Il mio tempo libero!
Stare lontano dal male e fare del bene..... nel silenzioso cammino!
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Post n°255 pubblicato il 07 Marzo 2010 da orta0
Il vangelo di questa domenica ci presenta due situazioni del tempo, che pur non essendo ricordate nelle fonti storiche, sono molto probabili. Le raccontano a Gesù per lo sdegno, l'amarezza (la prima) e il dubbio (la seconda) che avevano lasciato nella popolazione. Gesù, però, non commenta i fatti ma li usa per la sua predicazione.
Gesù spezza la mentalità del tempo, quando si credeva che il male, le disgrazie fisiche, gli infortuni, capitassero a causa del peccato dell'uomo. Gesù invece dice: "Quelli che sono morti non sono più colpevoli di voi!" (13,2.4). Cioè: "Non sono morti per espiare le colpe personali e non crediate di essere meno colpevoli di loro". Molte persone dicono: "Dio mi ha castigato; me lo sono meritato". Ma anche l'espressione: "Cos'ho fatto di male per meritarmi tutto ciò" sottende la mentalità che se fai il male, Dio ti punisce. La punizione non insegna niente: insegna solo la paura. Non fai più quella cosa non perché l'hai imparata, ma perché ne hai paura. La punizione e la violenza terrorizzano l'altro. Gli incutono una paura folle, per cui sarà un adattato, uno che vivrà obbedendo a tutto (è l'antica paura di prenderle) oppure una rabbia feroce (l'antica rabbia verso chi lo puniva) che lo farà sempre un irrequieto. L'idea "se sbagli, paghi" sta dietro anche all'espressione abusata, mal interpretata e mal spiegata: "Dio è morto per i nostri peccati", frase che ha ripugnato nel profondo intere generazioni. "Tu hai fatto il male e Dio ha dovuto pagare per te; Lui ha sofferto perché tu hai fatto dei peccati". Da questa prospettiva, ci si sente cattivi, sbagliati, fatti male, colpevoli del suo dolore. "Lui è morto per i miei peccati? Ma se io dovevo ancora nascere?", ha detto giustamente un ragazzo del catechismo. Il bambino che sente dire che Cristo è morto a causa dei suoi peccati non ha la capacità di discernere, di rendersi conto, che non si tratta dei suoi. Semplicemente si sente cattivo. Pensa: se lui ha sofferto è colpa mia. E cosa accadrà a quel bambino ogni qual volta in cui la mamma o il papà o il fratellino soffrono? Tirerà la stessa conclusione: se soffrono, è colpa mia. E si punirà. Quante sono le persone che non sanno divertirsi, ridere, che non si concedono tempo per sé, che non sanno giocare, che non si concedono delle pause o delle cose piacevoli. Devono sempre lavorare, produrre, fare e fare per gli altri. Nel profondo si sentono in colpa e non si possono permettere di essere felici; se anche possono, si continuano a punire dicendo: "Non bisogna stare con le mani nelle mani; chi ha tempo non aspetti tempo; bisogna aiutare gli altri". Non fanno tanto perché sono spinti dalla generosità o dalla bontà; fanno tanto perché si sentirebbero in colpa nel non fare niente. Non possono non fare, si sentirebbero cattivi o sbagliati. Con le parole di oggi Gesù spezza l'associazione: "Sbagli, quindi paghi". "Pensate che fossero più peccatori di voi?" (13,2), "no vi dico". E fin qui tutti d'accordo. Ti è successo per un motivo ben preciso, è che tu non l'hai visto o non l'hai voluto vedere. Finché sei in tempo, allora convertiti, svegliati, accorgiti, perché verrà un giorno in cui sarà troppo tardi. Cosa succede se tu parli sempre e non ascolti mai ciò che l'altro ha da dirti? Cosa succede se tu tralasci di conoscerti e di crescere? Cosa succede se tu eviti quest'incontro perché è sera, quell'altro perché è di domenica, quest'altro no perché poi si fa tardi, quell'altro ancora perché c'è quella persona che non ti piace, a messa no perché perdi la mattinata … Una persona ha detto: "No, io non vengo a questi incontri perché poi vado a casa sotto-sopra". "Bravo!". Succede che un po' alla volta diventi insensibile, superficiale, vuoto. Noi oggi sappiamo che perfino molte delle nostre malattie sono conseguenze dei nostri comportamenti, dei nostri vissuti profondi e dei nostri schemi mentali. Cancro, leucemia, sclerosi, allergie, intolleranze, malattie della pelle e tanto altro vengono per determinati e ben precisi comportamenti. Non sono una punizione, non sono un virus che si prende e "se ti tocca, sei solo sfortunato". Nascono per un motivo ben preciso. Responsabilità (respondeo, rispondere, risposta) vuol dire che noi rispondiamo in prima persona della nostra vita, che non deleghiamo, che non scarichiamo le colpe della nostra vita alla società, agli altri, al passato, al mondo che è cattivo e che ce l'ha con noi. Responsabilità vuol dire che accettiamo che noi siamo al comando dell'auto della nostra vita e che questa va nella direzione che noi le diamo, se rifiuti certe proposte della vita, verrà un momento in cui sarai così vuoto, così distaccato da te, così morto nell'anima, così incapace di guardarti dentro, che sarà troppo tardi. Non è un giudizio o una condanna di Gesù, è solamente una conseguenza delle nostre scelte: troppo tardi. Un pensiero per voi: M.P.
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L'ANGELO
La sera quando i pensieri, i ricordi
Si fanno più intensi
Accendi una candela
Sarà la luce del tuo Angelo.
Nella penombra,Egli saprà farsi sentire
Saprà farsi ascoltare.
In quei momenti non avrai freddo
Ma sentirai la pelle d’oca,
sentirai nel tremolio della fiamma
il volteggiare delle Sue ali,
sentirai nel calore della fiamma
il Suo alito baciare il tuo viso.
Egli sorriderà hai tuoi sogni
E veglierà il tuo sonno.!
( michael)
ORME
Orme di piedi
sfiorano fili d'erba.
Orme in scia
alla ricerca del tempo
trascinano un ricamo
su quel prato decorato di fiori.
Petali riflessi nella notte
oscurano le stelle,
leggeri desideri sfiorano
la luminosità dell'anima.
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