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Riflessioni, meditazioni... la via dell'accettazione come percorso interiore alla scoperta dell'Essenza - ovvero l'originale spiritualità non duale di Claudio Prajnaram

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Non sono fatalista, sono Arreso....

Post n°759 pubblicato il 24 Marzo 2010 da Praj
 


La parola “fatalismo” induce, allude, alla rassegnazione: ha un "no" nel suo sfondo. La stessa parola, invece, vista alla luce della consapevolezza è Accettazione. 
Questa è un senso d'impotenza cosciente sorretta però da un sì, da un sereno abbandono cooperante al flusso vitale.
La differenza è fondamentale: con il "no" impotente c'è la passività permanente come compagna di viaggio, inattività stagnante, mentre conl 'Accettazione, ovvero con il "sì" fiducioso, non attivato dal senso dell'ego, l'impotenza passiva si trasmuta in potenza co-creativa non personale.
Vediamo allora della nozione che si ha del fatalismo,  cosa  ha in comune o meno il Wu wei, il cosiddetto “non agire” Taoista. Se usiamo la mera accezione da vocabolario, il fatalismo e Wu wei hanno ben poco da spartire. Hanno in comune solo un'apparenza concettuale.

Infatti, in occidente, di questo termine – fatalismo - si ha una mera concezione negativa: perchè riflette una disposizione d'animo connotata da una triste rassegnazione di fronte agli eventi, che constata la realtà delle forze sovrastanti le nostre piccole volontà, davanti alle quali ci sentiamo impotenti.
Invece vorrei far notare la differenza fondamentale che esiste fra il concetto di rassegnazione-fatalismo con quello di accettazione- abbandono, arresa.

Per me, sono spiritualmente e metafisicamente opposti.
Assumere un atteggiamento invece dell'altro cambia completamente l'approccio alla vita. In uno, il fatalismo, è il "ciò che è" accolto sostanzialmente bene, in fiducia; nell'altro ,invece è sempre il "ciò che è", ma  la sopportato, subito mal volentieri. Il principio del fatalismo è un'interpretazione... sia del passato sia del possibile futuro che non ha realtà in sè a priori.
E' solo una attività della mente anticipatrice. Una concettualizzazione del tempo.
Il Wu wei è piuttosto una totale aderenza al presente: per cui non specula, filosofeggia, su quel che è stato o quel che potrebbe essere. Non da spazio alla fantasticheria... si attiene al ciò che accade momento dopo momento.
In questa naturalezza, non gravata dal pensiero speculativo, dal sofisma, non si postula nemmeno il concetto di fatalità.
Esso è la stessa fatalità, l'eterno presente, istante dopo istante, cos’ì com’è. In esso non c'è divisione fra pensiero e azione. E, non essendoci divisione interna, non c'è dualismo fra il soggetto che compie l'azione e l'azione stessa. Per questo si dice che questa è "non azione".
Questo tipo di azione allora è spontanea: perchè non è deliberata e calcolata da un soggetto che crede di agire personalmente, mentre in realtà è agito dal Tutto.
Essendo  consapevole di ciò, dunque è arreso... e perciò fluisce armoniosamente nel Tao, con  serenità.


 
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