Creato da insymbiosis il 25/02/2008

..please..wait.

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..tanti auguri a me!

Post n°37 pubblicato il 08 Novembre 2009 da insymbiosis

 

Ed eccoci qua. Avevo disegnato un giorno migliore nei miei desideri per il mio compleanno. Il giorno è arrivato, ma i desideri non si sono avverati.

Sto iniziando a pensare che ci sono persone fatte per amare ed essere amate, altre per soffrire, altre per vivere e basta, altre per sperare sempre in qualcosa di migliore, ogni giorno di più. Ho puntato ancora una volta su tanto ma non è andata come speravo. Speravo..quindi appartengo alla categoria delle persone che sperano sempre in qualcosa di migliore, qualcosa che tarda ad arrivare, anzi, qualcosa che non arriverà mai. 

Ed eccomi qua, a scrivere su questa piatta pagina di un blog quando vorrei fare tutt'altro. Quando fuori c'è un mondo che gira. Fuori. Qui è tutto fermo, congelato, pietrificato. Qui c'è un cuore che pulsa a fatica, reduce da uno squarcio dato da due parole con una lama così affilata da sentirla centimetro dopo centimetro mentre affondava attraverso la pelle, il petto, le ossa, la carne...l'anima e infine lui, il mio cuore.

Qui c'è un dolore così lancinante da togliermi il fiato, la forza, la pace, la ragione. Forse la fame tornerà. La fame di vita, la fame di desiderare ancora che tutto può cambiare, di nuovo. La fame di non dargliela vinta a questa vita che si prende tutto e non mi lascia mai nulla. Inizio a sfilare dal cuore questa lama che ancora preme dentro e ad ogni respiro fa più male, come se volesse sottolineare quella scelta inappellabile. Così cerco di ritornare a respirare, così cerco di ricominciare a vivere, ancora una volta.

Oggi son 22 candeline, un’altro mattoncino posato su questa cosa che chiamano “vita”. Per molti è una strada, per me la mia è un ponte che scavalca tutto, che sta sopra ogni cosa, in disparte, che guarda tutto dall’alto, da fuori…che mi porta così lontano da non poter trovare la via giusta che mi porta a vivere tutto quello che le altre persone vivono tranquillamente. Un’infanzia in parte da dimenticare. Un’adolescenza che forse è meglio negare. Una maturità che non mi ha dato nulla su cui contare, gli amori che sono finiti sempre male.  Che vita è? Sono fortunata, quello sì. Ho una casa, una famiglia, 2 o 3 amici con i quali potermi confidare. Ma ho anche delle potenzialità che non riesco a fare uscire. Ho un muro davanti a me così spesso da non farmi sentire che fuori forse ce la posso fare. Che nella vita non mi può andare tutto sempre male. C’è una voglia di reagire e c’è la forza che non riesco a fare uscire. C’è quella spinta che sento dentro, c’è quel sentimento di ribellione, quella voglia di riscossione. 

Ho ricevuto tanti auguri, ma solo pochi mi hanno fatto piangere davvero. Quelli di mio padre che stamani quando stavo per uscire a piedi per svagarmi mi ha preso per un braccio e mi ha detto “andiamo” portandomi a comprare la torta che non volevo assolutamente in questo giorno in cui non riesco a sorridere nonostante il calore di tante persone. Quelli di un amico che ieri è stato il primo e che mi ha sommersa di ogni tipo di augurio, da foto a video, da auguri in 6 lingue diverse a messaggi sul cellulare, su facebook…e altro ancora. Quelli di un’amica che quando eravamo al telefono a 00.01 mi ha fatto gli auguri ed è stata di una dolcezza immensa. Di un’altra ancora che mi sopporta da un anno e mezzo oramai ma che è sempre presente e spettatrice dei miei casini. E tanti altri ancora che fa sempre piacere sentire che un po’ ti pensino. E’ bello ma desolante allo stesso tempo. Tutte persone che stanno fuori e che vorrei avere vicino.

Davanti a quella torta avrei voluto urlare tutta la mia rabbia, un'altro anno se n’è andato ed io sono di nuovo punto e a capo. Mia nonna davanti a me che guardava sorridente con quegli occhi sognanti e mi diceva “22 anni…hai ancora una vita davanti..” e io che sorridevo a stento, io che le avrei risposto volentieri “22 anni e tra le mani non ho un bel niente..nessuna certezza, niente di niente”. Nessun desiderio espresso, che tanto i desideri non servono a nulla, solo a rimanerci male quando non si possono avverare. Quella torta mangiata per forza, a morsi grandi, come i passi che vorrei fare per cambiare tutto, ma lo so benissimo che ci vuole solo tanta pazienza, ed io paziento da quando ho capito che il mio giro era opposto a quello della terra, lo capivo quando mi scontravo con tutto quello che mi veniva addosso perché ero controcorrente. Sempre.

Mi son mangiata quella torta a grandi morsi, era dolcissima, forse l’unica cosa dolce che mi posso permettere di avere in questa vita. Alla fine basta un po’ di zucchero ed è fatta. Me ne ricorderò. Solo un po’ di zucchero.

 

 

..TANTI AUGURI A ME!!  

 

 

 
 
 
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