c’è mai stata separazione e individuazione. “L’esser dei nostri”, l’onore, è il fondamento di tutta una cultura. Per chi è “dei nostri” facciamo di tutto e non importa cos’ha fatto. Pensate in questi giorni cos’è successo nei quartieri spagnoli di Napoli dove la gente, per l’ennesima volta, ha difeso “i loro” scippatori dalla polizia con lancio di tutto ciò che aveva tra le mani. Ma se tu “non sei dei nostri” non m’importa più chi tu sei o cosa fai. Mi basta sapere che tu non sei dei nostri. Molte madri e padri difendono i loro figli di fronte all’evidenza dell’errore: “Sono dei loro”. Non riescono a vedere l’oggettività di ciò che accade, ma prendono le parti al di là di ciò che è successo. Allora: non c’è un’unica strada per andare a Roma. Non c’è un unico modo per vivere. Non c’è un unico modo per essere religiosi, né per salvarsi, né per arrivare a Dio. Esistono molte vie. Ciò che conta non è se “sono come le nostre” ma se trasudano di verità, di ricerca, d’amore. Se sono così, anche se non hanno quel nome, sono cristiane. Gv 3,8 dice: “Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va; così è di chiunque è nato dallo spirito”. Dio è più grande dei nostri schemi e delle nostre regole religiose. Nel 1956 la chiesa anglicana con solenne funzione nella cattedrale di Westminster celebrò il centesimo anniversario della nascita dell’ateo Sigmund Freud (ardita la cosa!). Molte persone chiesero e protestarono: “Come si può fare una celebrazione religiosa per uno che si dichiarò ateo?”. La risposta fu: “E’ nostra convinzione che il sig. Freud, anche se lui non seppe mai, fosse cristiano”. Erasmo da Rotterdam diceva: “Ovunque tu incontri la verità, considerala cristiana”. Il mio punto di vista è solo la vista da un punto. E non è detto che quelli degli altri siano tutti sbagliati, a volte semplicemente non sono come il mio. Dovrò innanzitutto ascoltarli, capirli, avvicinarmi con rispetto e confrontarmi. La re-ligione (da legare insieme, ri-legare) dovrebbe aiutarci proprio a questo: a legare insieme tutte le esperienze, a trovare ciò che abbiamo in comune, a trovare ponti, a illuminarci su ciò che ci divide e a farci incontrare. Abbiamo bisogno di pensare che le cose possano essere fatte in molti modi e in modi diversi dai nostri schemi. La vita, la giornata, il lavoro, l’educazione dei figli, l’impostazione della vita, può essere concepita in molti modi. E non è detto che un modo sia migliore o peggiore; che uno sia giusto o sbagliato; che uno sia buono e uno cattivo. Può essere semplicemente diverso. Lo scandalo era il sasso che ti entrava nella scarpa e che ti impediva di camminare. “Scandalo” per il vangelo non è tanto qualcosa che ha a che fare con il sesso; è tutto ciò che non ti fa vivere, che ti impedisce di andare nel tuo cammino. Sono riportati esempi molto semplici che non vanno presi alla lettera (qualcuno nella storia lo ha fatto!), ma capiti nel loro senso profondo. Vogliono dire: “Se c’è qualcosa che ti fa male, che ti impedisce di continuare il tuo cammino di vita, che non ti fa libero, che ti paralizza, che ti blocca, anche se è difficile e doloroso, è meglio per te toglierlo, tagliarlo, eliminarlo”. Le parole di Gesù mettono l’accento su tre aspetti delle scelte: Ciò che ci fa male va tagliato, cambiato, modificato, lasciato. Perché voler continuare a stare male? Hai un amico. Ma se non ti chiama ogni giorno tu glielo rinfacci. Se esce con qualcun altro gli fai il muso. E ti dà un fastidio terribile che lui si confidi anche con altre persone. Tutto questo (per il vangelo) è scandaloso. Non ti fa bene. Non vedi che sei attaccato a lui, che sei una sanguisuga più che un amico? Non vedi che non riesci a stare senza di lui, che ne hai fatto una seconda madre e che sei geloso degli altri “fratelli? ”. Bisogna tagliare, cioè devi accettare che lui non può essere solo per te, sempre e in esclusiva. Scegliere, tagliare, fa male; in certi giorni ci farà soffrire e piangere e maledire certe scelte. E’ come il parto: un dolore tremendo, una lacerazione, un perdere qualcosa che però dà vita. Un ragazzo dice: “Devo lasciare la mia fidanzata”. “Lasciala”. “Ma è dieci anni che siamo insieme. E poi è doloroso, difficile; chissà cosa diranno i nostri genitori”. “Ha senso per te continuare un rapporto morto?”