Il mio tempo libero!
Stare lontano dal male e fare del bene..... nel silenzioso cammino!
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[ Tu lo dici, io sono re ]
Post n°230 pubblicato il 22 Novembre 2009 da orta0
Cristo Re (22/11/2009) Vangelo: Gv 18,33b-37 È l'ultima domenica dell'anno liturgico. Domenica prossima sarà la prima di Avvento e cominceremo un nuovo vangelo, quello di Lc. Un altro anno si chiude perché un altro se ne riapra. L'anno scolastico si chiude a Giugno; l'anno del calendario, dell'economia si chiude il 31 dicembre; l'anno della chiesa si chiude oggi. Anno vuol dire ruota. L'anno è una ruota, un cerchio, e proprio da questo si dice "la ruota della fortuna". La ruota (come il cerchio) non ha né inizio né fine. Una ruota ricomincia sempre, riparte sempre. La ruota ripropone sempre le solite cose: ciò che è alto diventa basso; ma poi ciò che è basso ridiventa alto. Gli antichi conoscevano anche l'ourobos, il serpente che si morde, che si mangia la coda. È l'eterno ricominciare di ogni cosa, dove non c'è fine né inizio. I momenti ciclicamente si ripetono, così che si ha la sensazione di essere sempre lì, di non andare avanti, di fare sempre le stesse cose. Allora ci si chiede: "Ma c'è un senso a tutto quello che faccio?". Gli uomini primitivi guardavano le stagioni che si ripetevano, ogni anno sempre alla stessa maniera. Guardavano il cielo che con cicli più o meno lunghi riproponeva la luna e le stelle sempre allo stesso modo. Ma ruota (e quindi anno) indica anche un movimento. La ruota non solo gira e dopo ogni giro si ritrova al punto di partenza, ma nel suo girare fa strada, cammina, è in movimento, va avanti. Allora io mi devo fermare e devo pregare così: "Signore è passato un altro anno di vita. Un anno sono 365 giorni, 8.760 ore, 525.600 minuti. In quest'anno ho incontrato persone, vissuto cambiamenti, mi sono arrabbiato, sono stato triste e felice; ho pianto e mi sono entusiasmato, ho costruito, ho lavorato, ho parlato, ci sono stati momenti dove ho sentito la bellezza di esistere e altri dove ho vissuto l'inutilità, la difficoltà, la non voglia di vivere e tanto altro". Eppure Tu da qualche parte mi stai portando o per lo meno vorresti portarmi da qualche parte. Nel mio solito andare io sto compiendo un cammino: dove sta andando? Stop! Fermarsi! Ogni mattina ti alzi, fai colazione in velocità, porti i ragazzi a scuola, corri al lavoro; qui problemi, difficoltà, pranzo veloce e poi di nuovo lavoro; torni a casa e ci sono i lavori, i figli che richiedono tempo, gli impegni, le urgenze tecniche ed economiche. Non vedi l'ora di andare a letto, ma sai che domani mattina dovrai rialzarti ancora perché c'è di nuovo da alzarsi, far colazione… La ruota (l'anno) gira: dove stai andando? Ti stai movendo o fai sempre le solite cose? Finché la ruota gira, tu sei sempre lo stesso? Perché se tu sei sempre lo stesso, allora sei morto tanto tempo fa. Tutto ciò che succede ha un duplice livello: quello dell'evento e quello della fede. L'evento è ciò che succede: faccio un incidente, incontro una persona interessante, ho una difficoltà, sono in confusione, mi costruisco una casa, cambio lavoro, mio figlio cresce. Siamo nella Passione. Gesù è già stato preso e si trova nel pretorio davanti a Pilato. Pilato è "il re" della Palestina. Pilato, dicono gli storici, era un governatore brutale. Faceva uccidere e crocifiggere così tante persone che ad un certo punto Roma dovette richiamarlo! Senti la bellezza di una strada, ma sai che seguirla vuol dire perdere le tue sicurezze. Che