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Riflessioni, meditazioni... la via dell'accettazione come percorso interiore alla scoperta dell'Essenza - ovvero l'originale spiritualità non duale di Claudio Prajnaram

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« Gelosia...  andando oltre... Messaggio #331 »

Lo specchio vuoto

Post n°330 pubblicato il 17 Settembre 2007 da Praj
 
Foto di Praj

Il quinto patriarca dello zen in Cina, compreso il fatto che la sua vita stava terminando e volendo scegliere il suo successore, decise di fare una specie di concorso di poesia: ogni monaco doveva esprimere in propri versi la saggezza personalmente realizzata. Sulla base di questi componimenti, il quinto patriarca avrebbe deciso chi doveva essere il suo successore. Il monaco ritenuto più sapiente di tutti, davanti al quale nessuno ebbe l'ardire di comporre una propria poesia, scrisse sul muro questi versi:

Il corpo è come l'albero della Bodhi
e la mente
è
simile a un limpido specchio;
con cura lo ripuliamo di ora in ora
per timore che sopra vi cada la polvere.

La poesia fu elogiata dagli altri monaci, ma il quinto patriarca non si convinse della realizzazione vissuta da Shen Hsiu, il monaco più sapiente.
Hui Neng, che lavorava alle stalle del monastero, era un illetterato: non sapeva leggere e nemmeno scrivere. Passando per il corridoio dove era stata scritta questa poesia, se la fece leggere da un altro monaco e poi gli dett
ò questi altri versi, che furono scritti a fianco alla precedente poesia:

Essenzialmente la Bodhi non ha albero
e nemmeno esiste alcuno specchio;
poich
è dunque è
tutto vuoto fin dall'origine,
su cosa pu
ò cadere la polvere?

Il quinto patriarca comprese subito, leggendo questi versi, l'alta realizzazione di Hui Neng, che designò come suo successore, anche se in segreto. Sapeva infatti che gli altri monaci si sarebbero ribellati a questa decisione: Hui Neng era un incolto e per di più non aveva nemmeno preso i voti. Il quinto patriarca fece partire Hui Neng per il sud, in attesa che i tempi sarebbero diventati maturi.

Da qui la divisione tra Scuola del Sud e Scuola del Nord. La prima, destinata a "vincere", è quella che inizia appunto con Hui Neng. La seconda - la Scuola del Nord -, che riteneva Shen Hsiu il vero successore del quinto patriarca.

Eppure anche la Scuola del Nord ha una sua verit
à. La metafora dello specchio sporco per indicare la mente del praticante è
spesso ripetuta nella tradizione zen.
Un detto di Yun Men dice: "Chi non cerca
è addormentato, chi cerca è un accattone". Quindi: certo, c'è qualcosa da realizzare, la pratica non è il consolante far nulla. Se fosse diversamente, che cosa ci facciamo qui? In questo senso, dunque, ripuliamo il nostro specchio. Ma è anche vero che concepire la pratica come un graduale avvicinamento alla pulizia totale, ci fa cadere in un virtuosismo alla rincorsa di qualcosa che vediamo sempre davanti a noi, che non realizzeremo mai. È il dualismo. Il vuoto è già qui: c'è solo da realizzarlo. Nessuno ha mai detto che al vuoto si giunge: si realizza, questo sì!
Per questo allora la pratica, come ritiene la scuola del Sud, non
è qualcosa per diventare illuminati, ma è essa stessa illuminazione: samsara è nirvana.
Basta solo vederlo.

Tratto da: http://www.lameditazionecomevia.it/succhui.htm

 
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