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La duttrinella 26-30

Post n°2358 pubblicato il 11 Dicembre 2015 da valerio.sampieri
 

Luigi Ferretti
La duttrinella. Cento sonetti in vernacolo romanesco. Roma, Tipografia Barbèra, 1877, pagina 32

Maestro. - Dichiarate il decimo.
Discepolo. - Io credo che nella Santa Chiesa ci sia la vera remissione de' peccati per mezzo de' Santi Sagramenti, e che in essa gli uomini da figli del Demonio, condannati all'Inferno, diventano figliuoli di Dio ed eredi del Paradiso.

XXVI.

D. G. Già cche 'sti nove mo' sso' ddichiarati,
Passa ar decimo, via, si tte la senti,
Peppe. Qui ddice che li santi sagramenti
Porteno via 'ggni sorte de peccati,

E cche ll' omini puro condannati
Aill' infernaccio e a ttutti li tormenti
S' arisenteno tutti consolati
E vvanno poi llassù ttutti contenti,

E ttanto bbene je laven' er viso
Che li cristiani fiji der demonio
De punt' in bianco vann' in paradiso.

D. G. Per oggi, sai, vattene puro via.
Peppe. Che ce' è de novo?
D. G. - C' è cche ddon Antonio
A cquest' ora m' aspett' in sagrestia.

Luigi Ferretti
La duttrinella. Cento sonetti in vernacolo romanesco. Roma, Tipografia Barbèra, 1877, pagina 32



Maestro. - Dichiarate l' undecimo.
Discepolo, - Io credo che alla fine del Mondo tutti gli uomini hanno da risuscitare, ripigliando i medesimi corpi che prima avevano, e questo per virtù di Dio, al quale non è cosa alcuna impossibile.

XXVII.

D. G. Di' l' undecimo, su, cche sse' intontito?
Peppe. Questa che cqui mme pare troppo grossa!
Dice ch' er monno quanno ch' è ffinito
Li morti scapperanno da la fossa,

E cquanno ognuno poi sarà ssortito
Currenno com' un barber' a la mossa,
Annerà in cerca pe' ttrovà un vistito
De carne e ppelle, e mmette sopra ll' ossa...

C' ognuno trovi robba da mettesse
Questo va bbe', mma cquer che ddico io,
Tutta 'sta ggente cqua ccome po' esse

C' aritrovi la robba c' à llassato?
Dice ch' è ttutto pe' vvirtù de Ddio...
Ma ppuro lui se troverà imbrojato.

Luigi Ferretti
La duttrinella. Cento sonetti in vernacolo romanesco. Roma, Tipografia Barbèra, 1877, pagina 33



Maestro. - Dichiarate l'ultimo.
Discepolo, - Io credo che per i buoni cristiani vi è la vita eterna piena di ogni felicità, e libera da ogni sorta di male, come al contrario per gl'infedeli e per i mali cristiani vi è la morte eterna, colma d'ogni miseria e priva d'ogni bene.
Maestro. - Che vuol dire Amen?
Discepolo. - Vuol dire, così è in verità.

XXVIII.

Peppe. Mo' cc' è ll'urtimo, e ddice in concrusione
Che ppe li bboni ce sarà 'ggni bbene,
Sarà ttutto pagato, e ppranzi e ccene
Magara da pijà 'n'indiggestione.

Questo però ppe le persone bbone;
Ma ppoi pell' artre 'ggni sorte de pene.
A ognuno insomma quer che j' appartiene,
ppe ddì mmejo, quer che vo' er padrone.

E cqui ffinisce, e ppoi ce dice ammenne.
D. G. Che vvo' ddì...
Peppe. Ccusì è in verità:
Ma a ddì la verità ppoco s' intenne.

D. G. E cquesto cqui lo dico puro io;
Ma sta parola lassamol' annà.
Per oggi va'.
Peppe. Cciàrivedemo.
D. G. Addio.

Luigi Ferretti
La duttrinella. Cento sonetti in vernacolo romanesco. Roma, Tipografia Barbèra, 1877, pagina 34



Maestro. - Avendo già parlato di quello che si ha da credere, vediamo se voi sapete quello che si ha da sperare, e da chi si ha da sperare?

XXIX

D. G. Chi è cche bbussa?
Peppe. Semo noi: ce séte?
D. G. Ce so' ssicuro; bbe', ttirate via,
Entrate fiji, sverti, e nu rridete,
Si nno vve pianto e ttorno in sagrestia.

Dunque ditem' un po', cche ne sapete
Der paternostro e dde l' avemmaria?
Peppe. Eh! 'ste cose le so mmejo d' un prete,
E vve le dico.... fino ar cusissìa.

D. G. Va' bbe', ffiji, finora s' è pparlato
De quer che ss' à dda crede; adesso poi?
Peppe. Dice c' adesso poi, padre curato,

S' à dda vede si cc' è da sperà ggnente....
Io nu lo so ssi cce sperate voi,
Ma ppe mme nun ce sper' un accidente.

Luigi Ferretti
La duttrinella. Cento sonetti in vernacolo romanesco. Roma, Tipografia Barbèra, 1877, pagina 35



Maestro. - Sapete voi il Pater noster?
Discepolo. - Lo so benissimo, perchè questa è la prima cosa che io ho imparata, e lo dico ogni mattina ed ogni sera, insieme coll'Avemaria è col Credo.

XXX.

D. G. E mmo' nun principià. Sta parlantina
Me fa l' effetto d'esse un po' noiosa.
Contentete de fa 'na rispostina,
Ma ccurta, sai?
Peppe. Bbe'.
D. G. Mmo' ddimme'na cosa.

Sa' 'r paternostro?
Peppe. Io? pe cristallina!
E' 'na dimanna questa un po' curiosa.
Che ffursi nu lo dico 'ggnimatina
E ppo' la sera insieme co' zzi' Rosa?

E ppo' er credo, e ppo' l' avemmaria....
E ssi ssentite lei si ccome trotta!
Ma cquarche vvorta io, nun so cche ssia,

Appena che mme metto in ginocchione
Che ccasco ggiù ccome 'na peracotta....
Che ssia l' effetto eh?... dde st'orazzione?

Luigi Ferretti
La duttrinella. Cento sonetti in vernacolo romanesco. Roma, Tipografia Barbèra, 1877, pagina 36

 
 
 
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