Creato da: marcelloongania il 21/02/2006
Com'era l'ETA Com'era il franchismo

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Il processo - 2° giorno (IV)

Post n°21 pubblicato il 24 Febbraio 2006 da marcelloongania

Venerdì 4 dicembre 1970

Questo sommario degli atti istruttori non è poi altro che una nuova conferma del carattere strettamente politico di questo processo e lo sta a dimostrare la "Storia dell'ETA" scritta dal giudice istruttore, purtroppo con poca conoscenza di causa e soprattutto con un'evidente mancanza di capacità di sintesi e di giudizio politici. L'ETA viene ridimensionata ormai a semplice spauracchio per poter dimostrare alla pubblica opinione interna le rilevanti doti, le capacità tattiche e l'abnegazione patriotica della polizia spagnola e della Guardia Civil.
Ma ancora una volta poliziotti e militari franchisti dimostrano la loro grande ingenuità oltre ad una grandissima mancanza di serietà, poichè si contraddicono senza accorgersi nemmeno di farlo, da una pagina all'altra di questo sommario sul quale vorrebbero basare la giustificazione per sei condanne a morte e 752 anni di carcere.
Ci sono argomenti che il franchismo teme come le streghe l'acqua santa: quelli che possono stimolare lo spirito critico e ripulire le menti arrugginite. Così il franchismo impedisce (o si illude di impedire) ogni lievito dell'intelligenza e della discussione, sia pure clandestina. L'idea di Libertà e anche la sola parola lo mette in sospetto e in allarme. Non si doveva dunque mai permettere che la parola ETA venisse affiancata alla parola Libertà. Le veline del Ministero delle Informazioni e il ministro stesso, in una dichiarazione resa ad una radio straniera, dopo aver parlato di "terroristi" e di "banditi", affermano che si tratta di un nucleo così minoritario da ppoter essere definito insignificante, di un gruppetto di ragazzi che non può destare di preoccupazioni:
"Come si può parlare di un grande problema quando i suoi aderenti non superano le 300 persone? Nel quadro di una popolazione di 2 milioni di abitanti, l'esistenza di questo nucleo insignificante di attivisti, non può, nemmeno con un incommensurabile sforzo d'immaginazione, venire qualificato come un grande problema."
E' logico che il problema debba essere minimizzato affinchè nessuno abbia a chiedersi come e soprattutto perchè sia sorto.
Ma sebbene il problema debba essere minimizzato, lo stesso giudice istruttore non può fare a meno di leggere in aula quelli che lui definisce "i 116 principali fatti delittuosi commessi da attivisti dell'organizzazione ETA."
In quanto al periodo in cui questi 116 fatti sono stati commessi dai 300 e non oltre membri dell'organizzazione, va inquadrato tra il maggio del 1968 e la primavera del 1969. Soltanto due episodi si riferiscono al 1967 e al 1970. Se si può senz'altro affermare che sono troppi per uno sparuto gruppetto di 300 persone, si può anche aggiungere che l'esistenza di fatti delittuosi nel 1970, ad oltre un anno dell'arresto degli imputati, dimostra che le battute della polizia spagnola, gli interventi della Guardia Civil, le misure del Governo (che ha mantenuto per mesi lo stato d'assedio in Guipuzcoa), non sono affatto servite a distruggere l'organizzazione nè la solidarietà verso l'ETA di gran parte del popolo basco.

 
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