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Il Dittamondo (5-30)

Post n°1168 pubblicato il 31 Gennaio 2015 da valerio.sampieri
 

Il Dittamondo
di Fazio degli Uberti

LIBRO QUINTO

CAPITOLO XXX

Cosí andando e ragionando ognora, 
giungemmo al Nilo e trovammo una barca, 
dove salimmo senza piú dimora. 
Posti a sedere, io che avea carca 
la mente e grave, dimandai Solino: 5 
"Dimmi qui, mentre che ’l nocchier ci varca, 
a ciò che meno c’incresca il cammino, 
il bo’, che scrivi ch’era in questo fiume, 
chi fu e quare si li disse Apino?" 
"Fra l’altre maraviglie, ch’abbian lume 10 
di qua, rispuose, giá questa fu l’una 
e degna a dire in ogni bel volume. 
Nel destro lato avea una luna 
corniculata, bianca, e questo usciva 
de l’acqua in aire senza altra fortuna. 
Li Egizian correano in su la riva 
con ogni stormento e come saltava 
così ciascuno, cantando, saliva. 
Similemente, quando si posava, 
la gente lá, con ogni melodia 20 
sonando, in su la riva l’aspettava. 
E come ancor di novo su salia, 
danzando andavan per quella rivera 
in fin ch’al tutto da loro sparia. 
Quivi, con molta fede e grande spera 25 
ch’avean nel bo’ che desse legge al Nilo, 
d’or li gettavan dentro una patera. 
Apin fu detto, poi ch’Io, col suo stilo, 
mostrò di qua a lavorar la terra, 
lettere, a tesser lana e far lo filo. 30 
Morto Osiris da le caine ferra, 
suo buono sposo, sette giorni apresso 
lo Nilo cerca e, trovato, il sotterra. 
Nel numer de li dii costui fu messo 
e celebrato, sí com’ella volse, 35 
su per lo Nilo e in ogni tempio espresso. 
Apin da poi per marito tolse, 
che, dopo morte, iddio nominaro: 
tanto l’amaro e tanto a ciascun dolse. 
E, per onor di lui, poi adoraro 40 
il toro, come il corbo per lo sole: 
e bove Apin, quel che tu di’, chiamaro". 
Qui tacque; e io, che per le tue parole 
ingenerato avea novo pensiero, 
come uom ch’ascolta altrui talor far sole, 45 
li dissi: "Assai il tuo parlar m’è intero, 
però ch’io so chi fu Apino e Io 
e come venner qua giá lessi il vero. 
Ma qui d’udire la cagion disio 
perché il corbo o un altro animale 50 
onoravano in nome d’uno dio". 
"Se cerchi Ovidio, al qual di dir ciò cale, 
vedrai il vero, dove Calliopé 
le Pierie sforma per cantarne male": 
cotal risposta a la dimanda fe’. 55 
E io: "Dimmi quale appropiato 
era a ciascuno di quei dei per sé". 
Ed ello a me: "Questo modo trovato 
di qua fu prima e dato il leone 
a Marte, perch’è fiero e bene armato. 60 
Similmente la pecora a Giunone, 
la cicogna a Cilen, la gatta a Pluto, 
la vacca a Iside e a Giove il montone. 
Ancora avresti in quel tempo veduto 
per Priapus un asino onorare 65 
e spesse volte dimandarli aiuto; 
per Proserpina il nottol, che ’l dí spare; 
per Bacco il becco, che le piante scialpa; 
per l’aire un dio, ch’era detto A’ re. 
A le Furie infernal davan la talpa; 70 
la porca a Cere; a Nettunno il cavallo; 
la testuggin, ch’a terra grave palpa, 
a Saturno, e la scimia, senza fallo, 
veduto avresti onorar per Minerva, 
se fossi stato allora in questo stallo, 75 
e cosí ancor per la Luna la cerva; 
lo pesce per Venus; per Ganimede 
ogni orcio, dentro al qual vin si conserva. 
Per Demetra, nel Nilo ponean fede; 
onoravano il fuoco per Vulcano; 80 
per Vesta la fiamma che ne procede; 
per Esculapio, donde i fisichi hano 
quasi il principio, onoraro il serpente: 
né pare indegno a quei che ’l ver ne sano. 
Onoravano ancora quella gente 85 
e monti e valli e boschi e fiori ed acque 
in nome d’altri iddii similemente". 
E cosí detto, mi guardò e tacque, 
perché nel volto si conosce il core, 
chi non s’infinge, e, veduto, li piacque. 90 
Poi sopragiunse: "Demonio maggiore 
né con piú inganni si vedea in Egitto 
pien di lusinghe né con falso errore, 
com’era il toro Apin, del qual t’ho ditto". 
Per ch’io fra me: In Civitate Dei 95 
dice Agustin come costui diritto. 
Indi li dissi: "Volontier saprei 
se altra novitá è qui nel Nilo, 
prima che ’n su la ripa ponga i piei". 
Allor mi ragionò del coccodrilo 100 
la forma, la sua vita e come, mentre 
che dorme, in bocca li entra lo strofilo. 
Vero è che ’n prima s’immelma che v’entre; 
lusingando lo va, per fin ch’è giunto 
dove gli rode ciò ch’egli ha nel ventre. 105 
Poscia mi disse la natura a punto 
de l’ippopotam, ch’al nitrir somiglia 
cavallo e quello par di punto in punto. 
Marco Scauro per gran maraviglia 
e l’uno e l’altro, per quel che si scriva, 110 
pria li scoperse a la roman famiglia.
Cosí parlando, discendemmo a riva.
 
 
 
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