Creato da wildbillhickok il 09/12/2007

Il prima ed il dopo

Questo blog è un contenitore nel quale finiranno tutte le cose che ho scritto fino ad oggi e quelle che scriverò in futuro. Si riempirà compatibilmente con la mia vena creativa, con il mio tempo, con i miei umori. Parte di ciò che leggerete sarà magari terribile, perchè fa parte di un passato nel quale il mio modo di scrivere e di pensare erano totalmente differenti da ciò che sono oggi. Ma è giusto che anche quegli scritti abbiano il loro posto qui dentro...

 

 

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SLEGATI LEGAMI

Post n°11 pubblicato il 09 Dicembre 2007 da wildbillhickok

Si alzarono dal letto più o meno contemporaneamente, e lentamente, sfregandosi gli occhi, si diressero verso il bagno, arrabbiandosi con loro stessi perché da troppi giorni i pensieri che si svegliavano con loro al mattino erano più o meno sempre uguali.

A volte sembra che la monotonia dei pensieri ricalchi pedissequamente quella della giornata che ci si para davanti.

Finirono, tra un’attività e l’altra del quotidiano prepararsi per la giornata, a guardarsi nello specchio, tutti e due nello stesso momento, in due stanze differenti, in due case differenti.

Sembrava che si stessero guardando negli occhi, mentre ognuno di loro pensava a come si sentisse in quel momento…

Un misto di rabbia, delusione e smarrimento giocava con il suo stato d’animo, e lui si chiedeva come fosse possibile che qualcosa che tra mille difficoltà aveva cominciato a filare liscio, si fosse trasformato improvvisamente, un Lunedì sera, in un disastro sentimentale.

Era una stupidaggine in fondo, uno screzio stupido, uno scambio di parole tanto pesante quanto leggero, dovuto al fatto che nessuno dei due si conosceva abbastanza bene da capire quanto fossero sinceri i comportamenti dell’altro.

Si sporse sul lavandino per avvicinarsi allo specchio, e guardò il suo occhio sinistro riflesso sul vetro per assicurarsi che la lente a contatto fosse al suo posto…

 

…si tirò indietro, guardò il suo corpo fin dove lo specchio riusciva a riflettere la sua immagine, quasi come per assicurarsi che tutto fosse al suo posto, e che l’ombelico, tagliato male alla nascita, non fosse peggiorato nell’aspetto… paranoie di donna… Cominciò a pettinarsi i capelli con la spazzola ed intanto pensò che in fondo non ci voleva, non ci voleva proprio che qualcuno entrasse prepotentemente nella sua vita quando di pensieri e di ansie ce ne erano già troppe. -A volte le persone- disse tra se e se -non sanno proprio quando è opportuno o meno entrare nella vita degli altri- ed immaginando di dirlo a muso duro a lui che la guardava stupito e attonito, sorrise…

Poi tornò seria, e con aria di rimprovero verso se stessa si disse che forse la colpa era sua, che non avrebbe dovuto cedere stupidamente alle lusinghe di un tizio che le regalava un libro che in fondo, nemmeno le era piaciuto… forse bastava quello a farle capire che erano persone diverse… poi…

 

…poi lui si chiese che fare, come risolvere una situazione di quel genere nel migliore dei modi, e cominciò ad immaginare di parlarle, tranquillo e sicuro, senza ansie e paure, poi pensò a come era di solito, quando parlava con lei, e ricordava l’ansia ed il modo non naturale in cui si comportava, e sorrise…. Nello stesso istante in cui lei sorrideva davanti allo specchio del suo bagno immaginando di rimproverarlo… sapeva che non si comportava mai naturalmente, perché la tensione di qualcosa che ti piacerebbe nascesse, ma che rimane latente, non permette mai di sentirsi a proprio agio, è come sapere di essere sotto esame, quando quell’esame vorresti già averlo fatto. “Ci vorrebbe…” pensò “… ci vorrebbe…”

 

“…Ci vorrebbe qualcuno che prendesse le decisioni per me, senza farmi sentire passiva però, ci vorrebbe qualcuno che mi presentasse la vita da vivere davanti e mi dicesse: “Ecco, questo è ciò che passa il convento, nessuna decisione, nessun bivio, nessuna incertezza, il libretto di istruzioni è incluso nella confezione…” ed invece adesso era lì a chiedersi perché la sua voglia di sentirlo si fosse fermata di colpo; era probabilmente una sorta di sistema d’autodifesa, per evitare di fare passi più lunghi della gamba. Il breve screzio di Lunedì era stato in fondo una sciocchezza, una cosa da poco, ma ciò che aveva pesato era stata la sensazione improvvisa di sentirsi legata a qualcuno, di stupirsi a pensare che per un attimo si era arrabbiata ed aveva protestato per un comportamento sbagliato come se fosse stata una fidanzata, e tra loro non era nemmeno successo niente… era probabilmente troppo… sentirsi legata a due persone e non sapere se almeno con una valesse la pena di stare… Tornò in camera ed aprì l’armadio…

