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La duttrinella 11-15

Post n°2338 pubblicato il 06 Dicembre 2015 da valerio.sampieri
 

La duttrinella. Cento sonetti in vernacolo romanesco. Luigi Ferretti. Roma, Tipografia Barbèra, 1877

Maestro. - Dichiarate il primo articolo.
Discepolo. - Io credo fermamente in un solo Dio, il quale è Padre naturale del suo unico Figliuolo, ed insieme è Padre per grazia di tutti i buoni Cristiani, che però si chiamano figliuoli di Dio adottivi: finalmente è Padre per creazione di tutte le altre cose: e questo Dio è onnipotente, perchè può fare tutto quello che vuole, ed ha creato di niente il Cielo e la Terra, con tutto quello che si trova in essi, cioè tutto l'universo mondo.

XI.

D. G. Dichiara er primo.
Peppe. Io credo fermamente
Che ssù nner cielo c' è un Dio solo, er quale
Nun so cche ssia, ma è ppadre naturale
Der su' fijolo e ttutta l'artra ggente

De 'sto monno e ddell'artro, e ffinarmente
Pe' ddì la cosa proprio talecquale,
A' ffatto tutto, e ssi l' à ffatto male
Nun se sa, mma sse chiam' onnipotente

Perchè è ccapace co' 'na storta d'occhi
De mannacce a ffa f.... a ttutti quanti,
E acciaccà, nnun sia mai, come ppidocchi

A mme... a vvoi... e all'universo monno.
D.G. Fin qui, ffijo, va bbene e ppass' avanti,
Già cche cciài tempo, a ddichiarà er siconno.

Luigi Ferretti
La duttrinella. Cento sonetti in vernacolo romanesco. Roma, Tipografia Barbèra, 1877, pagina 17



Maestro. - Dichiarate il secondo.
Discepolo. - Io credo ancora in Gesù Cristo, il quale è Figliuolo unico di Dio Padre, perchè esso è stato generato da esso Padre eternamente, ed è Dio, eterno, infinito, onnipotente, Creatore e Signore nostro e di tutte le cose, come il Padre.

XII.

Peppe. Pe mme, ppadre curato, eccheme cqua,
Mo vve lo dico e nun ce penso ppiù.
Nun basta Ddio, ma ce' è ppuro Ggesù
Fijo de papà ssuo, questo se sa.

Però, ssi vv' ò da dì la verità,
'Sta cosa propio nu' mme vo' annà ggiù.
Si llui sta cco' Ddio padre a ttu pper tu
E' ssegno che sso' in dua a ccommannà.

Padre curato mio, nun ve so ddì
Che ppagherebbe pe ssapè 'r perchè
C era bbisogno de 'sta cosa cqui.

S' io fussi Ddio, vorrebbe fa dda me,
Ma ssi vvo' aiuto, à ttempo a ddì dde sì,
Ma nun è cquer che dicheno che è.

Luigi Ferretti
La duttrinella. Cento sonetti in vernacolo romanesco. Roma, Tipografia Barbèra, 1877, pagina 18



Maestro. - Dichiarate il terzo.
Discepolo. - Io credo che Gesù Cristo non solo sia vero Dio, ma ancora vero Uomo, perchè ha preso carne umana dall'Immacolata Vergine Maria, per virtù dello Spirito Santo, e così è nato in terra di Madre senza Padre siccome in cielo era nato di Padre senza Madre.

XIII.

D. G. Vôi dimme er terzo?
Peppe. Come pare a vvoi.
Se dice in questo cquì ccome cquarmente
Ggesù ffijo de Ddio nun solamente
Sia vero Ddio, ma omo come nnoi.

D. G. Eppoi?
Peppe. Vo' dite bbene, e ppoi... e ppoi!
Vorrìa che mme pijasse n' accidente
Si mm' ariesce de capinne ggnente.
D. G. Ma nun vôi seguità, fijo, nun vôi?

Peppe. Dice ch' in terra nun ciàveva er padre
Ner mentre poi llassù ll'artra paranza,
L'aveva fatto er padre e nnô la madre...

D. G. Che cc' è da dì? Dda tata e mmamma tua
Se' nato tu, mma lloro a 'na distanza
De ppiù d' un mijo n' anno fatti dua.

Luigi Ferretti
La duttrinella. Cento sonetti in vernacolo romanesco. Roma, Tipografia Barbèra, 1877, pagina 19



V. la pagina precedente.

XIV.

D. G. Annamo, via!
Peppe. Ner quarto se dichiara....
Scusate, veh! ssi io min ò ffinito:
Ve par' a vvoi 'na cosa accusi cchiara?
Pe pparte mia ciàresto intontonito.

'Na donna sì... nun è 'na cosa rara
Che ffacci un fijo senz' avè mmarito,
Com' è ssuccesso llì a la sora Sara
Che jeri a l'improviso à ppartorito

Co' ccerti strilli...
D. G. Bada che tte tocca!
Peppe. Ma un omo, dico io!
D. G. Dico, Peppetto
Famm' er piacere, atturete la bbocca;

E pper oggi va a ccasa; è ggià un pezzetto
Che ssento Caterina che ttarrocca;
Ma ttorna presto e bbada che tt' aspetto.

Luigi Ferretti
La duttrinella. Cento sonetti in vernacolo romanesco. Roma, Tipografia Barbèra, 1877, pagina 20



Maestro. - Dichiarate il quarto.
Discepolo. - Io credo che Gesù Cristo per ricomprare il mondo col suo preziosissimo Sangue, ha patito sotto Ponzio Pilato governatore della Giudea essendo stato flagellato, coronato di spine e messo in croce, nella quale morì, e da quella deposto fu seppellito in un sepolcro nuovo.

XV.

D. G. Bon giorno, Peppe.
Peppe. Servo, sor curato.
D. G. Be' ddimm' un po', Ggesù ccom' è finito?
Peppe. Qui ddice 'r quarto che Ggesù à ppatito
Sotto quer porco de Ponzio Pilato.

E ll' anno sfraggellato, e ccoronato
De spine, e mmesso poi senza vistito
In croce, e ddoppo è mmort' e sseppellito
E mmesso drent' a 'n seporcr' imbiancato.

E cqui dditeme puro che sso' mmatto,
Ma ddit' un po', Ggesù pperchè ccrepava?
P' arida er monno a cchi l'aveva fatto.

Ma invece Ddio de manna er fijo a mmorte
Pe' ccurr' appresso ar monno che scappava,
Perchè, ddich'io, nu l' à ttenuto forte?

Luigi Ferretti
La duttrinella. Cento sonetti in vernacolo romanesco. Roma, Tipografia Barbèra, 1877, pagina 21

 
 
 
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