
DAL NOSTRO INVIATO
PAOLO PAOLINI
PIMENTEL L'importante è sapersi adattare. Vuoi girare un film? Fallo in casa. Detto, fatto. Tiziano Pillitu si è messo dietro la macchina da presa, ha scritto i dialoghi, curato il montaggio e pagato un attore, uno solo su centodieci: «Cinquanta euro per dieci minuti alla guida di un carretto trainato dal cavallo, ma cosa dovevo fare? È stato come scalare l'Everest a mani nude. Ho investito cinquantamila euro ma nessuno vuole distribuire Panas ». L'unica data certa è la presentazione alla stampa, domani a Monserrato.
Questa è la storia di un ex carabiniere che volle farsi regista. Prima con un cortometraggio battezzato Pimentown che «ha avuto un buon successo», ora con un film ambientato tra il 1890 e il 1925. Che si basa sulla leggenda delle panas: «Donne morte durante il parto e per questo costrette a lavare i panni del neonato per sette anni, di notte, mantenendo sembianze umane sulle sponde del fiume. La trama? Una ragazza muore mentre dà alla luce due gemelli, poi affidati a un orfanotrofio. C'è anche s'accabadora . I dialoghi in sardo sono sottotitolati». Non è stata una passeggiata: «Per un anno e mezzo abbiamo fatto tutto da soli, mia moglie ed io». A dirla tutta, il regista non avrebbe disdegnato il sostegno economico di chicchessìa: «Abbiamo presentato la richiesta per incontrare il presidente della Regione e non è andata bene. All'assessorato regionale al Turismo un funzionario mi ha smontato: voleva questo e quest'altro, sono andato via con le orecchie basse. Altri hanno promesso mari e monti salvo poi eclissarsi e non rispondere più al cellulare».
In attesa della sospirata proiezione, c'è solo una scheda riassuntiva: «Centodieci attori di venti Comuni, quindici armi e decine di vestiti d'epoca, alcuni cuciti da mia nuora. Riprese a Monserrato, Ortacesus, Mandas, Sant'Andrea Frius, Villanovafranca, Gesturi, San Simone d'Escolca, Orroli, Pimentel, Guasila, Samatzai, San Basilio. Mio nipote, Andrea Marras, si è occupato della grafica. Resta in piedi il problema numero uno: «Lunedì c'è la prima per gli addetti ai lavori e sto ancora cercando qualcuno che distribuisca il film. Con Angela le abbiamo tentate tutte, abbiamo preso coraggio e siamo andati anche a Torre delle Stelle, da Pippo Baudo. Ci ha incontrato, ha detto che il film l'avrebbe visto una volta rientrato a Roma. 'Prendete il numero del mio cellulare'. L'ho chiamato quattro volte e mi ha sempre risposto la segretaria».
Tiziano Pillitu non si dà per vinto: «Se non salta fuori una novità eccezionale, andrò di persona a contattare i direttori delle sale cinematografiche sarde. Certo, mi fa rabbia pensare a quelli che straparlano di tradizioni e poi ignorano chi rischia in proprio per valorizzarle». Forse una parte in commedia ce l'ha l'invidia: «Purtroppo è una malattia che colpisce a tutti i livelli. Tanta gente spera che la mia iniziativa vada male. Preoccupato? Semplicemente li ignoro e proseguo per la mia strada. Il film è dedicato a mia sorellina scomparsa qualche mese fa, nel film lei interpreta una suora. Spero che possano vederla tutti i sardi».
L'unione sarda 01/06/2008 pag. 37.