Creato da TizianoPillitu il 15/04/2009

TIZIANO PILLITU FILM

PANAS PIMENTOWN

 

 

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PANAS un film di Tiziano Pillitu

Post n°3 pubblicato il 24 Aprile 2009 da TizianoPillitu
 
Foto di TizianoPillitu

CIRCOLO DEI SARDI NEL MONDO SCRIVE..

Panas | Film comunitario, autoprodotto e autofinanziato

mercoledì 29 ottobre 2008 di exeo

Panas è un film comunitario, nel senso più ampio del termine, un film che racconta e descrive un’antica leggenda popolare sarda in cui le donne morte di parto sono condannate per sempre a lavare nel fiume, ogni sette anni e nelle notti di luna piena, i panni dei loro bambini mai nati .

Dietro le quinte s’intravede l’opera di un uomo e della sua compagna che, assieme a 110 cittadini del proprio e di altri paesi della Sardegna, nonostante la diffidenza e le difficoltà dovute all’ottusità degli "operatori culturali", istituzionali e non, hanno creduto fino in fondo in ciò che facevano, riuscendo a capovolgere i luoghi comuni che circondano la cinematografia e la produzione di cultura, relegata ai soli addetti ai lavori.

Perchè "Panas" va oltre l’intento dei singoli, poichè all’ opera hanno preso parte comunità distinte, anche territorialmente, capaci di "autoraccontare" i propri miti e le proprie leggende, riappropriandosi, con esse, e senza nessun imbarazzo, dei moderni mezzi di produzione culturale, piegandoli alle esigenze del racconto, "su contu" che è sempre stato un fattore di rielaborazione e condivisione culturale e comunitaria delle genti sarde.

"Panas" ha richiesto un anno di lavorazione, è stato interamente autofinanziato da Tiziano Pillittu, di Pimentel e ha utilizzato, gratuitamente, un cast formato da 110 attori non professionisti, prevalenemente amici, conoscenti, paesani, parenti, cittadini dei comuni e dei luoghi in cui il film è stato ambientato.

Il film, che copre un arco temporale che va dal 1890 al 1925, è sostanzialmente un intreccio di vicende familiari, talvolta misteriose.
La trama narra di una ragazza che muore mentre dà alla luce due gemelli, poi affidati a un orfanotrofio. C’è anche s’accabadora. Ma non è stata una passeggiata: «Per un anno e mezzo abbiamo fatto tutto da soli, mia moglie ed io».

Tiziano ha scritto i dialoghi, ha curato le riprese, il montaggio e ha dovuto pagare un attore, uno solo su centodieci: «Cinquanta euro per dieci minuti alla guida di un carretto trainato dal cavallo, ma cosa dovevo fare? È stato come scalare l’Everest a mani nude. Ho investito cinquantamila euro ma nessuno vuole distribuire Panas ».

In realtà il regista avrebbe apprezzato il sostegno economico di chiunque: «Abbiamo presentato la richiesta per incontrare il presidente della Regione e non è andata bene. All’assessorato regionale al Turismo un funzionario mi ha smontato: voleva questo e quest’altro, sono andato via con le orecchie basse. Altri hanno promesso mari e monti salvo poi eclissarsi e non rispondere più al cellulare».

L’opera è ambientata nelle campagne di Pimentel e Samatzai, la Casa Orrù di San Raimondo di Gesturi, il Museo e centro storico di Mandas, il museo di Ortacesus, il Museo delle Ferrovie della Sardegna a Monserrato nonché la Piazza Maria Vergine, il centro storico e le case private di Villanovafranca, le campagne di Guasila, S.Basilio, S.Andrea Frius, Senorbì, Escalaplano e il nuraghe Arrubiu di Orroli.

Costumi tradizionali sardi, alcuni dei quali autoprodotti, testi e dialoghi in lingua sarda e in italiano, sottotitolati,
regia, luci e montaggio di Tiziano Pillitu.
Aiutoregista, Angela Marras.
Trucco e costumi di Serenella Sanna e Roselma Schirru.
Il film è stato ripreso in digitale, con una sola telecamera, (1 h, 45 di durata )

Scrive Tiziano Pillittu: "vivo a Pimentel (CA) e dal mese di maggio trasmetto un film scritto e diretto da me. Il film si intitola "PANAS", un’antica leggenda sarda che vede protagoniste le donne morte di parto, le quali tornavano in una notte di luna piena a lavare i panni dei propri bimbi sulle rive dei ruscelli o in antichi lavatoi.

L’espiazione durava sette anni e nessuno doveva disturbare questo atto, altrimenti la donna doveva ricominciare la pena da capo. Prendenco come spunto questa leggenda, ho creato un soggetto che vede in primo piano la vita di due gemelli di questa donna sfortunata.
Il film sta ottenendo un gran successo, tanto da essere stato richiesto e trasmesso presso le multisale del Galaxy Cinevillage di Sestu per 15 giorni. Il film ha una durata di h:1,40 circa e l’ambientazione ci porta in dietro nel tempo al 1890 e termina nel 1925. Girato completamente in costume sardo, dialoghi in italiano e sardo con sottotitoli.

Vorrei far conoscere il mio lavoro ai circoli sardi in italia e non solo, quindi portarvi un pezzo della nostra isola in chiave cinematografica".

 
 
 
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