. “No!”. “E allora!? Lo so che è difficile, ma è vitale”. La madre di un figlio tossicodipendente: “Mi aveva rubato tutto, non voleva farsi aiutare e avevamo solo debiti con le banche per colpa sua. Allora un giorno ho detto: adesso basta. E non lo feci più entrare in casa. Mi sentii la madre più snaturata e peggiore del mondo. Fu durissimo. Ma peccato che non l’abbia fatto prima!”. Una ragazza lascia il ragazzo (tre mesi prima del matrimonio). Lui non si dà pace (e lo possiamo anche capire!). Lei gli da le spiegazioni e decidono di non vedersi più. Ma lui le telefona sempre, vuole uscire (“usciamo solo come amici”), vuole ulteriori spiegazioni. Dopo otto mesi lei gli dice: “Basta. Non ti risponderò più, ciao”. E così fece. Altrimenti la storia sarebbe stata infinita. Un uomo si mise in viaggio con la propria moglie. Era un grande amante della velocità. Aveva quindi lanciato l’auto in una corsa sfrenata, quando, ad un certo punto, dopo aver percorso un bel tratto di autostrada, la moglie aprì la carta stradale e gli disse: “Caro, abbiamo preso l’autostrada nella direzione opposta a dove dovevamo andare”. Ma lui orgoglioso replicò: “Non importa stiamo battendo un record”. A volte siamo proprio come quell’uomo: stiamo andando nella direzione sbagliata, dovremo fermarci “di brutto” e dire: “Stop; basta; adesso ci si gira; si cambia; mai più; ecc”. Ma non lo facciamo! Quando bisogna operare, incidere, lo si fa. Non è bello, non è piacevole, anzi è molto doloroso. Ma è vitale. E non si può tergiversare. Bisogna essere risoluti, decisi e fermi, altrimenti si muore. Un pensiero per voi: Cos’ho imparato in questi ultimi cinque anni? “Ho imparato che la vita è tutto quello che ho. Non c’è altro. Non ci sarà una seconda possibilità o una vita di riserva. Passata è passata. Ho imparato che quando si fa il bene prima o poi ti ritorna indietro. Ho imparato che ciascuno ha il suo viaggio e bisogna seguirlo anche se a volte non si sa proprio dove porti. Ho imparato che è inutile intestardirsi sulle cose se non vengono. Se devono venire verranno da sole a loro modo e a loro tempo. Ho imparato che è importante scegliere e non temere l’impopolarità. Ho imparato che per essere felice devo togliere e non aggiungere cose. Ho imparato che è meglio chiedersi: “Cosa devo imparare da questa situazione” che lamentarsi o fare la vittima per ciò che succede. Ho imparato che la vita è un bel viaggio e non so dove andrò, ma vale la pena di compierlo. E più che la meta conta il viaggio. Ho imparato che bisogna avere un senso e una direzione, altrimenti si cammina a casaccio e i giorni sfilano solo perché passano. Ho imparato che i miracoli esistono. Vederli è stato entusiasmante. Nessuna gioia si può comparare al vedere la vita nascere: chi ha ritrovato dal buio la luce, chi ha ritrovato la vita dalla morte, chi ha ritrovato la voce dal silenzio. Se non avessi visto con i miei occhi tutto questo dubiterei anch’io dell’esistenza. Ho imparato che ho molto da imparare … e che sono all’inizio”. E a te cos’ha insegnato la vita in questi ultimi cinque anni? Se non ho imparato niente allora sono stati cinque anni inutili. Vivere la vita per entrare nel mistero della Vita.
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La sera quando i pensieri, i ricordi
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Accendi una candela
Sarà la luce del tuo Angelo.
Nella penombra,Egli saprà farsi sentire
Saprà farsi ascoltare.
In quei momenti non avrai freddo
Ma sentirai la pelle d’oca,
sentirai nel tremolio della fiamma
il volteggiare delle Sue ali,
sentirai nel calore della fiamma
il Suo alito baciare il tuo viso.
Egli sorriderà hai tuoi sogni
E veglierà il tuo sonno.!
( michael)
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Orme di piedi
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Orme in scia
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trascinano un ricamo
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Petali riflessi nella notte
oscurano le stelle,
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