 

…scelse una cravatta, a dire il vero la prima che si trovò davanti, perché era impegnato in altri problemi, “Ci vorrebbe…. Ci vorrebbe dicevo….. un Bacio, un bacio ecco, un semplice bacio, per sciogliere tutte le tensioni, per essere più lucido e tranquillo; ci vorrebbe un bacio, ed invece non mi è dato nemmeno di vederla…”  Un rumore lo fece sussultare, invece di mettere a posto la gruccia della giacca, l’aveva lanciata con menefreghismo nell’armadio facendola sbattere violentemente contro le pareti. Adesso l’inquietudine si stava trasformando in rabbia, cominciò a parlare a bassa voce, dandosi del tu.. “Sei tu, è colpa tua, perché non sei abbastanza uomo, perché invece di fregartene, di fare il duro e lo spavaldo, di non andare tanto per il sottile, continui a mirare alto, troppo in alto forse, ed a rimanerci male quando le cose non vanno come vorresti; tiralo fuori un po’ del maledetto orgoglio che hai nascosto chissà dove, usalo cazzo, usalo!!”

 

…Quando cominciò a scegliere cosa mettersi lanciando le magliette sul letto alla rinfusa, si accorse che forse si stava facendo prendere un po’ troppo dall’agitazione, si sedette un attimo sul letto ed aspettò di calmarsi… “non è successo niente, stupida, non ti agitare e non rovinarti la giornata, finisci di vestirti ed esci di casa tranquillamente..” Riprese la maglietta che aveva scelto e fece una palla delle altre, che ricacciò nel cassetto senza tanti complimenti; era così, non c’era nulla da fare, eternamente indecisa e povera della voglia di prendere strade incerte… “questa cosa andrà a finire male, lo sento, e sarà un altro errore da archiviare”

 

…”Ma scusa”- adesso parlava come se l’avesse avuta davanti- “dici di essere la persona più indecisa del mondo, e poi ti basta una cazzata come quella di Lunedì per decidere che tra noi le cose non vanno?- adesso rideva- “Sono solo io il fortunato vincitore delle prime rigide scelte di questa ragazza?? Ma lo sai? Lo sai quante cose ho da farti vedere e da farti leggere, quante da condividere quanti difetti puoi trovare in me, quanto ci possiamo stufare l’uno dell’altro e mandarci affanculo senza troppi complimenti?? Non si sceglie di buttare un pacco senza averlo aperto! Andava tutto bene fino a Lunedì pomeriggio, mi hai fatto sciogliere quando mi hai chiamato domenica notte, era tutto libero e tranquillo, ed adesso non te ne frega più niente? Non ci credo….

 

…Non credere…non credere che di te non me ne importi niente, è che in questa situazione non ci sto bene, perché è tutto confuso, tutto incerto… e poi… più parliamo più sembra che siamo distanti….

 

…Saremo sempre più distanti, man mano che mi allontanerai, - adesso il tono era più placido e pacato- e adesso che pagherei per quei cinque minuti di “innaturalezza” tra noi, mi regali ore ed ore per scrivere sciocchezze su fogli di carta…

Tra l’altro mi conosco, e sono pessimo in questi casi, pesante, borioso, e tra l’altro, come ti scrivevo, alla dolcezza dopo un po’ ci si abitua e non penso che ti faccia piacere ricevere messaggi sdolcinati per mesi….

Avrebbe voluto avere la chiave dei desideri delle persone, per evitare di sbagliare, e sapere come toccarle nei punti giusti…. “Non scappare, non lasciare che le indecisioni e le sciocchezze portino via quel poco di bello che c’era in questi giorni….Ti voglio bene sai… e nemmeno so perché…”

Prese gli occhiali, il cellulare e le chiavi del motorino, salutò gli altri che si erano appena alzati ed uscì di casa sbattendo la porta senza volerlo…

 

…Non so proprio che fare, mi chiudo nel silenzio perché in fondo so che forse è meglio parlare, ma non sono sicura di volerlo… Adesso basta, devo andare..  Era pronta, prese gli occhiali, il cellulare e le chiavi del motorino, salutò ad alta voce senza preoccuparsi di aspettare di ricevere una risposta ed uscì di casa sbattendo la porta senza volerlo; dietro di lei, qualcuno protestò per il rumore e la violenza di quel gesto involontario; non ascoltò nemmeno… non era importante…

 
 
 
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