si fa? Senti la verità di una cosa, ma sai che aderirvi è diventare impopolari. Che si fa? Se ti bastano le carrube dei porci (Lc 15,15) e non cerchi, non desideri qualcosa di più io, non ci posso fare niente. Se ti bastano l'auto, la tv, la macchina, le sigarette e non cerchi qualcosa di più, io non ci posso fare niente. Se ti basta vivacchiare, mangiare e bere, e non senti il richiamo di qualcos'altro; oppure se non senti la voce che ti invita ad immergerti in questa vita e a desiderare di più, io non ci posso fare niente. Se tu ti accontenti e non desideri qualcosa di più grande, io non ci posso fare niente. Da ciò che desideri ti dirò quanto vali come uomo. Se devo farti un augurio, ti auguro come fa sempre don Oreste Benzi: "Che Dio ti tormenti, che ti perseguiti, che non ti lasci stare, che non ti permetta di risolvere banalmente la questione, di lasciarti vincere dalla paura, che non ti permetta di addormentarti o di raccontartela". Pilato chiede a Gesù: "Sei tu il re dei Giudei?" (18,33). Se si è testimoni della verità (18,37), invece, non si può più stare tranquilli. Allora bisogna cercare; allora bisogna aprire gli occhi e far cadere le nostre false illusioni sulle quali appoggiamo la nostra vita; allora ci accorgiamo che "la verità fa male"; allora ci accorgiamo che la verità ci mostra una realtà che non conoscevamo; allora ci fa riaffiorare emozioni e sentimenti segreti e nascosti perché pericolosi. Non esiste l'amore: esistono persone che amano. Non esiste la libertà: esistono persone che si liberano, liberate. Non esiste la verità: esistono persone vere, autentiche. Solo Lui è l'Amore, la Verità, la Libertà; Se vuoi tutto questo devi avere il coraggio di metterti davanti allo specchio e di vederti per quello che sei, senza scappare, senza sfuggirti, senza cercare di "raccontartela". Pilato se ne va; si sottrae alla questione, esce. E questo è il grande rischio per molti: trovare soluzioni facili, veloci, uscire dalle questioni velocemente, evitarle, risolverle con la violenza fisica o verbale, non rimanerci. "Il mio regno non è di questo mondo…"(18,36). Gesù e Pilato non si possono incontrare, perché viaggiano (e parlano) su due piani diversi. Per Pilato regno vuol dire esercito, armi, potenza e territori. Per Gesù regno vuol dire verità, avere potere su di sé, potersi permettere di essere liberi, di amare, di esprimere ciò che si vive, di non essere in balia degli altri e avere come unico re, autorità, Dio. A volte molti dei nostri discorsi sono così: viaggiamo su due piani diversi e non ci si può incontrare se si è su due binari diversi. "Non sono felice!". "Ma cosa vuoi di più dalla vita? Non ti manca niente, hai tutto! Sapessi come ho vissuto io!". Uno parla dell'amore, dell'affetto, della presenza genitoriale; l'altro "per tutto" intende i soldi, il lavoro, potersi permettere il motorino o i soldi per la pizza. "Chi è, allora, il vero re?", si chiede Giovanni. E la risposta è ovvia, ma non certo appariscente o visibile agli occhi umani: "Gesù!". In croce, sopra la sua testa è "apposta la scritta della sua condanna: Costui è Gesù, il Re dei Giudei" (Mt 27,37). La gente si fa beffe di lui come re: "Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso" (Lc 23,37). Nel suo regno domina lui: lui è il signore (dominus=signore), il re della sua vita. Gesù è veramente l'Uomo, il Signore della Vita. E Pilato inconsciamente lo rivelerà a tutti: "Ecco l'uomo" (Gv 19,5). Come posso dirmi re, uomo, quando la paura di cosa dirà anche un parente mi determina? Una