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[ Il sentirsi utili. ]

Post n°305 pubblicato il 11 Febbraio 2011 da orta0

La grande domanda che tutti ci facciamo ­ a volte in realtà non ce la facciamo perché la risposta potrebbe non piacerci ­ è:
“Ma a che serve la mia vita?”.

Alcune persone vivono “servendo” i figli (nel senso di essere di utilità ai figli. Far crescere una vita ci fa sentire utili, importanti, qualcuno; è una gran cosa). E’ che poi i figli crescono e poiché i genitori hanno ancora bisogno di essere utili continuano ad impicciarsi negli affari dei figli. E si arrabbiano se questi li escludono dalla loro vita. Altre persone si sentono utili al lavoro; poi quando sono “scaricati” vivono un autentico fallimento. Altre persone hanno così bisogno di sentirsi “utili” che se una volta non le chiami o non le avverti di qualcosa, si risentono e si arrabbiano perché si sentono messe in disparte, e a volte pure fanno le offese! C’è un sentirsi utili che è il nostro bisogno di essere considerati, di essere visti, di esserci per qualcuno, altrimenti siamo nessuno e ci sentiamo soli. Qui però non parliamo di questo.

Per "essere utili" intendiamo dare un servizio all’umanità: io vivo e se il mio vivere produce “vita”, evoluzione, benessere, amore, crescita, allora, anche se passo, servo, sono utile a qualcosa e a qualcuno. "Essere utili" alle persone ammalate che essi siano i nostri parenti, i nostri figli; essere utili e nello stesso tempo essere prescelti per portare con dignità la grande o piccola croce che ci è stata donata.

Io vivo, ho dentro qualcosa di importante, dei talenti, una passione, dei doni, che è utile a questo mondo: lo rendo disponibile, lo offro, lo dono e il mio dono è utile e aiuta.

Allora c’è sapore, c’è gusto, anche di faticare, anche di lottare, anche di soffrire, perché ciò che sono serve e rende un servizio a qualcuno. Il sapore viene dall’essere dono per qualcun altro. Vuol dire aiutare le persone a trovare il significato, il senso a ciò che accade. 

 

Dobbiamo insegnare alle persone a riflettere su ciò che vivono, a farsi delle domande, ad ascoltare Dio che ci parla sempre e in continuazione, attraverso i fatti, gli eventi e gli incontri di ogni giorno.

Altrimenti la gente dice: “Dio? E dov’è?”. Per forza dice così, perché non lo sente, perché pensa che Lui se ne stia altrove a farsi i fatti suoi mentre noi ci barcameniamo quaggiù. Ma Lui, invece, ci parla e ci educa in continuazione.

La parola sapienza viene dal latino “sapére” che vuol dire assaggiare. Si diventa saggi, sapienti, quando si gusta, si impara dalle esperienze. Tutto insegna o nulla insegna: dipende da noi. La vita è una grande scuola, se si vuole imparare. Ma solo se si vuole imparare.

M.P.

 

 

 
 
 
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Quando il saggio indica la luna
lo stolto guarda il dito.
La religione serve per portarti a Dio.
Altrimenti non ti serve.

 

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L'ANGELO

La sera quando i pensieri, i ricordi
Si fanno più intensi
Accendi una candela
Sarà la luce del tuo Angelo.
Nella penombra,Egli saprà farsi sentire
Saprà farsi ascoltare.
In quei momenti non avrai freddo
Ma sentirai la pelle d’oca,
sentirai nel tremolio della fiamma
il volteggiare delle Sue ali,
sentirai nel calore della fiamma
il Suo alito baciare il tuo viso.
Egli sorriderà hai tuoi sogni
E veglierà il tuo sonno.!
( michael)

 

 

ORME

Orme di piedi
sfiorano fili d'erba.
Orme in scia
alla ricerca del tempo
trascinano un ricamo
su quel prato decorato di fiori.
Petali riflessi nella notte
oscurano le stelle,
leggeri desideri sfiorano
la luminosità dell'anima.

 

 

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