Il prima ed il dopo
Questo blog è un contenitore nel quale finiranno tutte le cose che ho scritto fino ad oggi e quelle che scriverò in futuro. Si riempirà compatibilmente con la mia vena creativa, con il mio tempo, con i miei umori. Parte di ciò che leggerete sarà magari terribile, perchè fa parte di un passato nel quale il mio modo di scrivere e di pensare erano totalmente differenti da ciò che sono oggi. Ma è giusto che anche quegli scritti abbiano il loro posto qui dentro...
SCRITTO DA ME
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FRANGIFLUTTI
Post n°12 pubblicato il 09 Dicembre 2007 da wildbillhickok
C’era una sola persona che avrebbe potuto testimoniare per lui… Quella mattina, quando si era svegliato, aveva deciso di mettere in pratica i propositi della sera prima; l’idea gli era venuta passeggiando sui pietroni frangiflutti del piccolo porticciolo ormai in disuso. Aveva ricordato di aver visto tante volte, da piccolo, i pescatori sedersi sulle sedie pieghevoli ed attendere pazientemente che qualcosa abboccasse. Ultimamente i pensieri si accalcavano all’ingresso delle sue meningi e spingevano per entrare, e lui con pazienza faceva da portiere piazzandosi lì di fianco e facendoli entrare ad uno ad uno. Ma la fatica non era quella, ciò che lo stancava di più erano le spiegazioni; quel dover dare spiegazioni a chi gli stava intorno ogni volta che cercava i suoi spazi di tranquillità per poter riflettere. - Dove sei andato? Perché sei scomparso così, all’improvviso, senza dir niente, mentre eravamo tutti insieme? – Ed ogni volta che si allontanava, ogni volta che si assentava per poter respirare a fondo quella sensazione di pienezza che a volte regala la solitudine, la storia si ripeteva. Così, quando il sole era già alto sull’orizzonte, aprì la porta del negozio; lo scampanellio del campanaccio sulla porta lo prese di sorpresa e lo fece sussultare leggermente, manifestando la lieve tensione che lo prendeva ogni volta che faceva qualcosa che non gli era del tutto familiare; in quei casi sul braccio sinistro compariva una leggera pelle d’oca, che lui nascondeva piegando l’arto dietro la schiena. Dal retrobottega comparve il vecchio negoziante, che, vedendolo, sorrise e lo baciò affettuosamente sulle guance. La sua espressione, però, cambiò quando sentì le richieste del ragazzo, ma come ogni venditore che si rispetti, non fece domande e lo rifornì di tutto l’occorrente che gli aveva chiesto. Così cinque minuti dopo essere entrato, il ragazzo uscì dal negozio con un secchio ed un retino in una mano, una canna da pesca nell’altra, ed un sorriso soddisfatto in volto. Quella sera di spiegazioni dovette darne una sola. Dopo circa una mezz’ora di convivio con gli amici, quando si accorse che la sua mente cominciava a mettere da parte le voci degli altri e si concentrava su idee e pensieri che erano suoi, e soltanto suoi, decise che forse era arrivato il momento giusto per restare da solo. Così si alzò dallo sgabello e si avviò verso casa, per poi uscirne poco dopo con tutta l’attrezzatura appena comprata. E quando uno dei ragazzi del paese lo incrociò, prima ancora che riuscisse a terminare la frase: -Dove vai di nuo…- venne interrotto con un perentorio: - A pescare.. – Bastò questo ad ammutolire lui, e tutti quelli a cui fu riferita la risposta quella sera. Così per qualche settimana la fatica del dare spiegazioni inutili scomparve, d’altronde, a volte, la sorpresa ammutolisce più di ogni richiesta di silenzio. Heidi non sapeva pescare, non l’aveva mai fatto, e non aveva intenzione di imparare, ma il sistema funzionava, ed a chi ogni tanto provava a chiedere dove andasse, lui continuava a rispondere con un naturalissimo: - “a pescare” – In realtà era vero, andava a pescare i pensieri migliori lì, all’ingresso del porticciolo, quando di notte le stelle si riflettevano sulle acque immobili, e l’unico rumore era quello dell’amo, che, lanciato con forza, affondava nell’acqua con due o tre schizzi ribelli. L’amo, solo l’amo, perché di esche nemmeno l’ombra. Non comprava vermi da infilzare, non creava strane pasture di pane e formaggio, non attaccava finti pesciolini alla lenza. E fu questo, in effetti, il motivo del suo improvviso balzo in piedi una di quelle notti. Aveva poggiato la canna nel porta-canna già da un’ ora e si era seduto ad un paio di metri di distanza su uno dei piatti pietroni bianchi, quando lo scricchiolio della vetroresina lo aveva riportato alla realtà, si era girato ed aveva visto la canna curvata quasi a novanta gradi. Scattò in piedi, sfilò l’attrezzo, e vide il braccetto del mulinello ruotare vorticosamente cedendo lenza a più non posso. Bloccò il braccetto con il tasto di stop e cominciò a tirare a se la canna sbilanciandosi più volte fino a cadere sui massi; inginocchiato tirò ancora due o tre volte, poi imbracciò il retino e si avvicinò all’acqua. Aveva lottato poco in fondo, molto poco, considerando che ora nel secchio si agitava istericamente una cernia da trenta chili… Il mattino dopo nessuno gli credeva, volevano tutti sapere quale fosse l’esca miracolosa e gli si accalcavano insistentemente attorno. Heidi rideva e continuava a ripetere che non ce n’era nessuna, che il suo amo era stato sempre lanciato in acqua, nudo come un verme. -VERMI – gridava qualcuno – MA CERTO, VERMI!! – e scappava via. C’era una sola persona che poteva testimoniare per lui, perché il vecchio gli aveva venduto tutta l’attrezzatura, ma di vermi, di esche, nemmeno una. Ma stette zitto, d’altronde in quei due giorni fece affari d’oro, e quando Heidi scese verso il molo a pescare pesci e pensieri, dovette tornare indietro. Il porticciolo era rinato, nemmeno una barca, ma una baraonda di seggioline, canne da pesca, galleggianti fluorescenti e gente inviperita che tentava di sbrogliare le lenze aggrovigliate di due o tre canne vicine. - Una strage di vermi questa sera – pensò sorridente, facendo roteare il secchio e cercando di imbrigliare lucciole, col retino da pesca, lungo la strada di casa…. |


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