canzone di una volta che diceva: "Qui comando io e questa è casa mia". Già, chi comanda a casa tua? Tu sei il re della tua casa? Ne sei il sovrano? Sei tu che guidi la tua vita o chi altro lo fa per te? La nostra vita è tutto il nostro regno. Spesso tentiamo di di-ri-gere o di re-ggere la vita degli altri, ma l'unica su cui abbiamo potere è la nostra. Sovente, però, il nostro regno è in mano ad altre forze. Per me, allora, essere re è avere in mano la mia vita, comandarla, indirizzarla e decidere io in libertà e secondo verità. A casa mia voglio comandare io. Voglio essere il signore della mia vita. Re è il coraggio di non farsi determinare dal passato. Per me re è quel prete che, personaggio scomodo perché chiamava le cose con il vero nome, è stato emarginato dalla fraternità sacerdotale. Quando gli è stato detto: "O tu non dici più queste cose o noi ti tagliamo fuori" lui non si è tirato indietro. Re è non farsi paralizzare dalla paura del giudizio e dell'isolamento. Un pensiero per voi: Mi ritrovo sul colle del Calvario, qualche momento dopo la morte di Gesù, inconsapevole della folla. E' come se fossi solo, gli occhi fissi sul corpo privo di vita, sconfitto in croce… Osservo i pensieri e i sentimenti che nascono in me mentre guardo. Vedo il Crocifisso spogliato di tutto: privato della sua dignità, nudo davanti ad amici e nemici. Privato della sua reputazione. La mia mente ripercorre scene e tempi in cui si parlava bene di lui. Spogliato dal successo. Ricordo gli anni esaltanti in cui i miracoli erano acclamati e sembrava che il regno dei cieli stesse per affermarsi. Spogliato della credibilità, non poteva scendere dalla croce. Non poteva salvare se stesso: doveva essere quindi un impostore. Privato del suo Dio, al quale pensava come a suo padre, che sperava lo avrebbe salvato nell'ora del bisogno. Lo vedo, infine, privato della vita, di quella esistenza qui sulla terra a cui lui, come noi, si aggrappava tenacemente riluttante ad abbandonarla. Mentre fisso quel corpo senza vita capisco a poco a poco di star guardando il simbolo della liberazione totale e suprema. Penso al farmi schiavo di un mio tipo di Dio. Penso alle volte che cerco di usarlo per rendere sicura, tranquilla e indolore la mia vita. E anche alle volte che sono reso schiavo dalla paura di lui e dalla necessità di assicurarmi contro di lui con riti e superstizioni. Infine penso a come mi aggrappo alla vita, a quanto sono paralizzato da timori di ogni genere, incapace di assumere rischi per paura di perdere gli amici o la reputazione, il successo o la vita o Dio. E così fisso, pieno d'ammirazione,il Re, il Crocifisso che ha conquistato la sua liberazione finale nella sua passione, quando ha combattuto con i suoi attaccamenti, li ha abbandonati e vinti. M.P.
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L'ANGELO
La sera quando i pensieri, i ricordi
Si fanno più intensi
Accendi una candela
Sarà la luce del tuo Angelo.
Nella penombra,Egli saprà farsi sentire
Saprà farsi ascoltare.
In quei momenti non avrai freddo
Ma sentirai la pelle d’oca,
sentirai nel tremolio della fiamma
il volteggiare delle Sue ali,
sentirai nel calore della fiamma
il Suo alito baciare il tuo viso.
Egli sorriderà hai tuoi sogni
E veglierà il tuo sonno.!
( michael)
ORME
Orme di piedi
sfiorano fili d'erba.
Orme in scia
alla ricerca del tempo
trascinano un ricamo
su quel prato decorato di fiori.
Petali riflessi nella notte
oscurano le stelle,
leggeri desideri sfiorano
la luminosità dell'anima.
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